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Gabriele Arruzzo / Luigi Carboni – In Opposte Coincidenze
Antonio Colombo è lieto di presentare la doppia mostra personale di Gabriele Arruzzo (1976) e Luigi Carboni (1957) In Opposte Coincidenze.
Viste insieme le loro opere sembrano non avere nulla in comune, i nostri preconcetti sulla pittura assegnano, infatti, a questi artisti ruoli opposti.
Comunicato stampa
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Antonio Colombo è lieto di presentare la doppia mostra personale di Gabriele Arruzzo (1976) e Luigi Carboni (1957) In Opposte Coincidenze.
Viste insieme le loro opere sembrano non avere nulla in comune, i nostri preconcetti sulla pittura assegnano, infatti, a questi artisti ruoli opposti. Questo progetto ci offre la possibilità di guardare insieme il loro lavoro e ci fornisce l’occasione per trovare le relazioni comuni concentrando l’attenzione dell’osservatore sulla logica della differenza.
Tutto è lì sotto i nostri occhi: figurativo e astratto, decorazione e ornamento, memoria e ricordo, forma e colore, dettaglio e insieme, stasi e ritmo. Il paradosso di questa dialettica reciproca e simultanea attraversa il senso della mostra, dove nulla è offerto direttamente e allo stesso tempo tutto si rivela.
Due distinte generazioni che affrontano in modo diverso lo stesso medium artistico dove il dato biografico vuole il primo allievo del secondo all'Accademia di Belle Arti di Urbino.
Proprio l'eredità ed il mistero insito nelle arti figurative della città feltresca è per Gabriele Arruzzo il filo conduttore di questo nuovo ciclo di lavori dove, come tipico del modus operandi dell’artista, l'Io si fonde con il Noi e il dipinto stesso diventa luogo di questo convivio. In una calcolata e piatta costruzione pittorica, erede più della tradizione bizantina che della Pop Art americana, l'artista amalgama gli elementi del suo personale universo con i rapporti aurei di Luca Pacioli o con gli schemi decorativi desunti dalla pavimentazione raffigurata da Piero della Francesca all'interno de “La Flagellazione di Cristo”, proprio conservato ad Urbino.
Ogni sua opera, come il teatro, diventa così il luogo dove la Storia viene messa in scena: racconto di come la pittura si autogenera nel tentativo di superare, attraverso l'Arte, i limiti stessi dell'umana esistenza.
Per Luigi Carboni le pitture annegate nel colore definiscono il racconto espositivo dominato dall'ambiguità e giocato sulla relazione tra casualità e opera d'arte, metafora implicita sulla contiguità tra vedente, veggente e visionario.
Nei dipinti una trama intricatissima di segni e di decori si addensano sulla superficie, l'opera accoglie e racconta una porzione di mondo attraverso una grafia instabile e indelebile, costruendo un tessuto complesso di immagini in cui la riconoscibilità figurativa si disperde nell'indefinizione dei piani prospettici e nella totale assenza di una spazialità tradizionale.
L'attenzione dell'artista è rivolta a mettere in discussione il confine tra astrazione lirica e figurazione del quotidiano, tra stile decorativo e risultato intimista, rendendo le opere impermeabili a qualsiasi sviluppo di ordine narrativo.
Queste pitture nella pienezza dei vari codici usati, parlano di un'arte della pluralità degli opposti, dove l'invenzione artistica assume le caratteristiche di una riflessione concettuale.
“Classicità e sperimentazione sono il paradosso di una dialettica reciproca e simultanea, la bellezza contemporanea è percepita e concepita come una composizione di parti in contesa tra loro, dove il piacere visivo può trasformarsi in qualsiasi momento in abuso e dove l'oggetto più silenzioso può diventare molesto senza che ne capiamo i perché” spiega Carboni.
Viste insieme le loro opere sembrano non avere nulla in comune, i nostri preconcetti sulla pittura assegnano, infatti, a questi artisti ruoli opposti. Questo progetto ci offre la possibilità di guardare insieme il loro lavoro e ci fornisce l’occasione per trovare le relazioni comuni concentrando l’attenzione dell’osservatore sulla logica della differenza.
Tutto è lì sotto i nostri occhi: figurativo e astratto, decorazione e ornamento, memoria e ricordo, forma e colore, dettaglio e insieme, stasi e ritmo. Il paradosso di questa dialettica reciproca e simultanea attraversa il senso della mostra, dove nulla è offerto direttamente e allo stesso tempo tutto si rivela.
Due distinte generazioni che affrontano in modo diverso lo stesso medium artistico dove il dato biografico vuole il primo allievo del secondo all'Accademia di Belle Arti di Urbino.
Proprio l'eredità ed il mistero insito nelle arti figurative della città feltresca è per Gabriele Arruzzo il filo conduttore di questo nuovo ciclo di lavori dove, come tipico del modus operandi dell’artista, l'Io si fonde con il Noi e il dipinto stesso diventa luogo di questo convivio. In una calcolata e piatta costruzione pittorica, erede più della tradizione bizantina che della Pop Art americana, l'artista amalgama gli elementi del suo personale universo con i rapporti aurei di Luca Pacioli o con gli schemi decorativi desunti dalla pavimentazione raffigurata da Piero della Francesca all'interno de “La Flagellazione di Cristo”, proprio conservato ad Urbino.
Ogni sua opera, come il teatro, diventa così il luogo dove la Storia viene messa in scena: racconto di come la pittura si autogenera nel tentativo di superare, attraverso l'Arte, i limiti stessi dell'umana esistenza.
Per Luigi Carboni le pitture annegate nel colore definiscono il racconto espositivo dominato dall'ambiguità e giocato sulla relazione tra casualità e opera d'arte, metafora implicita sulla contiguità tra vedente, veggente e visionario.
Nei dipinti una trama intricatissima di segni e di decori si addensano sulla superficie, l'opera accoglie e racconta una porzione di mondo attraverso una grafia instabile e indelebile, costruendo un tessuto complesso di immagini in cui la riconoscibilità figurativa si disperde nell'indefinizione dei piani prospettici e nella totale assenza di una spazialità tradizionale.
L'attenzione dell'artista è rivolta a mettere in discussione il confine tra astrazione lirica e figurazione del quotidiano, tra stile decorativo e risultato intimista, rendendo le opere impermeabili a qualsiasi sviluppo di ordine narrativo.
Queste pitture nella pienezza dei vari codici usati, parlano di un'arte della pluralità degli opposti, dove l'invenzione artistica assume le caratteristiche di una riflessione concettuale.
“Classicità e sperimentazione sono il paradosso di una dialettica reciproca e simultanea, la bellezza contemporanea è percepita e concepita come una composizione di parti in contesa tra loro, dove il piacere visivo può trasformarsi in qualsiasi momento in abuso e dove l'oggetto più silenzioso può diventare molesto senza che ne capiamo i perché” spiega Carboni.
31
maggio 2012
Gabriele Arruzzo / Luigi Carboni – In Opposte Coincidenze
Dal 31 maggio al 14 luglio 2012
arte moderna e contemporanea
Location
ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA
Milano, Via Solferino, 44, (Milano)
Milano, Via Solferino, 44, (Milano)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì ore 10-19 e sabato ore 15-19
Vernissage
31 Maggio 2012, ore 18.30
Autore
Curatore




