Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Erica Borghi – Mi ritrovai in un Baleno
Il titolo è un gioco tra la parola balena che rimanda a Pinocchio (un passaggio essenziale per chi tratta di illustrazione) e il baleno, o meglio “in un baleno”, che significa in un attimo. Ritrovarsi e cercarsi in uno specifico momento della nostra quotidianità: tagliarsi le unghie, mangiare velocemente, andare a lavorare, un tuffo al mare, un abbraccio con la persona amata
Comunicato stampa
Segnala l'evento
EK
L’entrata del mondo
… Non c'è umanità, c'è marketing. Io dipingo ... e il resto del tempo spesso
vi odio. Amore e misantropia ...
La prima volta che ho visto i lavori di EK ho detto di lei: “Ecco la
presentazione di sé e della sua crescita, dove AH incomincia ad essere
equilibrato, le non linee iniziano a prendere forma eliminando il CAOS
iniziale, mettendo a nudo il quadro e il suo riflesso che viene finalmente
schiacciato. Ricerca di equilibrio.”
È da qui che si parte da un processo artistico in continua evoluzione
dall’incerto fino all’acquisizione di una padronanza del colore rafforzata
dalla linea nera decisa.
Semplice, come una linea stilizza ... che contiene forza, espressività in
una linea pulita e incisa.
Un connubio perfetto tra una lavoro grafico e l’arte pittorica del colore in
pennellate mai sporche. Il colore, la composizione, il getto e il segno si
trasforma in un quadro vero e proprio, come in una metamorfosi quei
segni stilizzati si trasformano in energia disegnata da colori forti e
penetranti ... Il concetto di equilibrio, ogni cosa è al suo posto.
Il nero un colore o non colore come segno ... nei lavori il colore è segno,
forma accentuati da un contorno che si plasma e si fonde con l’intero.
Sintetizzare l'immagine per poi riprodurla … fresca ... senza troppe
aggiunte.
Un percorso sicuramente che ha portato l'artista prima a sporcare il
colore ... ora a pulirlo, sceglierlo, modificarlo e renderlo linea ... e forza
espressiva in una spigolosità di un corpo che forma angoli chiusi, in un
contesto scenografico aperto a inglobare la scena. Tutto ciò “si spero” la
porterà a controllare l’unità pittorica: il quadro che attenzione non deve
mai essere chiuso in sé …!
Il pensiero, racconta e mostra l'immagine ... che non risulta mai
immobile. Possiede infatti dinamismo nell'aspettare quell'attimo che
arriva: una telefonata ... la pausa di una sigaretta ... lo sconcerto … il
difficile domani.
Credo che in tutte le opere di Ek ka ci sei lei in qualche modo, sempre ...
in un gioco confuso di personaggi, che molte volte non hanno un volto ...
altre volte assenti ... è ciò che si è! È ciò che si vede!
Comunicare è una forte esigenza ... parole che si unisco a testi ... quelle
parole che diventano segni … la proporzione aumenta il significato ...
dell’essere di una giovane artista.
Ek racchiude nei suoi 22 anni un appello che con mani sicure va ad
incidere il suo pensiero.
Cosa annuncia? Un’apparente libertà, il suo mondo. Che cerca di far
sopravvivere, senza cadere. Parla di un lui o di una lei, mostra un essere
che forse nella sua innocenza, diviene assassinio in un dramma moderno,
dove si trasforma in vittima innocente. Non esistono però pulsioni
volgari, tutto è fermo in una immagine pittorica fotografia anche se
quest’ultima rimane lontana da lei.
La sua linea pulita, diviene segno pittorico delineando il concetto di
figura, appare non delineata senza perdere mai il suo equilibrio. Non
esiste uno sfondo perché l’animo vaga nel vuoto all’interno di quattro
pareti: la tela metafora della stanza, una prigione dove si viene trattenuti:
una gabbia della libertà.
Ecco la libertà individuale attuale: l’essere che viene ucciso prima ancora
di riuscire a parlare. Ci si addentrata in un territorio dove Ek ka muore,
per rinascere attraverso la tela dipinta.
Primi piani, espressività di attimi, anche dei più semplici come fumare
una sigaretta o mangiare.
Non si piange mai in modo visibile … è l’animo che si contorce e soffre,
tutto stampato in un sguardo che fissa punti vuoti, in occhi ora chiusi e
ora aperti.
Esprime il suo se, in autoritratti conclamati e in volti che benché non
rispecchino le sue caratteristiche anatomiche possiedono il dna puro
dell’artista che viene, da una parte nascosta ma che, allo stesso tempo,
fuoriesce con forza.
Ek possiede in se il concetto racchiuso di grafica e pittura che si
trasforma in una poesia … elegante ma graffiante.
Domande sempre, alle quali non ci sarà mai una risposta. La volontà di
potenza che reagisce alle catene, una umanità che si rispecchia in sinergie
creare da parole e musica. Tutto deve Essere ad ogni costo, esistere e
mostrarsi anche se con dolore.
Resistere e combattere.
Uno sfuocato che mostra i segni tangibili di una personalità
apparentemente minuta ma forte.
Come lei afferma l’espressione è una esigenza, l’impressione è
un’emozione, il bisogno di vedere e crede in un qualcosa di astratto che
fa colore, un colore che mostra l’invisibile … un colore che benché
sporco rimane pulito. È un gioco di opposti di una mente che si ritrae per
comunicare alla massa un pensiero di rivoluzione come i suoi colori
rosso nero bianco.
Perché questi tre colori?
Nero il nulla, l'annullamento, il niente, la morte metafisica.
Il rosso è lotta, passione, rivoluzione, desiderio, è vittoria, è come il
sangue che scorre … è la vita.
Il bianco, purezza, è tutto ciò che da forza, il non contenimento, la
perfezione, l’equilibrio non più precario. Il bianco uno dei colori più
difficili da usare ...
Velocità, forte, inconscia, dinamica, astratta ma reale ecco al verità in
quadri. Tristezza e malessere diventano punti cardini del pensiero e
concetto … l’urlo conturbante mostra l’infinito nel colore.
Equilibrio, perfezione, proporzione possibile che sia tutto precario?
Forse! I quadri sono in movimento … si modificano, su un filo sottile si
tengono i suoi personaggi senza però mai cadere, cedono a volte, ma
riescono sempre a rialzarsi.
L’opera è aperta e chiusa. Aperta perché le linee non sono limitate da
nulla e procedono da sole, ogni parte del quadro può essere a sé …
mostrandoti nel totale una rappresentazione completa ma infinita. Chiusa
in se stessa pensante … pronta da esplodere senza fermarsi … Sono più
dinamici di quando non si possa pensare.
Nei suoi quadri troviamo una grande sensibilità sia nel colore che nella
linea, l’espressività, la passionalità … l’amore per ciò che è.
È una pittura che cresce e si plasma con il suo pensiero, che nasce dallo
stomaco e vibra alla testa. Per il momento non si è mai persa nella selva
oscura .
Tratti … è tutto inconscio è la rappresentazione di ciò che oscurato,
perso, boicottato e censurato. La verità deve essere reale … ma tutto
rimane perso su un filo rosso, una linea che non si riesce ad oltre passare.
È una tragicità poetica che riempie le giornate, su cosa o su non cosa di
poteva fare, sui quei semplici gesti che diventano l’unica realtà, come
una colonna portante di un presente che tenta a ogni costo di diventare
futuro.
Crude e nude le parole ... il concetto di fermarsi e pensare, ascoltare,
capire ... in pochi riescono a raccontare il vuoto interiore del mondo ...
Il complementare nell’anima è questo il problema … è l’individuo che
muore prima di nascere, fantocci venduti al dio denaro
Dal passato di un colore caldo e freddo, si trova la scossa nel futuro. È un
percorso personale che nasce dal guardare la strada, i locali, ascoltando
parole … guardandosi allo specchio. Tutto tra colori, immagini, velocità,
frammenti, innescano una sinergia di forze che è difficile da abbattere.
Come una rete di pensieri che si fa immagine …
Tecnica, materiale, dipinto per comunicare una visione del mondo e del
personale ... come in un diario segreto vengono alla luce frammenti di
dubbio, incertezza, malessere di un mondo coperto da cemento.
Sentirsi vivo per aprire la mente ad un nuovo orizzonte e alla libertà ...
come la scelta definita per rinascere.
Perché Ek ka non è solo pittura … ma un pensiero, una sofferenza, un
non essere dei nostri giorni, per questo è difficile parlare solo dei quadri
… e non entrare in un discorso più reale e sociale.
Contrasto, il vuoto e il pieno, tormento, angoscia, gioia e mente, sentire,
plasmare, ascoltare, giocare, credere, colore e luce, ombra e oscurità …
dietro all’apparenza si nasconde sempre dell’altro.
L’entrata del mondo
… Non c'è umanità, c'è marketing. Io dipingo ... e il resto del tempo spesso
vi odio. Amore e misantropia ...
La prima volta che ho visto i lavori di EK ho detto di lei: “Ecco la
presentazione di sé e della sua crescita, dove AH incomincia ad essere
equilibrato, le non linee iniziano a prendere forma eliminando il CAOS
iniziale, mettendo a nudo il quadro e il suo riflesso che viene finalmente
schiacciato. Ricerca di equilibrio.”
È da qui che si parte da un processo artistico in continua evoluzione
dall’incerto fino all’acquisizione di una padronanza del colore rafforzata
dalla linea nera decisa.
Semplice, come una linea stilizza ... che contiene forza, espressività in
una linea pulita e incisa.
Un connubio perfetto tra una lavoro grafico e l’arte pittorica del colore in
pennellate mai sporche. Il colore, la composizione, il getto e il segno si
trasforma in un quadro vero e proprio, come in una metamorfosi quei
segni stilizzati si trasformano in energia disegnata da colori forti e
penetranti ... Il concetto di equilibrio, ogni cosa è al suo posto.
Il nero un colore o non colore come segno ... nei lavori il colore è segno,
forma accentuati da un contorno che si plasma e si fonde con l’intero.
Sintetizzare l'immagine per poi riprodurla … fresca ... senza troppe
aggiunte.
Un percorso sicuramente che ha portato l'artista prima a sporcare il
colore ... ora a pulirlo, sceglierlo, modificarlo e renderlo linea ... e forza
espressiva in una spigolosità di un corpo che forma angoli chiusi, in un
contesto scenografico aperto a inglobare la scena. Tutto ciò “si spero” la
porterà a controllare l’unità pittorica: il quadro che attenzione non deve
mai essere chiuso in sé …!
Il pensiero, racconta e mostra l'immagine ... che non risulta mai
immobile. Possiede infatti dinamismo nell'aspettare quell'attimo che
arriva: una telefonata ... la pausa di una sigaretta ... lo sconcerto … il
difficile domani.
Credo che in tutte le opere di Ek ka ci sei lei in qualche modo, sempre ...
in un gioco confuso di personaggi, che molte volte non hanno un volto ...
altre volte assenti ... è ciò che si è! È ciò che si vede!
Comunicare è una forte esigenza ... parole che si unisco a testi ... quelle
parole che diventano segni … la proporzione aumenta il significato ...
dell’essere di una giovane artista.
Ek racchiude nei suoi 22 anni un appello che con mani sicure va ad
incidere il suo pensiero.
Cosa annuncia? Un’apparente libertà, il suo mondo. Che cerca di far
sopravvivere, senza cadere. Parla di un lui o di una lei, mostra un essere
che forse nella sua innocenza, diviene assassinio in un dramma moderno,
dove si trasforma in vittima innocente. Non esistono però pulsioni
volgari, tutto è fermo in una immagine pittorica fotografia anche se
quest’ultima rimane lontana da lei.
La sua linea pulita, diviene segno pittorico delineando il concetto di
figura, appare non delineata senza perdere mai il suo equilibrio. Non
esiste uno sfondo perché l’animo vaga nel vuoto all’interno di quattro
pareti: la tela metafora della stanza, una prigione dove si viene trattenuti:
una gabbia della libertà.
Ecco la libertà individuale attuale: l’essere che viene ucciso prima ancora
di riuscire a parlare. Ci si addentrata in un territorio dove Ek ka muore,
per rinascere attraverso la tela dipinta.
Primi piani, espressività di attimi, anche dei più semplici come fumare
una sigaretta o mangiare.
Non si piange mai in modo visibile … è l’animo che si contorce e soffre,
tutto stampato in un sguardo che fissa punti vuoti, in occhi ora chiusi e
ora aperti.
Esprime il suo se, in autoritratti conclamati e in volti che benché non
rispecchino le sue caratteristiche anatomiche possiedono il dna puro
dell’artista che viene, da una parte nascosta ma che, allo stesso tempo,
fuoriesce con forza.
Ek possiede in se il concetto racchiuso di grafica e pittura che si
trasforma in una poesia … elegante ma graffiante.
Domande sempre, alle quali non ci sarà mai una risposta. La volontà di
potenza che reagisce alle catene, una umanità che si rispecchia in sinergie
creare da parole e musica. Tutto deve Essere ad ogni costo, esistere e
mostrarsi anche se con dolore.
Resistere e combattere.
Uno sfuocato che mostra i segni tangibili di una personalità
apparentemente minuta ma forte.
Come lei afferma l’espressione è una esigenza, l’impressione è
un’emozione, il bisogno di vedere e crede in un qualcosa di astratto che
fa colore, un colore che mostra l’invisibile … un colore che benché
sporco rimane pulito. È un gioco di opposti di una mente che si ritrae per
comunicare alla massa un pensiero di rivoluzione come i suoi colori
rosso nero bianco.
Perché questi tre colori?
Nero il nulla, l'annullamento, il niente, la morte metafisica.
Il rosso è lotta, passione, rivoluzione, desiderio, è vittoria, è come il
sangue che scorre … è la vita.
Il bianco, purezza, è tutto ciò che da forza, il non contenimento, la
perfezione, l’equilibrio non più precario. Il bianco uno dei colori più
difficili da usare ...
Velocità, forte, inconscia, dinamica, astratta ma reale ecco al verità in
quadri. Tristezza e malessere diventano punti cardini del pensiero e
concetto … l’urlo conturbante mostra l’infinito nel colore.
Equilibrio, perfezione, proporzione possibile che sia tutto precario?
Forse! I quadri sono in movimento … si modificano, su un filo sottile si
tengono i suoi personaggi senza però mai cadere, cedono a volte, ma
riescono sempre a rialzarsi.
L’opera è aperta e chiusa. Aperta perché le linee non sono limitate da
nulla e procedono da sole, ogni parte del quadro può essere a sé …
mostrandoti nel totale una rappresentazione completa ma infinita. Chiusa
in se stessa pensante … pronta da esplodere senza fermarsi … Sono più
dinamici di quando non si possa pensare.
Nei suoi quadri troviamo una grande sensibilità sia nel colore che nella
linea, l’espressività, la passionalità … l’amore per ciò che è.
È una pittura che cresce e si plasma con il suo pensiero, che nasce dallo
stomaco e vibra alla testa. Per il momento non si è mai persa nella selva
oscura .
Tratti … è tutto inconscio è la rappresentazione di ciò che oscurato,
perso, boicottato e censurato. La verità deve essere reale … ma tutto
rimane perso su un filo rosso, una linea che non si riesce ad oltre passare.
È una tragicità poetica che riempie le giornate, su cosa o su non cosa di
poteva fare, sui quei semplici gesti che diventano l’unica realtà, come
una colonna portante di un presente che tenta a ogni costo di diventare
futuro.
Crude e nude le parole ... il concetto di fermarsi e pensare, ascoltare,
capire ... in pochi riescono a raccontare il vuoto interiore del mondo ...
Il complementare nell’anima è questo il problema … è l’individuo che
muore prima di nascere, fantocci venduti al dio denaro
Dal passato di un colore caldo e freddo, si trova la scossa nel futuro. È un
percorso personale che nasce dal guardare la strada, i locali, ascoltando
parole … guardandosi allo specchio. Tutto tra colori, immagini, velocità,
frammenti, innescano una sinergia di forze che è difficile da abbattere.
Come una rete di pensieri che si fa immagine …
Tecnica, materiale, dipinto per comunicare una visione del mondo e del
personale ... come in un diario segreto vengono alla luce frammenti di
dubbio, incertezza, malessere di un mondo coperto da cemento.
Sentirsi vivo per aprire la mente ad un nuovo orizzonte e alla libertà ...
come la scelta definita per rinascere.
Perché Ek ka non è solo pittura … ma un pensiero, una sofferenza, un
non essere dei nostri giorni, per questo è difficile parlare solo dei quadri
… e non entrare in un discorso più reale e sociale.
Contrasto, il vuoto e il pieno, tormento, angoscia, gioia e mente, sentire,
plasmare, ascoltare, giocare, credere, colore e luce, ombra e oscurità …
dietro all’apparenza si nasconde sempre dell’altro.
13
gennaio 2012
Erica Borghi – Mi ritrovai in un Baleno
Dal 13 gennaio al 10 febbraio 2012
disegno e grafica
Location
KOROVA MILK BAR
Ferrara, Via Croce Bianca, 51, (Ferrara)
Ferrara, Via Croce Bianca, 51, (Ferrara)
Orario di apertura
Lun:18.00-1.00 Mer -Gio:18.00-1.00 Ven -Dom:18.00-1.30
Vernissage
13 Gennaio 2012, ore 19
Autore




