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Adelaide Di Nunzio – Gods & Goddesses
Un progetto di 24 immagini fotografiche che attraversano il mondo delle divinità classiche sondando gli archetipi maschili, femminili e bi-sessuati. La narrazione dell’artista prende avvio dalla constatazione della divaricazione tra il modello del mondo antico e quello contemporaneo.
Comunicato stampa
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La galleria PrimoPiano di Napoli è lieta di annunciare la mostra personale di A. Di Nunzio ‘Gods and Godesses’, un progetto di 24 immagini fotografiche che attraversano il mondo delle divinità classiche sondando gli archetipi maschili, femminili e bi-sessuati. La narrazione dell’artista prende avvio dalla constatazione della divaricazione tra il modello del mondo antico e quello contemporaneo. Le antiche icone diventano così, nell’originale interpretazione della Di Nunzio, simboli di decadenza e di una frattura insanabile.
Nel progetto di Adelaide Di Nunzio v’è questa necessità di attraversare quell’antica lacerazione che ha ferito e trasformato il mare nostrum in un luogo non più di transito di idee e di commercio ma in un mare silente e sovente di morte. Una grande madre incombe solenne in queste opere e ne diviene una continua chiave di ri-lettura, quella madre che sempre giocherà un ruolo primario nel disegno della nostra identità culturale: la grecità.
L’abilità della Di Nunzio è di riuscire ad arricchire di un senso nuovo quei risvolti impliciti delle storie delle divinità che non sono mai affiorate prima. Le sue interpretazioni degli dèi e delle dee sono un supplemento di senso.
Un esempio di questa capacità di cogliere il potenziale inespresso nella mitologia greca, romana o etrusca è nell’opera che rappresenta la dea Strenia che è simbolo del nuovo anno e insieme di prosperità e fortuna. Strenia si sovrappone, in un gioco di rimandi la cui indagine già profonde fascino con una sostituzione di significato, alla Janara costretta a contare i grani di sale che, nell’immagine che propone l’artista, si stagliano come strisce di cocaina e suggeriscono la decadenza e lo smarrimento. Allo stesso modo Zeus, colto in un ambiente viscontiano, appare soggiogato, senza più capacità di esercitare potere, un dio delegittimato e stanco, pienamente italiano.
Si palesa ai nostri occhi la stasi dell’Olimpo al momento della cesura tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco, un Adamo e una Santa (la Madonna) sono a guardia di questa divaricazione e di un monoteismo che non smette di esercitare la sua pressione assecondando quella apparente e funzionale inconciliabilità tra mondo razionale e mondo metafisico
La Di Nunzio sonda gli archetipi del femminile e la natura bi-sessuata del divino. Apollo ha sulla punta della sua freccia un rosso giacinto (forse un cuore) che mira allo spettatore quale promettente minaccia d’amore nel ricordo di quello struggente che infervorò il dio delle arti per il giovane Giacinto che involontariamente ferì mortalmente in una gara di lancio del disco. Caronte rivela una natura femminile, immerso in un candore antitetico a quello della tradizione che lo rappresenta cupo e di una ferocia illuminata.
Lacan sostiene che “il simbolico è un foro”, un vuoto, un senso di assenza e le opere di Adelaide Di Nunzio hanno il pregio di riportarci a quell’assenza con grande maestrìa.
Nel progetto di Adelaide Di Nunzio v’è questa necessità di attraversare quell’antica lacerazione che ha ferito e trasformato il mare nostrum in un luogo non più di transito di idee e di commercio ma in un mare silente e sovente di morte. Una grande madre incombe solenne in queste opere e ne diviene una continua chiave di ri-lettura, quella madre che sempre giocherà un ruolo primario nel disegno della nostra identità culturale: la grecità.
L’abilità della Di Nunzio è di riuscire ad arricchire di un senso nuovo quei risvolti impliciti delle storie delle divinità che non sono mai affiorate prima. Le sue interpretazioni degli dèi e delle dee sono un supplemento di senso.
Un esempio di questa capacità di cogliere il potenziale inespresso nella mitologia greca, romana o etrusca è nell’opera che rappresenta la dea Strenia che è simbolo del nuovo anno e insieme di prosperità e fortuna. Strenia si sovrappone, in un gioco di rimandi la cui indagine già profonde fascino con una sostituzione di significato, alla Janara costretta a contare i grani di sale che, nell’immagine che propone l’artista, si stagliano come strisce di cocaina e suggeriscono la decadenza e lo smarrimento. Allo stesso modo Zeus, colto in un ambiente viscontiano, appare soggiogato, senza più capacità di esercitare potere, un dio delegittimato e stanco, pienamente italiano.
Si palesa ai nostri occhi la stasi dell’Olimpo al momento della cesura tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco, un Adamo e una Santa (la Madonna) sono a guardia di questa divaricazione e di un monoteismo che non smette di esercitare la sua pressione assecondando quella apparente e funzionale inconciliabilità tra mondo razionale e mondo metafisico
La Di Nunzio sonda gli archetipi del femminile e la natura bi-sessuata del divino. Apollo ha sulla punta della sua freccia un rosso giacinto (forse un cuore) che mira allo spettatore quale promettente minaccia d’amore nel ricordo di quello struggente che infervorò il dio delle arti per il giovane Giacinto che involontariamente ferì mortalmente in una gara di lancio del disco. Caronte rivela una natura femminile, immerso in un candore antitetico a quello della tradizione che lo rappresenta cupo e di una ferocia illuminata.
Lacan sostiene che “il simbolico è un foro”, un vuoto, un senso di assenza e le opere di Adelaide Di Nunzio hanno il pregio di riportarci a quell’assenza con grande maestrìa.
18
maggio 2013
Adelaide Di Nunzio – Gods & Goddesses
Dal 18 maggio al 30 giugno 2013
fotografia
arte contemporanea
arte contemporanea
Location
PRIMOPIANO HOMEPHOTOGALLERY
Napoli, Via Foria, 118, (Napoli)
Napoli, Via Foria, 118, (Napoli)
Orario di apertura
da martedì a giovedì ore 15,30 - 19,30
lunedì venerdì e sabato su appuntamento
Vernissage
18 Maggio 2013, ore 19
Autore
Curatore




