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Samuele Menin – Fatti e basta da versare dentro a sé
neon sta per raggiungere la soglia dei trent’anni di vita: un archivio
prezioso e importantissimo che Samuele Menin ha deciso di recuperare e utilizzare per realizzare i propri interventi in occasione di questa mostra “omaggio”.
Comunicato stampa
Condividi l'evento
neon>campobase giovedì 4 marzo 2010 opening ore 19.00
Samuele Menin
Fatti e basta da versare dentro a sé
05_18 marzo 2010 lun_sab 11_13 e 15_19
Neon sta per raggiungere la soglia dei trent’anni di vita: trent’anni di esperienze, trent’anni di mostre,
trent’anni di feste, trent’anni di cultura, trent’anni di vita bolognese, trent’anni di arte contemporanea.
In questo lungo lasso di tempo, si è andata man mano accumulando nei suoi meandri una grande
quantità di testimonianze, fotografie, inviti, manifesti, ritagli di giornali, locandine, ecc... un archivio
prezioso e importantissimo che Samuele Menin ha deciso di recuperare e utilizzare per realizzare i
propri interventi in occasione di questa mostra “omaggio”.
Ogni annata, ogni decade ha avuto le sue mode, e ogni moda il suo colore: per questo volendo si
potrebbe datare una fotografia a partire dai colori e dalle atmosfere che la caratterizzano.
Da questo presupposto ha preso avvio uno degli interventi dell’artista.
Samuele Menin è andato infatti a individuare dei punti colore tra i più caratteristici di ognuna delle
fotografie delle tre decadi: giallo, arancio, blue jeans, violetto, fino a identificarne undici come i punti
luce presenti nella galleria. Ha fatto poi realizzare una lastra di vetro corrispondente a ciascun colore,
con cui ha sostituito le lastre trasparenti normalmente utilizzate per l’illuminazione degli spazi; ha
ottenuto così un cambiamento di atmosfera che vuole essere la somma percettiva dei tanti anni di Neon.
Il secondo intervento invece dà voce a parte dell’archivio della galleria, creando una struttura in legno
su cui trovano posto trecento pellicole di stampa: una selezione di immagini dell’archivio che lo
spettatore volendo può andare ad usare sfilandole dal supporto e ricomporre in varie combinazioni su
alcune lavagne luminose. L’artista tenta quindi di comprimere nel suo lavoro i trent’anni di attività di Neon
e di darne nuova testimonianza.
Fatti e basta da versare dentro a sé
Il solito, grazie ordinai al barman de Il Re dei Colibrì.
Ora ci penso, mi rispose.
Mi servì un extallativo luminoso, guttembergaro gelatinoso, camera oscura a
incandescenza, spaccacaratteri, mascherapagine, accrocchi a sbalzo,
alchimisticamente antipsichiatrico, diapocolloso, appiccicadiapo,
stringifermagli, buie soffitte e solletico di ragnatela,
grappa...Reflections... mentre bevevo nella sala vidi passare un
catalizzatore, rabdomante, cercatore di stratificazioni sociali e densità
emotive, proprio un bravo guaglione, a cui chiesi di accendere e che mi
rispose il sapore di caffè in bocca mi rimane per molto tempo, fino a quando
mi dimentico di pensarci. Sorseggiando notai che c’era un occhio tra le
mele, un malocchio.
L HB QN M@QQ@ Y HN MD.
Decisi quindi di finire le arachidi a Super Pippo.
Ad un tratto fantasmi percorsero la mia vita e vidi immagini sporgersi dalle
pareti. Pensai che quei due cavalieri con corazze d’inchiostro che ogni sera
mi danno il loro saluto prima del sonno, fossero in realtà due instancabili
agrimensori che nel campo distribuiscono una lettera qua una lettara là...
forse a crearne un perimetro, chissà... fino all’estinzione.
Per non perdermi ricordai una filastrocca narratemi dai nani giganti, prendi
un sasso e rompi il vetro della porta. Prendi un bastone e rompi il vetro
della porta. Prendi una scarpa e rompi il vetro della porta. Prendi un libro
e rompi il vetro della porta. Prendi la tua testa e rompi il vetro della
porta. Prendi il sasso il bastone la scarpa il libro la testa e guarda
dentro dietro la porta. Mi sentii un po’ come Pierino... Ma nello squarcio
da Étant Donnés causato dal suo stesso pugno il gallerista precipita
inesorabilmente nella sua archeologia personale… from inside the word.
L’ho tagliato. L’ho ritagliato. L’ho scritto. L’ho illuminato di nero e gli
ho dato forma. Gli ho dato contorno, gli ho dato odore. Gli ho dato l’anima
sui bordi e l’ho lasciato andare, piano, piano, piano. L’ho ripreso, l’ho
sovrapposto di nuovo e di nuovo ancora fino a spezzarlo. E non era ancora
abbastanza. Decisi che tutti i lavori non erano fatti per essere guardati ma
fatti e basta.
Ripensai alla Teoria dei sei gradi di separazione: è un’ipotesi secondo cui
qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso
una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari, e alla possibilità
che avevo di incontrarti ma... l’avventura il tuo volto dice tutto,
parlasti: mi sento scossa agitata agitata un po’ nervosa acida come di più
non si può di più non si può come un acido. Mi sento grande come una città,
come una città, una gigante acido, suono sento solo te, sento solo te il
resto che cos’è … e cominciasti cantare:
Par essence elle est paresseuse
Est-ce vraiment la paresse
Ou trop de quoi ou qu’est-ce...
Apparemment elle est heureuse
C’est la plus heureuse des paresseuses
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Pas bosseuse
Et tous les beaux mecs s’usent
Elle s’en fout, elle balance
Son cul avec indolence
Elle s’en fout ell’ s’balance
De savoir ce que les autres pensent
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Elle déchire les pages de tous les dictionnaires
Elle n’a que quelques mots à son vocabulaire
Amour par terre et somnifères
En d’autres mots elle se laisse faire
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Questo testo è stato composto unendo i commenti chiesti ad un gruppo di
artisti sul mio lavoro; hanno partecipato Francesco Arena, Simone Berti,
Davide Bertocchi, Pierluigi Calignano, Alessandro Ceresoli, Patrizio Di
Massimo, Ettore Favini, Michael Fliri, Maddalena Fragnito De Giorgio, Luca
Francesconi, Christian Frosi, Renato Leotta, Marcello Maloberti, Nicola
Martini, Alessandro Nassiri, Giovanni Oberti, Diego Perrone, Marta Pierobon,
Luigi Presicce, Valerio Rocco Orlando, Alessandro Roma, Antonio Rovaldi,
Davide Savorani, Sophie Usunier, Mauro Vignando e Italo Zuffi.
Un grazie sincero a tutti.
Samuele Menin
Fatti e basta da versare dentro a sé
05_18 marzo 2010 lun_sab 11_13 e 15_19
Neon sta per raggiungere la soglia dei trent’anni di vita: trent’anni di esperienze, trent’anni di mostre,
trent’anni di feste, trent’anni di cultura, trent’anni di vita bolognese, trent’anni di arte contemporanea.
In questo lungo lasso di tempo, si è andata man mano accumulando nei suoi meandri una grande
quantità di testimonianze, fotografie, inviti, manifesti, ritagli di giornali, locandine, ecc... un archivio
prezioso e importantissimo che Samuele Menin ha deciso di recuperare e utilizzare per realizzare i
propri interventi in occasione di questa mostra “omaggio”.
Ogni annata, ogni decade ha avuto le sue mode, e ogni moda il suo colore: per questo volendo si
potrebbe datare una fotografia a partire dai colori e dalle atmosfere che la caratterizzano.
Da questo presupposto ha preso avvio uno degli interventi dell’artista.
Samuele Menin è andato infatti a individuare dei punti colore tra i più caratteristici di ognuna delle
fotografie delle tre decadi: giallo, arancio, blue jeans, violetto, fino a identificarne undici come i punti
luce presenti nella galleria. Ha fatto poi realizzare una lastra di vetro corrispondente a ciascun colore,
con cui ha sostituito le lastre trasparenti normalmente utilizzate per l’illuminazione degli spazi; ha
ottenuto così un cambiamento di atmosfera che vuole essere la somma percettiva dei tanti anni di Neon.
Il secondo intervento invece dà voce a parte dell’archivio della galleria, creando una struttura in legno
su cui trovano posto trecento pellicole di stampa: una selezione di immagini dell’archivio che lo
spettatore volendo può andare ad usare sfilandole dal supporto e ricomporre in varie combinazioni su
alcune lavagne luminose. L’artista tenta quindi di comprimere nel suo lavoro i trent’anni di attività di Neon
e di darne nuova testimonianza.
Fatti e basta da versare dentro a sé
Il solito, grazie ordinai al barman de Il Re dei Colibrì.
Ora ci penso, mi rispose.
Mi servì un extallativo luminoso, guttembergaro gelatinoso, camera oscura a
incandescenza, spaccacaratteri, mascherapagine, accrocchi a sbalzo,
alchimisticamente antipsichiatrico, diapocolloso, appiccicadiapo,
stringifermagli, buie soffitte e solletico di ragnatela,
grappa...Reflections... mentre bevevo nella sala vidi passare un
catalizzatore, rabdomante, cercatore di stratificazioni sociali e densità
emotive, proprio un bravo guaglione, a cui chiesi di accendere e che mi
rispose il sapore di caffè in bocca mi rimane per molto tempo, fino a quando
mi dimentico di pensarci. Sorseggiando notai che c’era un occhio tra le
mele, un malocchio.
L HB QN M@QQ@ Y HN MD.
Decisi quindi di finire le arachidi a Super Pippo.
Ad un tratto fantasmi percorsero la mia vita e vidi immagini sporgersi dalle
pareti. Pensai che quei due cavalieri con corazze d’inchiostro che ogni sera
mi danno il loro saluto prima del sonno, fossero in realtà due instancabili
agrimensori che nel campo distribuiscono una lettera qua una lettara là...
forse a crearne un perimetro, chissà... fino all’estinzione.
Per non perdermi ricordai una filastrocca narratemi dai nani giganti, prendi
un sasso e rompi il vetro della porta. Prendi un bastone e rompi il vetro
della porta. Prendi una scarpa e rompi il vetro della porta. Prendi un libro
e rompi il vetro della porta. Prendi la tua testa e rompi il vetro della
porta. Prendi il sasso il bastone la scarpa il libro la testa e guarda
dentro dietro la porta. Mi sentii un po’ come Pierino... Ma nello squarcio
da Étant Donnés causato dal suo stesso pugno il gallerista precipita
inesorabilmente nella sua archeologia personale… from inside the word.
L’ho tagliato. L’ho ritagliato. L’ho scritto. L’ho illuminato di nero e gli
ho dato forma. Gli ho dato contorno, gli ho dato odore. Gli ho dato l’anima
sui bordi e l’ho lasciato andare, piano, piano, piano. L’ho ripreso, l’ho
sovrapposto di nuovo e di nuovo ancora fino a spezzarlo. E non era ancora
abbastanza. Decisi che tutti i lavori non erano fatti per essere guardati ma
fatti e basta.
Ripensai alla Teoria dei sei gradi di separazione: è un’ipotesi secondo cui
qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso
una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari, e alla possibilità
che avevo di incontrarti ma... l’avventura il tuo volto dice tutto,
parlasti: mi sento scossa agitata agitata un po’ nervosa acida come di più
non si può di più non si può come un acido. Mi sento grande come una città,
come una città, una gigante acido, suono sento solo te, sento solo te il
resto che cos’è … e cominciasti cantare:
Par essence elle est paresseuse
Est-ce vraiment la paresse
Ou trop de quoi ou qu’est-ce...
Apparemment elle est heureuse
C’est la plus heureuse des paresseuses
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Pas bosseuse
Et tous les beaux mecs s’usent
Elle s’en fout, elle balance
Son cul avec indolence
Elle s’en fout ell’ s’balance
De savoir ce que les autres pensent
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Elle déchire les pages de tous les dictionnaires
Elle n’a que quelques mots à son vocabulaire
Amour par terre et somnifères
En d’autres mots elle se laisse faire
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soit
C’est la ouate
De toutes les matières
C’est la ouate qu’elle préfère
Passive, elle est pensive
En négligé de soie
C’est la ouate.
Questo testo è stato composto unendo i commenti chiesti ad un gruppo di
artisti sul mio lavoro; hanno partecipato Francesco Arena, Simone Berti,
Davide Bertocchi, Pierluigi Calignano, Alessandro Ceresoli, Patrizio Di
Massimo, Ettore Favini, Michael Fliri, Maddalena Fragnito De Giorgio, Luca
Francesconi, Christian Frosi, Renato Leotta, Marcello Maloberti, Nicola
Martini, Alessandro Nassiri, Giovanni Oberti, Diego Perrone, Marta Pierobon,
Luigi Presicce, Valerio Rocco Orlando, Alessandro Roma, Antonio Rovaldi,
Davide Savorani, Sophie Usunier, Mauro Vignando e Italo Zuffi.
Un grazie sincero a tutti.
04
marzo 2010
Samuele Menin – Fatti e basta da versare dentro a sé
Dal 04 al 18 marzo 2010
arte contemporanea
Location
NEON
Bologna, Via San Donato, 24b, (Bologna)
Bologna, Via San Donato, 24b, (Bologna)
Orario di apertura
da lunedì a sabato ore 11-13 e 15-19
Vernissage
4 Marzo 2010, ore 19.00
Autore



