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Gian Maria Tosatti – Spazio #06
Spazio #06 è l’ultima installazione site specific del ciclo “Le considerazioni sugli intenti della mia prima comunione restano lettera morta” in cui il tema centrale è l’identità dell’individuo e gli enigmi che la definiscono.
Comunicato stampa
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In occasione dell'inaugurazione dello SPE, Spazio Performatico ed Espositivo, nella Tenuta Dello Scompiglio, Gian Maria Tosatti presenta Spazio #06, ultima installazione site specific del ciclo "Le considerazioni sugli intenti della mia prima comunione restano lettera morta" in cui il tema centrale è l'identità dell'individuo e gli enigmi che la definiscono.
Uno spazio mentale in cui viene proposto un enigma senza una soluzione apparente. Un naufragio del ricordo in cui si evidenzia il riconoscimento di una realtà dell'essere che si concede solo come resto.
Lo spazio è una visione estrema e familiare al contempo. Un'ipotesi di altrove che non può essere che nel fondo di ognuno di noi, dove l'architettura dell'essere riproduce le forme semplici su cui abbiamo imparato a prendere le misure dell'esistenza, combinandole però in enigmi complessi. Le forme familiari diventano allora elementi analoghi, metafore attraverso cui sfondare la limitatezza della ragione e raggiungere il fondo della ferocia con cui il tempo e gli altri corpi spogliano tutto ciò che l'uomo cerca di trattenere.
Se l’installazione Spazio #03 (the dreamers), all’interno della mostra permanente “Il cimitero della memoria” negli spazi esterni della tenuta, nasceva dalla (con)fusione, trasformazione e manipolazione che le immagini del passato generano nel presente come enigmi al livello del pre-conscio; in Spazio #06, Gian Maria Tosatti costruisce un dispositivo in cui il visitatore non può rimanere spettatore di se stesso, né turista dell’intimo, bensì diventa straniero nella propria realtà quotidiana. Un meccanismo articolato che provoca un paradosso tra l’attrazione verso un ambiente domestico accessibile e l’avversione causata dalla sua inafferrabilità, se non come ombra o simulacro di se stesso.
La dimensione rassicurante dei pochi mobili disposti su una pedana di marmo diviene più straniante a ogni passo, più incerta a ogni sguardo e più onirica a ogni ticchettio dell’orologio a pendolo, che modula la presenza nello spazio ed evidenzia l’estrema solitudine della percezione. In questo modo, la rivendicazione della presenza del passato nel presente viene messa in discussione attraverso la fragilità dei ricordi, che si dileguano silenziosi, in attesa di diventare irrimediabilmente polvere.
Uno spazio mentale in cui viene proposto un enigma senza una soluzione apparente. Un naufragio del ricordo in cui si evidenzia il riconoscimento di una realtà dell'essere che si concede solo come resto.
Lo spazio è una visione estrema e familiare al contempo. Un'ipotesi di altrove che non può essere che nel fondo di ognuno di noi, dove l'architettura dell'essere riproduce le forme semplici su cui abbiamo imparato a prendere le misure dell'esistenza, combinandole però in enigmi complessi. Le forme familiari diventano allora elementi analoghi, metafore attraverso cui sfondare la limitatezza della ragione e raggiungere il fondo della ferocia con cui il tempo e gli altri corpi spogliano tutto ciò che l'uomo cerca di trattenere.
Se l’installazione Spazio #03 (the dreamers), all’interno della mostra permanente “Il cimitero della memoria” negli spazi esterni della tenuta, nasceva dalla (con)fusione, trasformazione e manipolazione che le immagini del passato generano nel presente come enigmi al livello del pre-conscio; in Spazio #06, Gian Maria Tosatti costruisce un dispositivo in cui il visitatore non può rimanere spettatore di se stesso, né turista dell’intimo, bensì diventa straniero nella propria realtà quotidiana. Un meccanismo articolato che provoca un paradosso tra l’attrazione verso un ambiente domestico accessibile e l’avversione causata dalla sua inafferrabilità, se non come ombra o simulacro di se stesso.
La dimensione rassicurante dei pochi mobili disposti su una pedana di marmo diviene più straniante a ogni passo, più incerta a ogni sguardo e più onirica a ogni ticchettio dell’orologio a pendolo, che modula la presenza nello spazio ed evidenzia l’estrema solitudine della percezione. In questo modo, la rivendicazione della presenza del passato nel presente viene messa in discussione attraverso la fragilità dei ricordi, che si dileguano silenziosi, in attesa di diventare irrimediabilmente polvere.
27
ottobre 2012
Gian Maria Tosatti – Spazio #06
Dal 27 ottobre 2012 al 12 gennaio 2013
arte contemporanea
Location
TENUTA DELLO SCOMPIGLIO
Capannori, Via Di Vorno, 67, (Lucca)
Capannori, Via Di Vorno, 67, (Lucca)
Biglietti
euro 5
Orario di apertura
dal martedì alla domenica dalle 14,00 alle 18,00
Vernissage
27 Ottobre 2012, ore 18,00
Autore
Curatore




