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Pedro Neves Marques – When’s the End of Celebration?
La pratica di Pedro Neves Marques implica da sempre una narrativa all’interno del processo creativo come sottotesto al progetto espositivo, nella costruzione di un discorso svelato attraverso i rimandi selezionati.
Comunicato stampa
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La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 6 ottobre 2011, la prima personale di Pedro Neves Marques dal titolo When’s the End of Celebration?
La contaminazione tra diversi campi scientifici caratterizza tutti i lavori dell’artista: l’individuazione del campo d’indagine, sia esso storico, sociologico ed estetico, sfugge al controllo di una rigida definizione per usare la digressione come strumento di un tentacolare sforzo di rappresentazione dei processi di soggettivizzazione, di formazione dell’individualità e di organizzazione di persone, strutture o eventi.
La definizione del proprio io in relazione con l’altro (si parli di un oggetto, una persona, una comunità o un fenomeno culturale) passa anche attraverso la difficoltà comunicativa di trasmettere la propria esperienza, cioè del condividere. In questo atto cognitivo ha sempre svolto un ruolo decisivo la scrittura, mentre il tempo, inteso come concetto e come strumento organizzativo, è un tema ricorrente. La pratica di Pedro Neves Marques, quindi, implica da sempre una narrativa all’interno del processo creativo come sottotesto al progetto espositivo, nella costruzione di un discorso svelato attraverso i rimandi selezionati. La dislocazione temporale degli stessi contenuti enunciati si concretizza, invece, in uno spostamento concettuale più che fisico, alla ricerca di nuovi possibili punti di vista per i fenomeni contemporanei.
Recentemente, infatti, l’artista si è concentrato sui modelli operativi attraverso cui avviene l’esperienza dell’altro da sé nonché la relazione tra le differenze, intendendo riflettere sulle condizioni storiche, sociali e psicologiche che li hanno determinati. Qui s’inseriscono le teorie di Frederic Jameson, che critica la tendenza postmodernista a fondere tutti i riferimenti culturali in un’unità indifferenziata da cui attingere liberamente, in quanto infiltrazione della logica economica capitalistica e multinazionale nella sfera intellettuale. Questo discorso viene poi traslato sul piano dei codici linguistici dalle considerazioni di Jean Baudrillard in merito al collasso dell’idea stessa di progresso storico e delle ideologie, causato dalla perdita del significato. Sullo sfondo di queste discussioni l’artista si chiede se, più che da una relatività post-moderna, il significato non venga attualmente conferito da un’esplosione di ibridi temporali e culturali. Più concretamente, al’interno della mostra, questa indagine viene sintetizzata nel confronto tra le specifità di edifici collocati in contesti differenti, insieme ad una serie di foto ed alcuni testi.
Il video ed il testo When’s the End of Celebration?, infatti, insiste sulle parti strutturali di uno degli edifici più riconoscibili di Lisbona come esempio di tardo postmodernismo, estrapolando dettagli da un video girato nel 1985. Tornare indietro al momento in cui questo fenomeno culturale fondava le sue premesse significa cercare le origini dell’ibrido magma culturale in cui ci troviamo immersi e di cui cominciamo ad intravedere l’etica. Così come nella serie di foto, dettagli decorativi di architetture sud-americane, le cui forme ibride influenzate dalla rappresentazione coloniale hanno forzato gli schemi di quelle europee, si mescolano con le immagini di un dipartimento di ricerca dell’Università di St. Gallen in Svizzera, il cui Dipartimento di Management, fin dagli anni ’60, ha sviluppato un modello economico influenzato dalle politiche ecologiche e del pensiero sistemico. Eclettismo ed innovazione, quindi, si rincorrono in un cerchio continuo che individua in un ibrido citazionismo la cifra, ma anche il limite, del nostro tempo.
Pedro Neves Marques (Lisbona, PT, 1984. Vive e lavora tra Lisbona, Londra e San Paolo.
Tra le principali mostre personali e collettive:
2010 Solo show (in collaboration with André Romão), Fundação EDP, Lisbon PT
On the Invisibility of Performance and the Resonance of Lives - Three Proposal Intertwined (in collaboration with Emily Verla Bovino), Etc Gallery, Prague, CZ
2008 Abridged Imagetics, Galeria Pedro Cera, Lisbon, PT
2010 HaVE A look! Have A Look!, curated by FormContent, FormContent, London, Uk
The Horizon Line is Here – tornare per partire, curated by Lorenzo Bruni, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy
2008 A river ain’t too much to love, Spike Island, UK
Eurasia, Anastácio-Gonçalves House Museum, Lisbon, PT
Ocurrence, Baginski Gallery, Lisbon, PT
2007 BesRevelation 2007, Serralves Villa – Contemporary Art Museum, Oporto, PT
La contaminazione tra diversi campi scientifici caratterizza tutti i lavori dell’artista: l’individuazione del campo d’indagine, sia esso storico, sociologico ed estetico, sfugge al controllo di una rigida definizione per usare la digressione come strumento di un tentacolare sforzo di rappresentazione dei processi di soggettivizzazione, di formazione dell’individualità e di organizzazione di persone, strutture o eventi.
La definizione del proprio io in relazione con l’altro (si parli di un oggetto, una persona, una comunità o un fenomeno culturale) passa anche attraverso la difficoltà comunicativa di trasmettere la propria esperienza, cioè del condividere. In questo atto cognitivo ha sempre svolto un ruolo decisivo la scrittura, mentre il tempo, inteso come concetto e come strumento organizzativo, è un tema ricorrente. La pratica di Pedro Neves Marques, quindi, implica da sempre una narrativa all’interno del processo creativo come sottotesto al progetto espositivo, nella costruzione di un discorso svelato attraverso i rimandi selezionati. La dislocazione temporale degli stessi contenuti enunciati si concretizza, invece, in uno spostamento concettuale più che fisico, alla ricerca di nuovi possibili punti di vista per i fenomeni contemporanei.
Recentemente, infatti, l’artista si è concentrato sui modelli operativi attraverso cui avviene l’esperienza dell’altro da sé nonché la relazione tra le differenze, intendendo riflettere sulle condizioni storiche, sociali e psicologiche che li hanno determinati. Qui s’inseriscono le teorie di Frederic Jameson, che critica la tendenza postmodernista a fondere tutti i riferimenti culturali in un’unità indifferenziata da cui attingere liberamente, in quanto infiltrazione della logica economica capitalistica e multinazionale nella sfera intellettuale. Questo discorso viene poi traslato sul piano dei codici linguistici dalle considerazioni di Jean Baudrillard in merito al collasso dell’idea stessa di progresso storico e delle ideologie, causato dalla perdita del significato. Sullo sfondo di queste discussioni l’artista si chiede se, più che da una relatività post-moderna, il significato non venga attualmente conferito da un’esplosione di ibridi temporali e culturali. Più concretamente, al’interno della mostra, questa indagine viene sintetizzata nel confronto tra le specifità di edifici collocati in contesti differenti, insieme ad una serie di foto ed alcuni testi.
Il video ed il testo When’s the End of Celebration?, infatti, insiste sulle parti strutturali di uno degli edifici più riconoscibili di Lisbona come esempio di tardo postmodernismo, estrapolando dettagli da un video girato nel 1985. Tornare indietro al momento in cui questo fenomeno culturale fondava le sue premesse significa cercare le origini dell’ibrido magma culturale in cui ci troviamo immersi e di cui cominciamo ad intravedere l’etica. Così come nella serie di foto, dettagli decorativi di architetture sud-americane, le cui forme ibride influenzate dalla rappresentazione coloniale hanno forzato gli schemi di quelle europee, si mescolano con le immagini di un dipartimento di ricerca dell’Università di St. Gallen in Svizzera, il cui Dipartimento di Management, fin dagli anni ’60, ha sviluppato un modello economico influenzato dalle politiche ecologiche e del pensiero sistemico. Eclettismo ed innovazione, quindi, si rincorrono in un cerchio continuo che individua in un ibrido citazionismo la cifra, ma anche il limite, del nostro tempo.
Pedro Neves Marques (Lisbona, PT, 1984. Vive e lavora tra Lisbona, Londra e San Paolo.
Tra le principali mostre personali e collettive:
2010 Solo show (in collaboration with André Romão), Fundação EDP, Lisbon PT
On the Invisibility of Performance and the Resonance of Lives - Three Proposal Intertwined (in collaboration with Emily Verla Bovino), Etc Gallery, Prague, CZ
2008 Abridged Imagetics, Galeria Pedro Cera, Lisbon, PT
2010 HaVE A look! Have A Look!, curated by FormContent, FormContent, London, Uk
The Horizon Line is Here – tornare per partire, curated by Lorenzo Bruni, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy
2008 A river ain’t too much to love, Spike Island, UK
Eurasia, Anastácio-Gonçalves House Museum, Lisbon, PT
Ocurrence, Baginski Gallery, Lisbon, PT
2007 BesRevelation 2007, Serralves Villa – Contemporary Art Museum, Oporto, PT
06
ottobre 2011
Pedro Neves Marques – When’s the End of Celebration?
Dal 06 ottobre al 02 dicembre 2011
arte contemporanea
Location
UMBERTO DI MARINO ARTE CONTEMPORANEA
Napoli, Via Alabardieri, 1, (Napoli)
Napoli, Via Alabardieri, 1, (Napoli)
Orario di apertura
da lunedì a sabato ore 15-20
mattina su appuntamento
Vernissage
6 Ottobre 2011, ore 19.30-22
Autore




