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Fernando De Filippi – La rivoluzione privata 2
esposizione dedicata alle opere anni Sessanta / Settanta di Fernando De Filippi (1940). L’expo è curata da Angela Madesani, storica e critica d’arte (nonché autrice della Storia della fotografia edita da Bruno Mondadori) che ha anche realizzato una corposa intervista all’artista per il volume La rivoluzione privata 2 edito da Prearo (prosecuzione dell’omonimo libro del 1974).
Comunicato stampa
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Fernando De Filippi: Fondazione Mudima, La rivoluzione privata 2 – mostre Milano 2015. Inaugurazione giovedì 8 gennaio, ore 18.00 a Fondazione Mudima in via Tadino 26 per l’esposizione dedicata alle opere anni Sessanta / Settanta di Fernando De Filippi (1940). L’expo è curata da Angela Madesani, storica e critica d’arte (nonché autrice della Storia della fotografia edita da Bruno Mondadori) che ha anche realizzato una corposa intervista all’artista per il volume La rivoluzione privata 2 edito da Prearo (prosecuzione dell’omonimo libro del 1974). >
Pittura, manifesti, striscioni pubblicitari, fotografia, film: le opere di De Filippi in mostra sono realizzate con tutti i linguaggi possibili. Verrebbe da dire: con tutti i mezzi di propaganda allora disponibili. L’arte come impegno sociale in un mondo da cambiare, quando ancora si riteneva che ciò fosse possibile qui e ora… E’ infatti nella prima metà di quegli anni nei quali il far politica è pane quotidiano e sostanza dei rapporti e della comunicazione interpersonale tra milioni di persone che prendono vita i cicli artistici di Fernando De Filippi. Come Autobiografia (1970-1975), lavoro pittorico che ha Lenin come protagonista. O come le Trascrizioni dei testi di Lenin con la sua stessa grafia e in lingua russa: esercizio artistico che trova un parallelo in Sostituzione, lavoro performativo nel quale l’artista viene trasformato nello statista rappresentato.
Nella mostra di Fernando De Filippi a Fondazione Mudima si troverà anche la documentazione fotografica originale dell’opera del 1976 Tra esibizione e occultamento – realizzata tra la Francia e la Sardegna – per la quale l’artista ha trascritto alcuni passi di Marx sull’arte sulla battigia del mare: parole scolpite con delle “formine” sulla sabbia e destinate a essere cancellate dall’incessante riflusso dell’acqua.
La rivoluzione privata 2, a ben vedere, non rappresenta solo un’immersione possibile in un passato ricco di idee e spunti artistici – come quello vissuto da protagonista da Fernando De Filippi – ma l’occasione per misurare quanto l’impegno, in arte, abbia prodotto un “racconto” che resta vivo e vegeto. Sbaglierebbe chi collocasse quel periodo artistico in un angolo della Storia ormai chiuso, ritenendolo una sorta di vintage ideologico. L’insegnamento, assolutamente contemporaneo, è di grande importanza: l’engagement dell’artista è misura e statura della qualità della comunicazione tra gli uomini. Non bisognerebbe chiedersi, semmai, quanto e come le storie raccontate oggi dalle milioni di opere correnti siano realmente presenti al mondo e capaci di interferire con l’inarrestabile – quanto imprevedibile, che dir si voglia – flusso della Storia?
Pittura, manifesti, striscioni pubblicitari, fotografia, film: le opere di De Filippi in mostra sono realizzate con tutti i linguaggi possibili. Verrebbe da dire: con tutti i mezzi di propaganda allora disponibili. L’arte come impegno sociale in un mondo da cambiare, quando ancora si riteneva che ciò fosse possibile qui e ora… E’ infatti nella prima metà di quegli anni nei quali il far politica è pane quotidiano e sostanza dei rapporti e della comunicazione interpersonale tra milioni di persone che prendono vita i cicli artistici di Fernando De Filippi. Come Autobiografia (1970-1975), lavoro pittorico che ha Lenin come protagonista. O come le Trascrizioni dei testi di Lenin con la sua stessa grafia e in lingua russa: esercizio artistico che trova un parallelo in Sostituzione, lavoro performativo nel quale l’artista viene trasformato nello statista rappresentato.
Nella mostra di Fernando De Filippi a Fondazione Mudima si troverà anche la documentazione fotografica originale dell’opera del 1976 Tra esibizione e occultamento – realizzata tra la Francia e la Sardegna – per la quale l’artista ha trascritto alcuni passi di Marx sull’arte sulla battigia del mare: parole scolpite con delle “formine” sulla sabbia e destinate a essere cancellate dall’incessante riflusso dell’acqua.
La rivoluzione privata 2, a ben vedere, non rappresenta solo un’immersione possibile in un passato ricco di idee e spunti artistici – come quello vissuto da protagonista da Fernando De Filippi – ma l’occasione per misurare quanto l’impegno, in arte, abbia prodotto un “racconto” che resta vivo e vegeto. Sbaglierebbe chi collocasse quel periodo artistico in un angolo della Storia ormai chiuso, ritenendolo una sorta di vintage ideologico. L’insegnamento, assolutamente contemporaneo, è di grande importanza: l’engagement dell’artista è misura e statura della qualità della comunicazione tra gli uomini. Non bisognerebbe chiedersi, semmai, quanto e come le storie raccontate oggi dalle milioni di opere correnti siano realmente presenti al mondo e capaci di interferire con l’inarrestabile – quanto imprevedibile, che dir si voglia – flusso della Storia?
08
gennaio 2015
Fernando De Filippi – La rivoluzione privata 2
Dall'otto gennaio all'otto febbraio 2015
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE MUDIMA
Milano, Via Alessandro Tadino, 26, (Milano)
Milano, Via Alessandro Tadino, 26, (Milano)
Vernissage
8 Gennaio 2015, h 18
Autore
Curatore



