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Ottone Rosai – L’assillo della verità
Rosai aveva scelto Castiglion Fiorentino come mèta domenicale per una gita ma, nella macchina guidata da Caponi, una discussione accesa con Santini e Bertolini, distoglie l’attenzione dalla strada superando il bivio per Castiglion Fiorentino. La mostra intende rappresentare ciò che gli negò la sorte
Comunicato stampa
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La ragione di un mostra.
Rosai aveva scelto Castiglion Fiorentino come mèta domenicale per una gita di amici. Così, un giorno d’autunno del 1954, egli aveva chiesto a Dino Caponi di accompagnarlo insieme a Santini e Bertolini.
Si erano ritrovati tutti quanti, a mattino presto, per la colazione da Fontana. Da lì avevano proseguito verso Pontassieve e il Valdarno nella macchina guidata da Caponi. Dopo Arezzo, una discussione cominciata per un giudizio di Bertolini su Viani, ritenuto da Rosai avventato, aveva assunto i soliti, accesi toni, tanto che nessuno, all’interno della vettura, si era accorto di aver già superato il bivio sulla sinistra per Castiglion Fiorentino.
Poco oltre, ammirando dalla strada a fondovalle il borgo medievale sulla collina e credendo di essere finalmente arrivati a destinazione, un cartello segnaletico li rese subito consapevoli dell’errore. In questo modo Rosai scoprì Cortona, ma non ebbe più modo di vedere Castiglion Fiorentino.
Questa mostra, presso la Fondazione Limoni & Livi “Ad Sidera” di Castiglion Fiorentino, intende rappresentare quell’incontro che gli negò la sorte.
Un’esposizione davvero importante e significativa, ricca di straordinari inediti (Uomo che nasconde il fiasco di vino sotto la giacca, 1926, Il mortaio, 1930, una sconosciuta versione dell’Uomo in croce, 1943) e di alcuni celebri capolavori (Donnine al lavoro, 1923, La siesta, 1925, Il gobbo, 1926). Trenta disegni, tra il 1920 e il 1955, per un’esauriente rivisita-zione del magistero grafico rosaiano: ritratti, paesaggi e studi di uno dei più grandi protagonisti del Novecento.
Scrive Giovanni Faccenda in catalogo: «Rosai è un segno. Unico, indelebile, profondamen-te incisivo. Sul bianco della carta, diventa sigla inconfondibile di un uomo che non fa sconti ad alcuno e, in particolare, a se stesso. Al solito, il nero della matita riesce ad addentrarsi fra le ombre dell’anima con sconcertante disinvoltura, fino a raggiungere angoli remoti ove torride inquietudini insistono arcane e immutabili. Riemerge, a un tratto, febbrile, per perpetuare su fogli spesso consunti sentimenti che appartengono alla realtà degli uomini, con esiti toccanti, che fanno addirittura pensare ai responsi di un illuminato veggente.
Rosai è il segno. Di un’umanità che esiste o, per meglio dire, resiste, in un’attesa analoga a quella che è dato di percepire al cospetto di certi suoi interni ebbri di tabacco e solitudine, lì dove egli ebbe a trovare fecondi pretesti espressivi, irrinunciabili motivi di scavo sepolti oltre l’anonima apparenza di una gran varietà di individui.»
Rosai aveva scelto Castiglion Fiorentino come mèta domenicale per una gita di amici. Così, un giorno d’autunno del 1954, egli aveva chiesto a Dino Caponi di accompagnarlo insieme a Santini e Bertolini.
Si erano ritrovati tutti quanti, a mattino presto, per la colazione da Fontana. Da lì avevano proseguito verso Pontassieve e il Valdarno nella macchina guidata da Caponi. Dopo Arezzo, una discussione cominciata per un giudizio di Bertolini su Viani, ritenuto da Rosai avventato, aveva assunto i soliti, accesi toni, tanto che nessuno, all’interno della vettura, si era accorto di aver già superato il bivio sulla sinistra per Castiglion Fiorentino.
Poco oltre, ammirando dalla strada a fondovalle il borgo medievale sulla collina e credendo di essere finalmente arrivati a destinazione, un cartello segnaletico li rese subito consapevoli dell’errore. In questo modo Rosai scoprì Cortona, ma non ebbe più modo di vedere Castiglion Fiorentino.
Questa mostra, presso la Fondazione Limoni & Livi “Ad Sidera” di Castiglion Fiorentino, intende rappresentare quell’incontro che gli negò la sorte.
Un’esposizione davvero importante e significativa, ricca di straordinari inediti (Uomo che nasconde il fiasco di vino sotto la giacca, 1926, Il mortaio, 1930, una sconosciuta versione dell’Uomo in croce, 1943) e di alcuni celebri capolavori (Donnine al lavoro, 1923, La siesta, 1925, Il gobbo, 1926). Trenta disegni, tra il 1920 e il 1955, per un’esauriente rivisita-zione del magistero grafico rosaiano: ritratti, paesaggi e studi di uno dei più grandi protagonisti del Novecento.
Scrive Giovanni Faccenda in catalogo: «Rosai è un segno. Unico, indelebile, profondamen-te incisivo. Sul bianco della carta, diventa sigla inconfondibile di un uomo che non fa sconti ad alcuno e, in particolare, a se stesso. Al solito, il nero della matita riesce ad addentrarsi fra le ombre dell’anima con sconcertante disinvoltura, fino a raggiungere angoli remoti ove torride inquietudini insistono arcane e immutabili. Riemerge, a un tratto, febbrile, per perpetuare su fogli spesso consunti sentimenti che appartengono alla realtà degli uomini, con esiti toccanti, che fanno addirittura pensare ai responsi di un illuminato veggente.
Rosai è il segno. Di un’umanità che esiste o, per meglio dire, resiste, in un’attesa analoga a quella che è dato di percepire al cospetto di certi suoi interni ebbri di tabacco e solitudine, lì dove egli ebbe a trovare fecondi pretesti espressivi, irrinunciabili motivi di scavo sepolti oltre l’anonima apparenza di una gran varietà di individui.»
18
dicembre 2011
Ottone Rosai – L’assillo della verità
Dal 18 dicembre 2011 al 29 gennaio 2012
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE LIMONI E LIVI AD SIDERA
Castiglion Fiorentino, Corso Italia, 41, (Arezzo)
Castiglion Fiorentino, Corso Italia, 41, (Arezzo)
Orario di apertura
da mercoledì a domenica 16.30 - 19.30
Vernissage
18 Dicembre 2011, ore 11.00
Autore
Curatore




