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Sonia Costantini / Luca Lupi – Infinito presente
La mostra è impostata su un dialogo tra due artisti riconosciuti dalla critica e dall’entourage di riferimento non solo nazionale che rivelano attraverso le loro opere le specificità di itinerari diversi tra pittura e fotografia.
Comunicato stampa
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Due itinerari creativi a confronto si alternano negli spazi espositivi, l'uno impostato da Sonia Costantini sulla pittura astratta come astrazione pura, l'altro proposto da Luca Lupi sulla fotografia come sguardo sul paesaggio, suscettibili di alimentare un dialogo, di proporre relazioni, di sollecitare suggestioni per l’osservatore su tematiche interconnesse.
Sonia lavora con una precisione certosina che prevede tempi lunghi per approntare utilizzando una spatola di minime dimensioni un tessuto pittorico monocromo sottile e compatto, senza imperfezioni, Luca si concentra sullo scatto attimale, offrendo nella brevità, nell’hic et nunc una trama a stampa fotografica che acquisisce la leggerezza e quasi la porosità della trama pittorica.
Nonostante la diversità delle tecniche utilizzate si orientano ambedue ad osservare e concepire lo spazio come campo, totale, fluido, infinito, avvolgente, a cogliere il valore del colore come manifestazione lirica e trasposizione dall’ambiente, come spazio esterno, allo spazio interno dell’interiore, a raggiungere la riduzione minimale, riconducendosi agli aspetti essenziali così da sublimare il visibile per renderlo altro, oltrepassare il limite verso l’illimitato, al di là del tempo spazializzato e dello spazio come frammento o luogo preciso, per avanzare nella durata, rendere la continuità, l’indefinito, per realizzare un’arte che esclude la rappresentazione come mimesis con la purezza ed elementarità dei mezzi.
Il concetto bergsoniano di tempo della coscienza come continuità e integrazione di attimi e visioni nel flusso senza fine, “che relativizza e si oppone al concetto di tempo scientifico, misurabile, insieme di molteplici simultaneità, fa sì che un attimo sarà sempre singolare perché percepito ed elaborato dall’io, dalla sensibilità, dalla memoria, non in una dinamica successiva ma come in un gomitolo o in una valanga”, sottolinea Ilaria Mariotti a proposito delle opere di Luca Lupi, che lavora sull’istantaneità nell’atto di dilatarsi nella durata per cui ogni sequenza come traccia di un evento rispetto all’hic et nunc si amplia ed assume valore di continuità.
Nuvole, mare, cielo, coste, neve, alberi, città nei suoi Landscapes che non si ripetono mai in quanto appaiono sempre diversi, non sono colti come frammenti rappresentativi, infatti vivono nel tempo soggettivo e si dilatano in un’atmosfera senza tempo, al di là di un prima e di un dopo che rispetta il succedersi degli scatti, resa ineffabile dall’abbassamento dell’orizzonte per lasciare spazio all’infinitudine, al cielo universo, per cui anche i minimi particolari di un paesaggio in cui appaiono appena visibili figure umane, tracce di vita naturale e urbana, giungono a rarefarsi a petto del tutto, perdono di concretezza diventando segni semiastratti a distanza ed al tempo stesso, avvicinando lo sguardo, testimoniano il pulsare della esistenza, mentre sembrano arrestati e assorbiti nella non dimensione dell’assoluto, dell’infinito.
"L’intento che mi propongo – indica l’artista - quando inizio un progetto è proprio quello di comunicare l’aspetto che maggiormente mi ha emozionato. Comunico queste emozioni attraverso il rigore delle immagini. Finalità ultima del mio lavoro è quella di creare delle immagini sfrondate da tutto ciò che ritengo superfluo ai fini della comprensione dell’immagine stessa.
Il mio lavoro nasce da un esperienza visiva e dalla percezione della realtà attraverso lo studio dello spazio e del trascorrere del tempo."
Sonia Costantini elabora una pratica artistica estremamente personale dagli anni ottanta adottando una tecnica pittorica di elevata raffinatezza e complessità come riferisce Gabriella Belli in un suo testo di presentazione. “La scelta si limita” nella riduzione “a due soli elementi, il colore e la forma, quest’ultima, in genere, quasi mai presente e data per evocazione o virtualità”, secondo una tendenza all’azzeramento che mantiene in ogni caso il loro carattere evocativo. Lo sguardo a distanza coglie una superficie netta, “pulita”, come spessore cromatico denso, compatto, mentre approssimandosi segue la tessitura minuta, espressione diretta di un lavoro manuale che implica la fatica e la passione del segno gestuale, per cui l’occhio si sofferma e si insinua a percorrere una trama che assume connotazione emotiva e valore grafico confermati dai titoli delle opere come Azzurro cielo o Rosa violetto, Rosso arancio cadmio o Bianco caldo.
Giorgio Bonomi ha sottolineato che “Sonia Costantini usa la spatola, di piccole dimensioni, per dare il colore, il quale dapprima è ad acqua, quindi “volatile”, “etereo”, e richiede molte velature, poi è ad olio, perciò più corposo, e tale che va a proteggere il sottostante, più lieve e leggero”.
Si tratta di passaggi continui, stratificazioni sottili per rendere l’omogeneità, mentre la variazione che potrebbe rivelarsi nella tessitura del segno, in realtà subentra nella tonalità cromatica con cui dipinge la superficie, che si abbandona da una tela all’altra, alle infinite “variazioni” della luce, e che al tempo stesso permane essenzialmente monocroma, come se il segno stesso obbedisse al dettato del gesto sempre calibrato.
“Anche quando il colore usato è più scuro il tono luminoso resta nitido”, tanto che nella texture si possono catturare con lo sguardo “tutte le increspature, le sovrapposizioni, i tremolii della materia (colore)”, come luoghi dove “abita la luce”, aggiunge l’artista, per cui il colore “si avvalora nella immaterialità trasparente della riflessione luminosa” nell’intento di “ridefinizione dello spazio” non tanto dilatato quanto “risucchiato all’interno della superficie”. Bisogno di concisione nel tracciato e di complessità nella costruzione del tessuto pittorico, nella convivenza di rigore e lirismo, come un pensiero che si trasfonde in emozione e viceversa, per cui l’osservatore come l’artista rimane in attesa di rivelazioni possibili dall’opera che si identifica con la denominazione del colore ma che non si conclude con essa, anzi si dischiude ad ulteriori vibrazioni e significanze.
Il lavoro dei due artisti si occupa di questioni relative allo spazio, al colore, alla riduzione di elementi nella processualità di un work in progress orientato verso la ricerca dell’essenza, scoprendo nuove vie d’indagine in modalità singolari.
Sonia lavora con una precisione certosina che prevede tempi lunghi per approntare utilizzando una spatola di minime dimensioni un tessuto pittorico monocromo sottile e compatto, senza imperfezioni, Luca si concentra sullo scatto attimale, offrendo nella brevità, nell’hic et nunc una trama a stampa fotografica che acquisisce la leggerezza e quasi la porosità della trama pittorica.
Nonostante la diversità delle tecniche utilizzate si orientano ambedue ad osservare e concepire lo spazio come campo, totale, fluido, infinito, avvolgente, a cogliere il valore del colore come manifestazione lirica e trasposizione dall’ambiente, come spazio esterno, allo spazio interno dell’interiore, a raggiungere la riduzione minimale, riconducendosi agli aspetti essenziali così da sublimare il visibile per renderlo altro, oltrepassare il limite verso l’illimitato, al di là del tempo spazializzato e dello spazio come frammento o luogo preciso, per avanzare nella durata, rendere la continuità, l’indefinito, per realizzare un’arte che esclude la rappresentazione come mimesis con la purezza ed elementarità dei mezzi.
Il concetto bergsoniano di tempo della coscienza come continuità e integrazione di attimi e visioni nel flusso senza fine, “che relativizza e si oppone al concetto di tempo scientifico, misurabile, insieme di molteplici simultaneità, fa sì che un attimo sarà sempre singolare perché percepito ed elaborato dall’io, dalla sensibilità, dalla memoria, non in una dinamica successiva ma come in un gomitolo o in una valanga”, sottolinea Ilaria Mariotti a proposito delle opere di Luca Lupi, che lavora sull’istantaneità nell’atto di dilatarsi nella durata per cui ogni sequenza come traccia di un evento rispetto all’hic et nunc si amplia ed assume valore di continuità.
Nuvole, mare, cielo, coste, neve, alberi, città nei suoi Landscapes che non si ripetono mai in quanto appaiono sempre diversi, non sono colti come frammenti rappresentativi, infatti vivono nel tempo soggettivo e si dilatano in un’atmosfera senza tempo, al di là di un prima e di un dopo che rispetta il succedersi degli scatti, resa ineffabile dall’abbassamento dell’orizzonte per lasciare spazio all’infinitudine, al cielo universo, per cui anche i minimi particolari di un paesaggio in cui appaiono appena visibili figure umane, tracce di vita naturale e urbana, giungono a rarefarsi a petto del tutto, perdono di concretezza diventando segni semiastratti a distanza ed al tempo stesso, avvicinando lo sguardo, testimoniano il pulsare della esistenza, mentre sembrano arrestati e assorbiti nella non dimensione dell’assoluto, dell’infinito.
"L’intento che mi propongo – indica l’artista - quando inizio un progetto è proprio quello di comunicare l’aspetto che maggiormente mi ha emozionato. Comunico queste emozioni attraverso il rigore delle immagini. Finalità ultima del mio lavoro è quella di creare delle immagini sfrondate da tutto ciò che ritengo superfluo ai fini della comprensione dell’immagine stessa.
Il mio lavoro nasce da un esperienza visiva e dalla percezione della realtà attraverso lo studio dello spazio e del trascorrere del tempo."
Sonia Costantini elabora una pratica artistica estremamente personale dagli anni ottanta adottando una tecnica pittorica di elevata raffinatezza e complessità come riferisce Gabriella Belli in un suo testo di presentazione. “La scelta si limita” nella riduzione “a due soli elementi, il colore e la forma, quest’ultima, in genere, quasi mai presente e data per evocazione o virtualità”, secondo una tendenza all’azzeramento che mantiene in ogni caso il loro carattere evocativo. Lo sguardo a distanza coglie una superficie netta, “pulita”, come spessore cromatico denso, compatto, mentre approssimandosi segue la tessitura minuta, espressione diretta di un lavoro manuale che implica la fatica e la passione del segno gestuale, per cui l’occhio si sofferma e si insinua a percorrere una trama che assume connotazione emotiva e valore grafico confermati dai titoli delle opere come Azzurro cielo o Rosa violetto, Rosso arancio cadmio o Bianco caldo.
Giorgio Bonomi ha sottolineato che “Sonia Costantini usa la spatola, di piccole dimensioni, per dare il colore, il quale dapprima è ad acqua, quindi “volatile”, “etereo”, e richiede molte velature, poi è ad olio, perciò più corposo, e tale che va a proteggere il sottostante, più lieve e leggero”.
Si tratta di passaggi continui, stratificazioni sottili per rendere l’omogeneità, mentre la variazione che potrebbe rivelarsi nella tessitura del segno, in realtà subentra nella tonalità cromatica con cui dipinge la superficie, che si abbandona da una tela all’altra, alle infinite “variazioni” della luce, e che al tempo stesso permane essenzialmente monocroma, come se il segno stesso obbedisse al dettato del gesto sempre calibrato.
“Anche quando il colore usato è più scuro il tono luminoso resta nitido”, tanto che nella texture si possono catturare con lo sguardo “tutte le increspature, le sovrapposizioni, i tremolii della materia (colore)”, come luoghi dove “abita la luce”, aggiunge l’artista, per cui il colore “si avvalora nella immaterialità trasparente della riflessione luminosa” nell’intento di “ridefinizione dello spazio” non tanto dilatato quanto “risucchiato all’interno della superficie”. Bisogno di concisione nel tracciato e di complessità nella costruzione del tessuto pittorico, nella convivenza di rigore e lirismo, come un pensiero che si trasfonde in emozione e viceversa, per cui l’osservatore come l’artista rimane in attesa di rivelazioni possibili dall’opera che si identifica con la denominazione del colore ma che non si conclude con essa, anzi si dischiude ad ulteriori vibrazioni e significanze.
Il lavoro dei due artisti si occupa di questioni relative allo spazio, al colore, alla riduzione di elementi nella processualità di un work in progress orientato verso la ricerca dell’essenza, scoprendo nuove vie d’indagine in modalità singolari.
28
marzo 2015
Sonia Costantini / Luca Lupi – Infinito presente
Dal 28 marzo al 24 maggio 2015
arte contemporanea
Location
D’A SPAZIO D’ARTE
Empoli, Via Della Repubblica, 52, (Firenze)
Empoli, Via Della Repubblica, 52, (Firenze)
Orario di apertura
su appuntamento
Vernissage
28 Marzo 2015, ore 18.00
Autore




