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Rosaria Iodice – La Donna Lumaca
“Qui mi chiamano Nanda, è il nome che mi sono inventata quando quel giorno alla stazione mi chiesero i documenti che non avevo. Finsi di aver perso la memoria, inventai una storia assurda, perché non volevo che riannodassero il filo che avevo spezzato molti anni prima.”
Comunicato stampa
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LA DONNA LUMACA
di Rosaria Iodice
Lupo editore
“Qui mi chiamano Nanda, è il nome che mi sono inventata quando quel giorno alla stazione mi chiesero i documenti che non avevo. Finsi di aver perso la memoria, inventai una storia assurda, perché non volevo che riannodassero il filo che avevo spezzato molti anni prima.”
Nell’ospizio per anziani e sbandati che l’ha accolta negli ultimi anni, Angela ripercorre la sua esistenza “diversa”.
Ha visto la guerra da bambina, e poi la rinascita del Paese, ma ha subito la violenza delle convenzioni; ha vissuto le turbolenze di una società in mutamento, spaccata tra la spinta alla modernità e la ferocia di cupe ideologie, incapace di uscire dal guscio.
La sua è sempre stata una lotta disperata e solitaria, segnata dai sensi di colpa e dall’autocensura, solo a tratti addolcita da una maternità che ha difeso con le unghie e coi denti. Ma la contraddizione e la menzogna a cui si è condannata da sé hanno finito con lo straziare il rapporto più prezioso spingendola alla fuga e al randagismo in cerca di espiazione. Eppure – come per Florentino Ariza e Fermina Daza – inaspettatamente l’Amore negato trova la sua ora di riscatto e si afferma oltre il pregiudizio e il moralismo bigotto. La storia di una donna, tra tante.
Il racconto parte con la ricostruzione dell’infanzia della protagonista, ora anziana e ospite di una Casa di accoglienza: la guerra, il clima familiare e le tradizioni chiuse che lo caratterizzano e la formano fino ad una adolescenza schiva che la esclude dalla disinvolta emancipazione delle coetanee.
E’ la sua introversione e la predisposizione al sogno che fanno cadere Angela nella trappola di Raniero, un uomo spregiudicato che la seduce e la lascia nel momento in cui lei scopre di essere incinta. Nella sartoria in cui lavora, Angela riceve il sostegno di Teresa, che le è vicina nella scelta di abortire e stabilisce con lei un rapporto sempre più stretto, destinato a rivelarsi una vera e propria passione alla quale Angela non si sottrae, scoprendo la propria omosessualità. L’incapacità di aderire alla propria natura, per paura del giudizio sociale, la spinge però a rompere la storia con Teresa, che si allontana perseguendo una vocazione di lotta sul piano dei diritti di genere e si impegna in politica.
Intanto Angela, ormai trentenne, si illude di trovare la normalità sposando Valerio, che tuttavia manifesta una personalità travagliata e malata; dal matrimonio nasce Roberta, ma la psicosi di Valerio porta presto ad una sofferta separazione. Angela si rimbocca le maniche e cresce da sola una figlia che vuole proteggere dal mondo e dai propri segreti.
Negli anni, un incontro con Teresa, ormai giunta in Parlamento, le rivela la dimensione della rinuncia e del rimpianto, ma Angela ribadisce il proprio bisogno di omologazione dedicandosi totalmente alla famiglia d’origine e a Roberta, riuscendo a recuperare per lei il rapporto con Valerio, che ha trovato nella paziente Consiglia una compagna devota.
L’adolescenza della figlia ripropone vecchie dinamiche: se la madre gestisce la sua formazione, soffocandone la creatività, appena maggiorenne la ragazza cerca in autonomia la propria strada. Per Angela è il vuoto.
E quando Roberta – scoperto il diario della madre, e in esso i segreti inconfessati di lei – la insulta esprimendo ripulsa per la sua omosessualità e per le sue menzogne, la donna fugge verso un gesto estremo che per caso viene sventato da un passante. La sua vita si trascina così sulla strada fino al momento in cui lei e Armando, affettuoso compagno di sventura, non trovano rifugio in un ospizio. E’ qui che Angela, in una serata davanti alla televisione, scopre dopo quindici anni di essere cercata dalla figlia e da una Teresa che pubblicamente dichiara la loro storia e l’amore che ancora la lega a lei.
L’argomento dell’omosessualità e le dinamiche con cui Anna vive e soffre le proprie propensioni sessuali sono affrontati dall’autrice con autenticità, ricevendo dalla figura di Teresa e dal riferimento ai faticosi mutamenti nei costumi e nella legislazione italiana un significativo contributo alla omprensione delle vicende di emancipazione femminile in Italia. La tormentata personalità di Anna rappresenta il bagaglio dei tempi e dell’educazione ricevuta, in cui il peso dei tabù ha impedito la libera espressione del Sé lasciando spazio a drastici limiti di autocoscienza e ai pesanti errori esistenziali che l’insicurezza non ha permesso di evitare. Molto interessante la figura della figlia, sulla quale gravano i silenzi materni che la spingono alla disperata ricerca della verità, con tentativi di manipolazione dei genitori e di ostinata ribellione, prima di esprimere il profondo malessere che l’angoscia di Angela rovescia su di lei.
La tesi della storia appare delineata con chiarezza: una vita trascorsa nel tradimento di se stessi e nella paura, nella negazione di quello che prima di essere orientamento sessuale è Amore, porta alla distruzione della persona e dei rapporti più cari, imponendo il prezzo altissimo della fuga estrema di fronte all’evidenza del fallimento e dell’inutilità della rinuncia. Struggente la conclusione della vicenda, che salva da un lato la maternità e dall’altro la fedeltà restituendo all’anziana Angela il diritto di amare, come accade ai protagonisti del romanzo di Marquez.
E’ un libro che – nella specificità dell’argomento – risulta adatto a tutti per la compostezza e la linearità della narrazione, riservando spunti di riflessione di rilievo sul rapporto uomo-donna e madre-figlia.
http://www.lupoeditore.it/lupo/
di Rosaria Iodice
Lupo editore
“Qui mi chiamano Nanda, è il nome che mi sono inventata quando quel giorno alla stazione mi chiesero i documenti che non avevo. Finsi di aver perso la memoria, inventai una storia assurda, perché non volevo che riannodassero il filo che avevo spezzato molti anni prima.”
Nell’ospizio per anziani e sbandati che l’ha accolta negli ultimi anni, Angela ripercorre la sua esistenza “diversa”.
Ha visto la guerra da bambina, e poi la rinascita del Paese, ma ha subito la violenza delle convenzioni; ha vissuto le turbolenze di una società in mutamento, spaccata tra la spinta alla modernità e la ferocia di cupe ideologie, incapace di uscire dal guscio.
La sua è sempre stata una lotta disperata e solitaria, segnata dai sensi di colpa e dall’autocensura, solo a tratti addolcita da una maternità che ha difeso con le unghie e coi denti. Ma la contraddizione e la menzogna a cui si è condannata da sé hanno finito con lo straziare il rapporto più prezioso spingendola alla fuga e al randagismo in cerca di espiazione. Eppure – come per Florentino Ariza e Fermina Daza – inaspettatamente l’Amore negato trova la sua ora di riscatto e si afferma oltre il pregiudizio e il moralismo bigotto. La storia di una donna, tra tante.
Il racconto parte con la ricostruzione dell’infanzia della protagonista, ora anziana e ospite di una Casa di accoglienza: la guerra, il clima familiare e le tradizioni chiuse che lo caratterizzano e la formano fino ad una adolescenza schiva che la esclude dalla disinvolta emancipazione delle coetanee.
E’ la sua introversione e la predisposizione al sogno che fanno cadere Angela nella trappola di Raniero, un uomo spregiudicato che la seduce e la lascia nel momento in cui lei scopre di essere incinta. Nella sartoria in cui lavora, Angela riceve il sostegno di Teresa, che le è vicina nella scelta di abortire e stabilisce con lei un rapporto sempre più stretto, destinato a rivelarsi una vera e propria passione alla quale Angela non si sottrae, scoprendo la propria omosessualità. L’incapacità di aderire alla propria natura, per paura del giudizio sociale, la spinge però a rompere la storia con Teresa, che si allontana perseguendo una vocazione di lotta sul piano dei diritti di genere e si impegna in politica.
Intanto Angela, ormai trentenne, si illude di trovare la normalità sposando Valerio, che tuttavia manifesta una personalità travagliata e malata; dal matrimonio nasce Roberta, ma la psicosi di Valerio porta presto ad una sofferta separazione. Angela si rimbocca le maniche e cresce da sola una figlia che vuole proteggere dal mondo e dai propri segreti.
Negli anni, un incontro con Teresa, ormai giunta in Parlamento, le rivela la dimensione della rinuncia e del rimpianto, ma Angela ribadisce il proprio bisogno di omologazione dedicandosi totalmente alla famiglia d’origine e a Roberta, riuscendo a recuperare per lei il rapporto con Valerio, che ha trovato nella paziente Consiglia una compagna devota.
L’adolescenza della figlia ripropone vecchie dinamiche: se la madre gestisce la sua formazione, soffocandone la creatività, appena maggiorenne la ragazza cerca in autonomia la propria strada. Per Angela è il vuoto.
E quando Roberta – scoperto il diario della madre, e in esso i segreti inconfessati di lei – la insulta esprimendo ripulsa per la sua omosessualità e per le sue menzogne, la donna fugge verso un gesto estremo che per caso viene sventato da un passante. La sua vita si trascina così sulla strada fino al momento in cui lei e Armando, affettuoso compagno di sventura, non trovano rifugio in un ospizio. E’ qui che Angela, in una serata davanti alla televisione, scopre dopo quindici anni di essere cercata dalla figlia e da una Teresa che pubblicamente dichiara la loro storia e l’amore che ancora la lega a lei.
L’argomento dell’omosessualità e le dinamiche con cui Anna vive e soffre le proprie propensioni sessuali sono affrontati dall’autrice con autenticità, ricevendo dalla figura di Teresa e dal riferimento ai faticosi mutamenti nei costumi e nella legislazione italiana un significativo contributo alla omprensione delle vicende di emancipazione femminile in Italia. La tormentata personalità di Anna rappresenta il bagaglio dei tempi e dell’educazione ricevuta, in cui il peso dei tabù ha impedito la libera espressione del Sé lasciando spazio a drastici limiti di autocoscienza e ai pesanti errori esistenziali che l’insicurezza non ha permesso di evitare. Molto interessante la figura della figlia, sulla quale gravano i silenzi materni che la spingono alla disperata ricerca della verità, con tentativi di manipolazione dei genitori e di ostinata ribellione, prima di esprimere il profondo malessere che l’angoscia di Angela rovescia su di lei.
La tesi della storia appare delineata con chiarezza: una vita trascorsa nel tradimento di se stessi e nella paura, nella negazione di quello che prima di essere orientamento sessuale è Amore, porta alla distruzione della persona e dei rapporti più cari, imponendo il prezzo altissimo della fuga estrema di fronte all’evidenza del fallimento e dell’inutilità della rinuncia. Struggente la conclusione della vicenda, che salva da un lato la maternità e dall’altro la fedeltà restituendo all’anziana Angela il diritto di amare, come accade ai protagonisti del romanzo di Marquez.
E’ un libro che – nella specificità dell’argomento – risulta adatto a tutti per la compostezza e la linearità della narrazione, riservando spunti di riflessione di rilievo sul rapporto uomo-donna e madre-figlia.
http://www.lupoeditore.it/lupo/
07
novembre 2013
Rosaria Iodice – La Donna Lumaca
07 novembre 2013
presentazione
Location
EVALUNA LIBRERIA ARTGALLERY
Napoli, Piazza Vincenzo Bellini, 72, (Napoli)
Napoli, Piazza Vincenzo Bellini, 72, (Napoli)
Vernissage
7 Novembre 2013, h 18.00
Autore
Curatore




