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Daniele Carpi – Nomos
Con il progetto “Nomos” Daniele Carpi s’interessa all’uomo come architetto dall’attitudine normativa, organicamente unito alle forme geometriche del pensiero razionale che misura e organizza il territorio adattandolo alla vita civile.
Comunicato stampa
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Prosegue la programmazione di Dimora Artica finalizzata ad individuare le connessioni tra cultura tradizionale e nuove tendenze dell'arte contemporanea italiana. Dopo “Ur”, progetto di Laura Santamaria dedicato alla funzione semantica dell'oreficeria, ed “Heimat”, mostra nella quale Giuseppe Costa ha indagato il legame con il luogo d’origine, è ora il momento di “Nomos”, mostra personale di Daniele Carpi dedicata al rapporto dell'uomo con la propria attitudine costruttiva e normativa.
L'individuazione dell’intimo legame che unisce l’uomo con i luoghi da esso vissuti è uno degli elementi centrali nella ricerca di Daniele Carpi. Come un antropologo l’artista indaga l’identità umana ristabilendo le connessioni con i segni della storia, frammenti depositati nell'inconscio collettivo che, ricongiunti tra loro, vanno a ricomporre l’integrità di una dimensione insieme corporea e trascendente. La figura, ed in particolare la testa, è rappresentata dall’artista come un contenitore, vaso che contiene le tracce dell’ambiente nel quale è a sua volta contenuto, un infinito frattale nel quale l’ambiente esterno e la coscienza interiore coincidono come se fossero uno il calco dell’altra.
Se in altre opere Daniele Carpi ricostruisce la figura del brigante ottocentesco, confondendone i tratti tra formazioni geologiche vegetali e minerali, con il progetto “Nomos” l’artista s’interessa alla figura opposta, mostrando l’uomo come architetto dall’attitudine normativa, organicamente unito alle forme geometriche del pensiero razionale che misura e organizza il territorio adattandolo alla vita civile.
Il brigante è un selvatico “homo sacer”, esterno al mondo civilizzato e quindi assimilabile all’informe fluire dell’irrazionale, mentre l’architetto, animato dalla volontà ordinatrice, è associabile alle ben definite forme della ragione.
Daniele Carpi recupera l’aspetto antropocentrico dell’architettura accostandosi alla lunga tradizione che, partendo da Vitruvio, attraversa la storia fino al novecentesco Modulor di Le Corbusier. L’aspetto uniformante del modulo viene però elaborato dall’artista in diverso modo: non è più il corpo ad adattarsi allo schema, o viceversa la geometria a farsi organica, ma tra i due elementi, uno fisico e l’altro ideale, s’instaura un dialogo paritario, nel quale i diversi frammenti si amalgamano formando un’unità coerente.
La geometria viene riportata alla necessità pratica dalla quale ha origine e nello stesso tempo è conservata la valenza platonica delle forme geometriche come modelli astratti ed immutabili. Il pensiero astratto assume una tale concretezza corporea da divenire parte integrante dell'individuo, con il quale interagisce formando organismi unitari. Microcosmi che Daniele Carpi elabora mischiando collage, pittura e scultura, in scala 1:1, come fossero calchi di persone reali tratte nei loro aspetti visibili ed invisibili, dissolte e ricomposte insieme al proprio habitat di luoghi, pensieri, costruzioni ed affetti.
L'individuazione dell’intimo legame che unisce l’uomo con i luoghi da esso vissuti è uno degli elementi centrali nella ricerca di Daniele Carpi. Come un antropologo l’artista indaga l’identità umana ristabilendo le connessioni con i segni della storia, frammenti depositati nell'inconscio collettivo che, ricongiunti tra loro, vanno a ricomporre l’integrità di una dimensione insieme corporea e trascendente. La figura, ed in particolare la testa, è rappresentata dall’artista come un contenitore, vaso che contiene le tracce dell’ambiente nel quale è a sua volta contenuto, un infinito frattale nel quale l’ambiente esterno e la coscienza interiore coincidono come se fossero uno il calco dell’altra.
Se in altre opere Daniele Carpi ricostruisce la figura del brigante ottocentesco, confondendone i tratti tra formazioni geologiche vegetali e minerali, con il progetto “Nomos” l’artista s’interessa alla figura opposta, mostrando l’uomo come architetto dall’attitudine normativa, organicamente unito alle forme geometriche del pensiero razionale che misura e organizza il territorio adattandolo alla vita civile.
Il brigante è un selvatico “homo sacer”, esterno al mondo civilizzato e quindi assimilabile all’informe fluire dell’irrazionale, mentre l’architetto, animato dalla volontà ordinatrice, è associabile alle ben definite forme della ragione.
Daniele Carpi recupera l’aspetto antropocentrico dell’architettura accostandosi alla lunga tradizione che, partendo da Vitruvio, attraversa la storia fino al novecentesco Modulor di Le Corbusier. L’aspetto uniformante del modulo viene però elaborato dall’artista in diverso modo: non è più il corpo ad adattarsi allo schema, o viceversa la geometria a farsi organica, ma tra i due elementi, uno fisico e l’altro ideale, s’instaura un dialogo paritario, nel quale i diversi frammenti si amalgamano formando un’unità coerente.
La geometria viene riportata alla necessità pratica dalla quale ha origine e nello stesso tempo è conservata la valenza platonica delle forme geometriche come modelli astratti ed immutabili. Il pensiero astratto assume una tale concretezza corporea da divenire parte integrante dell'individuo, con il quale interagisce formando organismi unitari. Microcosmi che Daniele Carpi elabora mischiando collage, pittura e scultura, in scala 1:1, come fossero calchi di persone reali tratte nei loro aspetti visibili ed invisibili, dissolte e ricomposte insieme al proprio habitat di luoghi, pensieri, costruzioni ed affetti.
03
dicembre 2013
Daniele Carpi – Nomos
Dal 03 al 21 dicembre 2013
arte contemporanea
Location
DIMORA ARTICA
Milano, Via Dolomiti, 11, (Milano)
Milano, Via Dolomiti, 11, (Milano)
Orario di apertura
dal giovedì al sabato ore 16 - 19.30
Vernissage
3 Dicembre 2013, ore 18,30
Autore
Curatore




