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Fabio Cuman – Legends of a lost wood
La personalissima, suggestiva e a tratti insondabile mitologia cumaniana da sempre trae linfa vitale da tale conflittuale e fecondo rapporto dialettico. Ieri come oggi. Anche se gli equilibri, periodo dopo periodo, mutano, e di volta in volta sembra prevalere la Forma o la Materia informe.
Comunicato stampa
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Come Orfeo nella valle dell’Ade
La forza dirompente che soggiace alla pittura e alla scultura di Fabio Cuman scaturisce e si alimenta dall’incontro-scontro di forze ancestrali e antitetiche: il Caos (la Materia informe, l’Inconscio) e un principio ordinatore che potremmo definire “cosmogonico”, ossia che tende a mettere ordine nel disordine e a trasformare il “Caos” in “Cosmo” (la Ragione, la Forma). Il “Pathos” contrapposto al “Logos”, per dirla con gli antichi greci. La personalissima, suggestiva e a tratti insondabile mitologia cumaniana da sempre trae linfa vitale da tale conflittuale e fecondo rapporto dialettico. Ieri come oggi. Anche se gli equilibri, periodo dopo periodo, mutano, e di volta in volta sembra prevalere la Forma o la Materia informe. Da anni, quotidianamente il giovane artista combatte contro i suoi demoni. E il campo di battaglia è la tela o spazio occupato dalla scultura e le armi che egli utilizza...O forse no. Forse la metafora è fuorviante. Forse non si tratta di una battaglia, ma piuttosto di una incantagione. In una battaglia lo scopo è l’annientamento, la sconfitta dell’avversario. In un incantesimo invece ci si prefigge di “ammaliarlo”, catturarlo nelle reti del rito magico per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri: “domarlo”, magari solo per un breve tempo. Per questo le opere di Fabio Cuman ci appaiono così oscuramente evocative: perchè l’azione catartica della sua pittura e scultura non ha sconfitto le forze primigenie dell’Inconscio (paure, emozioni irrazionali, sogni, pulsioni profonde, deliri), ma ha ingaggiato con queste una specie di mistico e sensuale “corpo a corpo”: una sorta di danza sciamanica capace di tenerle, almeno per un poco (e forse solo in parte), sotto controllo. Il Mito serve a questo. Anche a questo. Raccontare delle storie serve anche a questo.Come Orfeo che cantando incanta gli Dei gli Inferi. Egli non li uccide: li commuove. La sua arte riesce per qualche istante a sospendere il tempo, ad aprire uno spiraglio nel consueto e ineluttabile volgere degli eventi. E salva dalla ferocia dell’oblio ciò che ama.Virgilio Patarini
La forza dirompente che soggiace alla pittura e alla scultura di Fabio Cuman scaturisce e si alimenta dall’incontro-scontro di forze ancestrali e antitetiche: il Caos (la Materia informe, l’Inconscio) e un principio ordinatore che potremmo definire “cosmogonico”, ossia che tende a mettere ordine nel disordine e a trasformare il “Caos” in “Cosmo” (la Ragione, la Forma). Il “Pathos” contrapposto al “Logos”, per dirla con gli antichi greci. La personalissima, suggestiva e a tratti insondabile mitologia cumaniana da sempre trae linfa vitale da tale conflittuale e fecondo rapporto dialettico. Ieri come oggi. Anche se gli equilibri, periodo dopo periodo, mutano, e di volta in volta sembra prevalere la Forma o la Materia informe. Da anni, quotidianamente il giovane artista combatte contro i suoi demoni. E il campo di battaglia è la tela o spazio occupato dalla scultura e le armi che egli utilizza...O forse no. Forse la metafora è fuorviante. Forse non si tratta di una battaglia, ma piuttosto di una incantagione. In una battaglia lo scopo è l’annientamento, la sconfitta dell’avversario. In un incantesimo invece ci si prefigge di “ammaliarlo”, catturarlo nelle reti del rito magico per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri: “domarlo”, magari solo per un breve tempo. Per questo le opere di Fabio Cuman ci appaiono così oscuramente evocative: perchè l’azione catartica della sua pittura e scultura non ha sconfitto le forze primigenie dell’Inconscio (paure, emozioni irrazionali, sogni, pulsioni profonde, deliri), ma ha ingaggiato con queste una specie di mistico e sensuale “corpo a corpo”: una sorta di danza sciamanica capace di tenerle, almeno per un poco (e forse solo in parte), sotto controllo. Il Mito serve a questo. Anche a questo. Raccontare delle storie serve anche a questo.Come Orfeo che cantando incanta gli Dei gli Inferi. Egli non li uccide: li commuove. La sua arte riesce per qualche istante a sospendere il tempo, ad aprire uno spiraglio nel consueto e ineluttabile volgere degli eventi. E salva dalla ferocia dell’oblio ciò che ama.Virgilio Patarini
14
gennaio 2012
Fabio Cuman – Legends of a lost wood
Dal 14 al 29 gennaio 2012
arte contemporanea
Location
ZAMENHOF
Milano, Via Ludovico Lazzaro Zamenhof, 11, (Milano)
Milano, Via Ludovico Lazzaro Zamenhof, 11, (Milano)
Orario di apertura
Dal mercoledì alla domenica, ore 15 - 19. Lun. e mart. chiuso.
Vernissage
14 Gennaio 2012, ore 18.30
Autore
Curatore




