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Salvo – Favole di marmo
Favole di pietra, sentenze lapidarie, ironica autocelebrazione si mescolano in questa personale che desidera presentare un preciso e circoscritto momento del lavoro di un artista poliedrico, affascinato per un breve tratto della sua ricerca artistica dalle istanze del Concettuale e, altrettanto velocemente, sfuggito a quella stessa filosofia.
Comunicato stampa
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Salvo, le lapidi (1970 – ‘72).
Sentenze squisitamente filosofiche come “Mangiarsi”, “Gettare via”,
“Rispettare le Leggi”, affiancano percorsi psicologici - creativi come “Respirare il padre”, aprendo un universo di considerazioni parallele.
“Segni” che diventano “parole” per poi trasformarsi in “arte” per il solo gesto dell’artista.
Una personale preziosa quanto rigorosa e perfettamente in sintonia con il percorso intellettuale intrapreso in questi anni da Ca’ di Fra’.
Un artista che, fedele alla logica per la quale “ nulla si crea di nuovo nell’ arte, ma tutto si reinterpreta ”, trasforma il significato più “ quotidiano ” delle lapidi marmoree di funeraria memoria in significati “ altri ”, in “ universi ” altri.
Reinterpreta appunto e, così facendo, crea, trasformando favole di Esopo come “ L’aquila e la tartaruga”, in opere altre.
Favole di pietra, sentenze lapidarie, ironica autocelebrazione si mescolano in questa personale che desidera presentare un preciso e circoscritto momento del lavoro di un artista poliedrico, affascinato per un breve tratto della sua ricerca artistica dalle istanze del Concettuale e, altrettanto velocemente, sfuggito a quella stessa filosofia.
Il suo “fare artistico” nell’ambito del concettuale è assolutamente caratterizzante del suo essere artista. La sua autocelebrazione, a metà tra narcisismo e intelligente ironia gli permette un’ operazione di autostoricizzazione, riassumendo in sé il passato e il futuro dell’ essere artista.
Le parole sono pietre, dice la saggezza popolare.
Manuela Composti
Sentenze squisitamente filosofiche come “Mangiarsi”, “Gettare via”,
“Rispettare le Leggi”, affiancano percorsi psicologici - creativi come “Respirare il padre”, aprendo un universo di considerazioni parallele.
“Segni” che diventano “parole” per poi trasformarsi in “arte” per il solo gesto dell’artista.
Una personale preziosa quanto rigorosa e perfettamente in sintonia con il percorso intellettuale intrapreso in questi anni da Ca’ di Fra’.
Un artista che, fedele alla logica per la quale “ nulla si crea di nuovo nell’ arte, ma tutto si reinterpreta ”, trasforma il significato più “ quotidiano ” delle lapidi marmoree di funeraria memoria in significati “ altri ”, in “ universi ” altri.
Reinterpreta appunto e, così facendo, crea, trasformando favole di Esopo come “ L’aquila e la tartaruga”, in opere altre.
Favole di pietra, sentenze lapidarie, ironica autocelebrazione si mescolano in questa personale che desidera presentare un preciso e circoscritto momento del lavoro di un artista poliedrico, affascinato per un breve tratto della sua ricerca artistica dalle istanze del Concettuale e, altrettanto velocemente, sfuggito a quella stessa filosofia.
Il suo “fare artistico” nell’ambito del concettuale è assolutamente caratterizzante del suo essere artista. La sua autocelebrazione, a metà tra narcisismo e intelligente ironia gli permette un’ operazione di autostoricizzazione, riassumendo in sé il passato e il futuro dell’ essere artista.
Le parole sono pietre, dice la saggezza popolare.
Manuela Composti
04
febbraio 2010
Salvo – Favole di marmo
Dal 04 febbraio al 06 marzo 2010
arte contemporanea
Location
GALLERIA CA’ DI FRA’
Milano, Via Carlo Farini, 2, (Milano)
Milano, Via Carlo Farini, 2, (Milano)
Orario di apertura
lun/sab h. 10.00/13.00 - 15.00/19.00
Vernissage
4 Febbraio 2010, ore 18.00
Autore




