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Marisa Merz – Disegnare disegnare ridisegnare il pensiero immagine che cammina
La mostra, ideata per lo spazio della Fondazione Merz, presenta una molteplicità di opere, sia storiche, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite, installate sotto laguida acuta e meticolosa dell’artista, con l’intento di esprimere il carattere intimo e visionario della sua poetica
Comunicato stampa
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MARISA MERZ
disegnare
disegnare
ridisegnare
il pensiero immagine che cammina
16 maggio – 16 settembre 2012
Fondazione Merz, Torino
Dal 16 maggio al 16 settembre 2012 la Fondazione Merz presenta per la prima volta il lavoro
di Marisa Merz con una grande mostra antologica, seconda tappa di un ampio progetto in
collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, dove nell’estate 2011 si
è tenuta l’esposizione Marisa Merz - non corrisponde eppur fiorisce. Nel settembre 2012, come
momento conclusivo, verrà presentato all’Hangar Bicocca il volume che sarà testimonianza
delle due mostre.
La mostra, ideata per lo spazio della Fondazione Merz, presenta una molteplicità di opere, sia
storiche, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite, installate
sotto la guida acuta e meticolosa dell’artista, con l’intento di esprimere il carattere intimo e
visionario della sua poetica.
Tutte le modalità espressive proprie dell’artista saranno presenti: disegno su diversi supporti,
sculture in argilla cruda, tessiture di filo di rame e di nylon, oggetti trasformati dalla cera.
Non si tratta di costruire una storia, né di lavorare per tematiche o di definire una cronologia di
opere, ma di riproporre in questa mostra la modalità di lavoro dell’artista, il suo modo di vedere
l’arte e di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie
opere, costruendo così un universo creativo nel quale il visitatore verrà accolto e coinvolto.
Il 14 maggio alle 18 presso Il Circolo dei Lettori di Torino la Fondazione Merz organizza
come anteprima di presentazione della mostra un incontro moderato da Mariano Boggia
(Presidente della Fondazione Merz) in cui interverranno Chiara Bertola (curatrice della mostra
alla Fondazione Querini Stampalia e Direttore Artistico HangarBicocca), Ester Coen (storica
e critica d’arte) Costantino D’Orazio (storico e critico d’arte) e Richard Flood (Director of
Special Projects and Curator at Large del New Museum di New York e membro del Comitato
Scientifico della Fondazione Merz).
La quinta edizione di Meteorite in Giardino, rassegna di arte, musica e danza, che si svolgerà nei mesi di giugno e luglio in contemporanea alla mostra, ruoterà intorno alla figura di Marisa
Merz.
Marisa Merz
Marisa Merz esordisce nel 1966 esponendo nel suo studio di Torino sculture di lamine di
alluminio: strutture spiraliformi in alluminio, mobili e irregolari, che oppongono al rigore del
minimalismo un’immagine metamorfica, enigmatica, aerea. Queste installazioni, composte
da più elementi che dialogano insieme, sono concepite in funzione del luogo specifico che
le ospita e sono riproposte successivamente in diversi allestimenti. Fondato sull’interesse
per le qualità dei materiali e su una progettualità essenziale, questi primi lavori preparano la
partecipazione ufficiale dell’artista al movimento dell’arte povera.
Nel 1968, in occasione della collettiva Arte Povera + Azioni Povere curata da Germano Celant agli
Arsenali dell’Antica Repubblica di Amalfi, Marisa Merz espone sulla spiaggia coperte arrotolate
e imballate con filo di rame o scotch (Senza Titolo, 1966) e opere legate all’infanzia della figlia
Beatrice fatte di filo di nylon, rame o lana. L’artista introduce nel linguaggio della scultura
contemporanea tecniche tradizionalmente considerate artigianali o appannaggio del lavoro
femminile, sovvertendone però la destinazione e attribuendo alle procedure e ai materiali di
volta in volta adottati piena dignità artistica.
Raccogliendo la lezione degli assemblaggi di Pablo Picasso [1881–1973] e dei Mobile di
Alexander Calder [1898–1976], l’opera introduce nella scultura la nozione del gioco e del
piacere marcando ulteriormente la distanza dell’artista dalle strutture primarie, razionali e
autorefenziali, del minimalismo.
Anche rispetto al gruppo dell’Arte Povera, però, Marisa Merz mostra sin d’ora una sensibilità
eccentrica. La componente temporale intimamente presente già nei lavori a maglia acquista una
valenza decisiva nelle installazioni successive, nelle quali Marisa Merz procede a raccogliere,
combinare e ridefinire proprie opere precedenti. Come accade in Tavole: due tavoli rettangolari
sui quali sono collocate le coperte arrotolate del 1966 e una scrivania in legno piena di oggetti
raccolti nel tempo dall’artista, opera presentata per la prima volta alla galleria L’Attico di Roma
nel 1969 e poi esposta nel 1970 al Museo Civico di Bologna per la III Biennale Internazionale
della Giovane Pittura. O come accade nel 1972 alla XXXVI Biennale di Venezia, dove l’artista
presenta Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti (1975), che riunisce le sculture in filo
di rame, la Scodella di sale (1967), Bea e Scarpette (1968).
Usate per comporre discorsi sempre nuovi, queste opere intrattengono tra loro un dialogo
serrato, creano un campo di forze scandito dalla presenza di diverse temporalità: quella
obbiettiva del presente e quella affettiva del ricordo volontario (quando include tasselli
dell’esistenza privata dell’artista) e involontario (quando mostra archetipi legati al mondo
femminile).
Dopo la partecipazione nel 1973 alla collettiva Ricerca estetica dal 1960-1970 ordinata in Palazzo
delle Esposizioni a Roma nell’ambito della X Quadriennale Nazionale d’Arte, gli interventi
di Marisa Merz acquistano un carattere compiutamente ambientale nella serie di “stanze” che
l’artista contestualmente realizza in spazi complementari: quello aperto e pubblico della galleria
e quello sotterraneo e privato della cantina (1977) o del proprio studio (1979). Spazi che l’artista
trasforma in un grande mosaico di cui lei stessa è la figura centrale e l’animatrice.
Questo movimento continuo dalla dimensione personale a quella pubblica, secondo
un’oscillazione di forme e opere che di volta in volta trovano una loro specifica e sempre
diversa dimensione espositiva, costituisce una delle chiavi di lettura principali del lavoro di
Marisa Merz.
Da allora l’artista espone le proprie opere solo in occasione di importanti collettive, come la
XXXIX Biennale di Venezia del 1980, dove è invitata da Herald Szeemann nell’esposizione
L’arte degli anni settanta; Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, curata al Centre Georges
Pompidou di Parigi da Germano Celant nel 1981; Avanguardia. Transavanguardia curata da
Achille Bonito Oliva a Palazzo delle Esposizioni a Roma (1982). A Documenta 7 a Kassel, nel
1982, Marisa Merz articola una piccola stanza parallelamente a Meret Oppenheim, inaugurando
una modalità espositiva di tipo dialogico a cui ricorrerà più volte negli anni successivi.
Recentemente l’opera di Marisa Merz è stata oggetto di numerose mostre personali museali
tra cui: il Museo MADRE di Napoli; lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Kunstmuseum di
Winterthur (Svizzera); il Centre Georges Pompidou di Parigi. Nel 2001 Marisa Merz ha ricevuto il Premio Biennale di Venezia alla carriera.
Recentemente il Centre Internationale d’Art et du Paysage, Ile de Vassivière le ha dedicato una
mostra personale.
disegnare
disegnare
ridisegnare
il pensiero immagine che cammina
16 maggio – 16 settembre 2012
Fondazione Merz, Torino
Dal 16 maggio al 16 settembre 2012 la Fondazione Merz presenta per la prima volta il lavoro
di Marisa Merz con una grande mostra antologica, seconda tappa di un ampio progetto in
collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, dove nell’estate 2011 si
è tenuta l’esposizione Marisa Merz - non corrisponde eppur fiorisce. Nel settembre 2012, come
momento conclusivo, verrà presentato all’Hangar Bicocca il volume che sarà testimonianza
delle due mostre.
La mostra, ideata per lo spazio della Fondazione Merz, presenta una molteplicità di opere, sia
storiche, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite, installate
sotto la guida acuta e meticolosa dell’artista, con l’intento di esprimere il carattere intimo e
visionario della sua poetica.
Tutte le modalità espressive proprie dell’artista saranno presenti: disegno su diversi supporti,
sculture in argilla cruda, tessiture di filo di rame e di nylon, oggetti trasformati dalla cera.
Non si tratta di costruire una storia, né di lavorare per tematiche o di definire una cronologia di
opere, ma di riproporre in questa mostra la modalità di lavoro dell’artista, il suo modo di vedere
l’arte e di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie
opere, costruendo così un universo creativo nel quale il visitatore verrà accolto e coinvolto.
Il 14 maggio alle 18 presso Il Circolo dei Lettori di Torino la Fondazione Merz organizza
come anteprima di presentazione della mostra un incontro moderato da Mariano Boggia
(Presidente della Fondazione Merz) in cui interverranno Chiara Bertola (curatrice della mostra
alla Fondazione Querini Stampalia e Direttore Artistico HangarBicocca), Ester Coen (storica
e critica d’arte) Costantino D’Orazio (storico e critico d’arte) e Richard Flood (Director of
Special Projects and Curator at Large del New Museum di New York e membro del Comitato
Scientifico della Fondazione Merz).
La quinta edizione di Meteorite in Giardino, rassegna di arte, musica e danza, che si svolgerà nei mesi di giugno e luglio in contemporanea alla mostra, ruoterà intorno alla figura di Marisa
Merz.
Marisa Merz
Marisa Merz esordisce nel 1966 esponendo nel suo studio di Torino sculture di lamine di
alluminio: strutture spiraliformi in alluminio, mobili e irregolari, che oppongono al rigore del
minimalismo un’immagine metamorfica, enigmatica, aerea. Queste installazioni, composte
da più elementi che dialogano insieme, sono concepite in funzione del luogo specifico che
le ospita e sono riproposte successivamente in diversi allestimenti. Fondato sull’interesse
per le qualità dei materiali e su una progettualità essenziale, questi primi lavori preparano la
partecipazione ufficiale dell’artista al movimento dell’arte povera.
Nel 1968, in occasione della collettiva Arte Povera + Azioni Povere curata da Germano Celant agli
Arsenali dell’Antica Repubblica di Amalfi, Marisa Merz espone sulla spiaggia coperte arrotolate
e imballate con filo di rame o scotch (Senza Titolo, 1966) e opere legate all’infanzia della figlia
Beatrice fatte di filo di nylon, rame o lana. L’artista introduce nel linguaggio della scultura
contemporanea tecniche tradizionalmente considerate artigianali o appannaggio del lavoro
femminile, sovvertendone però la destinazione e attribuendo alle procedure e ai materiali di
volta in volta adottati piena dignità artistica.
Raccogliendo la lezione degli assemblaggi di Pablo Picasso [1881–1973] e dei Mobile di
Alexander Calder [1898–1976], l’opera introduce nella scultura la nozione del gioco e del
piacere marcando ulteriormente la distanza dell’artista dalle strutture primarie, razionali e
autorefenziali, del minimalismo.
Anche rispetto al gruppo dell’Arte Povera, però, Marisa Merz mostra sin d’ora una sensibilità
eccentrica. La componente temporale intimamente presente già nei lavori a maglia acquista una
valenza decisiva nelle installazioni successive, nelle quali Marisa Merz procede a raccogliere,
combinare e ridefinire proprie opere precedenti. Come accade in Tavole: due tavoli rettangolari
sui quali sono collocate le coperte arrotolate del 1966 e una scrivania in legno piena di oggetti
raccolti nel tempo dall’artista, opera presentata per la prima volta alla galleria L’Attico di Roma
nel 1969 e poi esposta nel 1970 al Museo Civico di Bologna per la III Biennale Internazionale
della Giovane Pittura. O come accade nel 1972 alla XXXVI Biennale di Venezia, dove l’artista
presenta Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti (1975), che riunisce le sculture in filo
di rame, la Scodella di sale (1967), Bea e Scarpette (1968).
Usate per comporre discorsi sempre nuovi, queste opere intrattengono tra loro un dialogo
serrato, creano un campo di forze scandito dalla presenza di diverse temporalità: quella
obbiettiva del presente e quella affettiva del ricordo volontario (quando include tasselli
dell’esistenza privata dell’artista) e involontario (quando mostra archetipi legati al mondo
femminile).
Dopo la partecipazione nel 1973 alla collettiva Ricerca estetica dal 1960-1970 ordinata in Palazzo
delle Esposizioni a Roma nell’ambito della X Quadriennale Nazionale d’Arte, gli interventi
di Marisa Merz acquistano un carattere compiutamente ambientale nella serie di “stanze” che
l’artista contestualmente realizza in spazi complementari: quello aperto e pubblico della galleria
e quello sotterraneo e privato della cantina (1977) o del proprio studio (1979). Spazi che l’artista
trasforma in un grande mosaico di cui lei stessa è la figura centrale e l’animatrice.
Questo movimento continuo dalla dimensione personale a quella pubblica, secondo
un’oscillazione di forme e opere che di volta in volta trovano una loro specifica e sempre
diversa dimensione espositiva, costituisce una delle chiavi di lettura principali del lavoro di
Marisa Merz.
Da allora l’artista espone le proprie opere solo in occasione di importanti collettive, come la
XXXIX Biennale di Venezia del 1980, dove è invitata da Herald Szeemann nell’esposizione
L’arte degli anni settanta; Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, curata al Centre Georges
Pompidou di Parigi da Germano Celant nel 1981; Avanguardia. Transavanguardia curata da
Achille Bonito Oliva a Palazzo delle Esposizioni a Roma (1982). A Documenta 7 a Kassel, nel
1982, Marisa Merz articola una piccola stanza parallelamente a Meret Oppenheim, inaugurando
una modalità espositiva di tipo dialogico a cui ricorrerà più volte negli anni successivi.
Recentemente l’opera di Marisa Merz è stata oggetto di numerose mostre personali museali
tra cui: il Museo MADRE di Napoli; lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Kunstmuseum di
Winterthur (Svizzera); il Centre Georges Pompidou di Parigi. Nel 2001 Marisa Merz ha ricevuto il Premio Biennale di Venezia alla carriera.
Recentemente il Centre Internationale d’Art et du Paysage, Ile de Vassivière le ha dedicato una
mostra personale.
15
maggio 2012
Marisa Merz – Disegnare disegnare ridisegnare il pensiero immagine che cammina
Dal 15 maggio 2012 al 06 gennaio 2013
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE MERZ
Torino, Via Limone, 24, (Torino)
Torino, Via Limone, 24, (Torino)
Biglietti
€ 5,00 intero, € 3,50 ridotto
Orario di apertura
martedì-domenica 11-19
Vernissage
15 Maggio 2012, ore 19
Autore




