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Daniele Frisina – Seven MAD
Una mostra dedicata ai sette vizi capitali.
Comunicato stampa
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Sabato 20 marzo alle ore 19,00 presso il cocktail bar “Blow” di via Lago Ascianghi a Latina, Mad, rassegna di arte contemporanea a cura di Fabio D’Achille, propone un nuovo appuntamento, l’inaugurazione della personale di Daniele Frisina “Seven MAD”, dedicata ai sette vizi capitali.
L’artista pontino scende negli inferi per interpretare, con il suo particolare tocco, quelli che Aristotele definiva “gli abiti del male”. Daniele “veste” così i suoi personaggi con le loro stesse debolezze, fa fare i conti con la bassezza della propria anima, ma non li condanna, concede loro la possibilità di riscatto. E’ l’artista stesso a spiegare questo percorso teso al recupero: “Ho cercato di non legare i sette vizi a quei concetti ai quali si è soliti associarli, come il male o la tentazione, in quanto i vizi alla fine sono parte integrante dell’uomo, sono quelle debolezze alle quali l’uomo, stanco, cede. I vizi sono le illusioni alle quali ci abbandoniamo per confortare il nostro cuore provato dalla vita, o meglio per dimenticare, seppur momentaneamente, il dolore cercando nel peccato la panacea al male. Dunque nei sette quadri ho voluto fermare l’attimo di cedimento che il soggetto ha perché accecato dalla bramosia di voler avere a tutti i costi quello che gli manca, e si illude di ottenerlo in quel suo sentimento di trasgressione così forte”.
Un concetto dunque illuminista, quello espresso da Daniele Frisina, legato non tanto all’azione in sé, ma all’aspetto psicologico e sociale del peccato. “E così – spiega ancora Daniele – la lussuria non sarà sesso sfrenato, piuttosto un abbandono completo a qualcosa nella quale si spera di trovare un sollievo momentaneo. L'avaro, scoperto nel suo “collezionare tesori”, è spaventato, quasi timoroso che lo spettatore rubi, anche solo con lo sguardo, le sue conquiste e allora tira fuori quante più braccia può per proteggere quei beni che accumula, ma nessuno di essi riempie il vuoto che egli avverte. L'invidioso sta osservando qualcosa che brama al di qua di un vetro che non gli permette di raggiungere l’oggetto che invidia. E’ smarrito, ma paradossalmente non si accorge che ciò che desidera si trova ai propri piedi. Ciò che colleziona è sempre insufficiente a soddisfare il proprio ego, qualunque cosa possiede prima o poi viene accantonata, perché accecato dall’invidia, tende a desiderare sempre altro. L’accidia è invece rappresentata da un personaggio colto nel momento della scelta. Non sa prendere una decisione e alla fine non fa nulla e dunque viene sovrastato da questo vizio. La gola raffigura un omino stagliato su uno sfondo di colore rosso/Magenta, la cui tecnica evoca quel tipico languore di quando si ha fame, ma non è una fame derivata da uno stato di digiuno, ma generata dalla ricerca di un qualcosa che ovviamente manca e così il peccatore arriva a cibarsene nell’illusione che diventi parte di sé. L’iroso invece è davanti ad una vetrina che contiene l’oggetto del desiderio ed è ritratto nel momento successivo allo sfogo del suo sentimento. La rabbia lo ha portato a spaccare il vetro per impossessarsi di ciò che vuole, ma ora scosso, forse pentito, rimane inerme di fronte al suo gesto. Infine, il superbo, nonostante il vuoto da colmare, non ammetterà mai la propria debolezza... o meglio l’ammette a modo suo. Indossa infatti una maschera e avanza borioso, schiacciando quei cuori che potrebbero essere l’espediente per trovare la forza che gli manca”.
In esposizione troveremo però altre tre opere, nate seguendo gli stessi principi che sono alla genesi dei “Sette vizi”: Attention Please, Mentimi e Ossessione, tre opere che si rifanno alla medesima filosofia, il piacere delle illusioni per lenire il male di cui l’uomo è vittima consapevole.
L’artista pontino scende negli inferi per interpretare, con il suo particolare tocco, quelli che Aristotele definiva “gli abiti del male”. Daniele “veste” così i suoi personaggi con le loro stesse debolezze, fa fare i conti con la bassezza della propria anima, ma non li condanna, concede loro la possibilità di riscatto. E’ l’artista stesso a spiegare questo percorso teso al recupero: “Ho cercato di non legare i sette vizi a quei concetti ai quali si è soliti associarli, come il male o la tentazione, in quanto i vizi alla fine sono parte integrante dell’uomo, sono quelle debolezze alle quali l’uomo, stanco, cede. I vizi sono le illusioni alle quali ci abbandoniamo per confortare il nostro cuore provato dalla vita, o meglio per dimenticare, seppur momentaneamente, il dolore cercando nel peccato la panacea al male. Dunque nei sette quadri ho voluto fermare l’attimo di cedimento che il soggetto ha perché accecato dalla bramosia di voler avere a tutti i costi quello che gli manca, e si illude di ottenerlo in quel suo sentimento di trasgressione così forte”.
Un concetto dunque illuminista, quello espresso da Daniele Frisina, legato non tanto all’azione in sé, ma all’aspetto psicologico e sociale del peccato. “E così – spiega ancora Daniele – la lussuria non sarà sesso sfrenato, piuttosto un abbandono completo a qualcosa nella quale si spera di trovare un sollievo momentaneo. L'avaro, scoperto nel suo “collezionare tesori”, è spaventato, quasi timoroso che lo spettatore rubi, anche solo con lo sguardo, le sue conquiste e allora tira fuori quante più braccia può per proteggere quei beni che accumula, ma nessuno di essi riempie il vuoto che egli avverte. L'invidioso sta osservando qualcosa che brama al di qua di un vetro che non gli permette di raggiungere l’oggetto che invidia. E’ smarrito, ma paradossalmente non si accorge che ciò che desidera si trova ai propri piedi. Ciò che colleziona è sempre insufficiente a soddisfare il proprio ego, qualunque cosa possiede prima o poi viene accantonata, perché accecato dall’invidia, tende a desiderare sempre altro. L’accidia è invece rappresentata da un personaggio colto nel momento della scelta. Non sa prendere una decisione e alla fine non fa nulla e dunque viene sovrastato da questo vizio. La gola raffigura un omino stagliato su uno sfondo di colore rosso/Magenta, la cui tecnica evoca quel tipico languore di quando si ha fame, ma non è una fame derivata da uno stato di digiuno, ma generata dalla ricerca di un qualcosa che ovviamente manca e così il peccatore arriva a cibarsene nell’illusione che diventi parte di sé. L’iroso invece è davanti ad una vetrina che contiene l’oggetto del desiderio ed è ritratto nel momento successivo allo sfogo del suo sentimento. La rabbia lo ha portato a spaccare il vetro per impossessarsi di ciò che vuole, ma ora scosso, forse pentito, rimane inerme di fronte al suo gesto. Infine, il superbo, nonostante il vuoto da colmare, non ammetterà mai la propria debolezza... o meglio l’ammette a modo suo. Indossa infatti una maschera e avanza borioso, schiacciando quei cuori che potrebbero essere l’espediente per trovare la forza che gli manca”.
In esposizione troveremo però altre tre opere, nate seguendo gli stessi principi che sono alla genesi dei “Sette vizi”: Attention Please, Mentimi e Ossessione, tre opere che si rifanno alla medesima filosofia, il piacere delle illusioni per lenire il male di cui l’uomo è vittima consapevole.
20
marzo 2010
Daniele Frisina – Seven MAD
Dal 20 marzo al 10 aprile 2010
arte contemporanea
Location
BLOW
Latina, Via Lago Ascianghi, 27, (Latina)
Latina, Via Lago Ascianghi, 27, (Latina)
Orario di apertura
Gli orari della mostra corrispondono agli orari di apertura del locale.
Vernissage
20 Marzo 2010, ore 19
Autore
Curatore




