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Rathin Ranji – Scaled Down
Rathin Ranji, artista in residenza proveniente dall’India, presenta il suo itinerario creativo dopo più di un anno di contatti email, di un confronto a distanza sulle opere, con invio di immagini come un continuo work in progress.
Comunicato stampa
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L’associazione Sincresis presenta l’itinerario creativo di Rathin Ranji, artista in residenza proveniente dall’India. Dopo più di un anno di contatti email, di un confronto a distanza sulle opere, con invio di immagini come un continuo work in progress, ha contemplato la possibilità di organizzare un tour tra la Grecia e l’Italia per organizzare una mostra nel nostro territorio.
Il suo portato creativo deriva da una riflessione relativa all’ambiente in cui viviamo, esito ulteriore del villaggio globale che Marshall McLuhan pronunciava già negli anni Sessanta e che nel mondo attuale esprime gli effetti della globalizzazione.
Così l’opera di Rathin diventa un mix di segni di un paesaggio socio culturale, una embricazione di presenze, di elementi trovati, di indizi minimali di oggetti di consumo quotidiano, ritagli di giornale, immagini che convivono a contatto con tracce pittoriche, come testimonianze di frames in passaggi continui di spazi urbani, frammenti di una storia collettiva che coincide con il nostro presente. Nella ibridazione in cui l’opposizione convive con l’analogia, Rathin tenta di raggiungere l’armonia come combinazione di colori, tra i quali spiccano le tonalità arancionate e giallastre, e non colori come il nero, di forme, di segni significanti, come a ricreare un ambiente ex novo che possa diventare alternativo a quello vissuto nell’hic et nunc, quindi vivibile, ma da sperimentare.
La velocizzazione delle ricerche e dei contatti attraverso la diffusione e lo sviluppo delle tecnologie ha comportato evidenti svolgimenti nell’atmosfera del pianeta, a petto però anche di catastrofi che convivono con il progresso scientifico dettando i sintomi di una contraddizione interna difficile da sradicare come se diventasse uno dei molteplici volti della nostra società occidentale.
Rathin lavora, quindi, con i media che permettono la comunicazione e l’espressione di aspetti che suscitano evidenti critiche sul sistema socio economico, mentre al tempo stesso sperimenta con modalità diverse, gravitando dal video alla fotografia, come integrazione del medium tecnologico capace di alimentare la ricerca tramite le sue potenzialità, per cogliere anche le suggestioni più intrinseche di un melting pot culturale che caratterizza la società multietnica odierna, che comporta un campo aperto di questioni da affrontare, ma che al tempo stesso alimenta energie utili ad accrescere la consapevolezza della diversità nell’uguaglianza tipica della politica delle differenze e del nomadismo culturale del nostro tempo.
Il suo portato creativo deriva da una riflessione relativa all’ambiente in cui viviamo, esito ulteriore del villaggio globale che Marshall McLuhan pronunciava già negli anni Sessanta e che nel mondo attuale esprime gli effetti della globalizzazione.
Così l’opera di Rathin diventa un mix di segni di un paesaggio socio culturale, una embricazione di presenze, di elementi trovati, di indizi minimali di oggetti di consumo quotidiano, ritagli di giornale, immagini che convivono a contatto con tracce pittoriche, come testimonianze di frames in passaggi continui di spazi urbani, frammenti di una storia collettiva che coincide con il nostro presente. Nella ibridazione in cui l’opposizione convive con l’analogia, Rathin tenta di raggiungere l’armonia come combinazione di colori, tra i quali spiccano le tonalità arancionate e giallastre, e non colori come il nero, di forme, di segni significanti, come a ricreare un ambiente ex novo che possa diventare alternativo a quello vissuto nell’hic et nunc, quindi vivibile, ma da sperimentare.
La velocizzazione delle ricerche e dei contatti attraverso la diffusione e lo sviluppo delle tecnologie ha comportato evidenti svolgimenti nell’atmosfera del pianeta, a petto però anche di catastrofi che convivono con il progresso scientifico dettando i sintomi di una contraddizione interna difficile da sradicare come se diventasse uno dei molteplici volti della nostra società occidentale.
Rathin lavora, quindi, con i media che permettono la comunicazione e l’espressione di aspetti che suscitano evidenti critiche sul sistema socio economico, mentre al tempo stesso sperimenta con modalità diverse, gravitando dal video alla fotografia, come integrazione del medium tecnologico capace di alimentare la ricerca tramite le sue potenzialità, per cogliere anche le suggestioni più intrinseche di un melting pot culturale che caratterizza la società multietnica odierna, che comporta un campo aperto di questioni da affrontare, ma che al tempo stesso alimenta energie utili ad accrescere la consapevolezza della diversità nell’uguaglianza tipica della politica delle differenze e del nomadismo culturale del nostro tempo.
07
novembre 2015
Rathin Ranji – Scaled Down
Dal 07 al 10 novembre 2015
arte contemporanea
Location
D’A SPAZIO D’ARTE
Empoli, Via Della Repubblica, 52, (Firenze)
Empoli, Via Della Repubblica, 52, (Firenze)
Orario di apertura
da sabato a martedì ore 18 - 20
Vernissage
7 Novembre 2015, ore 18.00
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