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Alessandro Amaducci / Eleonora Manca – Waiting room
Una sala d’attesa in bilico fra due mondi. Rimandi a sale da ballo abbandonate all’incuria della polvere. Rimandi a locali medico-ospedalieri sospesi in un tempo indefinito.
Comunicato stampa
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Una sala d'attesa in bilico fra due mondi. Rimandi a sale da ballo abbandonate all'incuria della polvere. Rimandi a locali medico-ospedalieri sospesi in un tempo indefinito.
Come in una stanza di Swedenborg. I due luoghi dialogano fra di loro lasciando un varco fra di essi all'interno del quale lo spettatore interagisce con la sua presenza e con quelle di tracce del passato. Implosione di memorie ambientali, tracce di luoghi mentali e fisici che si compenetrano in un unico angolo (in)esistente. Reliquie di spazi, di momenti, di appuntamenti, di incontri e di attese. Corto circuito di emozioni e sensazioni.
The Waiting Room è un’installazione che coinvolge più mezzi espressivi (fotografia, video, oggetti) nell’intento di creare un ambiente che cambia a seconda dello spazio che lo ospita. È un work in progress che cresce di spazio in spazio, portando con sé tracce dei luoghi precedenti. Nella versione attuale già compaiono elementi, un video e alcune foto, realizzati nel precedente spazio. In questo nuovo ambiente a sua volta verranno realizzate delle immagini che saranno presentate nelle future versioni.
L’ambiente attuale è composto da vari oggetti che provengono da ambulatori e reparti ospedalieri abbandonati, oggetti d’arredamento, residui recuperati da ipotetiche feste da ballo, accessori d’abbigliamento dimenticati da ipotetiche presenze di passaggio. Lettini, provette, scatole di medicinali, scarpe, stole, collane strappate, flebo, mascherine, guanti di lattice, e pochettes accoglieranno il visitatore che, con la sua presenza, rianimerà l’ambiente conferendo ad esso l’atmosfera di uno sito archeologico, di un viaggio nel tempo.
I video rappresentano ombre in movimento, tra cui i due artisti, che hanno abitato questi luoghi e che transitano nei diversi ambienti in cui è stata realizzata l’installazione, ma proiettano anche, attraverso uno specchio, silhouettes derivanti dall’immaginario scientifico e medico, rifrangendole in una doppia percezione, temporalmente sfasata.
Le foto descrivono l’intreccio delle dimensioni dell’attesa e dell’esser-ci, rievocando una sorta di neo-vanitas. Il percorso di questo viaggio fotografico prende avvio con una figura femminile proiettata sul muro d’ingresso del non-luogo e si dipana attraverso altre immagini di questa figura che ha abitato, in un ipotetico futuro remoto, la liminalità dei due territori.
Il visitatore è avvolto da uno sfondo sonoro che richiama sia ambienti esterni che musiche tipicamente da ballo, in un’atmosfera rarefatta e ovattata.
Come in una stanza di Swedenborg. I due luoghi dialogano fra di loro lasciando un varco fra di essi all'interno del quale lo spettatore interagisce con la sua presenza e con quelle di tracce del passato. Implosione di memorie ambientali, tracce di luoghi mentali e fisici che si compenetrano in un unico angolo (in)esistente. Reliquie di spazi, di momenti, di appuntamenti, di incontri e di attese. Corto circuito di emozioni e sensazioni.
The Waiting Room è un’installazione che coinvolge più mezzi espressivi (fotografia, video, oggetti) nell’intento di creare un ambiente che cambia a seconda dello spazio che lo ospita. È un work in progress che cresce di spazio in spazio, portando con sé tracce dei luoghi precedenti. Nella versione attuale già compaiono elementi, un video e alcune foto, realizzati nel precedente spazio. In questo nuovo ambiente a sua volta verranno realizzate delle immagini che saranno presentate nelle future versioni.
L’ambiente attuale è composto da vari oggetti che provengono da ambulatori e reparti ospedalieri abbandonati, oggetti d’arredamento, residui recuperati da ipotetiche feste da ballo, accessori d’abbigliamento dimenticati da ipotetiche presenze di passaggio. Lettini, provette, scatole di medicinali, scarpe, stole, collane strappate, flebo, mascherine, guanti di lattice, e pochettes accoglieranno il visitatore che, con la sua presenza, rianimerà l’ambiente conferendo ad esso l’atmosfera di uno sito archeologico, di un viaggio nel tempo.
I video rappresentano ombre in movimento, tra cui i due artisti, che hanno abitato questi luoghi e che transitano nei diversi ambienti in cui è stata realizzata l’installazione, ma proiettano anche, attraverso uno specchio, silhouettes derivanti dall’immaginario scientifico e medico, rifrangendole in una doppia percezione, temporalmente sfasata.
Le foto descrivono l’intreccio delle dimensioni dell’attesa e dell’esser-ci, rievocando una sorta di neo-vanitas. Il percorso di questo viaggio fotografico prende avvio con una figura femminile proiettata sul muro d’ingresso del non-luogo e si dipana attraverso altre immagini di questa figura che ha abitato, in un ipotetico futuro remoto, la liminalità dei due territori.
Il visitatore è avvolto da uno sfondo sonoro che richiama sia ambienti esterni che musiche tipicamente da ballo, in un’atmosfera rarefatta e ovattata.
14
febbraio 2013
Alessandro Amaducci / Eleonora Manca – Waiting room
Dal 14 febbraio al 22 marzo 2013
arte contemporanea
Location
PAOLO TONIN ARTE CONTEMPORANEA
Torino, Via San Tommaso, 6, (Torino)
Torino, Via San Tommaso, 6, (Torino)
Orario di apertura
dalle 10,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19 da lunedì a venerdì, sabato su appuntamento
Vernissage
14 Febbraio 2013, ore 19/22
Autore




