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Bernard Aubertin – La poesia del fuoco
Tutte le operazioni che Bernard Aubertin sviluppa a partire dalla fine degli anni ’50 sembrano poste sotto il segno del fuoco: di un fuoco che suggerisce il desiderio di cambiare, di affrontare il tempo, di portare la vita (delle cose) al proprio compimento, al proprio superamento.
Comunicato stampa
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Fine anni '50: Bernard Aubertin partecipa al clima di asciugamento dalle materie informali. Più nulla da vedere, più nulla da commentare: Yves Klein, Manzoni, Fontana, Uecker, Cage.. Klein è “le monochrome”, Fontana il gesto nella sua nudità, Cage il puro rumore, Manzoni l'assenza del colore.
Aubertin è l'incandescenza: sia quando distrugge la superficie con i chiodi ricoperti di rosso (immagine primigenia del fuoco), sia quando impiega il fuoco in presa diretta. Egli non lo imita, non lo descrive, il fuoco, lo fa diventare letteralmente il protagonista della sua scena operativa. A partire dal '61, quando incontra gli esponenti del Gruppo Zero (“Zero è silenzio. Zero è principio. Zero è rotondo”), egli si avvia verso la smaterializzazione di qualsiasi oggetto. Il suo interesse è quello di creare una totale trasformazione di tutto quanto lo circonda (soprattutto se investito di valore simbolico e culturale). Brucia libri, auto, pianoforti, motocicli, manifesti. E l'urgenza che muove ogni suo gesto non finisce nell'operazione, ma continua ad essere una corrente che si propaga anche a lavoro compiuto: anche alla cenere, ai frammenti anneriti, al colore buio della fuliggine. La fine diventa un nuovo modo di vedere la vita, la forza distruttrice una fonte di rinascita.
Ventidue opere in mostra a documentazione dell'ampio orizzonte di esperienze attraversato da Aubertin dal '70 ad oggi. Tutti i suoi cicli più importanti sono rappresentati: dai “Dessin de feu”, dove i fiammiferi scandiscono quasi geometricamente la superficie, ai “Semema”, in cui le combustioni lasciano un indizio di bruciatura su carte rosse fluorescenti; dai “Livres brûlés”, dove la fiamme divorano parole e immagini, aprendo le pagine a letture ulteriori, agli estremi “Unlimited” (presentati alla Biennale di Venezia ancora in corso), in cui ad essere bruciata è l'idea stessa di moda (attraverso dei jeans dal design accurato).
Non mancano le rarità, come i due cubi che racchiudono accumulazioni di libri bruciati o altri cubi in plexiglass, che conservano come teche sacrali rotoli di tela incendiati.
Quello che conta è che niente si estingua veramente. Aubertin “le pyromane” non vuole negare le cose, le forme, i colori. Il suo fuoco lascia agli oggetti la loro identità, ma con addosso l'intenso e bruciante pensiero che li ha attraversati. Il suo vero scopo è di far rinascere “la sensorialità e la spiritualità da cui la nostra società si è allontanata”.
Aubertin è l'incandescenza: sia quando distrugge la superficie con i chiodi ricoperti di rosso (immagine primigenia del fuoco), sia quando impiega il fuoco in presa diretta. Egli non lo imita, non lo descrive, il fuoco, lo fa diventare letteralmente il protagonista della sua scena operativa. A partire dal '61, quando incontra gli esponenti del Gruppo Zero (“Zero è silenzio. Zero è principio. Zero è rotondo”), egli si avvia verso la smaterializzazione di qualsiasi oggetto. Il suo interesse è quello di creare una totale trasformazione di tutto quanto lo circonda (soprattutto se investito di valore simbolico e culturale). Brucia libri, auto, pianoforti, motocicli, manifesti. E l'urgenza che muove ogni suo gesto non finisce nell'operazione, ma continua ad essere una corrente che si propaga anche a lavoro compiuto: anche alla cenere, ai frammenti anneriti, al colore buio della fuliggine. La fine diventa un nuovo modo di vedere la vita, la forza distruttrice una fonte di rinascita.
Ventidue opere in mostra a documentazione dell'ampio orizzonte di esperienze attraversato da Aubertin dal '70 ad oggi. Tutti i suoi cicli più importanti sono rappresentati: dai “Dessin de feu”, dove i fiammiferi scandiscono quasi geometricamente la superficie, ai “Semema”, in cui le combustioni lasciano un indizio di bruciatura su carte rosse fluorescenti; dai “Livres brûlés”, dove la fiamme divorano parole e immagini, aprendo le pagine a letture ulteriori, agli estremi “Unlimited” (presentati alla Biennale di Venezia ancora in corso), in cui ad essere bruciata è l'idea stessa di moda (attraverso dei jeans dal design accurato).
Non mancano le rarità, come i due cubi che racchiudono accumulazioni di libri bruciati o altri cubi in plexiglass, che conservano come teche sacrali rotoli di tela incendiati.
Quello che conta è che niente si estingua veramente. Aubertin “le pyromane” non vuole negare le cose, le forme, i colori. Il suo fuoco lascia agli oggetti la loro identità, ma con addosso l'intenso e bruciante pensiero che li ha attraversati. Il suo vero scopo è di far rinascere “la sensorialità e la spiritualità da cui la nostra società si è allontanata”.
29
ottobre 2011
Bernard Aubertin – La poesia del fuoco
Dal 29 ottobre al 10 dicembre 2011
arte contemporanea
Location
GALLERIA INCORNICIARTE
Verona, Piazza San Zeno, (Verona)
Verona, Piazza San Zeno, (Verona)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 10.00-12.30 e 16.00-19.30
Vernissage
29 Ottobre 2011, ore 18.30
Autore
Curatore




