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Claudio Verna – I colori agili
La galleria Monitor è lieta di presentare la mostra personale di Claudio Verna (1937), a cura di Davide Ferri. Per la prima volta in galleria privata verrà esposto un corpo di opere che abbraccia tutto l’arco della ricerca di Verna: dalle prime rare tele dei tardi ’80 agli ultimi lavori pittorici.
Comunicato stampa
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La galleria Monitor è lieta di presentare la mostra personale di Claudio Verna (Guardiagrele, 1937), a cura di Davide Ferri, frutto di un lavoro di analisi, discussione e studio portato avanti nell'arco dell'ultimo anno.
Per la prima volta nelle sale di una galleria privata verrà esposto un corpo di opere che abbraccia tutto l'arco della ricerca di Verna: dalle prime rarissime tele dei tardi anni '60, come l'Omaggio a Licini, 1966-67, ai raffinati lavori pittorici degli ultimi anni, tra cui Andante Appassionato, 2012, passando con Collage n.5, attraverso le sperimentazioni dei primi anni '80, per offrire una lettura inedita e trasversale dell'attività di uno degli artisti più interessanti della scena artistica attuale.
Per dirla con Davide Ferri, “la mostra da Monitor […] non è un’antologica, non nasce all’insegna del best of, ma vuole provare a scardinare l’idea di un Verna campione della Pittura Analitica e basta, della Pittura Pittura, di un Verna anni Sessanta/Ottanta/Novanta, di un Verna richiudibile in serie, bloccato nelle periodizzazioni o nelle asperità concettuali degli anni Settanta.”
Per molti anni infatti, la pittura di Verna è stata confinata alle grandissime sperimentazioni dei tardi anni '60. Sono di fatto stati anni fondamentali, che hanno visto nella produzione dell'artista abruzzese, da sempre attivo a Roma, la realizzazione di alcuni capolavori, sufficienti da soli a garantirgli un posto di rilievo nella storia della pittura italiana del XX secolo. Compito della mostra negli spazi di Monitor è dunque quello di uscire fuori da questi schematismi per restituire all'artista la felice definizione che Maurizio Fagiolo dall'Arco scrisse in un suo testo: “il primo momento della ricerca (e l’ultimo, perché ognuna di queste proposte vale per tutto il percorso di Verna) è quanto mai imprevedibile. Il pittore dichiara prima di tutto di non conoscere il fine della ricerca, di non aver già catturato l’impalpabile essenza del Quadro: sa di non sapere. A la recherche… allora (con tutto il carico di Memoria che questa operazione sottintende). Sapere che cosa è il colore, che cosa è lo spazio, che cosa è la storia della pittura, sapere altri fini e forse anche i mezzi, ignorare semplicemente come si può cominciare da capo. Dire: Un quadro è un quadro (come, secondo Gertrude, “una rosa è una rosa”), forse questa è la partenza giusta. (Claudio Verna, Giancarlo Politi Editore, 1979).
Il “quadro” inteso come “oggetto pittorico” è dunque una delle linee guida di questa mostra eterogenea, dagli accostamenti inediti e suggestivi. Continua Davide Ferri: nella mostra infatti “ci sono sei dipinti -due/tre di molti anni fa, certo, ma ci sono proprio perché i dipinti del presente ne hanno chiamato la presenza. Tra questi sei dipinti, ce ne sono alcuni recentissimi e altri fondamentali ma non troppo noti, proprio perché “di transizione” o “di passaggio” e che per questa ragione sfuggono alle classificazioni: Pittura del 1976, in cui cambia il rapporto tra progetto ed esperienza – in particolare nella pennellata come presenza, libera, “di sensazione”, per la prima volta slegata dal disegno e dalla geometria; l’Omaggio a Licini, del 1966, dove un minimalismo alla Frank Stella si incontra con la volatilità e la leggerezza di una figura di Licini. E ancora: ci sono altri lavori poco visti per via del loro carattere di tentativo, di eccezione -come i due collage in mostra, in uno dei quali viene riutilizzato lo scarto dei dipinti maggiori, il nastro adesivo usato per tracciare contorni e linee- e alcuni disegni realizzati la scorsa estate a Rapicciano, in Umbria, dove Verna è solito trascorrere l'Estate, ed è un accostamento inedito per l'artista, che in genere espone i dipinti e le carte separatamente. Insomma, c’è un’apparente incostanza in questa mostra e da questa potrebbe riemergere un codice (come direbbe Verna) o magari, soltanto, una specie di inaspettata, elegante difformità.” (Estratto dal testo di Davide Ferri, Claudio Verna, I colori agili, Roma 2013).
Fino al 20 Luglio
Claudio Verna si unisce al programma espositivo di Monitor dal maggio 2013. Selected Shows: 2011; Festa antologica, Fondazione Mudima, Milano; 2007; Works between 1967 – 2007, Museo Nazionale d’Abruzzo, Castello Cinquecentesco, L’Aquila; 1989 Frankfurter Westend Galerie, Frankfurt; 1980 Lo Spazio Gallery, Naples ; XXXIX Venice Biennal, Venice; 1979 Galleria del Milione, Milan
Per la prima volta nelle sale di una galleria privata verrà esposto un corpo di opere che abbraccia tutto l'arco della ricerca di Verna: dalle prime rarissime tele dei tardi anni '60, come l'Omaggio a Licini, 1966-67, ai raffinati lavori pittorici degli ultimi anni, tra cui Andante Appassionato, 2012, passando con Collage n.5, attraverso le sperimentazioni dei primi anni '80, per offrire una lettura inedita e trasversale dell'attività di uno degli artisti più interessanti della scena artistica attuale.
Per dirla con Davide Ferri, “la mostra da Monitor […] non è un’antologica, non nasce all’insegna del best of, ma vuole provare a scardinare l’idea di un Verna campione della Pittura Analitica e basta, della Pittura Pittura, di un Verna anni Sessanta/Ottanta/Novanta, di un Verna richiudibile in serie, bloccato nelle periodizzazioni o nelle asperità concettuali degli anni Settanta.”
Per molti anni infatti, la pittura di Verna è stata confinata alle grandissime sperimentazioni dei tardi anni '60. Sono di fatto stati anni fondamentali, che hanno visto nella produzione dell'artista abruzzese, da sempre attivo a Roma, la realizzazione di alcuni capolavori, sufficienti da soli a garantirgli un posto di rilievo nella storia della pittura italiana del XX secolo. Compito della mostra negli spazi di Monitor è dunque quello di uscire fuori da questi schematismi per restituire all'artista la felice definizione che Maurizio Fagiolo dall'Arco scrisse in un suo testo: “il primo momento della ricerca (e l’ultimo, perché ognuna di queste proposte vale per tutto il percorso di Verna) è quanto mai imprevedibile. Il pittore dichiara prima di tutto di non conoscere il fine della ricerca, di non aver già catturato l’impalpabile essenza del Quadro: sa di non sapere. A la recherche… allora (con tutto il carico di Memoria che questa operazione sottintende). Sapere che cosa è il colore, che cosa è lo spazio, che cosa è la storia della pittura, sapere altri fini e forse anche i mezzi, ignorare semplicemente come si può cominciare da capo. Dire: Un quadro è un quadro (come, secondo Gertrude, “una rosa è una rosa”), forse questa è la partenza giusta. (Claudio Verna, Giancarlo Politi Editore, 1979).
Il “quadro” inteso come “oggetto pittorico” è dunque una delle linee guida di questa mostra eterogenea, dagli accostamenti inediti e suggestivi. Continua Davide Ferri: nella mostra infatti “ci sono sei dipinti -due/tre di molti anni fa, certo, ma ci sono proprio perché i dipinti del presente ne hanno chiamato la presenza. Tra questi sei dipinti, ce ne sono alcuni recentissimi e altri fondamentali ma non troppo noti, proprio perché “di transizione” o “di passaggio” e che per questa ragione sfuggono alle classificazioni: Pittura del 1976, in cui cambia il rapporto tra progetto ed esperienza – in particolare nella pennellata come presenza, libera, “di sensazione”, per la prima volta slegata dal disegno e dalla geometria; l’Omaggio a Licini, del 1966, dove un minimalismo alla Frank Stella si incontra con la volatilità e la leggerezza di una figura di Licini. E ancora: ci sono altri lavori poco visti per via del loro carattere di tentativo, di eccezione -come i due collage in mostra, in uno dei quali viene riutilizzato lo scarto dei dipinti maggiori, il nastro adesivo usato per tracciare contorni e linee- e alcuni disegni realizzati la scorsa estate a Rapicciano, in Umbria, dove Verna è solito trascorrere l'Estate, ed è un accostamento inedito per l'artista, che in genere espone i dipinti e le carte separatamente. Insomma, c’è un’apparente incostanza in questa mostra e da questa potrebbe riemergere un codice (come direbbe Verna) o magari, soltanto, una specie di inaspettata, elegante difformità.” (Estratto dal testo di Davide Ferri, Claudio Verna, I colori agili, Roma 2013).
Fino al 20 Luglio
Claudio Verna si unisce al programma espositivo di Monitor dal maggio 2013. Selected Shows: 2011; Festa antologica, Fondazione Mudima, Milano; 2007; Works between 1967 – 2007, Museo Nazionale d’Abruzzo, Castello Cinquecentesco, L’Aquila; 1989 Frankfurter Westend Galerie, Frankfurt; 1980 Lo Spazio Gallery, Naples ; XXXIX Venice Biennal, Venice; 1979 Galleria del Milione, Milan
16
maggio 2013
Claudio Verna – I colori agili
Dal 16 maggio al 20 luglio 2013
arte contemporanea
Location
MONITOR
Roma, Via Sforza Cesarini, 43a-44 , (Roma)
Roma, Via Sforza Cesarini, 43a-44 , (Roma)
Orario di apertura
Da martedì a venerdì dalle 13 alle 19
Vernissage
16 Maggio 2013, h 18,30 - 21,00
Autore
Curatore




