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Carmon Colangelo – Because the World is Round
Le opere di Carmon possiedono anche la forza di una scelta processuale che sintetizza i linguaggi digitali applicandoli alla tecnica “tradizionale” dell’incisione e del monotipo.
Comunicato stampa
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Nel più celebre tra i racconti di Borges il protagonista scopre in un ordinario sottoscala, uno spazio comune che potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo, “una piccola sfera cangiante, di quasi intollerabile fulgore”: è l’Aleph, una straordinaria porta percettiva che contiene sovrapposte e distinte tutte le visioni dell’universo, da tutti i possibili punti di vista. L’invenzione letteraria di Borges contiene un elemento alchemico, che si proietta nel passato di una tradizione teosofica; ma qui interessa specialmente perché alza il sipario su una condizione culturale che cominciava a manifestarsi problematicamente negli anni Cinquanta (il racconto venne pubblicato la prima volta nel 1949), con l’affermarsi delle tecnologie di riproduzione e della comunicazione televisiva.
Nel secolo scorso sì è verificata, inesorabile, un’ablazione delle consolidate coordinate di spazio e di tempo, e l’unitarietà dell’esperienza percettiva legata alla sensorialità tradizionale è completamente saltata in aria. L’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, con la perdita aurale di cui con lungimiranza scrisse Walter Benjamin negli anni Trenta, preludeva a una concezione rizomatica e policentrica della condizione umana che si realizza pienamente in questo millennio. L’uomo, dopo secoli di antropocentrismo, ha perso di nuovo il suo primato con il diffondersi capillare della connettività, della trasmissione immediata (quasi letteralmente potremmo dire, con le parole di Rosalind Krauss, senza un medium considerabile come strumento o come elaboratore) di immagini, di suoni, e alla fine addirittura della stessa presenza attiva. Tutto ciò è visibile anche grazie alla proiezione che ne hanno dato gli artisti, sintetizzando in forme diverse questa simultaneità percettiva.
Le opere di Carmon Colangelo interpretano in modo originale questa fibrillazione della percezione di sé rispetto ai flussi di informazione (e all’elaborazione di visioni) che rendono il mondo rapidamente piccolo e percorribile, conoscibile senza sforzi ermeneutici, e – allo stesso tempo – incredibilmente vasto, amplificabile attraverso la sovrapposizione di conoscenze e l’innesto di diversi patrimoni culturali.
Ogni singolo lavoro di Colangelo procede per accostamenti e opposizioni che a un’osservazione più consapevole rivelano il potere narrativo di una continuità non banale. In linea con una sensibilità contemporanea che pratica forme inedite di archiviazione, Because the World is Round si propone come mappa alternativa per la lettura del mondo: i diversi elementi che entrano relazione assumono un nuovo significato proprio in virtù di questa relazione. Le tavole rappresentano altrettante cartografie in cui le immagini hanno una doppia funzione: significano se stesse e rappresentano la legenda che contribuisce a renderli comprensibili. In questo senso la ricerca di Colangelo si distanzia dalla raccolta autobiografica di Gerard Richter, o dalle narrazioni collettive innescate da Christian Boltanski e Thomas Hirshhorn. Inoltre, l’ulteriore intervento grafico, sia quando consiste nella distorsione delle immagini, sia quando sovrappone nuovi segni, dichiara una volontà cartografica che punta alla costruzione e non alla semplice rappresentazione della dissoluzione del racconto globale, così come avviene invece nel lavoro recente di Camille Henrot.
Il riferimento più diretto, da leggersi in una funzione riattualizzata, è di un precedente illustre: gli atlanti di Aby Warburg, quelle tavole perdute in cui il più importante storico dell’arte (la cui influenza sulla critica contemporanea è ancora tutta da scrivere) costruiva mappe delle “costanti della memoria” capaci di restituire la complessità del mondo. In una misura analoga, ma con prospettive diverse, da un capo all’altro dell’universo visivo contemporaneo le opere di Colangelo risemantizzano i propri componenti (sia quelli assemblati per accostamento sia quelli per addizione) e evidenziano linee sorprendenti e nuovi percorsi.
Le opere di Carmon possiedono anche la forza di una scelta processuale che sintetizza i linguaggi digitali applicandoli alla tecnica “tradizionale” dell’incisione e del monotipo. Tutto questo contribuisce alla formulazione di una nuova possibile centralità per il punto di vista dell’uomo nel mondo contemporaneo: un’unità ritrovata.
Pietro Gaglianò
Nel secolo scorso sì è verificata, inesorabile, un’ablazione delle consolidate coordinate di spazio e di tempo, e l’unitarietà dell’esperienza percettiva legata alla sensorialità tradizionale è completamente saltata in aria. L’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, con la perdita aurale di cui con lungimiranza scrisse Walter Benjamin negli anni Trenta, preludeva a una concezione rizomatica e policentrica della condizione umana che si realizza pienamente in questo millennio. L’uomo, dopo secoli di antropocentrismo, ha perso di nuovo il suo primato con il diffondersi capillare della connettività, della trasmissione immediata (quasi letteralmente potremmo dire, con le parole di Rosalind Krauss, senza un medium considerabile come strumento o come elaboratore) di immagini, di suoni, e alla fine addirittura della stessa presenza attiva. Tutto ciò è visibile anche grazie alla proiezione che ne hanno dato gli artisti, sintetizzando in forme diverse questa simultaneità percettiva.
Le opere di Carmon Colangelo interpretano in modo originale questa fibrillazione della percezione di sé rispetto ai flussi di informazione (e all’elaborazione di visioni) che rendono il mondo rapidamente piccolo e percorribile, conoscibile senza sforzi ermeneutici, e – allo stesso tempo – incredibilmente vasto, amplificabile attraverso la sovrapposizione di conoscenze e l’innesto di diversi patrimoni culturali.
Ogni singolo lavoro di Colangelo procede per accostamenti e opposizioni che a un’osservazione più consapevole rivelano il potere narrativo di una continuità non banale. In linea con una sensibilità contemporanea che pratica forme inedite di archiviazione, Because the World is Round si propone come mappa alternativa per la lettura del mondo: i diversi elementi che entrano relazione assumono un nuovo significato proprio in virtù di questa relazione. Le tavole rappresentano altrettante cartografie in cui le immagini hanno una doppia funzione: significano se stesse e rappresentano la legenda che contribuisce a renderli comprensibili. In questo senso la ricerca di Colangelo si distanzia dalla raccolta autobiografica di Gerard Richter, o dalle narrazioni collettive innescate da Christian Boltanski e Thomas Hirshhorn. Inoltre, l’ulteriore intervento grafico, sia quando consiste nella distorsione delle immagini, sia quando sovrappone nuovi segni, dichiara una volontà cartografica che punta alla costruzione e non alla semplice rappresentazione della dissoluzione del racconto globale, così come avviene invece nel lavoro recente di Camille Henrot.
Il riferimento più diretto, da leggersi in una funzione riattualizzata, è di un precedente illustre: gli atlanti di Aby Warburg, quelle tavole perdute in cui il più importante storico dell’arte (la cui influenza sulla critica contemporanea è ancora tutta da scrivere) costruiva mappe delle “costanti della memoria” capaci di restituire la complessità del mondo. In una misura analoga, ma con prospettive diverse, da un capo all’altro dell’universo visivo contemporaneo le opere di Colangelo risemantizzano i propri componenti (sia quelli assemblati per accostamento sia quelli per addizione) e evidenziano linee sorprendenti e nuovi percorsi.
Le opere di Carmon possiedono anche la forza di una scelta processuale che sintetizza i linguaggi digitali applicandoli alla tecnica “tradizionale” dell’incisione e del monotipo. Tutto questo contribuisce alla formulazione di una nuova possibile centralità per il punto di vista dell’uomo nel mondo contemporaneo: un’unità ritrovata.
Pietro Gaglianò
09
gennaio 2015
Carmon Colangelo – Because the World is Round
Dal 09 al 13 gennaio 2015
arte contemporanea
Location
SRISA GALLERY OF CONTEMPORARY ART
Firenze, Via San Gallo, 53/r, (Firenze)
Firenze, Via San Gallo, 53/r, (Firenze)
Orario di apertura
da Lunedì a Venerdì ore 11-19
Vernissage
9 Gennaio 2015, ore 18.30
Autore




