26 febbraio 2009

fino al 20.III.2009 Let’s forget about today until tomorrow Milano, Brown

 
L'arte come discussione, la mostra come incontro. Il “brand progettuale” Brown espone per la seconda volta nello spazio di via Eustachi. Aprendo al pubblico le proprie riflessioni su simbolo e tempo...

di

Per capire meglio la mostra al Brown Project Space è opportuno fare una nota sul profilo di “Brown”, la rivista. Fondata da Luca Francesconi e Luigi Presicce, entrambi artisti prima che editor, “Brown” segue una direzione editoriale ben precisa. La sua attenzione è sempre stata concentrata sulla pratica artistica piuttosto che sul sistema dell’arte, e sul confronto degli artisti tra loro prima che col pubblico.
Il primo articolo pubblicato era una conversazione fra Eleonora Battiston e Carol Lu, incentrata sul rapporto dell’arte con l’eternità e sulle attività di alcuni collettivi artistici in Cina. La forma della conversazione, in specie inter pares – sia Battiston che Lu sono critiche, e gli artisti vengono di solito intervistati da altri artisti – è particolarmente cara alla rivista, così come il confronto col tempo. Arrivati al terzo numero e alla seconda mostra, Brown continua a rinnovare il proprio interesse per questi temi.
Let’s forget about today until tomorrow si sviluppa attorno a una sorta di questionario, proposto dal curatore Marco Tagliaferro a quattro giovani artisti italiani, i quali hanno investigato ciascuno il proprio rapporto col simbolo e con la pratica artistica.
Il risultato sono quattro opere che dialogano con lo stesso spazio e tra loro, seguendo due direttrici. La prima è tesa fra le opere di Giulio Frigo e Francesco Barocco, che recuperano segni e figure antiche e le rimettono in gioco sul piano sensuale. Il primo ha teso due fili viola attraverso lo spazio della galleria, spartendo lo spazio e decretando il centro di un’invisibile sfera che contiene l’intero ambiente (ma che è virtualmente infinita); il secondo bilancia gli spazi vuoti creatisi con il volume leggero ma compatto della propria scultura, costituita da quattro esagrammi derivati dall’I-Ching e resi tridimensionali.
Let's forget about today until tomorrow - veduta della mostra presso il Brown Project Space, Milano 2009
La seconda opposizione è tra i lavori di Loredana Di Lillo e Alessandro Piangiamore, che si confrontano con l’immagine e con la sua deriva nell’immaginario, fra storia e memoria. La prima utilizza paesaggi o ritratti trovati, divisi in ordine cronologico e incasellati in cornici di dimensioni diverse, lasciate sul pavimento, appoggiate al muro. Il secondo riflette sulla tradizione paesaggistica e scorpora in un collage due parti della stessa immagine.
Il confronto col passato, con la memoria, con l’autorità dialettica del simbolico – qualcosa che non è solo moderno, ma anche religioso – è inevitabile per i quattro artisti, ma tutti palesano un desiderio di riappropriazione della sensualità della propria opera, del proprio fare. E con “fare” non s’intende qui la manualità, ma il controllo sull’esperienza di artista e fruitore.
Let's forget about today until tomorrow - veduta della mostra presso il Brown Project Space, Milano 2009
Accettare la pesantezza dei significati dei segni, riconoscendone il fascino, può essere allora un modo per concentrare la propria attenzione di creatori sulla processualità, sulla messa in atto.

articoli correlati
Intervista con i fondatori di Brown

nicola bozzi
mostra visitata il 28 gennaio 2009


dal 28 gennaio al 20 marzo 2009
Let’s forget about today until tomorrow
a cura di Marco Tagliaferro
Brown Project Space
Via Eustachi, 3 (zona Porta Venezia) – 20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 16-19
Ingresso libero
Info: mob. +39 3206844091 / +39 3476001457; tobebrown@gmail.com; www.brownmagazine.it

[exibart]

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui