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Sebastiano Favitta – La luce di Piero
La suggestione di un antico banco ottico simulato, un varco aperto
verso la luce della fotografia per scoprire con una videoistallazione quanto è possibile “ascoltare” le immagini
e “osservare” i suoni, echi visivi e sonori di uno scenario mediterraneo contemporaneo.
Comunicato stampa
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La Galleria Fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone CT,
e la suggestione di un antico banco ottico simulato, un varco verso la luce della fotografia per scoprire, oltre il panno nero, quanto è possibile “ascoltare” le immagini e “osservare” i suoni, echi visivi e sonori di uno scenario mediterraneo contemporaneo. Sebastiano FAVITTA, l’autore di questa videoistallazione – ideata per la prima edizione di ARTESIANA, Artisti in Villa – presenta nel peristilio della recuperata Villa Romana del Casale a Piazza Armerina La luce di Piero, una sequenza di immagini e suoni che, con passo lieve e felpato, cedendo allo stupore e grazie alla sua particolare tecnica di ripresa – movimenti calibrati, simultanei e fulminei della camera digitale – sfalda la visione che vibra, palpita, tremola e vacilla mentre si accosta ad una fugace impressione pittorica.
Le fotografie si avvicendano al commento sonoro, i colori ai bagliori e l’immagine alla poesia.
È un’epifania di luce, la stessa che tanti artisti – pittori e fotografi – hanno cercato di domare restandone ammaliati, quella “luce di Piero” – quel Piero GUCCIONE o, molto prima, quel Piero DELLA FRANCESCA, entrambi pittori – che è magistralmente indagata e resa, come solo un grande poeta è in grado di fare.
Attilio GERBINO
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Riesi, agosto 2012
I montaliani vortici emozionali di Sebastiano FAVITTA
E tramonta questo giorno in arancione / e si gonfia di ricordi che non sai
Paolo CONTE, Bartali,1979
O rabido ventare di scirocco / che l'arsiccio terreno gialloverde / bruci / e su nel cielo pieno / di smorte luci /
trapassa qualche biocco / di nuvola, e si perde./ Ore perplesse, brividi / d'una vita che fugge / come acqua tra le dita; / inafferrati eventi, / luci-ombre, sommovimenti / delle cose malferme della terra; / oh aride ali dell'aria / ora son io /
l'agave che s'abbarbica al crepaccio / dello scoglio / e sfugge al mare da le braccia d'alghe /
che spalanca ampie gole e abbranca rocce; / e nel fermento / d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci /
che non sanno più esplodere oggi sento / la mia immobilità come un tormento.
Eugenio MONTALE, L’agave sullo scoglio, 1925
L’obiettivo della camera di Sebastiano FAVITTA è un filtro di emozioni, attraverso cui si creano poesie visuali. Sono epifanie digitali, nelle quali il soggetto inquadrato dall’artista rivela il suo significato nascosto a chi è in grado di percepirne il valore simbolico. Nelle sfocate trasparenze di queste immagini, l’orizzonte diviene illusione in cui perdersi, alla ricerca del senso dell’esistere e di noi stessi. Dalla corporeità materiale si trascende ad una dimensione sensoriale ove i contorni, si fanno indefiniti e dalla fotografie pare che si levi il sospiro ove le cose tradiscono il loro ultimo segreto
Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s'abbandonano e sembrano vicine /
a tradire il loro ultimo segreto / talora ci si aspetta /
di scoprire uno sbaglio di Natura,/ il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, /
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità. /
Lo sguardo fruga d'intorno, / la mente indaga accorda disunisce /
nel profumo che dilaga / quando il giorno più languisce.
Eugenio MONTALE, I limoni, 1925
C’è, a parer mio, tanto MONTALE nell’opera di Sebastiano FAVITTA: il vortice che l’artista siciliano imprime all’immagine conduce a quelle trasparenze così care al poeta ligure, che – proprio come FAVITTA – produsse tutta la sua opera affacciato su un lembo di Mediterraneo
Svanire è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza.
Eugenio MONTALE, Portami il girasole, 1925
Ed è così che gli orizzonti di luce di Sebastiano FAVITTA danno vita quegli orizzonti di rame che ho imparato ad amare nelle poesie del poeta ligure
ll vento che stasera suona attento / ricorda un forte scotere di lame / gli strumenti dei fitti alberi e spazza /
l'orizzonte di rame / dove strisce di luce si protendono / come aquiloni al cielo che rimbomba /
(Nuvole in viaggio, chiari / reami di lassù! D'alti Eldoradi / malchiuse porte!) / e il mare che scaglia a scaglia, /
livido, muta colore / lancia a terra una tromba / di schiume intorte; / il vento che nasce e muore /
nell'ora che lenta s'annera / suonasse te pure stasera / scordato strumento, / cuore.
Eugenio MONTALE, Corno inglese, 1925
e nella veduta di Gela ritrovo un altro orizzonte a me familiare
Oh l'orizzonte in fuga, dove s' accende / rara la luce della petroliera! /
Il varco è qui? ( Ripullula il frangente / ancora sulla balza che scoscende ...). /
Tu non ricordi la casa di questa / mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Eugenio MONTALE, La casa dei doganieri, 1930
Le sfumature, le tonalità digradanti di azzurro, l’arancione bruciato dei tramonti, la fusione di tinte che ci avvolge comunica la poetica saudade di queste immagini, impresse su uno sfondo di luce e contrasti cromatici e paesaggistici, ove il protagonista è sempre il Mediterraneo, poeticamente cantato a Nord da Eugenio MONTALE, poeticamente fotografato a Sud dal Maestro Sebastiano FAVITTA.
Antico, sono ubriacato dalla voce / ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono /
come verdi campane e si ributtano / indietro e si disciolgono./
La casa delle mie estati lontane, / t'era accanto, lo sai, /
là nel paese dove il sole cuoce / e annuvolano l'aria le zanzare /.
Come allora oggi in tua presenza impietro, / mare, ma non piú degno /
mi credo del solenne ammonimento / del tuo respiro. Tu m'hai detto primo /
che il piccino fermento / del mio cuore non era che un momento /
del tuo; che mi era in fondo / la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso /
e insieme fisso:e svuotarmi cosí d'ogni lordura / come tu fai che sbatti sulle sponde /
tra sugheri alghe asterie / le inutili macerie del tuo abisso.
Eugenio MONTALE, Mediterraneo, 1925
Una poesia è l’espressione di idee o di sentimenti in un linguaggio che nessuno usa,
poiché nessuno parla in versi.
Fernando PESSOA, Il libro dell'inquietudine, 1982
Allo stesso modo è poesia l’inconsueta, vorticante arte fotografica di Sebastiano FAVITTA.
Marina BENEDETTO
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Savona, agosto 2012
e la suggestione di un antico banco ottico simulato, un varco verso la luce della fotografia per scoprire, oltre il panno nero, quanto è possibile “ascoltare” le immagini e “osservare” i suoni, echi visivi e sonori di uno scenario mediterraneo contemporaneo. Sebastiano FAVITTA, l’autore di questa videoistallazione – ideata per la prima edizione di ARTESIANA, Artisti in Villa – presenta nel peristilio della recuperata Villa Romana del Casale a Piazza Armerina La luce di Piero, una sequenza di immagini e suoni che, con passo lieve e felpato, cedendo allo stupore e grazie alla sua particolare tecnica di ripresa – movimenti calibrati, simultanei e fulminei della camera digitale – sfalda la visione che vibra, palpita, tremola e vacilla mentre si accosta ad una fugace impressione pittorica.
Le fotografie si avvicendano al commento sonoro, i colori ai bagliori e l’immagine alla poesia.
È un’epifania di luce, la stessa che tanti artisti – pittori e fotografi – hanno cercato di domare restandone ammaliati, quella “luce di Piero” – quel Piero GUCCIONE o, molto prima, quel Piero DELLA FRANCESCA, entrambi pittori – che è magistralmente indagata e resa, come solo un grande poeta è in grado di fare.
Attilio GERBINO
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Riesi, agosto 2012
I montaliani vortici emozionali di Sebastiano FAVITTA
E tramonta questo giorno in arancione / e si gonfia di ricordi che non sai
Paolo CONTE, Bartali,1979
O rabido ventare di scirocco / che l'arsiccio terreno gialloverde / bruci / e su nel cielo pieno / di smorte luci /
trapassa qualche biocco / di nuvola, e si perde./ Ore perplesse, brividi / d'una vita che fugge / come acqua tra le dita; / inafferrati eventi, / luci-ombre, sommovimenti / delle cose malferme della terra; / oh aride ali dell'aria / ora son io /
l'agave che s'abbarbica al crepaccio / dello scoglio / e sfugge al mare da le braccia d'alghe /
che spalanca ampie gole e abbranca rocce; / e nel fermento / d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci /
che non sanno più esplodere oggi sento / la mia immobilità come un tormento.
Eugenio MONTALE, L’agave sullo scoglio, 1925
L’obiettivo della camera di Sebastiano FAVITTA è un filtro di emozioni, attraverso cui si creano poesie visuali. Sono epifanie digitali, nelle quali il soggetto inquadrato dall’artista rivela il suo significato nascosto a chi è in grado di percepirne il valore simbolico. Nelle sfocate trasparenze di queste immagini, l’orizzonte diviene illusione in cui perdersi, alla ricerca del senso dell’esistere e di noi stessi. Dalla corporeità materiale si trascende ad una dimensione sensoriale ove i contorni, si fanno indefiniti e dalla fotografie pare che si levi il sospiro ove le cose tradiscono il loro ultimo segreto
Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s'abbandonano e sembrano vicine /
a tradire il loro ultimo segreto / talora ci si aspetta /
di scoprire uno sbaglio di Natura,/ il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, /
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità. /
Lo sguardo fruga d'intorno, / la mente indaga accorda disunisce /
nel profumo che dilaga / quando il giorno più languisce.
Eugenio MONTALE, I limoni, 1925
C’è, a parer mio, tanto MONTALE nell’opera di Sebastiano FAVITTA: il vortice che l’artista siciliano imprime all’immagine conduce a quelle trasparenze così care al poeta ligure, che – proprio come FAVITTA – produsse tutta la sua opera affacciato su un lembo di Mediterraneo
Svanire è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza.
Eugenio MONTALE, Portami il girasole, 1925
Ed è così che gli orizzonti di luce di Sebastiano FAVITTA danno vita quegli orizzonti di rame che ho imparato ad amare nelle poesie del poeta ligure
ll vento che stasera suona attento / ricorda un forte scotere di lame / gli strumenti dei fitti alberi e spazza /
l'orizzonte di rame / dove strisce di luce si protendono / come aquiloni al cielo che rimbomba /
(Nuvole in viaggio, chiari / reami di lassù! D'alti Eldoradi / malchiuse porte!) / e il mare che scaglia a scaglia, /
livido, muta colore / lancia a terra una tromba / di schiume intorte; / il vento che nasce e muore /
nell'ora che lenta s'annera / suonasse te pure stasera / scordato strumento, / cuore.
Eugenio MONTALE, Corno inglese, 1925
e nella veduta di Gela ritrovo un altro orizzonte a me familiare
Oh l'orizzonte in fuga, dove s' accende / rara la luce della petroliera! /
Il varco è qui? ( Ripullula il frangente / ancora sulla balza che scoscende ...). /
Tu non ricordi la casa di questa / mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Eugenio MONTALE, La casa dei doganieri, 1930
Le sfumature, le tonalità digradanti di azzurro, l’arancione bruciato dei tramonti, la fusione di tinte che ci avvolge comunica la poetica saudade di queste immagini, impresse su uno sfondo di luce e contrasti cromatici e paesaggistici, ove il protagonista è sempre il Mediterraneo, poeticamente cantato a Nord da Eugenio MONTALE, poeticamente fotografato a Sud dal Maestro Sebastiano FAVITTA.
Antico, sono ubriacato dalla voce / ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono /
come verdi campane e si ributtano / indietro e si disciolgono./
La casa delle mie estati lontane, / t'era accanto, lo sai, /
là nel paese dove il sole cuoce / e annuvolano l'aria le zanzare /.
Come allora oggi in tua presenza impietro, / mare, ma non piú degno /
mi credo del solenne ammonimento / del tuo respiro. Tu m'hai detto primo /
che il piccino fermento / del mio cuore non era che un momento /
del tuo; che mi era in fondo / la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso /
e insieme fisso:e svuotarmi cosí d'ogni lordura / come tu fai che sbatti sulle sponde /
tra sugheri alghe asterie / le inutili macerie del tuo abisso.
Eugenio MONTALE, Mediterraneo, 1925
Una poesia è l’espressione di idee o di sentimenti in un linguaggio che nessuno usa,
poiché nessuno parla in versi.
Fernando PESSOA, Il libro dell'inquietudine, 1982
Allo stesso modo è poesia l’inconsueta, vorticante arte fotografica di Sebastiano FAVITTA.
Marina BENEDETTO
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Savona, agosto 2012
18
agosto 2012
Sebastiano Favitta – La luce di Piero
18 agosto 2012
arte contemporanea
Location
GALLERIA FOTOGRAFICA LUIGI GHIRRI
Caltagirone, Via Duomo, 11, (Catania)
Caltagirone, Via Duomo, 11, (Catania)
Biglietti
€ 5,00
Orario di apertura
ore 16.00 - 19.00 e 21.00 - 23.00
Vernissage
18 Agosto 2012, ore 16.00
Autore
Curatore




