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Carlo Merello – Reliquiari d’architettura
Essenziale per capire il lavoro dell’Artista è comprendere il ruolo fondamentale che nelle sue opere gioca la forma, intesa non come aspetto, ma come rappresentazione concettuale e simbolica.
Comunicato stampa
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C’è una memoria antica che attraversa l’operato di Carlo Merello e poi c’è una mente moderna e razionale. La consapevolezza di una temporalità tutta umana contrapposta al perdurare di schemi e leggi che sovrastano la vita degli uomini e dei suoi manufatti e che in questo li accomunano.
Carlo Merello, artista acuto e sperimentale, è solito affermare che i suoi lavori procedono per progetti con linguaggi espressivi e tecniche autonome con cui cerca di indagare e risolvere, attraverso soluzioni estetiche, problematiche teoriche, ma, guardando dall’esterno il suo lavoro, si può affermare che la costante delle sue opere sia rivelare una traccia dell’anima spirituale e dell’essenza materiale.
L’essere architetto ha influenzato, sia nel procedimento sia nelle modalità espressive, il suo approccio con l’arte visuale in cui è sempre presente lo studio delle relazioni tra i valori estetici dell’architettura, quelli contenutistici dell’arte e le loro reciproche modalità rappresentative. L’unica strada possibile per apportare un contributo personale significativo sembra essere superare i risultati già raggiunti, realizzando una pittura “ideale”: una rappresentazione di essa attraverso la sua apparenza, utilizzandone lo stesso involucro concettuale, compositivo e mnemonico. Da questo deriva la tendenza di innestare nelle sue opere riproduzioni pittoriche da citazioni storiche che, estrapolate dal loro contesto e sospese in uno spazio di memoria, creano un effetto straniante e dissertativo sulla complessità di istanze che vertono intorno al ruolo dell’arte e dell’immagine contemporanea.
È il contenuto a dare la forma al contenitore e non viceversa, è molto importante per capire il lavoro di Merello il ruolo fondamentale che gioca la forma, intesa non come aspetto, ma come rappresentazione concettuale e simbolica. La forma è la realtà immediata con cui si può esprimere l’esperienza, l’anima, il pensiero scatenando nello spettatore processi cognitivi complessi e di interpretazione non univoca.
Bene riassume la sua poetica il ciclo dei “Reliquiari d’architettura” che coniugano scultura, pittura e design: opere tridimensionali basate sulle forme primarie di rettangolo, ovale, tondo e triangolo costruite in MDF. Sulle superfici interamente giocate sul binomio nero-argento, con motivi a meandro e ad ellissi, le teche lasciano apparire su un fondo oro, riprodotti in grafite su acetato, occhi e mani tratti anche dall’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert.
I Reliquiari ripropongono la dialettica tra significato e significante. Il termine in sé indica i contenitori adibiti alla custodia per la conservazione e l’esposizione di resti sacri. L’attenzione dell’autore, come di consueto, si focalizza sul contenitore, trasposizione architettonica della casa anch’essa contenitore di elementi sacri come la vita. Il reliquiario diventa così elemento di un’architettura concettuale: al suo interno Merello vi custodisce, non qualcosa di materiale, bensì l’idea della pittura, rappresentata attraverso tre simboli: la luce, le mani e l’occhio. La luce è raffigurata dall’oro, la mani sono l’operosità che costruisce, crea e l’occhio è la percezione, ricorda il senso che ci permette di ammirare la pittura, di introitarla. L’occhio riporta anche ad un senso di memoria, aggiungendo un’ulteriore suggestione emotiva a questa serie di opere e riallacciandosi alla funzione reale insita nel fenomeno della venerazione delle reliquie e cioè la credenza in una vita ulteriore e in una continuità di azione del defunto. Ritorna l’elemento della memoria, ciò che perdura di noi e si tramanda, riportandoci anche ad un'altra questione centrale nel lavoro dell’artista e cioè la riproduzione mnemonica di immagini.
Così come culturalmente, le reliquie possono essere considerate il più antico oggetto di rilevanza antropologica, ancora prima dell'immagine, della parola e della scrittura, così l’opera di Merello si può considerare in sé perfetta espressione di un’arte complessa e autonoma che ridefinisce il rapporto tra l’arte e la comunicazione contemporanea, in cui il significato e la parvenza trovano un perfetto equilibrio armonico.
Carlo Merello, artista acuto e sperimentale, è solito affermare che i suoi lavori procedono per progetti con linguaggi espressivi e tecniche autonome con cui cerca di indagare e risolvere, attraverso soluzioni estetiche, problematiche teoriche, ma, guardando dall’esterno il suo lavoro, si può affermare che la costante delle sue opere sia rivelare una traccia dell’anima spirituale e dell’essenza materiale.
L’essere architetto ha influenzato, sia nel procedimento sia nelle modalità espressive, il suo approccio con l’arte visuale in cui è sempre presente lo studio delle relazioni tra i valori estetici dell’architettura, quelli contenutistici dell’arte e le loro reciproche modalità rappresentative. L’unica strada possibile per apportare un contributo personale significativo sembra essere superare i risultati già raggiunti, realizzando una pittura “ideale”: una rappresentazione di essa attraverso la sua apparenza, utilizzandone lo stesso involucro concettuale, compositivo e mnemonico. Da questo deriva la tendenza di innestare nelle sue opere riproduzioni pittoriche da citazioni storiche che, estrapolate dal loro contesto e sospese in uno spazio di memoria, creano un effetto straniante e dissertativo sulla complessità di istanze che vertono intorno al ruolo dell’arte e dell’immagine contemporanea.
È il contenuto a dare la forma al contenitore e non viceversa, è molto importante per capire il lavoro di Merello il ruolo fondamentale che gioca la forma, intesa non come aspetto, ma come rappresentazione concettuale e simbolica. La forma è la realtà immediata con cui si può esprimere l’esperienza, l’anima, il pensiero scatenando nello spettatore processi cognitivi complessi e di interpretazione non univoca.
Bene riassume la sua poetica il ciclo dei “Reliquiari d’architettura” che coniugano scultura, pittura e design: opere tridimensionali basate sulle forme primarie di rettangolo, ovale, tondo e triangolo costruite in MDF. Sulle superfici interamente giocate sul binomio nero-argento, con motivi a meandro e ad ellissi, le teche lasciano apparire su un fondo oro, riprodotti in grafite su acetato, occhi e mani tratti anche dall’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert.
I Reliquiari ripropongono la dialettica tra significato e significante. Il termine in sé indica i contenitori adibiti alla custodia per la conservazione e l’esposizione di resti sacri. L’attenzione dell’autore, come di consueto, si focalizza sul contenitore, trasposizione architettonica della casa anch’essa contenitore di elementi sacri come la vita. Il reliquiario diventa così elemento di un’architettura concettuale: al suo interno Merello vi custodisce, non qualcosa di materiale, bensì l’idea della pittura, rappresentata attraverso tre simboli: la luce, le mani e l’occhio. La luce è raffigurata dall’oro, la mani sono l’operosità che costruisce, crea e l’occhio è la percezione, ricorda il senso che ci permette di ammirare la pittura, di introitarla. L’occhio riporta anche ad un senso di memoria, aggiungendo un’ulteriore suggestione emotiva a questa serie di opere e riallacciandosi alla funzione reale insita nel fenomeno della venerazione delle reliquie e cioè la credenza in una vita ulteriore e in una continuità di azione del defunto. Ritorna l’elemento della memoria, ciò che perdura di noi e si tramanda, riportandoci anche ad un'altra questione centrale nel lavoro dell’artista e cioè la riproduzione mnemonica di immagini.
Così come culturalmente, le reliquie possono essere considerate il più antico oggetto di rilevanza antropologica, ancora prima dell'immagine, della parola e della scrittura, così l’opera di Merello si può considerare in sé perfetta espressione di un’arte complessa e autonoma che ridefinisce il rapporto tra l’arte e la comunicazione contemporanea, in cui il significato e la parvenza trovano un perfetto equilibrio armonico.
14
novembre 2015
Carlo Merello – Reliquiari d’architettura
Dal 14 al 25 novembre 2015
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 15.30-19.00
Vernissage
14 Novembre 2015, ore 17.00
Autore
Curatore




