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Jurij Kobe / Lucio Rosato – Della luminosità ritrovata
Jurij Kobe e Lucio Rosato tornano a dialogare attraverso due “modelli di altra architettura” che raccontano le personali riflessioni sulla pietra e sulla luce. Il loro accostarsi all’esercizio e al mestiere dell’architetto lega insieme il pensare e il fare delineando una nuova “architettura poetica”
Comunicato stampa
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Alle corrispondenze tra Jurij Kobe e Lúcio Rosato è dedicato questo nuovo appuntamento di usomagazzino per altre architetture.
della luminosità ritrovata racconta di un’isola di pietra traghettata da Apricena a Verona in arcipelago di pietra (in occasione della mostra internazionale dei marmi del 1998 organizzata da Veronafiere) ma soprattutto di un incontro tra questi due architetti che a distanza di anni si fa dialogo tra sud e altro sud dell’Europa nel comune denominatore della pietra e della luce.
“La pietra”, come scrive Domenico Potenza, “quella di Apricena, nascosta dal tempo nelle pieghe profonde della cava che ne ha plasmato i colori e la grana, per poi svelarla agli uomini e alla luce. La luce, quella del sud, omaggio della natura a questa terra, che delle città e degli uomini ha temprato l'animo, per poi affidarlo agli eventi e alla storia. La storia quella scritta con le pietre, parole incise nella memoria che come meridiane dei secoli scandiscono il passaggio della nostra esistenza.”
Di pietra e di luce sono appunto le due sculture, più precisamente definibili modelli di altra architettura, che in questa esposizione tornano a dialogare.
Con prendeluceprendeombra, Kurij Kobe concepisce nel 1998 un modello (realizzato in pietra bianca e acciaio da Terlizzi marmi di Apricena) estensibile in scala diversa che ancora oggi accompagna, attraverso una propria riflessione sulla luce e sull’ombra, la definizione della sua architettura.
Con ultimonovecento Lúcio Rosato, insieme ad Ermano Flacco, rende omaggio al novecento e alle sue stelle attraverso un monolito in pietra rossa di Apricena (un tronco di cono lavorato al tornio da Elio Soriano di Apricena) che prova, come un metafisico faro, ad illuminare la notte indicando la direzione di una agognata leggerezza.
Quello che avvicina i due architetti, nonostante l’appartenenza a culture e geografie diverse, è il modo di accostarsi all’esercizio e al mestiere dell’architetto che non prescinde da una formazione umanistica e dalla continua ricerca nelle molteplici discipline del fare e del pensare. Per il lavoro di entrambi si è più volte usata la definizione di architettura poetica.
Jurij Kobe è senz’altro tra gli architetti sloveni contemporanei l'esponente più rappresentativo. Figlio di Boris Kobe architetto ma soprattutto pittore di talento, Jurij eredita dal padre uno spiccato senso per la rappresentazione artistica e dopo aver percorso con interesse gli studi di filosofia si dedica all'architettura. Nel suo lavoro l'artista, il letterato, il progettista si fondono nell’assoluta coerenza di un'espressione architettonica personale che fanno di lui l’interprete della più alta tradizione slovena. I suoi progetti, offrono uno spaccato significativo degli avvenimenti socio-politici e culturali della Slovenia degli anni novanta, e di questi primi anni del terzo millennio. Ha studiato con Eduard Ravnikar, uno dei maestri dell’architettura slovena. È docente nella facoltà di architettura di Lubiana, città in cui dirige l’ATELIERarhitekti. Di recentissima pubblicazione in Italia, nelle edizioni Franco Angeli, una monografia sul suo lavoro curata da Domenico Potenza: The Palimpsest of Technology.
principali riconoscimenti:
Medaglia di Plecnik 1992
Premio Piranesi 1993
Nomination per il Premio Mies Van der Rohe 1998 e 2001
Premio Europeo per la cultura 2001
Matita di platino 2007
principali lavori
Ministero degli affari esteri della Repubblica Slovena 1995
Scuola secondaria per infermieri a Lubiana 1996
Scuola superiore per infermieri, università di Lubiana 2001
Scuola elementare a Novo Mesto 2002
Ponte e parco sulla Gradascica a Lubiana 2007
Teatro dei pupazzi a Maribor 2010
Ampliamento dell’Opera Nazionale di Lubiana 2011
Lúcio Rosato, architetto, viaggia sui territori al limite tra la concretezza del pensiero e l’astrazione della materia realizzando installazioni e architetture permanenti. Si è formato sotto la guida artistica di Franco Summa ed Ettore Spalletti e architettonica di Giorgio Grassi; ha studiato canto al conservatorio di Pescara con Maria Vittoria Romano. Insegna teorie di progettazione all’Università Europea del Design di Pescara, città dove vive, lavora e prende appunti. Ha pubblicato: Case (con Tonia Giansante, Libria, Melfi 2004), Sui territori al limite (Libria, Melfi 2007), La città negata (Franco Angeli, Milano 2008).
Principali riconoscimenti
Europan 4, Iraklion 1996
Premio speciale opera d’arte per il nuovo tribunale di Pescara, 2003
Menzione d’onore parco della memoria San Giuliano di Puglia 2007
Principali lavori
Ampliamento del cimitero di Francavilla al mare 2003
La casa che guarda il mare a Ortona 2000/2006
Museo del mare a Pescara 2001/2008
della luminosità ritrovata racconta di un’isola di pietra traghettata da Apricena a Verona in arcipelago di pietra (in occasione della mostra internazionale dei marmi del 1998 organizzata da Veronafiere) ma soprattutto di un incontro tra questi due architetti che a distanza di anni si fa dialogo tra sud e altro sud dell’Europa nel comune denominatore della pietra e della luce.
“La pietra”, come scrive Domenico Potenza, “quella di Apricena, nascosta dal tempo nelle pieghe profonde della cava che ne ha plasmato i colori e la grana, per poi svelarla agli uomini e alla luce. La luce, quella del sud, omaggio della natura a questa terra, che delle città e degli uomini ha temprato l'animo, per poi affidarlo agli eventi e alla storia. La storia quella scritta con le pietre, parole incise nella memoria che come meridiane dei secoli scandiscono il passaggio della nostra esistenza.”
Di pietra e di luce sono appunto le due sculture, più precisamente definibili modelli di altra architettura, che in questa esposizione tornano a dialogare.
Con prendeluceprendeombra, Kurij Kobe concepisce nel 1998 un modello (realizzato in pietra bianca e acciaio da Terlizzi marmi di Apricena) estensibile in scala diversa che ancora oggi accompagna, attraverso una propria riflessione sulla luce e sull’ombra, la definizione della sua architettura.
Con ultimonovecento Lúcio Rosato, insieme ad Ermano Flacco, rende omaggio al novecento e alle sue stelle attraverso un monolito in pietra rossa di Apricena (un tronco di cono lavorato al tornio da Elio Soriano di Apricena) che prova, come un metafisico faro, ad illuminare la notte indicando la direzione di una agognata leggerezza.
Quello che avvicina i due architetti, nonostante l’appartenenza a culture e geografie diverse, è il modo di accostarsi all’esercizio e al mestiere dell’architetto che non prescinde da una formazione umanistica e dalla continua ricerca nelle molteplici discipline del fare e del pensare. Per il lavoro di entrambi si è più volte usata la definizione di architettura poetica.
Jurij Kobe è senz’altro tra gli architetti sloveni contemporanei l'esponente più rappresentativo. Figlio di Boris Kobe architetto ma soprattutto pittore di talento, Jurij eredita dal padre uno spiccato senso per la rappresentazione artistica e dopo aver percorso con interesse gli studi di filosofia si dedica all'architettura. Nel suo lavoro l'artista, il letterato, il progettista si fondono nell’assoluta coerenza di un'espressione architettonica personale che fanno di lui l’interprete della più alta tradizione slovena. I suoi progetti, offrono uno spaccato significativo degli avvenimenti socio-politici e culturali della Slovenia degli anni novanta, e di questi primi anni del terzo millennio. Ha studiato con Eduard Ravnikar, uno dei maestri dell’architettura slovena. È docente nella facoltà di architettura di Lubiana, città in cui dirige l’ATELIERarhitekti. Di recentissima pubblicazione in Italia, nelle edizioni Franco Angeli, una monografia sul suo lavoro curata da Domenico Potenza: The Palimpsest of Technology.
principali riconoscimenti:
Medaglia di Plecnik 1992
Premio Piranesi 1993
Nomination per il Premio Mies Van der Rohe 1998 e 2001
Premio Europeo per la cultura 2001
Matita di platino 2007
principali lavori
Ministero degli affari esteri della Repubblica Slovena 1995
Scuola secondaria per infermieri a Lubiana 1996
Scuola superiore per infermieri, università di Lubiana 2001
Scuola elementare a Novo Mesto 2002
Ponte e parco sulla Gradascica a Lubiana 2007
Teatro dei pupazzi a Maribor 2010
Ampliamento dell’Opera Nazionale di Lubiana 2011
Lúcio Rosato, architetto, viaggia sui territori al limite tra la concretezza del pensiero e l’astrazione della materia realizzando installazioni e architetture permanenti. Si è formato sotto la guida artistica di Franco Summa ed Ettore Spalletti e architettonica di Giorgio Grassi; ha studiato canto al conservatorio di Pescara con Maria Vittoria Romano. Insegna teorie di progettazione all’Università Europea del Design di Pescara, città dove vive, lavora e prende appunti. Ha pubblicato: Case (con Tonia Giansante, Libria, Melfi 2004), Sui territori al limite (Libria, Melfi 2007), La città negata (Franco Angeli, Milano 2008).
Principali riconoscimenti
Europan 4, Iraklion 1996
Premio speciale opera d’arte per il nuovo tribunale di Pescara, 2003
Menzione d’onore parco della memoria San Giuliano di Puglia 2007
Principali lavori
Ampliamento del cimitero di Francavilla al mare 2003
La casa che guarda il mare a Ortona 2000/2006
Museo del mare a Pescara 2001/2008
29
febbraio 2012
Jurij Kobe / Lucio Rosato – Della luminosità ritrovata
Dal 29 febbraio al 10 marzo 2012
architettura
design
design
Location
USOMAGAZZINO PER ALTRE ARCHITETTURE
Pescara, Via Silvio Spaventa, 10/4, (Pescara)
Pescara, Via Silvio Spaventa, 10/4, (Pescara)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 18-20
Vernissage
29 Febbraio 2012, h 19.00
Autore


