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Gaspare Sicula – Arancia azzurra
Mostra personale
Comunicato stampa
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…Non solo ogni decadimento del mito viene arrestato, bloccato da quella magia, e la sua forma (la forma-arancio) rimane tale anche nei singoli stati di regressione dalla pienezza della sfera vitale; ma l’altra magia, non della forma ma del colore, conferisce all’arancia-emblema la totalità della vita cosmica nel tempo e nella materia. Dall’oro e arancio terreno e diurno al profondo azzurro marino e notturno; dalla vita al sogno.
Marco Rosci
…Quindi Arancia azzurra apparve, non da protagonista, nell’angolo in basso a sinistra di un quadro, bello, ben dipinto, il quale sembrava avere tutt’altra genesi che non quella di fare da supporto al fiorire di un nuovo, algido frutto; tutt’altro motivo dominante, un significato distinto da quello per il quale, invece, avrebbe preso il nome: l’origine di un piccolo frutto il cui colore era diverso dal suo naturale e che di lì a poco sarebbe diventato centrale in molta parte della mia pittura, almeno del 1987 e dei primi due mesi dell’anno successivo. Anzi, c’è da dire che, sino agli ultimi anni ’90, furono proprio Arancia azzurra e i Gatti a ritornare con una certa frequenza tra un ciclo e l’altro della mia attività.
La marginalità del luogo d’origine non era certamente dovuta alla vaghezza dell’identità di Arancia azzurra invece già perfettamente definita a tutto tondo nei suoi minuziosi connotati, luccichio lavico celeste compreso, fin dagli esordi; ma – e credo di non sbagliare affermandolo adesso a mente fredda, perciò con un giudizio più distaccato a distanza di tanti anni che hanno ammorbidito e disteso il coinvolgimento quasi corporeo dei primi approcci – ad una ricerca assai precoce e, si vede, in quel momento non ancora del tutto soddisfatta, della inconfutabile certezza sull’idoneità del luogo-intorno in cui poter trovare tranquillità e agio.
Alla base di un monumento ad una canestra di frutta con mele, noci, arance, seminascosta da grovigli di drappi, chicchi d’uva in controluce turgidi e trasparenti come alabastro, a poca distanza da una donna che si ridestava in tutta la sua bellezza, che offriva alla luce i suoi magnifici seni tondi e metteva a posto i lunghi capelli rossi salendo, con una mezza torsione, al di là di un tavolo in parte coperto di frutti in esso disseminati e illuminati da una luce radente, dalla penombra del fondo fece capolino Arancia azzurra.
Mi resi conto quasi subito che quella piccola e periferica parte del quadro che ad una visione superficiale sarebbe risultata trascurabile o tutt’al più un gradevole capriccio coloristico, era invece di una notevole importanza e andava totalmente scoperta, indagata e capita appieno. A maggior ragione mi rendo perfettamente conto adesso di quello che successe, se penso che l’insieme degli interrogativi da lei sul momento catapultati, doveva essere già allora molto consistente e assolutamente da approfondire dato che la magnificenza del quadro, davvero molto bello, non era riuscita a mimetizzare né lei né ciò che suscitava, anzi succedeva l’inverso, da Arancia azzurra veniva messo in secondo piano tutto il resto.
Capii quindi che con Arancia azzurra era nato un concetto pittorico che avrebbe modificato il mio modo di pensare e di vedere.
Proprio perché l’arancia identifica e può essere identificata dal suo stesso colore, dalla superficie alle più profonde viscere, diventa un’altra cosa quando al nome-colore iniziale si affianca e sovrappone un altro particolare colore, ma non può essere quest’altra cosa se al contempo non continua ad essere quello che era. Arancia azzurra è nello stesso momento quello che era e quello che è. E’ fatta di due colori complementari e quindi totalmente diversi. E’ lei e il suo opposto. Arancia azzurra è la simultaneità degli opposti.
Di seguito, un altro importante quadro Dove c’è la luna c’è anche il sole e ancora tante altre Arance azzurre su tele e tavole, a volte con le ombre illuminate...
…La mostra di Arance azzurre di terracotta del ‘91! Riuscii a creare quello spazio-tempo indefinibile tra cielo e mare in mezzo al quale rimasi, contento di farlo, ad aspettare ogni evento o, indifferentemente, la totale diserzione di qualsiasi evento. Pur contenendolo, ero dentro quel labile confine tra tutto e nulla.
Mi lasciarono solo a preparare la mia esposizione, e ne fui felice.
All’inizio non sapevo come l’avrei sistemata. Non sapevo dove mettere le mani, ma di ciò non mi preoccupai minimamente. Tante volte cambiai di posto le sculture, mi misi a giocare a scacchi con esse. Dopo seppi che stavamo tutti quanti giocando dalla stessa parte contro nemici subdoli e meschini: il disordine mentale, la precarietà, la faciloneria, la filosofia dell’uno vale l’altro tanto è lo stesso. Non ero agitato, ero solo con le mie arance. E questo era sufficiente a farmi stare bene, Potevo abbracciare lo spazio tutto della galleria e non solo le pareti. Anzi, la galleria cominciò a collaborare attivamente cambiando, senza consumare lentezza, i suoi connotati per conformarsi, così da non recare disturbo, a tutto quello che non aveva nessuna intenzione di atteggiarsi a dominatore assoluto, ma di nutrirsi soltanto, da poeta non belligerante e in perfetta armonia, di quell’aria che non respirava e che si affermava, o meglio si imponeva, come unico, silenzioso spazio vitale.
Solo quando capii che niente più doveva essere cambiato di posto, mi dissi, seduto a guardare, che avevo finito. Se avessi potuto, quella mostra, l’avrei lasciata lì per sempre. Era come io la volevo: trasparente, equilibratissima…
Il video, fatto con la collaborazione di Amilcare Fossati al montaggio, si compone di più parti. La scoperta dell’Arancia azzurra, che avviene dopo aver sbucciato una normalissima arancia, cede il posto alle affermazioni-manifesto “Che cos’è l’Arancia azzurra”. Successivamente, nel chiarore di un’arancia bianca, si decreta la scomparsa di ogni colore e persino del corpo dell’arancia stessa, questa si perde infatti, mimetizzandosi, nel bel mezzo di una bianca campagna innevata. Quindi si prosegue con l’Arancia azzurra di terracotta in giro per Venezia, con la pittura – la sequenza dei quadri, dipinti a partire dal 1987 – e con le sculture di terracotta e legno del 1990. A chiudere ancora i dipinti, bruno e azzurro su tavola, e i disegni, neri d’inchiostro su cartoncino grigio: il Titano Atlante e i problemi, prima estetici, poi anche di staticità ed equilibrio, che l’arancia diventata mondo gli pone.
G.S.
Marco Rosci
…Quindi Arancia azzurra apparve, non da protagonista, nell’angolo in basso a sinistra di un quadro, bello, ben dipinto, il quale sembrava avere tutt’altra genesi che non quella di fare da supporto al fiorire di un nuovo, algido frutto; tutt’altro motivo dominante, un significato distinto da quello per il quale, invece, avrebbe preso il nome: l’origine di un piccolo frutto il cui colore era diverso dal suo naturale e che di lì a poco sarebbe diventato centrale in molta parte della mia pittura, almeno del 1987 e dei primi due mesi dell’anno successivo. Anzi, c’è da dire che, sino agli ultimi anni ’90, furono proprio Arancia azzurra e i Gatti a ritornare con una certa frequenza tra un ciclo e l’altro della mia attività.
La marginalità del luogo d’origine non era certamente dovuta alla vaghezza dell’identità di Arancia azzurra invece già perfettamente definita a tutto tondo nei suoi minuziosi connotati, luccichio lavico celeste compreso, fin dagli esordi; ma – e credo di non sbagliare affermandolo adesso a mente fredda, perciò con un giudizio più distaccato a distanza di tanti anni che hanno ammorbidito e disteso il coinvolgimento quasi corporeo dei primi approcci – ad una ricerca assai precoce e, si vede, in quel momento non ancora del tutto soddisfatta, della inconfutabile certezza sull’idoneità del luogo-intorno in cui poter trovare tranquillità e agio.
Alla base di un monumento ad una canestra di frutta con mele, noci, arance, seminascosta da grovigli di drappi, chicchi d’uva in controluce turgidi e trasparenti come alabastro, a poca distanza da una donna che si ridestava in tutta la sua bellezza, che offriva alla luce i suoi magnifici seni tondi e metteva a posto i lunghi capelli rossi salendo, con una mezza torsione, al di là di un tavolo in parte coperto di frutti in esso disseminati e illuminati da una luce radente, dalla penombra del fondo fece capolino Arancia azzurra.
Mi resi conto quasi subito che quella piccola e periferica parte del quadro che ad una visione superficiale sarebbe risultata trascurabile o tutt’al più un gradevole capriccio coloristico, era invece di una notevole importanza e andava totalmente scoperta, indagata e capita appieno. A maggior ragione mi rendo perfettamente conto adesso di quello che successe, se penso che l’insieme degli interrogativi da lei sul momento catapultati, doveva essere già allora molto consistente e assolutamente da approfondire dato che la magnificenza del quadro, davvero molto bello, non era riuscita a mimetizzare né lei né ciò che suscitava, anzi succedeva l’inverso, da Arancia azzurra veniva messo in secondo piano tutto il resto.
Capii quindi che con Arancia azzurra era nato un concetto pittorico che avrebbe modificato il mio modo di pensare e di vedere.
Proprio perché l’arancia identifica e può essere identificata dal suo stesso colore, dalla superficie alle più profonde viscere, diventa un’altra cosa quando al nome-colore iniziale si affianca e sovrappone un altro particolare colore, ma non può essere quest’altra cosa se al contempo non continua ad essere quello che era. Arancia azzurra è nello stesso momento quello che era e quello che è. E’ fatta di due colori complementari e quindi totalmente diversi. E’ lei e il suo opposto. Arancia azzurra è la simultaneità degli opposti.
Di seguito, un altro importante quadro Dove c’è la luna c’è anche il sole e ancora tante altre Arance azzurre su tele e tavole, a volte con le ombre illuminate...
…La mostra di Arance azzurre di terracotta del ‘91! Riuscii a creare quello spazio-tempo indefinibile tra cielo e mare in mezzo al quale rimasi, contento di farlo, ad aspettare ogni evento o, indifferentemente, la totale diserzione di qualsiasi evento. Pur contenendolo, ero dentro quel labile confine tra tutto e nulla.
Mi lasciarono solo a preparare la mia esposizione, e ne fui felice.
All’inizio non sapevo come l’avrei sistemata. Non sapevo dove mettere le mani, ma di ciò non mi preoccupai minimamente. Tante volte cambiai di posto le sculture, mi misi a giocare a scacchi con esse. Dopo seppi che stavamo tutti quanti giocando dalla stessa parte contro nemici subdoli e meschini: il disordine mentale, la precarietà, la faciloneria, la filosofia dell’uno vale l’altro tanto è lo stesso. Non ero agitato, ero solo con le mie arance. E questo era sufficiente a farmi stare bene, Potevo abbracciare lo spazio tutto della galleria e non solo le pareti. Anzi, la galleria cominciò a collaborare attivamente cambiando, senza consumare lentezza, i suoi connotati per conformarsi, così da non recare disturbo, a tutto quello che non aveva nessuna intenzione di atteggiarsi a dominatore assoluto, ma di nutrirsi soltanto, da poeta non belligerante e in perfetta armonia, di quell’aria che non respirava e che si affermava, o meglio si imponeva, come unico, silenzioso spazio vitale.
Solo quando capii che niente più doveva essere cambiato di posto, mi dissi, seduto a guardare, che avevo finito. Se avessi potuto, quella mostra, l’avrei lasciata lì per sempre. Era come io la volevo: trasparente, equilibratissima…
Il video, fatto con la collaborazione di Amilcare Fossati al montaggio, si compone di più parti. La scoperta dell’Arancia azzurra, che avviene dopo aver sbucciato una normalissima arancia, cede il posto alle affermazioni-manifesto “Che cos’è l’Arancia azzurra”. Successivamente, nel chiarore di un’arancia bianca, si decreta la scomparsa di ogni colore e persino del corpo dell’arancia stessa, questa si perde infatti, mimetizzandosi, nel bel mezzo di una bianca campagna innevata. Quindi si prosegue con l’Arancia azzurra di terracotta in giro per Venezia, con la pittura – la sequenza dei quadri, dipinti a partire dal 1987 – e con le sculture di terracotta e legno del 1990. A chiudere ancora i dipinti, bruno e azzurro su tavola, e i disegni, neri d’inchiostro su cartoncino grigio: il Titano Atlante e i problemi, prima estetici, poi anche di staticità ed equilibrio, che l’arancia diventata mondo gli pone.
G.S.
14
luglio 2009
Gaspare Sicula – Arancia azzurra
Dal 14 al 18 luglio 2009
arte contemporanea
Location
CENTRO COMMERCIALE OASI
Tortona, Strada Provinciale Per Viguzzolo, 2, (Alessandria)
Tortona, Strada Provinciale Per Viguzzolo, 2, (Alessandria)
Orario di apertura
ore 11-14,30 17-21
Vernissage
14 Luglio 2009, ore 11
Sito web
www.sicula.com
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