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Exultabunt in Deo ossa humiliata. Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in Diocesi di Imola
La mostra propone una quarantina di manufatti di grande interesse storico-artistico custoditi non solo nel Museo Diocesano di Imola, ma anche in quello parrocchiale di Dozza e da diverse chiese della Diocesi principalmente opera di botteghe attive a Imola, Bologna e in Emilia-Romagna, databili tra il XIV e il XIX secolo
Comunicato stampa
Segnala l'evento
“Exultabunt in Deo ossa humiliata.
Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in Diocesi di Imola”
Galleria Pio VII del Museo Diocesano di Imola
dal 16 aprile al 29 maggio 2016
a cura di Lidia Bortolotti e Marco Violi
Reliquiari e reliquie
Reliquiari e reliquie sono un binomio inscindibile. Entrambi hanno una grande
valenza simbolica ed accompagnano la spiritualità umana da tempo immemorabile
attraversando culti e culture religiose differenti, al tempo stesso riconducono al
concetto di conservazione della memoria. Il termine reliquia discende direttamente
dalla lingua latina, ove reliquiae significa semplicemente resti. Nell'uso corrente
viene considerata reliquia ogni cosa che abbia avuto uno stretto rapporto con una
figura oggetto di culto e venerazione, alle reliquie è attribuito un valore devozionale,
salvifico e sovente potentemente taumaturgico. Molti ritengono che visitare il luogo
ove la reliquia è custodita e, quando è consentito, toccarla o baciarla rappresenti
un'efficace intercessione verso la figura santa cui è connessa. Il culto delle reliquie
dei santi e dei beati, e soprattutto della Madonna e del Cristo, è diffuso in
particolare nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Si tratta di una
consuetudine antichissima che risale alle origini del Cristianesimo e, inizialmente, è
in stretto rapporto con il culto dei primi martiri cristiani.
La santità di queste figure si riteneva non soltanto ascritta al loro spirito ma pure
alla corporeità e a quanto ne rimaneva nel tempo. Il Medioevo rappresenta
certamente uno dei periodi di maggiore diffusione del culto delle reliquie, risale
infatti a quest'epoca la fondazione di importanti santuari, ove conservarle e renderle
per così dire "fruibili" dai fedeli, rendendo questi luoghi importanti mete di
pellegrinaggio. Un aspetto di non secondaria importanza è costituito dai contenitori
realizzati nel tempo sia per custodire degnamente che per rendere possibile
l'ostensione delle numerose e multiformi reliquie. Tra i corredi liturgici i reliquiari
sono quelli che presentano il maggior numero di variazioni tipologiche e stilistiche,
lo stesso si dica dei materiali impiegati nella loro realizzazione dall'Alto Medioevo
all'attualità, si va dalla preziosità dell'oro, dell'argento (arricchiti con smalti e
gemme) e dell'avorio, al legno, spesso rivestito da lamina metallica più o meno
pregiata, al vetro e alla cartapesta.
Un altro aspetto non irrilevante è rappresentato dalle dimensioni, queste vanno
dalle più contenute quando questi oggetti sono destinati ad essere trasportati o
indossati, via via fino alle teche destinate a conservare le intere spoglie di un santo.
Fin dall'XI secolo è andata diffondendosi la consuetudine di realizzare i cosiddetti
'reliquiari parlanti', ossia che dichiarano attraverso la forma esteriore la natura del
contenuto, possono dunque avere forme semplici, quale quella della croce, oppure
riproporre, nel caso dei reliquiari antropomorfi, varie parti del corpo umano, quali
mani, braccia, gamba o piede e, quando la raffigurazione è quella della testa o del
busto del santo, l'aspetto e la storia di questi contenitori sfuma in quella del ritratto
scultoreo. A partire dal XVI secolo il reliquiario ha conosciuto un notevole
incremento produttivo dovuto anche alla scoperta delle catacombe romane con
relativi resti ritenuti appartenenti a martiri cristiani.
Di conseguenza con il moltiplicarsi delle reliquie numerosissime chiese si sono
dotate di uno straordinario numero di reliquiari, realizzati nelle forme e in materiali
estremamente diversificati talvolta mutuati dalle tipologie più antiche. In età barocca
sono molto frequenti quelli monumentali, in legno intagliato e dorato, mentre nel
Settecento si preferiscono i reliquiari con figurazioni a tutto tondo, spesso in
argento, ove i sacri resti sono collocati nel basamento, nell'Ottocento si tende ad
imitare la forma degli ostensori, recependo nei motivi decorativi gli stilemi propri del
Neoclassico e del Romanticismo. Che sia un'umile capsella metallica o uno
sfarzoso oggetto d'alta oreficeria l'urna-reliquiario, contiene significati complessi e
molteplici che riconducono alla sua contempoaranea natura di oggetto di culto,
d'arte e di storia.
La mostra, promossa dal Museo Diocesano di Imola, sarà allestita nella Galleria
Pio VII del vescovado dal 16 aprile al 29 maggio prossimi. Essa propone una
quarantina di manufatti – realizzati in materiali vari, quali l'argento, il metallo, il
rame, il legno laccato, argentato e dorato – di grande interesse storico-artistico
custoditi non solo nel Museo Diocesano di Imola, ma anche in quello
parrocchiale di Dozza e da diverse chiese della nostra Diocesi, di dimensioni
variabili (da 32 a 130 cm di altezza), principalmente opera di botteghe attive a
Imola, Bologna e in Emilia-Romagna, databili tra il XIV e il XIX secolo, e vuole
sollecitarne un recupero intellettuale prima ancora che materiale.
Il percorso espositivo prende le mosse dal reliquiario a braccio di san
Sigismondo in rame, argento e smalti, datato 1382 (dalla chiesa di Santa Maria in
Regola), mettendo a confronto altri materiali delle stessa tipologia, ma realizzati in
materiali diversi tra loro, tra i quali il prezioso braccio reliquiario di san Cassiano
(dal tesoro della Cattedrale) attribuito all'orafo Iacopo di Michele (inizio del sec.
XV), per arrivare – dopo una nutrita serie di altri reliquiari a braccio
sei/ottocenteschi realizzati in legno argentato o dorato – al braccio reliquiario del
beato Tavelli da Tossignano realizzato nel 1846 dall'orefice bolognese Marino
Cocchi. Accanto a questi, una serie di reliquiari a busto e a statua, tra cui
menzioneremo i due qualitativi raffiguranti san Domenico e san Nicola attribuiti ai
noti intagliatori imolesi Giuliani (sec. XVII) e i quattro sei-settecenteschi in legno
dorato di grande impatto visivo data l'importante altezza di 130 cm, custoditi nella
sacrestia maggiore della Collegiata di Lugo; infine, menzioneremo i due reliquiari
di san Verecondo – il primo realizzato intorno al 1672, mentre il secondo
costituisce una sorta di “copia” ottocentesca – l'uno custodito all'interno della
mensa dell'altare Bragaldi in San Francesco di Castel Bolognese e il secondo
presso le Monache Clarisse di Imola, per la prima volta esposti insieme e perciò
agevolmente confrontabili.
Enti patrocinatori e sostenitori
L'evento gode del patrocinio dell'IBC della Regione Emilia-Romagna ed è
realizzato con il contributo di:
Credito Cooperativo Ravennate e Imolese, ARIALCO (Associazione ristoratori e
albergatori del comprensorio imolese), Giacometti Impianti Imola, Lions Club
Imola Host, Pro Loco di Imola, Assicurazione Cattolica ag. Generale di M.
Normanni, 8X1000 della Chiesa Cattolica, Blu Impianti, Editrice
LaMandragora.
L'inaugurazione
L'inaugurazione è prevista per sabato 16 aprile 2016, dalle ore 16. Interverranno -
oltre al vescovo S. E. Mons. Tommaso Ghirelli e a Marco Violi cocuratore della
mostra e vicedirettore del Museo Diocesano - Lidia Bortolotti storica dell'arte del
servizio musei dell'IBC della Regione Emilia-Romagna, che parlerà sul tema: “Quel
che resta del santo. Reliquie e reliquiari tra rappresentazione e valore simbolico”, e
Lorenzo Lorenzini storico dell'arte e curatore delle raccolte del Museo civico d'arte
di Modena che parlerà sul tema: “Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in
Diocesi di Imola” presentando di fatto le opere in mostra e la loro tipologia sotto il
punto di vista storico-artistico.
Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in Diocesi di Imola”
Galleria Pio VII del Museo Diocesano di Imola
dal 16 aprile al 29 maggio 2016
a cura di Lidia Bortolotti e Marco Violi
Reliquiari e reliquie
Reliquiari e reliquie sono un binomio inscindibile. Entrambi hanno una grande
valenza simbolica ed accompagnano la spiritualità umana da tempo immemorabile
attraversando culti e culture religiose differenti, al tempo stesso riconducono al
concetto di conservazione della memoria. Il termine reliquia discende direttamente
dalla lingua latina, ove reliquiae significa semplicemente resti. Nell'uso corrente
viene considerata reliquia ogni cosa che abbia avuto uno stretto rapporto con una
figura oggetto di culto e venerazione, alle reliquie è attribuito un valore devozionale,
salvifico e sovente potentemente taumaturgico. Molti ritengono che visitare il luogo
ove la reliquia è custodita e, quando è consentito, toccarla o baciarla rappresenti
un'efficace intercessione verso la figura santa cui è connessa. Il culto delle reliquie
dei santi e dei beati, e soprattutto della Madonna e del Cristo, è diffuso in
particolare nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Si tratta di una
consuetudine antichissima che risale alle origini del Cristianesimo e, inizialmente, è
in stretto rapporto con il culto dei primi martiri cristiani.
La santità di queste figure si riteneva non soltanto ascritta al loro spirito ma pure
alla corporeità e a quanto ne rimaneva nel tempo. Il Medioevo rappresenta
certamente uno dei periodi di maggiore diffusione del culto delle reliquie, risale
infatti a quest'epoca la fondazione di importanti santuari, ove conservarle e renderle
per così dire "fruibili" dai fedeli, rendendo questi luoghi importanti mete di
pellegrinaggio. Un aspetto di non secondaria importanza è costituito dai contenitori
realizzati nel tempo sia per custodire degnamente che per rendere possibile
l'ostensione delle numerose e multiformi reliquie. Tra i corredi liturgici i reliquiari
sono quelli che presentano il maggior numero di variazioni tipologiche e stilistiche,
lo stesso si dica dei materiali impiegati nella loro realizzazione dall'Alto Medioevo
all'attualità, si va dalla preziosità dell'oro, dell'argento (arricchiti con smalti e
gemme) e dell'avorio, al legno, spesso rivestito da lamina metallica più o meno
pregiata, al vetro e alla cartapesta.
Un altro aspetto non irrilevante è rappresentato dalle dimensioni, queste vanno
dalle più contenute quando questi oggetti sono destinati ad essere trasportati o
indossati, via via fino alle teche destinate a conservare le intere spoglie di un santo.
Fin dall'XI secolo è andata diffondendosi la consuetudine di realizzare i cosiddetti
'reliquiari parlanti', ossia che dichiarano attraverso la forma esteriore la natura del
contenuto, possono dunque avere forme semplici, quale quella della croce, oppure
riproporre, nel caso dei reliquiari antropomorfi, varie parti del corpo umano, quali
mani, braccia, gamba o piede e, quando la raffigurazione è quella della testa o del
busto del santo, l'aspetto e la storia di questi contenitori sfuma in quella del ritratto
scultoreo. A partire dal XVI secolo il reliquiario ha conosciuto un notevole
incremento produttivo dovuto anche alla scoperta delle catacombe romane con
relativi resti ritenuti appartenenti a martiri cristiani.
Di conseguenza con il moltiplicarsi delle reliquie numerosissime chiese si sono
dotate di uno straordinario numero di reliquiari, realizzati nelle forme e in materiali
estremamente diversificati talvolta mutuati dalle tipologie più antiche. In età barocca
sono molto frequenti quelli monumentali, in legno intagliato e dorato, mentre nel
Settecento si preferiscono i reliquiari con figurazioni a tutto tondo, spesso in
argento, ove i sacri resti sono collocati nel basamento, nell'Ottocento si tende ad
imitare la forma degli ostensori, recependo nei motivi decorativi gli stilemi propri del
Neoclassico e del Romanticismo. Che sia un'umile capsella metallica o uno
sfarzoso oggetto d'alta oreficeria l'urna-reliquiario, contiene significati complessi e
molteplici che riconducono alla sua contempoaranea natura di oggetto di culto,
d'arte e di storia.
La mostra, promossa dal Museo Diocesano di Imola, sarà allestita nella Galleria
Pio VII del vescovado dal 16 aprile al 29 maggio prossimi. Essa propone una
quarantina di manufatti – realizzati in materiali vari, quali l'argento, il metallo, il
rame, il legno laccato, argentato e dorato – di grande interesse storico-artistico
custoditi non solo nel Museo Diocesano di Imola, ma anche in quello
parrocchiale di Dozza e da diverse chiese della nostra Diocesi, di dimensioni
variabili (da 32 a 130 cm di altezza), principalmente opera di botteghe attive a
Imola, Bologna e in Emilia-Romagna, databili tra il XIV e il XIX secolo, e vuole
sollecitarne un recupero intellettuale prima ancora che materiale.
Il percorso espositivo prende le mosse dal reliquiario a braccio di san
Sigismondo in rame, argento e smalti, datato 1382 (dalla chiesa di Santa Maria in
Regola), mettendo a confronto altri materiali delle stessa tipologia, ma realizzati in
materiali diversi tra loro, tra i quali il prezioso braccio reliquiario di san Cassiano
(dal tesoro della Cattedrale) attribuito all'orafo Iacopo di Michele (inizio del sec.
XV), per arrivare – dopo una nutrita serie di altri reliquiari a braccio
sei/ottocenteschi realizzati in legno argentato o dorato – al braccio reliquiario del
beato Tavelli da Tossignano realizzato nel 1846 dall'orefice bolognese Marino
Cocchi. Accanto a questi, una serie di reliquiari a busto e a statua, tra cui
menzioneremo i due qualitativi raffiguranti san Domenico e san Nicola attribuiti ai
noti intagliatori imolesi Giuliani (sec. XVII) e i quattro sei-settecenteschi in legno
dorato di grande impatto visivo data l'importante altezza di 130 cm, custoditi nella
sacrestia maggiore della Collegiata di Lugo; infine, menzioneremo i due reliquiari
di san Verecondo – il primo realizzato intorno al 1672, mentre il secondo
costituisce una sorta di “copia” ottocentesca – l'uno custodito all'interno della
mensa dell'altare Bragaldi in San Francesco di Castel Bolognese e il secondo
presso le Monache Clarisse di Imola, per la prima volta esposti insieme e perciò
agevolmente confrontabili.
Enti patrocinatori e sostenitori
L'evento gode del patrocinio dell'IBC della Regione Emilia-Romagna ed è
realizzato con il contributo di:
Credito Cooperativo Ravennate e Imolese, ARIALCO (Associazione ristoratori e
albergatori del comprensorio imolese), Giacometti Impianti Imola, Lions Club
Imola Host, Pro Loco di Imola, Assicurazione Cattolica ag. Generale di M.
Normanni, 8X1000 della Chiesa Cattolica, Blu Impianti, Editrice
LaMandragora.
L'inaugurazione
L'inaugurazione è prevista per sabato 16 aprile 2016, dalle ore 16. Interverranno -
oltre al vescovo S. E. Mons. Tommaso Ghirelli e a Marco Violi cocuratore della
mostra e vicedirettore del Museo Diocesano - Lidia Bortolotti storica dell'arte del
servizio musei dell'IBC della Regione Emilia-Romagna, che parlerà sul tema: “Quel
che resta del santo. Reliquie e reliquiari tra rappresentazione e valore simbolico”, e
Lorenzo Lorenzini storico dell'arte e curatore delle raccolte del Museo civico d'arte
di Modena che parlerà sul tema: “Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in
Diocesi di Imola” presentando di fatto le opere in mostra e la loro tipologia sotto il
punto di vista storico-artistico.
16
aprile 2016
Exultabunt in Deo ossa humiliata. Reliquiari antropomorfi tra XIV e XIX secolo in Diocesi di Imola
Dal 16 aprile al 29 maggio 2016
Location
MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA E DELLE CARROZZE
Imola, Piazza Del Duomo, 1, (Bologna)
Imola, Piazza Del Duomo, 1, (Bologna)
Orario di apertura
martedì, mercoledì e giovedì ore 9-12
martedì e giovedì ore 14-17
sabato e domenica ore 15.30-18.30
(Domenica 1 e 8 maggio CHIUSO)
Vernissage
16 Aprile 2016, h 16
Curatore


