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Giuseppe Penone – Anafora
L’artista Giuseppe Penone (1947, Garessio. Vive e lavora a Torino e Parigi) ritorna dopo quasi dieci anni alla Reggia di Venaria. Nell’ambito di una virtuosa continuità di “dialogo” e “sintonia” con le altre sue imponenti installazioni già presenti ne Il Giardino delle Sculture Fluide allestito nel 2007 quale prima collaborazione tra il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Reggia di Venaria, l’artista ha posto una nuova serie di sette opere più piccole nelle adiacenti e da poco restaurate Grotte del muro castellamontiano nel Parco basso.
Comunicato stampa
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L’artista Giuseppe Penone (1947, Garessio. Vive e lavora a Torino e Parigi) ritorna dopo
quasi dieci anni alla Reggia di Venaria.
Nell’ambito di una virtuosa continuità di “dialogo” e “sintonia” con le altre sue imponenti
installazioni già presenti ne Il Giardino delle Sculture Fluide allestito nel 2007 quale prima
collaborazione tra il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Reggia di Venaria,
l’artista ha posto una nuova serie di sette opere più piccole nelle adiacenti e da poco
restaurate Grotte del muro castellamontiano nel Parco basso.
Nella storia del complesso della Reggia di Venaria il Parco basso rappresentava, nella
poetica del giardino seicentesco, lo spazio più elaborato: ricco di fontane, apparati
scultorei, aiuole composte secondo elaborati disegni e caratterizzato dalla presenza della
struttura muraria di contenimento della Corte d'onore, impreziosito da grotte e nicchie in
esso contenute.
Nel corso del 2015 sono stati completati gli interventi di restauro del paramento murario e
di sistemazione dell'area antistante rendendo così completamente fruibili gli spazi delle
sette Grotte del Parco basso. Le grotte, un tempo, decorate con conchiglie ed elementi
lapidei e allestite con vasche d'acqua e statue, sono diventate il luogo in cui ambientare un
percorso espositivo affidato a Giuseppe Penone.
+39 011 4992300 (Centralino Uffici) - +39 011 4992333 (Call Center)
Camminando sotto le terrazze, lungo il muro di sostegno, si scorgono opere in spazi
discreti, come segreti socchiusi. Le grotte si susseguono lungo il muro di mattoni che
delimita il giardino inferiore. Intitolando questo nuovo intervento nel suo insieme
Anafora, dal greco ἀναφορά, anaphorá, da aná, "di nuovo", e phéro, "io porto", l’artista
indica una ripetizione all’inizio della frase, per sottolineare un concetto o una realtà. Le
sette nicchie nelle quali sono poste le nuove sculture in bronzo, legno fossile e altri
materiali quali filo spinato o una falce, scandiscono la passeggiata dei visitatori nella
ripetizione dell’incontro con ogni scultura lungo il viale. Una dopo l’altra, le sculture
legano la presenza degli alberi a varie attività umane e confondono le tracce delle loro vite
con quelle degli uomini: è un graffio; è una cicatrice; è un'impronta; è una crescita; è una
leggenda; è un segno; è una pelle. Le sette nuove sculture rappresentano porzioni di
alberi sottoposti a interventi umani forti quali tagliare, falciare, o recintare, e
costituiscono nel loro insieme una anafora, una ripetizione dell’intervento originario
dell’artista in questi luoghi. Esse guardano dalle grotte verso le grandi opere fluide in
marmo e bronzo del 2007 come sentinelle che apostrofano, ripetono e ricordano
l’intervento precedente. L’insieme della mostra pone al centro dell’esperienza una
riflessione sul rapporto tra natura e cultura, ma anche sul tempo e il suo passaggio, dal
2007 al 2016.
Afferma la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev: “Passo dopo passo, anno dopo anno, si
camminava lungo il viale adiacente al giardino dove le sculture, quelle del Giardino delle
Sculture Fluide, si susseguono in maniera cortese: tutte differenti, esse creano un percorso
di riconoscimento attraverso la differenza, dove ogni elemento percepito scandisce il
tempo, un tempo sempre diverso. I passi che ci portano invece lungo il muro in mattone,
adiacente a quel giardino, fuori da esso, sono più sicuri, vicini al muro, un muro scandito
dalla similitudine, grotta dopo grotta, confortanti nella loro ripresa. Eppure qualcosa,
anche nella ripetizione della struttura, è sempre diverso, grotta dopo grotta; ramo, bronzo,
tronco pietrificato, gesto, filo spinato – è un tempo agghiacciante, che si ripete violento,
fatto di rami spezzati e indistinti confini. Quel tempo sincopato di interruzioni è fatto di
acromia, di realtà negata, che ci avvolge di fossili e di ossa che roteano ma comunque di
alloro e di metamorfosi; è quello dei testimoni, di sculture che guardano come soldati dalle
loro nicchie verso quell’altro tempo gentile e lineare, il tempo prima del tempo, più
semplice in fondo, di chi passeggiava nel parco, prima delle tempeste e dei fulmini;
entrambi i tempi definiscono la vita. Correva l’anno 2007, ma ora è 2016 e Dafne fugge,
trasformandosi in rami.”
quasi dieci anni alla Reggia di Venaria.
Nell’ambito di una virtuosa continuità di “dialogo” e “sintonia” con le altre sue imponenti
installazioni già presenti ne Il Giardino delle Sculture Fluide allestito nel 2007 quale prima
collaborazione tra il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Reggia di Venaria,
l’artista ha posto una nuova serie di sette opere più piccole nelle adiacenti e da poco
restaurate Grotte del muro castellamontiano nel Parco basso.
Nella storia del complesso della Reggia di Venaria il Parco basso rappresentava, nella
poetica del giardino seicentesco, lo spazio più elaborato: ricco di fontane, apparati
scultorei, aiuole composte secondo elaborati disegni e caratterizzato dalla presenza della
struttura muraria di contenimento della Corte d'onore, impreziosito da grotte e nicchie in
esso contenute.
Nel corso del 2015 sono stati completati gli interventi di restauro del paramento murario e
di sistemazione dell'area antistante rendendo così completamente fruibili gli spazi delle
sette Grotte del Parco basso. Le grotte, un tempo, decorate con conchiglie ed elementi
lapidei e allestite con vasche d'acqua e statue, sono diventate il luogo in cui ambientare un
percorso espositivo affidato a Giuseppe Penone.
+39 011 4992300 (Centralino Uffici) - +39 011 4992333 (Call Center)
Camminando sotto le terrazze, lungo il muro di sostegno, si scorgono opere in spazi
discreti, come segreti socchiusi. Le grotte si susseguono lungo il muro di mattoni che
delimita il giardino inferiore. Intitolando questo nuovo intervento nel suo insieme
Anafora, dal greco ἀναφορά, anaphorá, da aná, "di nuovo", e phéro, "io porto", l’artista
indica una ripetizione all’inizio della frase, per sottolineare un concetto o una realtà. Le
sette nicchie nelle quali sono poste le nuove sculture in bronzo, legno fossile e altri
materiali quali filo spinato o una falce, scandiscono la passeggiata dei visitatori nella
ripetizione dell’incontro con ogni scultura lungo il viale. Una dopo l’altra, le sculture
legano la presenza degli alberi a varie attività umane e confondono le tracce delle loro vite
con quelle degli uomini: è un graffio; è una cicatrice; è un'impronta; è una crescita; è una
leggenda; è un segno; è una pelle. Le sette nuove sculture rappresentano porzioni di
alberi sottoposti a interventi umani forti quali tagliare, falciare, o recintare, e
costituiscono nel loro insieme una anafora, una ripetizione dell’intervento originario
dell’artista in questi luoghi. Esse guardano dalle grotte verso le grandi opere fluide in
marmo e bronzo del 2007 come sentinelle che apostrofano, ripetono e ricordano
l’intervento precedente. L’insieme della mostra pone al centro dell’esperienza una
riflessione sul rapporto tra natura e cultura, ma anche sul tempo e il suo passaggio, dal
2007 al 2016.
Afferma la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev: “Passo dopo passo, anno dopo anno, si
camminava lungo il viale adiacente al giardino dove le sculture, quelle del Giardino delle
Sculture Fluide, si susseguono in maniera cortese: tutte differenti, esse creano un percorso
di riconoscimento attraverso la differenza, dove ogni elemento percepito scandisce il
tempo, un tempo sempre diverso. I passi che ci portano invece lungo il muro in mattone,
adiacente a quel giardino, fuori da esso, sono più sicuri, vicini al muro, un muro scandito
dalla similitudine, grotta dopo grotta, confortanti nella loro ripresa. Eppure qualcosa,
anche nella ripetizione della struttura, è sempre diverso, grotta dopo grotta; ramo, bronzo,
tronco pietrificato, gesto, filo spinato – è un tempo agghiacciante, che si ripete violento,
fatto di rami spezzati e indistinti confini. Quel tempo sincopato di interruzioni è fatto di
acromia, di realtà negata, che ci avvolge di fossili e di ossa che roteano ma comunque di
alloro e di metamorfosi; è quello dei testimoni, di sculture che guardano come soldati dalle
loro nicchie verso quell’altro tempo gentile e lineare, il tempo prima del tempo, più
semplice in fondo, di chi passeggiava nel parco, prima delle tempeste e dei fulmini;
entrambi i tempi definiscono la vita. Correva l’anno 2007, ma ora è 2016 e Dafne fugge,
trasformandosi in rami.”
24
marzo 2016
Giuseppe Penone – Anafora
Dal 24 marzo al 31 dicembre 2016
arte contemporanea
Location
REGGIA
Venaria Reale, Piazza Della Repubblica, 4, (Torino)
Venaria Reale, Piazza Della Repubblica, 4, (Torino)
Autore
Curatore




