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Giovanni Ozzola – Routes and Stars
L’opera di Ozzola si muove sui fronti della fotografia, dell’installazione e della videoinstallazione, comprese le ibridazioni che possono nascere dagli incroci tra queste espressioni artistiche
Comunicato stampa
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Galleria Continua è lieta di ospitare presso lo spazio espositivo dell’Arco dei Becci di San
Gimignano una nuova mostra personale di Giovanni Ozzola.
L’opera di Ozzola si muove sui fronti della fotografia, dell’installazione e della videoinstallazione,
comprese le ibridazioni che possono nascere dagli incroci tra queste
espressioni artistiche. La sua ricerca si mostra da un lato costantemente tesa a cogliere
l’armonia - intesa come elemento sostanziale della vita - dall’altro a rivelare i molteplici
passaggi emotivi che transitano nella nostra percezione e che vanno a definire l’esperienza
quotidiana del mondo, come del nostro inconscio che ne traduce la visione. Per tutta una
serie di parametri culturali l’occhio umano riprogetta costantemente, in termini di luminosità
e colore, ciò che guardiamo. La contrazione temporale nel lavoro di Ozzola non permette al
cervello questo processo di riprogettazione: attraverso l’atto creativo e la sua conseguente
fruizione, l’autore giunge ad una visione intonsa, ripulita e pura della natura.
Navigare, esplorare, viaggiare sono azioni attraverso le quali l’uomo da sempre ha cercato di
affrontare le sue paure ancestrali. “Ognuno di noi”, afferma l’artista, “è chiamato ad
affrontare le proprie paure… pietra su pietra, costruiamo le nostre fondamenta e in questo
modo costituiamo anche la base di una coscienza collettiva. Ogni esploratore che è andato
verso l'ignoto ha vinto la propria paura ed è diventato il veicolo di un'esperienza che ha fatto
accrescere la coscienza di ciascun individuo”. Routes, il progetto espositivo che Giovanni
Ozzola realizza per questa occasione racconta le rotte tracciate dai grandi viaggiatori, rotte
che non si esauriscono nell’individuare un punto di partenza e uno di approdo ma piuttosto
si soffermano su quel non detto che manca mentre le cose avvengono. L’indefinito,
l’impreciso, l’ignoto danno voce a una poetica visuale che si offre come spazio abitabile,
come un accumulo di angoli sconosciuti che diventano ricordo individuale.
Il materiale utilizzato per realizzare la nuova installazione è l’ardesia. L’artista afferma di
averla scelta “per il suo colore plumbeo-nerastro che richiama il buio, quella fase del giorno
dove è più facile perdersi e quella che al contempo fa più paura, amplifica il rumore dei
nostri pensieri, acuisce le nostre ansie di uomini moderni perché mancano i punti di
riferimento rappresentati da ciò che è visibile. Inoltre, frutto della sedimentazione progressiva
di un limo finissimo dovuto alla frammentazione di antichi rilievi, si costituisce per
sedimentazione proprio come la nostra memoria”.
Ozzola lacera l’ardesia con una tecnica preistorica, l’incisione. Questa tecnica è stata
utilizzata la prima volta circa 46.000 anni fa dall’uomo di Cro-Magnon ma si è poi diffusa in
tutto il mondo senza che questo possa essere attribuito a nient’altro se non a un desiderio
ancestrale dell’uomo di comunicare chi era e dov’era. Su l’ardesia Giovanni Ozzola traccia
dei segni, o meglio, delle cicatrici. Queste cicatrici indicano una rotta: si riescono a
identificare i punti di partenza, di arrivo e di attracco, ma la geografia sembra totalmente
assente. Le terre emerse, il punto dove possiamo appoggiare saldo il nostro piede, non si
vedono, le percepiamo esclusivamente nel momento in cui ci abbandoniamo ai sensi.
Sommando tutte queste rotte, i continenti affiorano come “per sottrazione”. Abbiamo
ritrovato dei punti di riferimento e l’iniziale sensazione di ansia e spaesamento scompare.
In questa mostra l’artista ci offre l’occasione di perderci in una notte priva di riferimenti
geografici per chiederci chi siamo e dove siamo nel viaggio della nostra vita. Ci invita a
riprendere la rotta, abbandonare quelle cicatrici per tracciare la nostra nel mondo.
Giovanni Ozzola nasce a Firenze nel 1982. Vive e lavora a Prato. Nonostante la giovane età, sono
numerosi i contesti prestigiosi nei quali l’artista ha avuto modo di presentare il suo lavoro da
Amsterdam a Tokyo, da Londra a Pechino. Tra le personali più recenti: Naufragio, a cura di Ludovico
Pratesi, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro; Settecento, Galleria Continua, San Gimignano; On the
Edge, a cura di Elena Forin, Elgiz Museum, Istanbul, Turchia; Rencontres lors d’une promenade
nocturne, a cura di Florian Matzner e Alberto Salvadori, Villa Bardini, Firenze; Omnia Munda
Mundis, installazione permanente, Castello di Ama, Gaiole, Siena. Ozzola ha preso parte a
importanti rassegne internazionali, fra queste: Disappearance, a cura di Gaia Serena Simionati,
Maraya Art Centre, Sharjah, Emirati Arabi Uniti; Sphère, Galleria Continua / Le Moulin, Boissy-le-
Châtel, Francia; Linguaggi e sperimentazioni, MART Rovereto, Rovereto; China Purple, No Soul For
Sale, ViaFarini – Tate Modern – Turbine Hall Bridge, Londra, Inghilterra; The Difference, a cura di
Vincente Verlé, Centre d'Art Bastille, Grenoble, Francia; Il Cielo in una stanza, a cura di Andrea
Bruciati, GC.AC, Monfalcone; P.T 01, Chelsea Art Museum, New York City, USA; Rites de Passage, a
cura di Pier Luigi Tazzi, Schunck-Glaspaleis, Herleen, Olanda; Guardami, Percezione del video, a
cura di Lorenzo Fusi, Palazzo delle Papesse, Siena; in-visibile in-corporeo, a cura di Pier Luigi Tazzi,
MAN Museo d’Arte, Nuoro; Museo Pecci Progetto Collezione, a cura di Daniel Soutif e Samuel-
Fuyumi Namioka, Project Room, Museo Pecci, Prato; Happiness. A Survival Guide for Art and Life, a
cura di David Elliott e Pier Luigi Tazzi, Mori Art Museum, Tokyo, Giappone.
Gimignano una nuova mostra personale di Giovanni Ozzola.
L’opera di Ozzola si muove sui fronti della fotografia, dell’installazione e della videoinstallazione,
comprese le ibridazioni che possono nascere dagli incroci tra queste
espressioni artistiche. La sua ricerca si mostra da un lato costantemente tesa a cogliere
l’armonia - intesa come elemento sostanziale della vita - dall’altro a rivelare i molteplici
passaggi emotivi che transitano nella nostra percezione e che vanno a definire l’esperienza
quotidiana del mondo, come del nostro inconscio che ne traduce la visione. Per tutta una
serie di parametri culturali l’occhio umano riprogetta costantemente, in termini di luminosità
e colore, ciò che guardiamo. La contrazione temporale nel lavoro di Ozzola non permette al
cervello questo processo di riprogettazione: attraverso l’atto creativo e la sua conseguente
fruizione, l’autore giunge ad una visione intonsa, ripulita e pura della natura.
Navigare, esplorare, viaggiare sono azioni attraverso le quali l’uomo da sempre ha cercato di
affrontare le sue paure ancestrali. “Ognuno di noi”, afferma l’artista, “è chiamato ad
affrontare le proprie paure… pietra su pietra, costruiamo le nostre fondamenta e in questo
modo costituiamo anche la base di una coscienza collettiva. Ogni esploratore che è andato
verso l'ignoto ha vinto la propria paura ed è diventato il veicolo di un'esperienza che ha fatto
accrescere la coscienza di ciascun individuo”. Routes, il progetto espositivo che Giovanni
Ozzola realizza per questa occasione racconta le rotte tracciate dai grandi viaggiatori, rotte
che non si esauriscono nell’individuare un punto di partenza e uno di approdo ma piuttosto
si soffermano su quel non detto che manca mentre le cose avvengono. L’indefinito,
l’impreciso, l’ignoto danno voce a una poetica visuale che si offre come spazio abitabile,
come un accumulo di angoli sconosciuti che diventano ricordo individuale.
Il materiale utilizzato per realizzare la nuova installazione è l’ardesia. L’artista afferma di
averla scelta “per il suo colore plumbeo-nerastro che richiama il buio, quella fase del giorno
dove è più facile perdersi e quella che al contempo fa più paura, amplifica il rumore dei
nostri pensieri, acuisce le nostre ansie di uomini moderni perché mancano i punti di
riferimento rappresentati da ciò che è visibile. Inoltre, frutto della sedimentazione progressiva
di un limo finissimo dovuto alla frammentazione di antichi rilievi, si costituisce per
sedimentazione proprio come la nostra memoria”.
Ozzola lacera l’ardesia con una tecnica preistorica, l’incisione. Questa tecnica è stata
utilizzata la prima volta circa 46.000 anni fa dall’uomo di Cro-Magnon ma si è poi diffusa in
tutto il mondo senza che questo possa essere attribuito a nient’altro se non a un desiderio
ancestrale dell’uomo di comunicare chi era e dov’era. Su l’ardesia Giovanni Ozzola traccia
dei segni, o meglio, delle cicatrici. Queste cicatrici indicano una rotta: si riescono a
identificare i punti di partenza, di arrivo e di attracco, ma la geografia sembra totalmente
assente. Le terre emerse, il punto dove possiamo appoggiare saldo il nostro piede, non si
vedono, le percepiamo esclusivamente nel momento in cui ci abbandoniamo ai sensi.
Sommando tutte queste rotte, i continenti affiorano come “per sottrazione”. Abbiamo
ritrovato dei punti di riferimento e l’iniziale sensazione di ansia e spaesamento scompare.
In questa mostra l’artista ci offre l’occasione di perderci in una notte priva di riferimenti
geografici per chiederci chi siamo e dove siamo nel viaggio della nostra vita. Ci invita a
riprendere la rotta, abbandonare quelle cicatrici per tracciare la nostra nel mondo.
Giovanni Ozzola nasce a Firenze nel 1982. Vive e lavora a Prato. Nonostante la giovane età, sono
numerosi i contesti prestigiosi nei quali l’artista ha avuto modo di presentare il suo lavoro da
Amsterdam a Tokyo, da Londra a Pechino. Tra le personali più recenti: Naufragio, a cura di Ludovico
Pratesi, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro; Settecento, Galleria Continua, San Gimignano; On the
Edge, a cura di Elena Forin, Elgiz Museum, Istanbul, Turchia; Rencontres lors d’une promenade
nocturne, a cura di Florian Matzner e Alberto Salvadori, Villa Bardini, Firenze; Omnia Munda
Mundis, installazione permanente, Castello di Ama, Gaiole, Siena. Ozzola ha preso parte a
importanti rassegne internazionali, fra queste: Disappearance, a cura di Gaia Serena Simionati,
Maraya Art Centre, Sharjah, Emirati Arabi Uniti; Sphère, Galleria Continua / Le Moulin, Boissy-le-
Châtel, Francia; Linguaggi e sperimentazioni, MART Rovereto, Rovereto; China Purple, No Soul For
Sale, ViaFarini – Tate Modern – Turbine Hall Bridge, Londra, Inghilterra; The Difference, a cura di
Vincente Verlé, Centre d'Art Bastille, Grenoble, Francia; Il Cielo in una stanza, a cura di Andrea
Bruciati, GC.AC, Monfalcone; P.T 01, Chelsea Art Museum, New York City, USA; Rites de Passage, a
cura di Pier Luigi Tazzi, Schunck-Glaspaleis, Herleen, Olanda; Guardami, Percezione del video, a
cura di Lorenzo Fusi, Palazzo delle Papesse, Siena; in-visibile in-corporeo, a cura di Pier Luigi Tazzi,
MAN Museo d’Arte, Nuoro; Museo Pecci Progetto Collezione, a cura di Daniel Soutif e Samuel-
Fuyumi Namioka, Project Room, Museo Pecci, Prato; Happiness. A Survival Guide for Art and Life, a
cura di David Elliott e Pier Luigi Tazzi, Mori Art Museum, Tokyo, Giappone.
27
ottobre 2012
Giovanni Ozzola – Routes and Stars
Dal 27 ottobre 2012 al 26 gennaio 2013
arte contemporanea
Location
GALLERIA CONTINUA
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
San Gimignano, Via Del Castello, 11, (Siena)
Orario di apertura
da martedì a sabato, 14.00-19.00
Vernissage
27 Ottobre 2012, dalle 18 alle 24
Autore



