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Attilio Gerbino – Leo Sum
Una selezione di 21 immagini della serie Leo Sum, i ritratti digitali realizzati da Attilio GERBINO, esplorano ironicamente il “confine” che ogni anima cela e che ogni sguardo tradisce.
Comunicato stampa
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Vivere: nel vivere non c'è alcuna felicità. Vivere: portare il proprio io dolente per il mondo.
Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra,
nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia.
Milan KUNDERA, L’immortalità, Adelphi 1990
La Galleria Fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone CT,
nel corso della sua attività ultra decennale, non è nuova a remake di mostre che, per motivi diversi, hanno delineato una tappa particolare nel processo di promozione della cultura fotografica: risale alla scorsa estate la rivisitazione, presso il Museo archeologico di Gela, di una mostra storica – quei Pellegrinaggi occidentali di Giovanni CHIARAMONTE – che avevano segnato idealmente il decennale della GHIRRI.
Non nuove nemmeno le numerose collaborazioni con Istituzioni e associazioni culturali che la Galleria, nel tempo e con convinzione, ha avviato e coltivato per promuovere le iniziative più varie, sempre mirate alla conoscenza nell’infinito mondo delle immagini. Oggi il MACC – il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone – si associa a questo progetto espositivo che, conquistando uno Spazio d’Arte non ortodosso – presso il Dipartimento di Salute Mentale –, pare sfidare se stesso confrontandosi con un luogo dove la mente cerca di specchiarsi nelle sue paure per vincerle.
È così i leones di GERBINO, quei ritratti digitali che, come afferma l’autore, fanno ironicamente il verso “… all’ansia, l’inquietudine e il pregiudizio”, presentati per la prima volta nel 2007 al MUSEF – il Museo della Fotografia Storica e Contemporanea di Caltagirone – in una mostra ospitata successivamente a Genova, Racalmuto e Riesi, tornano a ruggire nella città che li vide per la prima volta strizzare l'occhio dai loro sfondi saturi di verde, arancio e magenta.
Una galleria di ritratti, gli anonimi leones contemporanei, che non ha smesso di baloccarsi col “… solito, falso dilemma” dove l’essere e il non essere assumono la consistenza di una maschera della quale alleggerirsi col brio e la leggerezza necessari a vincere la paura dell’ignoto, la stessa che sonnecchia in ogni anima e ammicca da ogni sguardo.
Quanto è attuale, e senza tempo, la riflessione profonda che si cela dietro il linguaggio di queste elaborazioni digitali che vanno ben oltre il confine dell’apparente virtuosismo tecnico? Nessuna velleità, nessun autocompiacimento, solo il desiderio di comprendere alcune dinamiche umane, quelle profonde relazioni che legano, a volte allontanano, le anime leonine alle prese con i propri fantasmi quotidiani.
Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.
Il professor John KEATING ai suoi alunni ne, L’attimo fuggente, regia di Peter WEIR, USA 1989
Sebastiano FAVITTA
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Caltagirone, gennaio 2011
Domenico AMOROSO:
Non è fuori luogo, né tantomeno fuori tempo, che la mostra Leo Sum di Attilio GERBINO, presentata a Caltagirone nel 2007 a cura del Museo della Fotografia Storica e Contemporanea, approdi in un luogo “alternativo” e non usuale né banale come lo Spazio d’Arte del Dipartimento di Salute Mentale di Caltagirone. Lo Spazio, infatti, non vuole presentarsi e ancor meno svolgere il ruolo di una sala espositiva d’arte contemporanea, ormai direi troppe e banalmente replicanti, bensì dare la possibilità di espressione, comunicazione e confronto a quanti, artisti e persone interessate, ricerchino, per mezzo dell’arte e della creatività, un rapporto più intenso e vero con la vita, come si esprime e muta attraverso la storia, le situazioni sociali, le esperienze personali, a volte felici, a volte sofferte, senza mediazioni e infingimenti.
Le fotografie di Attilio GERBINO, legate insieme da umana e solidaristica curiosità e da un filo di ironica vitalità, attraversano le generazioni e le condizioni sociali e culturali, riconoscendo, o restituendo, la dignità e la volontà di relazione che oggi ci appare tanto difficile e problematica. Nella posa in cui i soggetti vengono fissati, lungi dall’esserci artificialità e costruzione, c’è l’espressione libera e serena di una condizione personale che l’omologazione mediatica ignora o appiattisce, ma che tuttavia, invece e fortunatamente, esiste e resiste, mostrando un mondo reale quale è e quale potrebbe essere se, anziché lasciarci cadere vittime dei trabocchetti della cultura dell’immagine, guardassimo e ci guardassimo.
Marina BENEDETTO:
Il progetto artistico trae spunto dall’iscrizione latina leggibile sulle mappe dell’Africa di epoca classica: Hic sunt leones, ove Leo è l’ignoto, il diverso, tutto ciò che incute paura. Anche GERBINO insegue i suoi Leones, ignaro di percorrere un sentiero già esplorato da Umberto ECO nel labirinto della sua biblioteca de Il nome della rosa: Leones sono i custodi del limite invalicabile, oltre il quale sta la conoscenza proibita. (...). Invisibili agli occhi degli altri, i Leones acquattati in noi si travestono e assumono in ognuno le sembianze dei propri fantasmi: depressione, avidità, invidia, inquietudine, rimorso, violenza, tutte le ansie e i mali che in ogni tempo – e mai come nella nostra epoca tormentata – affliggono l’uomo. Attilio GERBINO (...) in una invo/evoluzione del suo punto di vista all’epoca dei primi Leones, riconduce l’umanità in un unicum ove la diversità diventa uguaglianza (...) perché qui i soggetti sono persone comuni, volti anonimi di bambini, adulti, anziani. Ognuno può identificarsi coi Leones di GERBINO, artista che con il taglio dell’ironia sa scovare, cogliere ed esorcizzare le proprie ansie, suggerendo anche a noi spettatori una via di fuga, la stessa offerta dal libro più prezioso custodito dai Leones di Umberto ECO: l’elogio della capacità di ridere come estrema arma di libertà per l’uomo, con la quale elevarsi sopra ogni limite e fuggire la paura.
Sebastiano FAVITTA:
(...) Ancora sentivo ruggire tutti i leoni balzati fuori dalle mie recenti letture durante il mio percorso spirituale: dai leones guardiani sulla soglia della nostra crescita interiore a Riccardo cuor di Leone; dal leone verde simbolo della trasformazione psichica dell’opus alchemico ai leoni della terra del branco; dai leoni dallo sguardo frontale, fisso e minaccioso incontrati lungo il corso storico della loro evoluzione iconografica ai leoni presenti nei miti, nei riti e nelle religioni che, pur rappresentando come archetipo figurativo molteplici valenze simboliche, conservano ancora nella psicologia analitica il loro significato originario; dai leoni araldici in mille colori ... rampanti, passanti, coricati, dormienti, seduti, salienti, stanti sempre a rappresentare la forza, il coraggio e il valore nelle bandiere delle nazioni al leone ucciso a mani nude da Eracle per berne il sangue; dai leoni cinesi danzanti al leone dormiente di Rembrandt; dai leoni nella statuaria ai leoni nella letteratura; dai leoni presenti nei media a quelli metaforici che il buddismo associa alla forza della fede. “Credi in questo mandala con tutto il tuo cuore. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito del leone (…)”.
Tanti, tanti, tanti leoni. Perché, mi chiesi allora, GERBINO è qui, ora, a pormi dinanzi ai leoni?
Riccardo MONDO:
James HILLMAN ama dire che l’attività immaginale è primaria all’Anima. Ella si nutre delle intersezioni possibili tra immagine e parola, necessarie ad evocare ciò che eccede l’esperienza percettiva. Lo stesso rapporto tra immagine e parola appare alla visione di Leo Sum. L’occhio si apre ad una serie di figure umane, incatenate tra loro da una singola frase. Le due forme del pensare, per immagini e per concetti, qui si incrociano. In tal modo il demiurgo che ci offre questo gioco, apre il suo talento narrativo di artista fotografico de-letteralizzando la sua galleria di ritratti. E’ possibile quindi iniziare una epistrophé, un ritorno delle persone rappresentate dal loro archetipico appartenere al Leo sum. Qui appaiono uomini e donne, bambini e vecchi, maschere del teatro della vita che divengono, malgrado il secco e perentorio loro apparire che si conclude nel singolo scatto. Potremmo dire che il cartello abbia un sottotesto che recita “niente è come sembra” in quanto vi è un mistero che introduce immaginazione. Il segreto è posto in evidenza ma senza essere svelato, sappiamo solo che il segreto esiste ... Leo sum.
Josephine PACE:
E’ immediata la sensazione di piacevole sorpresa, di fronte alle fotografie di Attilio GERBINO, come quando ci si imbatte in opere di creatività pura, prodotti di originalità e freschezza che appartengono solo alle menti libere e audaci. Il transito su ipotetici confini tra realtà e mondo sconosciuto, dove si annidano insidie, hic sunt leones, si acquattano fiere, non appartiene più alle categorie geografiche ma alla normale vita quotidiana in cui ciascuno può essere facile preda o insospettato aggressore. L’ironia leggera e reale che pervade queste pose fotografiche è la stessa di colui che si trova a considerare quanto il quotidiano possa essere insieme straordinario ed eroico e quanto, allo stesso tempo, si possa condurre un’esistenza piena e significante pur senza sottostare alle leggi dell’inflazionistica popolarità, della visibilità ad ogni costo. E, ironicamente, questa consapevolezza viene tra-scritta, ri-scritta in forma, in icona contemporanea, in espressività in bianco e nero che emerge orgogliosamente dal colore piatto dello sfondo.
Pippo PAPPALARDO:
Hic sunt leones per adesso è una sequenza fotografica, costruita con pochi elementi (il ritratto, un uso intelligente e scanzonato della posa, un'interazione tra risultato fotografico e sfondo artificiale). Poi, quel benedetto titolo e quel ricorrente cartello: l'uno rimanda alle vecchissime carte geografiche ed all'uso, anche moderno, dei tanti significati dell'espressione. L'altro, una sorta di attestato, di diploma o di carta d'identità. Tra le due espressioni non solo una relazione semantica ma anche un invito a teatralizzare il gioco dei rimandi. Se l’hic è avverbio di luogo, il sum è un esplicito presente temporale entro il quale la figura, o la persona, pretende di stare ed essere, ed agire, e magari ruggire. In questo voler apparire, ognuna delle persone ritratte inventa (nel senso di trovare) una plausibile espressione che spieghi (accettando, sfuggendo) il suo modo di essere o non essere leo/leones. E sorridono loro e sorridiamo noi.
Enzo SALSETTA:
La carica emotiva che trasmettono è quella che deriva da un certo “realismo” contrappuntato da un’azione mimica ricca di forza simbolica. È un “realismo” per fortuna sfuggito ai meccanismi ideologici. GERBINO raffigura una realtà fatta di gente comune, normale nell’apparenza ma che è animata da una forza centrifuga inquietante e magnetica. Questa gente trasmette uno strano sentimento: lascia capire di essersi impossessata della propria intelligenza, che pensa con la propria mente. È gente capace di assimilare affettivamente, di elaborare una visione antiomologante: insomma di “esserci” nella Storia. Guardano l’obiettivo fotografico con la coscienza di essere guardati da noi e non da un occhio divino colpevolizzante o mercificante da Grande fratello.
Domenico SEMINERIO:
Leo sum. E mandare all'aria tutte le questioni inutili che ci fanno vivere da pecore.
Leo sum E tutti quelli che hanno l'abitudine di considerarci oggetti da manipolare a piacer loro vedranno lo scintillio degli artigli e dei denti. Ma non per fare paura o aggredire. Leo sum Per confermare la nostra dignità, semplicemente.
Leo sum. Per dire che vogliamo essere liberi. Che non possiamo essere inquadrati in un gregge di pecoroni obbedienti e tremanti. Leo sum. Ma senza la spocchia dei leoni. Senza la superbia di chi si crede il solo leone della terra. Tutti leoni, ma con il sorriso, anzi la risata piena, libera, quella che nasce dal cuore e dalla testa e riduce a poltiglia le tristi banalità del quotidiano che cercano di incatenarci al grigiore con ossessive liturgie e stantie giaculatorie prive di verità.
Leo sum. E se qualche volta il cartello dovesse cadere, non preoccupiamoci. Leo sum, anche senza cartello.
Anche senza corona.
Oggi è praticamente impossibile trovare terre ancora sconosciute.
Comitato dei Consiglieri di Isabella di Spagna, 1492
Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra,
nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia.
Milan KUNDERA, L’immortalità, Adelphi 1990
La Galleria Fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone CT,
nel corso della sua attività ultra decennale, non è nuova a remake di mostre che, per motivi diversi, hanno delineato una tappa particolare nel processo di promozione della cultura fotografica: risale alla scorsa estate la rivisitazione, presso il Museo archeologico di Gela, di una mostra storica – quei Pellegrinaggi occidentali di Giovanni CHIARAMONTE – che avevano segnato idealmente il decennale della GHIRRI.
Non nuove nemmeno le numerose collaborazioni con Istituzioni e associazioni culturali che la Galleria, nel tempo e con convinzione, ha avviato e coltivato per promuovere le iniziative più varie, sempre mirate alla conoscenza nell’infinito mondo delle immagini. Oggi il MACC – il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone – si associa a questo progetto espositivo che, conquistando uno Spazio d’Arte non ortodosso – presso il Dipartimento di Salute Mentale –, pare sfidare se stesso confrontandosi con un luogo dove la mente cerca di specchiarsi nelle sue paure per vincerle.
È così i leones di GERBINO, quei ritratti digitali che, come afferma l’autore, fanno ironicamente il verso “… all’ansia, l’inquietudine e il pregiudizio”, presentati per la prima volta nel 2007 al MUSEF – il Museo della Fotografia Storica e Contemporanea di Caltagirone – in una mostra ospitata successivamente a Genova, Racalmuto e Riesi, tornano a ruggire nella città che li vide per la prima volta strizzare l'occhio dai loro sfondi saturi di verde, arancio e magenta.
Una galleria di ritratti, gli anonimi leones contemporanei, che non ha smesso di baloccarsi col “… solito, falso dilemma” dove l’essere e il non essere assumono la consistenza di una maschera della quale alleggerirsi col brio e la leggerezza necessari a vincere la paura dell’ignoto, la stessa che sonnecchia in ogni anima e ammicca da ogni sguardo.
Quanto è attuale, e senza tempo, la riflessione profonda che si cela dietro il linguaggio di queste elaborazioni digitali che vanno ben oltre il confine dell’apparente virtuosismo tecnico? Nessuna velleità, nessun autocompiacimento, solo il desiderio di comprendere alcune dinamiche umane, quelle profonde relazioni che legano, a volte allontanano, le anime leonine alle prese con i propri fantasmi quotidiani.
Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.
Il professor John KEATING ai suoi alunni ne, L’attimo fuggente, regia di Peter WEIR, USA 1989
Sebastiano FAVITTA
Galleria Fotografica Luigi GHIRRI
Caltagirone, gennaio 2011
Domenico AMOROSO:
Non è fuori luogo, né tantomeno fuori tempo, che la mostra Leo Sum di Attilio GERBINO, presentata a Caltagirone nel 2007 a cura del Museo della Fotografia Storica e Contemporanea, approdi in un luogo “alternativo” e non usuale né banale come lo Spazio d’Arte del Dipartimento di Salute Mentale di Caltagirone. Lo Spazio, infatti, non vuole presentarsi e ancor meno svolgere il ruolo di una sala espositiva d’arte contemporanea, ormai direi troppe e banalmente replicanti, bensì dare la possibilità di espressione, comunicazione e confronto a quanti, artisti e persone interessate, ricerchino, per mezzo dell’arte e della creatività, un rapporto più intenso e vero con la vita, come si esprime e muta attraverso la storia, le situazioni sociali, le esperienze personali, a volte felici, a volte sofferte, senza mediazioni e infingimenti.
Le fotografie di Attilio GERBINO, legate insieme da umana e solidaristica curiosità e da un filo di ironica vitalità, attraversano le generazioni e le condizioni sociali e culturali, riconoscendo, o restituendo, la dignità e la volontà di relazione che oggi ci appare tanto difficile e problematica. Nella posa in cui i soggetti vengono fissati, lungi dall’esserci artificialità e costruzione, c’è l’espressione libera e serena di una condizione personale che l’omologazione mediatica ignora o appiattisce, ma che tuttavia, invece e fortunatamente, esiste e resiste, mostrando un mondo reale quale è e quale potrebbe essere se, anziché lasciarci cadere vittime dei trabocchetti della cultura dell’immagine, guardassimo e ci guardassimo.
Marina BENEDETTO:
Il progetto artistico trae spunto dall’iscrizione latina leggibile sulle mappe dell’Africa di epoca classica: Hic sunt leones, ove Leo è l’ignoto, il diverso, tutto ciò che incute paura. Anche GERBINO insegue i suoi Leones, ignaro di percorrere un sentiero già esplorato da Umberto ECO nel labirinto della sua biblioteca de Il nome della rosa: Leones sono i custodi del limite invalicabile, oltre il quale sta la conoscenza proibita. (...). Invisibili agli occhi degli altri, i Leones acquattati in noi si travestono e assumono in ognuno le sembianze dei propri fantasmi: depressione, avidità, invidia, inquietudine, rimorso, violenza, tutte le ansie e i mali che in ogni tempo – e mai come nella nostra epoca tormentata – affliggono l’uomo. Attilio GERBINO (...) in una invo/evoluzione del suo punto di vista all’epoca dei primi Leones, riconduce l’umanità in un unicum ove la diversità diventa uguaglianza (...) perché qui i soggetti sono persone comuni, volti anonimi di bambini, adulti, anziani. Ognuno può identificarsi coi Leones di GERBINO, artista che con il taglio dell’ironia sa scovare, cogliere ed esorcizzare le proprie ansie, suggerendo anche a noi spettatori una via di fuga, la stessa offerta dal libro più prezioso custodito dai Leones di Umberto ECO: l’elogio della capacità di ridere come estrema arma di libertà per l’uomo, con la quale elevarsi sopra ogni limite e fuggire la paura.
Sebastiano FAVITTA:
(...) Ancora sentivo ruggire tutti i leoni balzati fuori dalle mie recenti letture durante il mio percorso spirituale: dai leones guardiani sulla soglia della nostra crescita interiore a Riccardo cuor di Leone; dal leone verde simbolo della trasformazione psichica dell’opus alchemico ai leoni della terra del branco; dai leoni dallo sguardo frontale, fisso e minaccioso incontrati lungo il corso storico della loro evoluzione iconografica ai leoni presenti nei miti, nei riti e nelle religioni che, pur rappresentando come archetipo figurativo molteplici valenze simboliche, conservano ancora nella psicologia analitica il loro significato originario; dai leoni araldici in mille colori ... rampanti, passanti, coricati, dormienti, seduti, salienti, stanti sempre a rappresentare la forza, il coraggio e il valore nelle bandiere delle nazioni al leone ucciso a mani nude da Eracle per berne il sangue; dai leoni cinesi danzanti al leone dormiente di Rembrandt; dai leoni nella statuaria ai leoni nella letteratura; dai leoni presenti nei media a quelli metaforici che il buddismo associa alla forza della fede. “Credi in questo mandala con tutto il tuo cuore. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito del leone (…)”.
Tanti, tanti, tanti leoni. Perché, mi chiesi allora, GERBINO è qui, ora, a pormi dinanzi ai leoni?
Riccardo MONDO:
James HILLMAN ama dire che l’attività immaginale è primaria all’Anima. Ella si nutre delle intersezioni possibili tra immagine e parola, necessarie ad evocare ciò che eccede l’esperienza percettiva. Lo stesso rapporto tra immagine e parola appare alla visione di Leo Sum. L’occhio si apre ad una serie di figure umane, incatenate tra loro da una singola frase. Le due forme del pensare, per immagini e per concetti, qui si incrociano. In tal modo il demiurgo che ci offre questo gioco, apre il suo talento narrativo di artista fotografico de-letteralizzando la sua galleria di ritratti. E’ possibile quindi iniziare una epistrophé, un ritorno delle persone rappresentate dal loro archetipico appartenere al Leo sum. Qui appaiono uomini e donne, bambini e vecchi, maschere del teatro della vita che divengono, malgrado il secco e perentorio loro apparire che si conclude nel singolo scatto. Potremmo dire che il cartello abbia un sottotesto che recita “niente è come sembra” in quanto vi è un mistero che introduce immaginazione. Il segreto è posto in evidenza ma senza essere svelato, sappiamo solo che il segreto esiste ... Leo sum.
Josephine PACE:
E’ immediata la sensazione di piacevole sorpresa, di fronte alle fotografie di Attilio GERBINO, come quando ci si imbatte in opere di creatività pura, prodotti di originalità e freschezza che appartengono solo alle menti libere e audaci. Il transito su ipotetici confini tra realtà e mondo sconosciuto, dove si annidano insidie, hic sunt leones, si acquattano fiere, non appartiene più alle categorie geografiche ma alla normale vita quotidiana in cui ciascuno può essere facile preda o insospettato aggressore. L’ironia leggera e reale che pervade queste pose fotografiche è la stessa di colui che si trova a considerare quanto il quotidiano possa essere insieme straordinario ed eroico e quanto, allo stesso tempo, si possa condurre un’esistenza piena e significante pur senza sottostare alle leggi dell’inflazionistica popolarità, della visibilità ad ogni costo. E, ironicamente, questa consapevolezza viene tra-scritta, ri-scritta in forma, in icona contemporanea, in espressività in bianco e nero che emerge orgogliosamente dal colore piatto dello sfondo.
Pippo PAPPALARDO:
Hic sunt leones per adesso è una sequenza fotografica, costruita con pochi elementi (il ritratto, un uso intelligente e scanzonato della posa, un'interazione tra risultato fotografico e sfondo artificiale). Poi, quel benedetto titolo e quel ricorrente cartello: l'uno rimanda alle vecchissime carte geografiche ed all'uso, anche moderno, dei tanti significati dell'espressione. L'altro, una sorta di attestato, di diploma o di carta d'identità. Tra le due espressioni non solo una relazione semantica ma anche un invito a teatralizzare il gioco dei rimandi. Se l’hic è avverbio di luogo, il sum è un esplicito presente temporale entro il quale la figura, o la persona, pretende di stare ed essere, ed agire, e magari ruggire. In questo voler apparire, ognuna delle persone ritratte inventa (nel senso di trovare) una plausibile espressione che spieghi (accettando, sfuggendo) il suo modo di essere o non essere leo/leones. E sorridono loro e sorridiamo noi.
Enzo SALSETTA:
La carica emotiva che trasmettono è quella che deriva da un certo “realismo” contrappuntato da un’azione mimica ricca di forza simbolica. È un “realismo” per fortuna sfuggito ai meccanismi ideologici. GERBINO raffigura una realtà fatta di gente comune, normale nell’apparenza ma che è animata da una forza centrifuga inquietante e magnetica. Questa gente trasmette uno strano sentimento: lascia capire di essersi impossessata della propria intelligenza, che pensa con la propria mente. È gente capace di assimilare affettivamente, di elaborare una visione antiomologante: insomma di “esserci” nella Storia. Guardano l’obiettivo fotografico con la coscienza di essere guardati da noi e non da un occhio divino colpevolizzante o mercificante da Grande fratello.
Domenico SEMINERIO:
Leo sum. E mandare all'aria tutte le questioni inutili che ci fanno vivere da pecore.
Leo sum E tutti quelli che hanno l'abitudine di considerarci oggetti da manipolare a piacer loro vedranno lo scintillio degli artigli e dei denti. Ma non per fare paura o aggredire. Leo sum Per confermare la nostra dignità, semplicemente.
Leo sum. Per dire che vogliamo essere liberi. Che non possiamo essere inquadrati in un gregge di pecoroni obbedienti e tremanti. Leo sum. Ma senza la spocchia dei leoni. Senza la superbia di chi si crede il solo leone della terra. Tutti leoni, ma con il sorriso, anzi la risata piena, libera, quella che nasce dal cuore e dalla testa e riduce a poltiglia le tristi banalità del quotidiano che cercano di incatenarci al grigiore con ossessive liturgie e stantie giaculatorie prive di verità.
Leo sum. E se qualche volta il cartello dovesse cadere, non preoccupiamoci. Leo sum, anche senza cartello.
Anche senza corona.
Oggi è praticamente impossibile trovare terre ancora sconosciute.
Comitato dei Consiglieri di Isabella di Spagna, 1492
05
febbraio 2011
Attilio Gerbino – Leo Sum
Dal 05 febbraio al 05 marzo 2011
fotografia
Location
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE
Caltagirone, Via Escuriales, 16, (Catania)
Caltagirone, Via Escuriales, 16, (Catania)
Orario di apertura
da lunedì a sabato, 9.00 - 20.00
Vernissage
5 Febbraio 2011, ore 18.00
Autore
Curatore




