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Enrico Della Torre
La Sala Lucio Fontana a Comabbio riapre la stagione espositiva con una personale di Enrico Della Torre per portare alla conoscenza del pubblico i collage tra il 1965 e il 2009 (14 opere) e le incisioni tra il 1994 e il 2015 (26 opere).
Comunicato stampa
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La Sala Lucio Fontana a Comabbio riapre la stagione espositiva con una personale di Enrico Della Torre per
portare alla conoscenza del pubblico i collage tra il 1965 e il 2009 (14 opere) e le incisioni tra il 1994 e il
2015 (26 opere).
Figura di spicco della grafica italiana e lombarda, Della Torre è conosciuto in tutto il mondo per le sue
ricerche, le sue estetiche attraverso le opere presenti nelle collezioni pubbliche e private.
Il legame con Comabbio è particolarmente signficativo in quanto Della Torre, giovanissimo liceale, aveva
conosciuto Lucio Fontana a Milano nel 1949.
Dalla Sala Fontana si può vedere la casa proprio del fondatore dello Spazialismo, che molti giovani ha
ispirato con le sue opere nel corso del XX secolo.
La mostra, curata dallo stesso artista, è introdotta da un testo di Luigi Cavallo che nel catalogo, con
supervisione grafica di Massimo Cassani, scrive:
“... Enrico Della Torre ha costituito le sue riserve, il suo idioma, come fosse lavoro di innesto, legatura e
potatura, lavoro di coltivazione per un territorio che è in continua metamorfosi e viene accolto come
apparizione. Ci indica destinazioni impreviste, nelle quali, comunque, incontriamo qualcosa di familiare; se
non di “già visto”, di “già immaginato”. Il passaggio a un campo personale di immagini è filtrato da un ritmo
di allegorica semplificazione delle forme, registri elementari che si articolano crescendo per accostamenti e
mutazioni sommesse, mai prorompenti né degenerate nell'arbitrio. O meglio, la deriva cui Delia Torre
abbandona le sue forme è condotta da una leggera mobilità, un trasmutare di collocazioni che potremmo
dire “estetiche” poiché sottoposte a una vagliatura filosofica, meditazione sui valori armonici e sulle essenze
dei colori: dal vertice estenuato di una tinta sciolta nei bianco giunge a spessori di feltro, lanugini che
assorbono la luce entro costruzioni che, talvolta, paiono trappole, ma non scatteranno mai: hanno già
incagliato luce e colore che servono all'emozione...”
(da: Collage. Una poetica del frammento: Arp, Moser, Paolucci, Magnelli, Della Torre, Nevelson, Bonnefoi,
Bazaine, Valenti, Voss. Museo Villa dei Cedri - Bellinzona, 28 marzo/27 Giugno 2010, courtesy Pagine
d’Arte - Tesserete.)
Un scritto di Gillo Dorfles introduce, in mostra e nel catalogo, la cartella Blu una serie di sette incisioni:
“Se per gli antichi alchimisti la Grande Opera per giungere alla realizzazione della Pietra Filosofale passava
attraverso gli stadi della Nigredo, della Rubedo, dell’Albedo, per Enrico Della Torre dovrebbe esistere anche
una fase di “opera al blu” (dobbiamo battezzarla Bluedo?) capace di schiudere le porte a quell’Opus
Magnum che rimane, in fondo, l’aspirazione di ogni artista di oggi e di sempre. E, davvero, questa serie di
sette incisioni, tutte impostate sul blu, ne sono una efficace testimonianza. Quel rigore geometrico - che fu
alla base di molta arte astratta degli anni trenta-quaranta - e che, soprattutto nella Konkrete Kunst
svizzero/tedesca doveva tendere a eliminare ogni emozione, ogni sentimento dai dipinti e dalle statue, - é
invece decisamente superato nell’opera - tanto pittorica che incisoria - di Della Torre. Anzi, l’aspetto più
sorprendente delle sue incisioni - e in particolare di questa cartella - è la straordinaria componente “patetica”
della stessa.
L’artista, cioè, riesce a costruire le sue immagini - sempre calibratissime - senza mai perdere di vista quella
dimensione umana che fa di ogni linea, di ogni reticolo, di ogni punto, l’equivalente d’un dato emotivo, d’un
ricordo affettivo....”
(Dalla cartella Blu, Franco Masoero - Edizioni d’Arte - Torino - 1994)
Le sette incisioni ispirate alle poesie di Biagio Marin sono introdotte da un commento di Edda Serra:
“... Ho seguito da vicino la costruzione della personale antologica mariniana che Enrico Della Torre, lettore
dei Canti de l’isola, è andato facendosi, come ogni lettore fa, per selezione e riduzione, per sintonia e
successive appropriazioni irrinunciabili.
Partito da una trentina di componimenti, la sua scelta si è concentrata su una quindicina di poesie relative
agli anni 1973-1985, un itinerario che va dall’onda del vitalismo e del canto pieno di El vento de l’Eterno se
fa teso al silenzio del Vento e a La granda aventura; alla fine ci consegna la selezione di sette poesie:
questo è il suo Marin. La suggestione della più ampia frequentazione dei Canti de l’isola è però intera nella
scelta del segno e nel gesto della mano che incide e non si risparmia con il brunitoio ad esprimere
l’emozione del proprio canto in risposta a quei cieli stellati, a quell’essere barca in navigazione, alla
contemplazione della luce cui Marin ci ha abituati, alla caduta delle stelle che lasciano calva la notte nel suo
blu, alla bianca vibrazione dei fiori di ciliegio. Il destino dell’allodola è di perdere la terra.
Il discorso della luse resta, e Enrico Della Torre ce ne dà amorevole testimonianza nell’ascolto del cuore in
dialogo con il poeta; il suo discorso del tutto personale reca evidente nel segno la raffinatezza, la
delicatezza, la densità del significato, la misura, che è omologa a quella di Marin.”
(Dall’edizione Centro Studi Biagio Marin, Stamperia d’Arte Federico Santini - Udine - 2003)
La mostra sarà visitabile dal 23 aprile al 5 giugno 2016 nei seguenti orari:
sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
Ingresso libero.
Catalogo disponibile in sala mostra.
Un particolare ringraziamento a:
Enrico Della Torre: biografia.
Enrico Della Torre nasce a Pizzighettone (Cremona) il 26 giugno 1931.
Compie i suoi studi artistici a Milano, diplomandosi nel 1951 al Liceo di Brera e, quattro anni più tardi,
all’Accademia di Belle Arti. Nel 1949, a diciotto anni, portando alcuni suoi compagni del liceo, visita alla
Galleria del Naviglio di Milano, la mostra Ambiente spaziale a luce nera di Lucio Fontana che, presente, si
intrattiene a lungo a parlare e spiegare la nuova arte. Della Torre si dedica alla pittura, al disegno e
all’incisione ed il suo lavoro viene segnalato con il conferimento di diversi premi.Presentata da Guido Ballo,
allestisce nel 1956 la prima mostra personale presso la Galleria dell’Ariete di Milano, dove espone pitture e
incisioni. Nel 1957 vince il secondo Premio per la Litografia alla Biennale dell’Incisione Italiana
Contemporanea di Venezia e nel dicembre dello stesso anno soggiorna brevemente a Parigi. A partire dal
gennaio 1958 la sua arte si rinnova, facendosi più chiara e analitica. Nel 1960 riceve il Premio San Fedele di
Pittura a Milano, dove si stabilisce definitivamente. I viaggi in Germania dal 1961 segnano l’inizio di un
proficuo dialogo con la cultura tedesca. Il 1968 è l’anno in cui approda all’espressione di un proprio mondo,
popolato spesso da personaggi inediti, scaturiti dalla fantasia creativa dell’artista e da un lento processo di
metamorfosi. Scopre l’universo misterioso degli zoofiti e delle chimere. Nel 1971 incontra il pittore
americano Mark Tobey il quale aveva già mostrato interesse per il lavoro di Enrico Della Torre acquistando
un suo dipinto esposto alla Galerie Suzanne Egloff di Basilea. Il decennio è fitto di mostre personali e
collettive sia di pittura sia di incisione, in Italia e all’estero.
Nel 1972 espone un gruppo di opere alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e nel 1974 è presente
alla mostra “La ricerca dell’identità” a Palazzo Reale di Milano. Iniziano nel 1973 i soggiorni a Teglio in
Valtellina, dove Della Torre organizza uno studio-atelier che, sostituendosi progressivamente a quello di
Pizzighettone, affianca lo studio milanese. Nel 1974 dona cinquanta sue lastre incise all’Istituto Nazionale
per la Grafica, Calcografia di Roma. Nel 1981 ottiene il primo Premio Internazionale Lario per il disegno a
Como. Il 1983 è l’anno in cui si dedica prevalentemente al collage. Negli anni seguenti le sue opere mirano
sempre di più alla costruzione e a una visione più essenziale. Nel 1987 Erich Steingräber organizza una
mostra antologica di dipinti, pastelli e incisioni di Della Torre degli anni 1958-1986, allestita inizialmente
presso la Neue Pinakothek di Monaco di Baviera e poi trasferita in altre città della Germania. Nell’anno
seguente espone a “Di segno italiano – Italienische Zeichnungen 1908 – 1988” nei Musei di Francoforte,
Berlino e Zurigo. E’ del 1989 la mostra a Parma “Le strade, dieci pittori a Milano”, a cura di Arturo Carlo
Quintavalle e nell’occasione dona tutte le trentasei opere esposte al Centro Studi e Archivio della
Comunicazione dell’Università di Parma.
Espone a: “Il miraggio della liricità. Arte astratta in Italia“, a cura di Elena Pontiggia, al Liljevalchs Konsthall,
Stoccolma (1991); “Pittura a Milano 1945/1990” al Palazzo della Permanente, Milano (1992); ”The Artist
and the Book in Twentieth – Century Italy” al The Museum of Modern Art, New York (1993).
Dal 1992 al 1995 insegna Tecniche dell’incisione alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Nella sua
attività di incisore, collabora con stampatori ed editori d’arte come Giorgio Upiglio, Giorgio Lucini, Franco
Masoero, Federico Santini e Vanni Scheiwiller. Nel 1999 è nominato Accademico Nazionale di San Luca.
L’anno successivo Sandro Parmiggiani cura una grande esposizione antologica a Palazzo Magnani, Reggio
Emilia. Poi espone a “Miracoli a Milano 1955-1965. Artisti, gallerie, tendenze” al Museo della Permanente,
Milano (2000); “Intenso Essenziale. Evoluzione dell’Astrattismo in Italia” alla Galleria Civica d’Arte
Contemporanea, Termoli (2001); “L’incanto della pittura, percorsi dell’arte italiana del secondo
Novecento” alla Casa del Mantegna, Mantova (2004); “Sulle tracce di Licini. Artisti Italiani contemporanei”,
Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno (2008); “Collage – una poetica del frammento” al Museo Villa dei Cedri,
Bellinzona (sala personale, testo di L. Cavallo, (2010).
Nel 2001, a seguito della donazione da parte dell’artista di più di cento tra opere uniche e incisioni, viene
costituito il Fondo Enrico Della Torre presso il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. Nel 2004 esegue una
grande vetrata per la facciata del Palazzo Comunale di Calcio (Bergamo). Nel 2008, presso la Biblioteca
Statale di Cremona, è costituito un Fondo composto da un cospicuo numero di libri d’artista.
Nel 2011 è invitato alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia,
Venezia, presentato da Ernesto Ferrero. Per i suoi ottant’anni, tra il 2011 e il 2012 gli viene dedicata in
Germania un’esposizione itinerante dei dipinti più recenti, organizzata dalla Frankfurter Westend Galerie di
Francoforte. Nello stesso 2012 viene pubblicato dall’editore Skira il volume “Enrico Della Torre. Catalogo
generale dell’opera grafica, 1952-2012”.
Nel 2014 è presente alla mostra “Nati nel ‘30 - Milano e la generazione di Piero Manzoni” al Palazzo della
Permanente di Milano e sempre nello stesso Museo nel 2015 espone alla mostra “Tra sogno e realtà,
Ottocento e Novecento dalle collezioni del Museo Civico della città di Bellinzona”.
portare alla conoscenza del pubblico i collage tra il 1965 e il 2009 (14 opere) e le incisioni tra il 1994 e il
2015 (26 opere).
Figura di spicco della grafica italiana e lombarda, Della Torre è conosciuto in tutto il mondo per le sue
ricerche, le sue estetiche attraverso le opere presenti nelle collezioni pubbliche e private.
Il legame con Comabbio è particolarmente signficativo in quanto Della Torre, giovanissimo liceale, aveva
conosciuto Lucio Fontana a Milano nel 1949.
Dalla Sala Fontana si può vedere la casa proprio del fondatore dello Spazialismo, che molti giovani ha
ispirato con le sue opere nel corso del XX secolo.
La mostra, curata dallo stesso artista, è introdotta da un testo di Luigi Cavallo che nel catalogo, con
supervisione grafica di Massimo Cassani, scrive:
“... Enrico Della Torre ha costituito le sue riserve, il suo idioma, come fosse lavoro di innesto, legatura e
potatura, lavoro di coltivazione per un territorio che è in continua metamorfosi e viene accolto come
apparizione. Ci indica destinazioni impreviste, nelle quali, comunque, incontriamo qualcosa di familiare; se
non di “già visto”, di “già immaginato”. Il passaggio a un campo personale di immagini è filtrato da un ritmo
di allegorica semplificazione delle forme, registri elementari che si articolano crescendo per accostamenti e
mutazioni sommesse, mai prorompenti né degenerate nell'arbitrio. O meglio, la deriva cui Delia Torre
abbandona le sue forme è condotta da una leggera mobilità, un trasmutare di collocazioni che potremmo
dire “estetiche” poiché sottoposte a una vagliatura filosofica, meditazione sui valori armonici e sulle essenze
dei colori: dal vertice estenuato di una tinta sciolta nei bianco giunge a spessori di feltro, lanugini che
assorbono la luce entro costruzioni che, talvolta, paiono trappole, ma non scatteranno mai: hanno già
incagliato luce e colore che servono all'emozione...”
(da: Collage. Una poetica del frammento: Arp, Moser, Paolucci, Magnelli, Della Torre, Nevelson, Bonnefoi,
Bazaine, Valenti, Voss. Museo Villa dei Cedri - Bellinzona, 28 marzo/27 Giugno 2010, courtesy Pagine
d’Arte - Tesserete.)
Un scritto di Gillo Dorfles introduce, in mostra e nel catalogo, la cartella Blu una serie di sette incisioni:
“Se per gli antichi alchimisti la Grande Opera per giungere alla realizzazione della Pietra Filosofale passava
attraverso gli stadi della Nigredo, della Rubedo, dell’Albedo, per Enrico Della Torre dovrebbe esistere anche
una fase di “opera al blu” (dobbiamo battezzarla Bluedo?) capace di schiudere le porte a quell’Opus
Magnum che rimane, in fondo, l’aspirazione di ogni artista di oggi e di sempre. E, davvero, questa serie di
sette incisioni, tutte impostate sul blu, ne sono una efficace testimonianza. Quel rigore geometrico - che fu
alla base di molta arte astratta degli anni trenta-quaranta - e che, soprattutto nella Konkrete Kunst
svizzero/tedesca doveva tendere a eliminare ogni emozione, ogni sentimento dai dipinti e dalle statue, - é
invece decisamente superato nell’opera - tanto pittorica che incisoria - di Della Torre. Anzi, l’aspetto più
sorprendente delle sue incisioni - e in particolare di questa cartella - è la straordinaria componente “patetica”
della stessa.
L’artista, cioè, riesce a costruire le sue immagini - sempre calibratissime - senza mai perdere di vista quella
dimensione umana che fa di ogni linea, di ogni reticolo, di ogni punto, l’equivalente d’un dato emotivo, d’un
ricordo affettivo....”
(Dalla cartella Blu, Franco Masoero - Edizioni d’Arte - Torino - 1994)
Le sette incisioni ispirate alle poesie di Biagio Marin sono introdotte da un commento di Edda Serra:
“... Ho seguito da vicino la costruzione della personale antologica mariniana che Enrico Della Torre, lettore
dei Canti de l’isola, è andato facendosi, come ogni lettore fa, per selezione e riduzione, per sintonia e
successive appropriazioni irrinunciabili.
Partito da una trentina di componimenti, la sua scelta si è concentrata su una quindicina di poesie relative
agli anni 1973-1985, un itinerario che va dall’onda del vitalismo e del canto pieno di El vento de l’Eterno se
fa teso al silenzio del Vento e a La granda aventura; alla fine ci consegna la selezione di sette poesie:
questo è il suo Marin. La suggestione della più ampia frequentazione dei Canti de l’isola è però intera nella
scelta del segno e nel gesto della mano che incide e non si risparmia con il brunitoio ad esprimere
l’emozione del proprio canto in risposta a quei cieli stellati, a quell’essere barca in navigazione, alla
contemplazione della luce cui Marin ci ha abituati, alla caduta delle stelle che lasciano calva la notte nel suo
blu, alla bianca vibrazione dei fiori di ciliegio. Il destino dell’allodola è di perdere la terra.
Il discorso della luse resta, e Enrico Della Torre ce ne dà amorevole testimonianza nell’ascolto del cuore in
dialogo con il poeta; il suo discorso del tutto personale reca evidente nel segno la raffinatezza, la
delicatezza, la densità del significato, la misura, che è omologa a quella di Marin.”
(Dall’edizione Centro Studi Biagio Marin, Stamperia d’Arte Federico Santini - Udine - 2003)
La mostra sarà visitabile dal 23 aprile al 5 giugno 2016 nei seguenti orari:
sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
Ingresso libero.
Catalogo disponibile in sala mostra.
Un particolare ringraziamento a:
Enrico Della Torre: biografia.
Enrico Della Torre nasce a Pizzighettone (Cremona) il 26 giugno 1931.
Compie i suoi studi artistici a Milano, diplomandosi nel 1951 al Liceo di Brera e, quattro anni più tardi,
all’Accademia di Belle Arti. Nel 1949, a diciotto anni, portando alcuni suoi compagni del liceo, visita alla
Galleria del Naviglio di Milano, la mostra Ambiente spaziale a luce nera di Lucio Fontana che, presente, si
intrattiene a lungo a parlare e spiegare la nuova arte. Della Torre si dedica alla pittura, al disegno e
all’incisione ed il suo lavoro viene segnalato con il conferimento di diversi premi.Presentata da Guido Ballo,
allestisce nel 1956 la prima mostra personale presso la Galleria dell’Ariete di Milano, dove espone pitture e
incisioni. Nel 1957 vince il secondo Premio per la Litografia alla Biennale dell’Incisione Italiana
Contemporanea di Venezia e nel dicembre dello stesso anno soggiorna brevemente a Parigi. A partire dal
gennaio 1958 la sua arte si rinnova, facendosi più chiara e analitica. Nel 1960 riceve il Premio San Fedele di
Pittura a Milano, dove si stabilisce definitivamente. I viaggi in Germania dal 1961 segnano l’inizio di un
proficuo dialogo con la cultura tedesca. Il 1968 è l’anno in cui approda all’espressione di un proprio mondo,
popolato spesso da personaggi inediti, scaturiti dalla fantasia creativa dell’artista e da un lento processo di
metamorfosi. Scopre l’universo misterioso degli zoofiti e delle chimere. Nel 1971 incontra il pittore
americano Mark Tobey il quale aveva già mostrato interesse per il lavoro di Enrico Della Torre acquistando
un suo dipinto esposto alla Galerie Suzanne Egloff di Basilea. Il decennio è fitto di mostre personali e
collettive sia di pittura sia di incisione, in Italia e all’estero.
Nel 1972 espone un gruppo di opere alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e nel 1974 è presente
alla mostra “La ricerca dell’identità” a Palazzo Reale di Milano. Iniziano nel 1973 i soggiorni a Teglio in
Valtellina, dove Della Torre organizza uno studio-atelier che, sostituendosi progressivamente a quello di
Pizzighettone, affianca lo studio milanese. Nel 1974 dona cinquanta sue lastre incise all’Istituto Nazionale
per la Grafica, Calcografia di Roma. Nel 1981 ottiene il primo Premio Internazionale Lario per il disegno a
Como. Il 1983 è l’anno in cui si dedica prevalentemente al collage. Negli anni seguenti le sue opere mirano
sempre di più alla costruzione e a una visione più essenziale. Nel 1987 Erich Steingräber organizza una
mostra antologica di dipinti, pastelli e incisioni di Della Torre degli anni 1958-1986, allestita inizialmente
presso la Neue Pinakothek di Monaco di Baviera e poi trasferita in altre città della Germania. Nell’anno
seguente espone a “Di segno italiano – Italienische Zeichnungen 1908 – 1988” nei Musei di Francoforte,
Berlino e Zurigo. E’ del 1989 la mostra a Parma “Le strade, dieci pittori a Milano”, a cura di Arturo Carlo
Quintavalle e nell’occasione dona tutte le trentasei opere esposte al Centro Studi e Archivio della
Comunicazione dell’Università di Parma.
Espone a: “Il miraggio della liricità. Arte astratta in Italia“, a cura di Elena Pontiggia, al Liljevalchs Konsthall,
Stoccolma (1991); “Pittura a Milano 1945/1990” al Palazzo della Permanente, Milano (1992); ”The Artist
and the Book in Twentieth – Century Italy” al The Museum of Modern Art, New York (1993).
Dal 1992 al 1995 insegna Tecniche dell’incisione alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Nella sua
attività di incisore, collabora con stampatori ed editori d’arte come Giorgio Upiglio, Giorgio Lucini, Franco
Masoero, Federico Santini e Vanni Scheiwiller. Nel 1999 è nominato Accademico Nazionale di San Luca.
L’anno successivo Sandro Parmiggiani cura una grande esposizione antologica a Palazzo Magnani, Reggio
Emilia. Poi espone a “Miracoli a Milano 1955-1965. Artisti, gallerie, tendenze” al Museo della Permanente,
Milano (2000); “Intenso Essenziale. Evoluzione dell’Astrattismo in Italia” alla Galleria Civica d’Arte
Contemporanea, Termoli (2001); “L’incanto della pittura, percorsi dell’arte italiana del secondo
Novecento” alla Casa del Mantegna, Mantova (2004); “Sulle tracce di Licini. Artisti Italiani contemporanei”,
Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno (2008); “Collage – una poetica del frammento” al Museo Villa dei Cedri,
Bellinzona (sala personale, testo di L. Cavallo, (2010).
Nel 2001, a seguito della donazione da parte dell’artista di più di cento tra opere uniche e incisioni, viene
costituito il Fondo Enrico Della Torre presso il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. Nel 2004 esegue una
grande vetrata per la facciata del Palazzo Comunale di Calcio (Bergamo). Nel 2008, presso la Biblioteca
Statale di Cremona, è costituito un Fondo composto da un cospicuo numero di libri d’artista.
Nel 2011 è invitato alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia,
Venezia, presentato da Ernesto Ferrero. Per i suoi ottant’anni, tra il 2011 e il 2012 gli viene dedicata in
Germania un’esposizione itinerante dei dipinti più recenti, organizzata dalla Frankfurter Westend Galerie di
Francoforte. Nello stesso 2012 viene pubblicato dall’editore Skira il volume “Enrico Della Torre. Catalogo
generale dell’opera grafica, 1952-2012”.
Nel 2014 è presente alla mostra “Nati nel ‘30 - Milano e la generazione di Piero Manzoni” al Palazzo della
Permanente di Milano e sempre nello stesso Museo nel 2015 espone alla mostra “Tra sogno e realtà,
Ottocento e Novecento dalle collezioni del Museo Civico della città di Bellinzona”.
23
aprile 2016
Enrico Della Torre
Dal 23 aprile al 05 giugno 2016
arte contemporanea
Location
SALA LUCIO FONTANA
Comabbio, Via Giuseppe Garibaldi, 560, (Varese)
Comabbio, Via Giuseppe Garibaldi, 560, (Varese)
Orario di apertura
sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
Vernissage
23 Aprile 2016, h 15



