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Agne Raceviciute – Conclave
Nella personale di Agne Raceviciute intitolata “Conclave”, componenti scultorei e fotografici si combinano per creare un’installazione “immersiva” e dal forte impatto visivo, pensata appositamente per la Galleria Collicagreggi.
Comunicato stampa
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Nella personale di Agne Raceviciute intitolata “Conclave”, componenti scultorei e
fotografici si combinano per creare un’installazione “immersiva” e dal forte impatto
visivo, pensata appositamente per la Galleria Collicagreggi. I componenti di questa
installazione non hanno un unico soggetto definito, ma incorporano numerosi
riferimenti figurativi, organici e persino religiosi. Nell’ insieme, la loro disposizione
costituisce una sorta di mise en scene il cui aspetto distintivo è dato da un richiamo tra
estetica naturale ed estetica umana.
Questo richiamo crea una tensione visiva presente in tutta la mostra ed evidente in
particolar modo nella serie di fotografie relative ad un sito del deserto del Karakum, in
Turkmenistan, noto come Cratere di Darvaza o Porta dell’Inferno. Le immagini sono il
risultato finale di un processo che prevede la creazione di intricate strutture composte
da tessuti tirati e poi fissati su una cornice. È l’ atto di fotografarle che trasforma queste
strutture da forme scultoree astratte in composizioni simili a misteriosi paesaggi.
Attraverso tale processo, forme artificiali casuali diventano immagini coerenti che
richiamano la realtà organica. Queste opere quindi tradiscono un desiderio di esplorare
il potere ingannevole e seducente dell’immagine, così come una tendenza a
enfatizzare l’importanza assoluta di un’esperienza immediata e tangibile.
La parola “conclave” deriva dall’espressione latina cum clave, che significa «sotto
chiave», e si riferisce ad incontri con connotazioni religiose o spirituali. Il titolo
sottolinea l’intenzione dell’artista di creare un interno totalmente avvolgente, uno spazio
in cui gli eventi, attivati dallo spettatore, possano avere luogo. Piuttosto che ridursi a
semplice contenitore in cui vengono posizionate le opere d’arte, lo spazio espositivo
diventa parte integrante dell’opera. Il titolo riflette poi un interessamento verso quello
che potrebbe essere definito un “incontro sacro”: offrire allo spettatore un’esperienza,
non solo un momento cerebrale.
In ultima analisi, questa mostra è connotata dallo sforzo di forgiare connessioni tra arte
e rituale, tra magia e cerimonia, e dal desiderio di confondere lo spettatore ed evocare
in lui una varietà di risposte emotive di fronte allo sconosciuto, al meraviglioso e al
sublime sollecitate in parte dalla fascinazione di Raceviciute per quella che potrebbe
essere descritta come una sperimentazione interiore, o intima, con materiali e processi
creativi.
fotografici si combinano per creare un’installazione “immersiva” e dal forte impatto
visivo, pensata appositamente per la Galleria Collicagreggi. I componenti di questa
installazione non hanno un unico soggetto definito, ma incorporano numerosi
riferimenti figurativi, organici e persino religiosi. Nell’ insieme, la loro disposizione
costituisce una sorta di mise en scene il cui aspetto distintivo è dato da un richiamo tra
estetica naturale ed estetica umana.
Questo richiamo crea una tensione visiva presente in tutta la mostra ed evidente in
particolar modo nella serie di fotografie relative ad un sito del deserto del Karakum, in
Turkmenistan, noto come Cratere di Darvaza o Porta dell’Inferno. Le immagini sono il
risultato finale di un processo che prevede la creazione di intricate strutture composte
da tessuti tirati e poi fissati su una cornice. È l’ atto di fotografarle che trasforma queste
strutture da forme scultoree astratte in composizioni simili a misteriosi paesaggi.
Attraverso tale processo, forme artificiali casuali diventano immagini coerenti che
richiamano la realtà organica. Queste opere quindi tradiscono un desiderio di esplorare
il potere ingannevole e seducente dell’immagine, così come una tendenza a
enfatizzare l’importanza assoluta di un’esperienza immediata e tangibile.
La parola “conclave” deriva dall’espressione latina cum clave, che significa «sotto
chiave», e si riferisce ad incontri con connotazioni religiose o spirituali. Il titolo
sottolinea l’intenzione dell’artista di creare un interno totalmente avvolgente, uno spazio
in cui gli eventi, attivati dallo spettatore, possano avere luogo. Piuttosto che ridursi a
semplice contenitore in cui vengono posizionate le opere d’arte, lo spazio espositivo
diventa parte integrante dell’opera. Il titolo riflette poi un interessamento verso quello
che potrebbe essere definito un “incontro sacro”: offrire allo spettatore un’esperienza,
non solo un momento cerebrale.
In ultima analisi, questa mostra è connotata dallo sforzo di forgiare connessioni tra arte
e rituale, tra magia e cerimonia, e dal desiderio di confondere lo spettatore ed evocare
in lui una varietà di risposte emotive di fronte allo sconosciuto, al meraviglioso e al
sublime sollecitate in parte dalla fascinazione di Raceviciute per quella che potrebbe
essere descritta come una sperimentazione interiore, o intima, con materiali e processi
creativi.
21
gennaio 2012
Agne Raceviciute – Conclave
Dal 21 gennaio al 25 marzo 2012
arte contemporanea
Location
GALLERIA COLLICALIGREGGI
Catania, Via Indaco, 23, (Catania)
Catania, Via Indaco, 23, (Catania)
Orario di apertura
Da Martedi a Sabato, ore 16:00 - 20:00
Vernissage
21 Gennaio 2012, ore 19.00
Autore
Curatore




