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Gilberto Govi – L’attore, la maschera, il genovese
A 50 anni dalla morte, Gilberto Govi continua a emanare una fascinazione irresistibile. Periodicamente vengono riproposte le registrazioni televisive dei suoi spettacoli, si pubblicano libri e articoli, escono DVD con programmi che lo riguardano. Così viene tramessa anche ai più
Comunicato stampa
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Genova celebra GILBERTO GOVI
in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa
28 aprile Ore 12,00
Cerimonia a Staglieno
Deposizione di una corona sulla tomba di Govi, interverrà il Sindaco
GIOVEDì 5 APRILE - Convegno “Govi da ieri a domani” (Palazzo della Borsa)
...e dal 28 aprile al 26 giugno la MOSTRA “Gilberto Govi. L’attore, la maschera, il genovese” (Loggia di Banchi)
A cinquant’anni dalla morte, Gilberto Govi (1885-1966) continua a emanare una fascinazione irresistibile. Periodicamente vengono riproposte le registrazioni televisive dei suoi spettacoli, si pubblicano libri e articoli, escono DVD con programmi che lo riguardano. Così viene tramessa anche ai più giovani l’ammirazione per una personalità fuori dal comune.
Le varie manifestazioni riunite nel “Progetto Govi 2016” intendono appunto onorare questo persistente vitalità di Govi e nello stesso tempo tentare una lettura più organica di quella che è stata la sua multiforme attività in teatro, nel cinema e alla televisione.
Govi è stato certamente il fondatore del teatro dialettale genovese. Ma i suoi personaggi hanno scavalcato gli angusti limiti del localismo, per attingere una significazione più vasta. Non a caso le tournées delle sue compagnie hanno toccato tutte le maggiori città della penisola, da Bolzano a Palermo, da Torino a Napoli, da Milano a Roma, fino a spingersi in Argentina e a Parigi, suscitando sempre entusiastici consensi. E la lingua parlata all’ombra della Lanterna, pur considerata da molti impervia, con lui non è mai stata un ostacolo alla comprensione. Gli acrobatismi di una strepitosa mimica facciale, quel malizioso roteare di pupille, gli stralunati toni e ritmi delle battute, i “caratteri” bislacchi così vividamente portati in palcoscenico, travolgevano fulmineamente lo spettatore e ne suscitavano la risata. Ma non si trattava soltanto di una incisiva figurazione esteriore, ammaliante per l’alto virtuosismo scenico, bensì del riflesso di una importante verità sottostante.
Nelle sue rappresentazioni, nei suoi protagonisti e nelle sue storie, infatti, si può afferrare l’’autobiografia di una città. Una autobiografia, beninteso, non documentaria, ma umana e fantastica; e una città immaginaria, per quanto riconoscibile in alcuni tratti esemplari, proiezione di un talento prodigioso, fedele a una tenace memoria di vicoli e piazzette animate, scagni in penombra, traffici sui moli, imprenditori avari, armatori tutti d’un pezzo, furbi mediatori marittimi, capifamiglia vessati da mogli aggressive, ragazze da marito a caccia di buoni partiti.
Non bisogna però giudicare Govi sulla base del suo repertorio. Certe trame oggi ci possono apparire lise, l’ideologia talvolta caduca, la società rispecchiata irrimediabilmente obsoleta. Ma questa non è altro che la superficie di un fenomeno formato da molti strati.
Govi non è stato un interprete di testi, bensì un “attore creatore”. La partitura drammaturgica costituiva per lui solo materiale da manipolare per una invenzione originale, che si attuava espressamente sul palcoscenico. Valentinetti, Morucchio, Palmerini, Orengo, Canesi, i commediografi da lui più frequentemente rappresentati, ma pure Bacigalupo che ha firmato i leggendari Manezzi pe majà ‘na figgia, non sono che punti di partenza.
Per capire Govi il riferimento non è il lavoro sul personaggio di Alberto Sordi che, nelle sue commedie filmiche ben strutturate dagli sceneggiatori, con sottolineature appena un po’ accentuate rispetto al reale, illustra le distorsioni di una società cialtrona attraverso individui e vicende attendibili, in cui si incappa ovunque, dal bar sotto casa al posto di lavoro.
Govi ci invita a un viaggio più spericolato.
Nelle sue esibizioni spira infatti una salutare doppiezza, che è il segno della grande arte comica dell’“attore solitario”, da Petrolini a Totò. Pur muovendosi in una cornice corale, costui si scava una nicchia nella quale si prende i suoi tempi, dilata le battute in una metrica recitativa incontinente, infrange i canoni della verosimiglianza e della coerenza, si mette di traverso a un ordinato sviluppo delle psicologie e degli intrecci. E con questa indipendenza e autonomia rispetto ai copioni scritti, troppo spesso intrisi di moralismo e conformismo, sabota le convenzioni filistee e la vocazione all’ammaestramento dei suoi autori, per sbucare nei territori libertari dell’assurdo, dello sberleffo, dell’energia turbolenta, in cui il senso pieno, compatto, costruttivo della discorsività ufficiale viene posto in sospensione o deriso.
In che modo e fino a che punto il “mito” di Govi interpella oggi la stagione del “dopo Govi” nel campo dello spettacolo?
La linea ligure della comicità, che ha trovato la sua consacrazione in Villaggio, Grillo, Solenghi, Bizzarri e Lastrico,, non discende direttamente da Govi, ma ciò che le conferisce identità forte, cioè l’esaltazione della performance singola anche nell’ambito di un’articolata orchestrazione, lo scardinamento della normalità, l’oralità divagante, le “parti” fuori asse, il gioco col linguaggio, il lazzo improvvisato, le insistite inflessioni di un vernacolo nativo, sarebbero impensabili senza il lievito di quella straordinaria esperienza.
in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa
28 aprile Ore 12,00
Cerimonia a Staglieno
Deposizione di una corona sulla tomba di Govi, interverrà il Sindaco
GIOVEDì 5 APRILE - Convegno “Govi da ieri a domani” (Palazzo della Borsa)
...e dal 28 aprile al 26 giugno la MOSTRA “Gilberto Govi. L’attore, la maschera, il genovese” (Loggia di Banchi)
A cinquant’anni dalla morte, Gilberto Govi (1885-1966) continua a emanare una fascinazione irresistibile. Periodicamente vengono riproposte le registrazioni televisive dei suoi spettacoli, si pubblicano libri e articoli, escono DVD con programmi che lo riguardano. Così viene tramessa anche ai più giovani l’ammirazione per una personalità fuori dal comune.
Le varie manifestazioni riunite nel “Progetto Govi 2016” intendono appunto onorare questo persistente vitalità di Govi e nello stesso tempo tentare una lettura più organica di quella che è stata la sua multiforme attività in teatro, nel cinema e alla televisione.
Govi è stato certamente il fondatore del teatro dialettale genovese. Ma i suoi personaggi hanno scavalcato gli angusti limiti del localismo, per attingere una significazione più vasta. Non a caso le tournées delle sue compagnie hanno toccato tutte le maggiori città della penisola, da Bolzano a Palermo, da Torino a Napoli, da Milano a Roma, fino a spingersi in Argentina e a Parigi, suscitando sempre entusiastici consensi. E la lingua parlata all’ombra della Lanterna, pur considerata da molti impervia, con lui non è mai stata un ostacolo alla comprensione. Gli acrobatismi di una strepitosa mimica facciale, quel malizioso roteare di pupille, gli stralunati toni e ritmi delle battute, i “caratteri” bislacchi così vividamente portati in palcoscenico, travolgevano fulmineamente lo spettatore e ne suscitavano la risata. Ma non si trattava soltanto di una incisiva figurazione esteriore, ammaliante per l’alto virtuosismo scenico, bensì del riflesso di una importante verità sottostante.
Nelle sue rappresentazioni, nei suoi protagonisti e nelle sue storie, infatti, si può afferrare l’’autobiografia di una città. Una autobiografia, beninteso, non documentaria, ma umana e fantastica; e una città immaginaria, per quanto riconoscibile in alcuni tratti esemplari, proiezione di un talento prodigioso, fedele a una tenace memoria di vicoli e piazzette animate, scagni in penombra, traffici sui moli, imprenditori avari, armatori tutti d’un pezzo, furbi mediatori marittimi, capifamiglia vessati da mogli aggressive, ragazze da marito a caccia di buoni partiti.
Non bisogna però giudicare Govi sulla base del suo repertorio. Certe trame oggi ci possono apparire lise, l’ideologia talvolta caduca, la società rispecchiata irrimediabilmente obsoleta. Ma questa non è altro che la superficie di un fenomeno formato da molti strati.
Govi non è stato un interprete di testi, bensì un “attore creatore”. La partitura drammaturgica costituiva per lui solo materiale da manipolare per una invenzione originale, che si attuava espressamente sul palcoscenico. Valentinetti, Morucchio, Palmerini, Orengo, Canesi, i commediografi da lui più frequentemente rappresentati, ma pure Bacigalupo che ha firmato i leggendari Manezzi pe majà ‘na figgia, non sono che punti di partenza.
Per capire Govi il riferimento non è il lavoro sul personaggio di Alberto Sordi che, nelle sue commedie filmiche ben strutturate dagli sceneggiatori, con sottolineature appena un po’ accentuate rispetto al reale, illustra le distorsioni di una società cialtrona attraverso individui e vicende attendibili, in cui si incappa ovunque, dal bar sotto casa al posto di lavoro.
Govi ci invita a un viaggio più spericolato.
Nelle sue esibizioni spira infatti una salutare doppiezza, che è il segno della grande arte comica dell’“attore solitario”, da Petrolini a Totò. Pur muovendosi in una cornice corale, costui si scava una nicchia nella quale si prende i suoi tempi, dilata le battute in una metrica recitativa incontinente, infrange i canoni della verosimiglianza e della coerenza, si mette di traverso a un ordinato sviluppo delle psicologie e degli intrecci. E con questa indipendenza e autonomia rispetto ai copioni scritti, troppo spesso intrisi di moralismo e conformismo, sabota le convenzioni filistee e la vocazione all’ammaestramento dei suoi autori, per sbucare nei territori libertari dell’assurdo, dello sberleffo, dell’energia turbolenta, in cui il senso pieno, compatto, costruttivo della discorsività ufficiale viene posto in sospensione o deriso.
In che modo e fino a che punto il “mito” di Govi interpella oggi la stagione del “dopo Govi” nel campo dello spettacolo?
La linea ligure della comicità, che ha trovato la sua consacrazione in Villaggio, Grillo, Solenghi, Bizzarri e Lastrico,, non discende direttamente da Govi, ma ciò che le conferisce identità forte, cioè l’esaltazione della performance singola anche nell’ambito di un’articolata orchestrazione, lo scardinamento della normalità, l’oralità divagante, le “parti” fuori asse, il gioco col linguaggio, il lazzo improvvisato, le insistite inflessioni di un vernacolo nativo, sarebbero impensabili senza il lievito di quella straordinaria esperienza.
28
aprile 2016
Gilberto Govi – L’attore, la maschera, il genovese
Dal 28 aprile al 26 giugno 2016
Location
SEDI VARIE – Genova
Genova, (Genova)
Genova, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a domenica ore 10-13 e 15-19
Vernissage
28 Aprile 2016, ore 17




