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Carola Cunzolo – Enduring time
La fotografa realizza veri e propri reportage sociali, attraverso i quali ogni spettatore è portato a immaginare un proprio contesto narrativo.
Comunicato stampa
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S’inaugura sabato 14 novembre 2015 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra “Enduring time” di Carola Cunzolo a cura di Elena Colombo. La mostra resterà aperta fino al 25 novembre 2015 con orario 15:30 – 19:00 dal martedì al sabato.
Reportage sociali prima di tutto. Testimonianze dei volti che cambiano, non in una posa statica ma nell’imprevisto del momento. Ed è soprattutto la potenza del bianco e nero a rendere possibile lo sfasamento temporale. Ciascuno spettatore ha l’impressione di essere passato per certe strade, di aver visto certe facce non perché siano veramente famigliari ma perché sono universali proprio come per gli scatti di Leonard Freed. Inglobando una storia ne sono portatori imperfetti, cioè soggetti inconsapevoli che, per un breve lasso di tempo diventano protagonisti. Ognuno è portato a immaginare un contesto narrativo: si esamina la figura, la si analizza, si cercano i contatti con altre forme conosciute. Si ha la sensazione che si tratti sempre di persone ai margini della società e c’è un po’ della solitudine dei quadri di Hopper o lo sbando casual di “On the Road”, oppure ancora una forma cinematografica che blocca l’azione, ma non la fermano del tutto. Attraverso la rappresentazione iconica di un soggetto, si palesa il mutamento sociale nel suo insieme, esattamente come avveniva nel lavoro di Vivian Maier: ogni immagine è autoreferenziale ma contemporaneamente indica lo sviluppo di un determinato ambiente. “Nessun uomo è un’isola” e quindi si è destinati a cercare la controparte narrativa di ogni sistema di rappresentazione, fosse anche il meno complesso. Se poi l’oggetto di riflessione è l’individuo, è impossibile non trovare concatenazioni a più livelli. È come se il passato si connettesse al presente nell’intensità dei corpi. Carola Cunzolo non cerca la perfezione, ma ciò che il fisico può raccontare, antropologicamente parlando. Per questo le inquadrature sono sempre dirette e, se non lo sono, è per la volontà di spostare il punto focale verso qualcosa di diverso, unendo magari le parole al ritratto per creare un significato più profondo a livello semiotico. Non è tanto il cambiamento a interessare la fotografa, quanto il momento reso più profondo dall’attenzione che copre l’intero arco di vita e tutte le possibili categorie.
Reportage sociali prima di tutto. Testimonianze dei volti che cambiano, non in una posa statica ma nell’imprevisto del momento. Ed è soprattutto la potenza del bianco e nero a rendere possibile lo sfasamento temporale. Ciascuno spettatore ha l’impressione di essere passato per certe strade, di aver visto certe facce non perché siano veramente famigliari ma perché sono universali proprio come per gli scatti di Leonard Freed. Inglobando una storia ne sono portatori imperfetti, cioè soggetti inconsapevoli che, per un breve lasso di tempo diventano protagonisti. Ognuno è portato a immaginare un contesto narrativo: si esamina la figura, la si analizza, si cercano i contatti con altre forme conosciute. Si ha la sensazione che si tratti sempre di persone ai margini della società e c’è un po’ della solitudine dei quadri di Hopper o lo sbando casual di “On the Road”, oppure ancora una forma cinematografica che blocca l’azione, ma non la fermano del tutto. Attraverso la rappresentazione iconica di un soggetto, si palesa il mutamento sociale nel suo insieme, esattamente come avveniva nel lavoro di Vivian Maier: ogni immagine è autoreferenziale ma contemporaneamente indica lo sviluppo di un determinato ambiente. “Nessun uomo è un’isola” e quindi si è destinati a cercare la controparte narrativa di ogni sistema di rappresentazione, fosse anche il meno complesso. Se poi l’oggetto di riflessione è l’individuo, è impossibile non trovare concatenazioni a più livelli. È come se il passato si connettesse al presente nell’intensità dei corpi. Carola Cunzolo non cerca la perfezione, ma ciò che il fisico può raccontare, antropologicamente parlando. Per questo le inquadrature sono sempre dirette e, se non lo sono, è per la volontà di spostare il punto focale verso qualcosa di diverso, unendo magari le parole al ritratto per creare un significato più profondo a livello semiotico. Non è tanto il cambiamento a interessare la fotografa, quanto il momento reso più profondo dall’attenzione che copre l’intero arco di vita e tutte le possibili categorie.
14
novembre 2015
Carola Cunzolo – Enduring time
Dal 14 al 25 novembre 2015
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 15.30-19.00
Vernissage
14 Novembre 2015, ore 17.00
Autore
Curatore




