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Porta della Bellezza
Sarà inaugurata nel quartiere periferico catanese di Librino, che conta circa 100.000 abitanti, la “Porta della Bellezza” una monumentale opera in terracotta che segna anche l’inizio dell’ambizioso progetto del Museo all’aperto “Terzocchio – Meridiani di Luce”. Questa inaugurazione è un nuovo successo che premia i 10 anni di costante lavoro di Antonio Presti, artista e mecenate siciliano, presidente della Fondazione Antonio Presti – Fiumara d’Arte.
Comunicato stampa
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LA PORTA DELLA BELLEZZA
OPERA MONUMENTALE IN TERRACOTTA DONATA AL QUARTIERE CATANESE DI LIBRINO
Dopo 10 anni di costante lavoro Antonio Presti, artista e mecenate siciliano, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, inaugura nel quartiere periferico catanese di Librino, con 100.000 abitanti, una gigantesca opera in terracotta “La Porta della Bellezza” che segna anche l’inizio dell’ambizioso progetto “TerzOcchio Meridiani di Luce”.
“La Porta della Bellezza” è composta da quindici opere monumentali di artisti nazionali e consiste in 9000 forme di terracotta. Le opere abbinate ad altrettanti testi poetici, saranno applicate lungo 500 metri di un muro di cemento (3 km) che attraversa il quartiere. L’insieme delle opere si ispira alla tematica della “Grande Madre”.
Il progetto si è potuto realizzare grazie alla partecipazione delle 9 scuole elementari e medie e degli oratori del quartiere, che accolgono 10.000 allievi. Gli artisti ed i poeti hanno infatti lavorato per più di due anni direttamente nelle scuole con 2000 bambini. Le forme di terracotta sono state modellate e firmate dagli alunni, divenuti così “giovani autori”, con lo scopo di renderli protagonisti di un percorso artistico-etico che cambierà la storia e l’identità del quartiere.
Attraverso questa iniziativa, la Fondazione mira a risvegliare nella popolazione di Librino il valore della condivisione, della pratica artistica collettiva, il senso della Bellezza artistica e spirituale. L’obiettivo è quello di contribuire a una coscienza comune di rispetto per il territorio e di recuperare e divulgare i valori dell’impegno civile, dell’educazione alla cittadinanza. Il ruolo attivo e centrale delle scuole di Librino e l’accoglienza degli abitanti del quartiere sono segni positivi di un valore di condivisione.
La Porta della bellezza si arricchirà, anno dopo anno, di altri interventi artistici in terracotta che verranno a completare progressivamente tutta la lunghezza del muro di 3 km. «È necessario promuovere esperienze educative di cittadinanza attiva e solidale - ha dichiarato Antonio Presti - attraverso progetti multidisciplinari e iniziative di rete con il territorio siciliano. Con il muro che si trasforma in Porta della Bellezza gli abitanti comprendono la via del fare, un fare che trasforma il manufatto in bellezza».
Perché la Porta della bellezza? Perché successivamente, il museo d’Arte Contemporanea continuerà coinvolgendo 100 condomini del quartiere. Grazie all’ausilio di artisti di fama internazionale (registi, fotografi, video makers), diverse facciate dei palazzi di Librino, accoglieranno i lavori artistici installati sulle facciate cieche, segnando così l’apertura del museo Terzocchio Meridiani di Luce. «Una volta acquisita la pratica del fare – conclude Antonio Presti - le gigantografie e le proiezioni video sulle facciate di tutti i condomini , potranno manifestare la bellezza spirituale di tutti gli abitanti del quartiere».
La Mission
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
A Librino, il quartiere demograficamente più giovane di Catania, Antonio Presti ha voluto che la speranza si facesse arte. Ha proposto un progetto a tappe che ha preso le mosse dalla poesia per farsi racconto e poi immagine, scultura. Per i circa 10.000 ragazzi che nel quartiere frequentano le scuole dell'obbligo - di istituti superiori non ce ne sono - da dieci anni promuove e organizza incontri e iniziative con poeti e con scrittori di fama internazionale, e, adesso, con scultori e videoartisti. Per i più giovani l'incontro con la forza della parola e con la fascinazione delle opere scultoree è stata una scoperta rivoluzionaria, un chiavistello magico capace di cambiare il loro modo di vedere il mondo, un impatto dirompente in un quartiere dove non c'è un cinema, un teatro, un luogo pubblico d'incontro, una palestra.
Un omaggio provocatorio, questo di Antonio Presti, la cui sfida, l'utopia, la follia è volere ribaltare l'approccio abituale allo sviluppo: non il denaro e l'economia come motore di crescita, ma l'etica, la bellezza, l'arte. L'arte come strumento per esprimere le potenzialità di ognuno. L'arte come levatrice di potenzialità di vita e di creatività. Un progetto provocatorio in un mondo contemporaneo che non riconosce più "la bellezza interiore" come valore.
"Una scelta etica - l'ha definita la poetessa Maria Luisa Spaziani, più volte a Librino per le iniziative di “Fiumara d'Arte” -. In un mondo in cui la maggioranza degli uomini muore senza sapere che cosa avrebbe potuto essere, il primo compito di ogni uno di noi è dare quello che si ha agli altri, è impegnarsi in progetti concreti, perché è proprio nel fare che le potenzialità individuali e collettive si esprimono e si accrescono. Ed è quello che sta facendo Antonio Presti, qui, a Librino". "In un'epoca dove tutto è business - sembra farle eco la scrittrice Maria Attanasio - fare arte come mero atto di moralità, come fa Presti, è una scelta rivoluzionaria".
Ed è proprio tra i ragazzi di Librino che è nata l'idea del museo virtuale, nelle grandi tavolate imbandite a scuola, la sera, le mamme chiamate a cucinare per i poeti, gli scrittori, gli scultori. E' qui, nelle scuole trasformate in insoliti cenacoli, nei saloni dove si ritrovano insieme diverse generazioni accomunate dal piacere di gustare allo stesso tempo i piatti tipici della tradizione e la parola poetica, che Antonio Presti ha cominciato a discutere con gli abitanti del quartiere della trasformazione dell'asse attrezzato (un grigio ponte che taglia il quartiere) in un'opera d'arte collettiva. Ed è con i genitori degli studenti che ha cominciato a discutere della possibilità di utilizzare le facciate cieche dei palazzi come spazi espositivi del museo dell'immagine.
All'inizio aveva pensato ad un museo tradizionale, fatto di materia, di struttura, di quella rappresentazione della bellezza che convenzionalmente chiamiamo opera d'arte. Poi ha modificato quest'ipotesi iniziale perché, con l'esperienza decennale maturata insieme ai ragazzi, ha acquisito una consapevolezza diversa: l'idea per cui l'opera d'arte è tale nella condivisione. Non manufatti e sculture da creare, dunque, ma persone da valorizzare. Sono loro - i ragazzi, le donne e gli uomini di Librino - le opere d'arte che devono essere conosciute, amate e rispettate, persone di cui non si vuole cogliere e proporre una rappresentazione estetica, esteriore, ma la bellezza interiore, che è cosa completamente diversa.
"Fare esprimere la bellezza interiore a persone che si trovano in una situazione di disagio, di malessere, di rischio - sottolinea il creatore di Fiumara d'Arte - è un modo che può vivificare le emozioni implose in luoghi dove la depressione non è soltanto deprivazione di cose, né soltanto mancanza di strade, di piazze e di luoghi d'incontro, servizi e strutture di cui la popolazione ha bisogno, certo, ma che non possiamo essere noi artisti a dare. L'artista deve ricontattare l'anima degli uomini attraverso la bellezza. Ed è dalla consapevolezza di essere belli che può nascere una nuova coscienza degli abitanti del quartiere".
Per questo i docenti delle scuole, preziosi alfieri della battaglia culturale proposta da Presti per il riscatto delle periferie, sono convinti di dovergli molto. "Le sue iniziative - dicono - aiutano ognuno di noi, e per primi i ragazzi, a scoprire quali sono i propri talenti e a essere capaci di donarli agli altri. E, nel fare questo, invertiamo i criteri della cultura di oggi e valorizziamo la bellezza interiore che, come il gioco, è improduttiva e necessaria ".
Il Museo dell'Immagine
Il museo all'aperto ha due aspetti diversi e complementari: il muro di Librino, che diventa "Porta della bellezza", saluto bene augurante fatto d'argilla, e "Terz'occhio-Meridiani di Luce", il museo dell'immagine. Presti ha voluto chiamarlo così perché il terzo occhio è quello del cuore, l'occhio visionario. "Apritelo - dice - e vedrete Librino trasfigurato. Vedrete le facciate dei palazzi farsi schermo per immagini proiettate dal mondo intero, vedrete le strade e le piazze farsi museo, vedrete la poesia farsi ricchezza". E ancora. "Terz'occhio perché nei luoghi di mancamento, dove si affermano le tenebre e il buio, bisogna partire dall'illuminazione delle coscienze. Gli abitanti del quartiere devono acquisire la consapevolezza di valere, di essere belli".
L'idea di Presti è quella di un museo mutante nel tempo, un museo che proponga nuove opere, e quindi nuovi volti, ogni due tre anni, un museo che usi i linguaggi della fotografia per fissare, in luoghi di fruizione collettiva, la spiritualità di ognuno degli abitanti di Librino. Tutto il progetto, in ogni suo stadio, è costruito sulla condivisione e il museo all'aperto sarà l'espressione, e il prodotto di una fitta rete di relazioni tra gli artisti e gli abitanti di Librino. Per raggiungere questo obiettivo la Fondazione Fiumara d'Arte si è mossa a partire dalle scuole dove, da dieci anni ormai, promuove iniziative sociali e culturali di grande respiro. E da lì, Presti ha coinvolto numerosi condomini del quartiere con ognuno dei quali, dopo un lungo confronto, ha stipulato una convenzione che autorizza l'utilizzo di una facciata cieca del palazzo come spazio espositivo.
Sono 100 i condomini che si sono detti disponibili a questa impresa. 100 palazzi tra cui, ogni anno, saranno individuate le 10 facciate su cui installare fotografie o da utilizzare come schermi dove, nella notte, proiettare le immagini colte dagli artisti, immagini che manifestano la bellezza spirituale delle persone di quel condominio, i loro volti, le loro espressioni, il loro sorriso.
"Ognuno degli abitanti del palazzo, ogni giorno, tornando a casa, la mattina, la sera, il pomeriggio, riconoscendo la propria bellezza, la bellezza dell'anima, dovrà affermare con se stesso 'Io sono bello'. Quando tutti gli abitanti di quella periferia, un giorno, nella loro coscienza, sapranno dire 'Io sono bello', allora Librino non sarà più un quartiere a rischio, un luogo dell'emarginazione, ma un territorio dove, attraverso la consapevolezza della bellezza, si riacquista il diritto alla cittadinanza".
Il museo dell'immagine, dunque, è anche un grande progetto di democrazia partecipata che nasce dal basso. Un processo di costruzione collettiva che ha dovuto fare i conti con un "ostacolo" tipico di tutti i luoghi che la politica ha lasciato ai margini: la delusione.
"Librino - racconta Antonio Presti - come tutte le periferie d'Italia, è un luogo dove gli abitanti sono stati educati a chiedere, come se questa fosse l'unica modalità di esistenza. E, nel chiedere, sono stati sempre illusi, tant'è che, pure abitate dalla terza generazione, le periferie non sono ancora riuscite a diventare parte della città contemporanea a pieno titolo. Nella logica del chiedere queste popolazione sono state illuse e disilluse. Per questo, quando siamo andati a proporre la nostra idea di museo e di cambiamento per Librino, la più grande difficoltà è stata superare l'indifferenza alla promessa. E, se alla fine, è stato possibile, è solo grazie al fatto che ci siamo presentati forti di una presenza e di un'esperienza decennale a Librino. Il museo, dunque, non è qualcosa che sorge nel vuoto, ma arriva dopo un lungo cammino al termine del quale la Fondazione Fiumara d'Arte si è data anche questa mission: realizzare il museo. Ed è una mission costruita sul valore del dono come condivisione".
E la condivisione, in questo progetto, ha un duplice aspetto: la gratuità e la consapevolezza. Gli artisti, gli intellettuali, le persone di cultura e quanti concorrono alla realizzazione del museo sono chiamati a comprenderne lo spirito che non si fonda sul denaro, ma sulla creazione di una rete di impegno sociale, civile, etico ed estetico. Gli abitanti del quartiere, da parte loro, sono chiamati ad essere protagonisti di quest'esperienza e di questa impresa volta alla crescita di un nuovo tipo di consapevolezza e di coscienza civica, un'esperienza che potrà aiutarli a fare uscire da sé i valori e le attitudini migliori.
Il museo crescerà gradualmente in base alle risorse disponibili di anno in anno. Crescerà per blocchi, blocchi di dieci facciate che ospiteranno gigantografie, poesie e brevi racconti, videoproiezioni, videoistallazioni e le sagome suggestive del museo delle ombre. Linguaggi artistici diversi, ma che concorrono tutti alla spiritualità e all'emozione. Linguaggi immediatamente comprensibili che non hanno bisogno di codici di lettura sofisticati. Linguaggi che, come quello della fotografia, ormai sono entrati nella tradizione ed altri più innovativi, come i video, che consentono di coinvolgere in pochi minuti centinaia di persone, di mostrarne i volti, la vita. Ogni facciata sarà affidata ad un artista che userà un proprio linguaggio. L'anno successivo altri artisti lavoreranno su altre dieci facciate realizzando nuove istallazioni.
"Con l'esperienza - dice Presti - potremo valutare se le opere precedenti si sono usurate, e se sono da confermare o da cambiare. Nulla può essere dato per scontato, infatti, in un progetto sperimentale quale è questo del museo dell'immagine".
La Porta della bellezza
Del museo “Terz'occhio-Meridiani di Luce” fa parte anche un'opera fatta di materia e volumi: la trasformazione artistica dell'asse attrezzato che taglia Librino attraversando aree che sono diventate non luoghi respingenti, spazi brutti e anonimi come l'enorme muraglione in cemento armato che ferisce terreni e viali. Una barriera che Presti vuole trasformare nella prima opera del museo d'arte contemporanea coprendo le colate di materia industriale con manufatti d'arte in terracotta e con versi incisi nell'argilla. Una metamorfosi cui, nel tempo, concorreranno scultori, poeti di fama e gli studenti di Librino, i ragazzi che frequentano le scuole dell'obbligo. Anche in questo caso un percorso di condivisione, un'opera collettiva che è dono due volte, perché è un'offerta d'arte e bellezza e perché di quest'attività trasformatrice sono partecipi le generazioni più giovani di Librino nelle cui mani è il futuro di quest'area e della città tutta.
I dieci artisti che partecipano a questa prima fase dell'opera, infatti - vengono da varie parti d'Italia - per precisa e inderogabile indicazione di Antonio Presti, hanno modellato sul posto, a Librino, le loro enormi opere. Si sono adattati a lavorare nelle scuole trasformando stanzoni e corridoi in enormi laboratori, in botteghe artigiane nelle quali gli studenti hanno imparato a lavorare l'argilla, a darle forma, e persino a cuocerla nel forno, donato anch'esso da Presti, e collocato nel circolo didattico Campanella Sturzo. Alcuni, sotto la guida degli scultori, hanno lasciato un proprio segno nell'opera a firma d'artista, ma ognuno di loro, e sono già oltre duemila, ha ideato un "pezzo", sia esso mattonella o altra forma, e lo ha riprodotto in due copie: una sarà parte della "Porta di bellezza" che segnerà l'ingresso al quartiere, l'altra la terrà per sé, come ricordo. Una scelta che ha un forte significato ludico ed espressivo, ma anche un'importante valenza etica e politica, quella di educare i bambini al valore "del fare", un modo per allontanarli dall'antica e frustrante abitudine "al chiedere".
Dice Presti: "Bisogna fare capire ai più giovani che le azioni personali contano, che si può ribaltare qualcosa di brutto, come il muro dell'asse attrezzato, in qualcosa di bello. Una trasformazione che può avvenire solo con un atto di condivisione. Questi bambini, lavorando insieme agli artisti per uno stesso progetto, non solo condividono il valore della bellezza, ma affermano il potere del cambiamento in un luogo dove l'aspettativa e la richiesta, finora, sono state disattese e disilluse. Per questo motivo abbiamo ritenuto doveroso portare questo pensiero all'interno del mondo della scuola, perché i ragazzi, che rappresentano il futuro del quartiere, comprendano che, per essere cittadini, devono abituarsi a fare piuttosto che a chiedere".
La prima parte dell'opera, la Porta della Bellezza, è dedicata alle Grandi Madri. "Un tema scelto come valore universale di bellezza e come omaggio ad una società matriarcale qual'è quella di Librino e di tutte le periferie del mondo dove sono le donne a portare il peso della famiglia e di una società ammalata nella coscienza. Donne cui va data sacralità. E i loro figli, che avranno contribuito ad elevare questo altare in loro onore, riconosceranno in ogni pezzo di terracotta il loro amore e ne avranno rispetto come di una cosa propria". Ancora una volta, dunque, un impegno volto alla costruzione di una comune identità, allo sviluppo di una coscienza collettiva e al rispetto dei beni di tutti.
E poiché la trasformazione del muro richiederà tempo, anni, dal momento che l'asse attrezzato è una muraglia che si snoda per chilometri, intere generazioni di Librino cresceranno insieme all'opera, insieme alle facciate d'artista, insieme alla speranza di un futuro diverso per tutto il quartiere. Un futuro per il quale la politica è chiamata a fare la propria parte. "Spero - sottolinea Antonio Presti - che, parallelamente a questo impegno che portiamo avanti con grande sacrificio e amore, l'amministrazione comunale possa costruire un futuro di cambiamento per il quartiere. Penso e spero che le amministrazioni elette proprio da questo quartiere, dal peso elettorale della sua numerosa popolazione, mantengano gli impegni presi con gli abitanti di Librino. Per questo, quando ci si riferisce alle periferie, vorrei che si parlasse di politiche del rispetto, piuttosto che di recupero, un discorso che vale anche per i ragazzi di Librino che vanno rispettati piuttosto che recuperati, educati a fare, piuttosto che a chiedere".
Internet: pro-motore di Bellezza
In prospettiva il museo prevede il coinvolgimento del mondo di Internet. "Faremo appello alla rete per scaricare arte e bellezza - anticipa Antonio Presti -. Con lo slogan “Internet pro-motore di bellezza” potremo chiedere ai fruitori della rete di condividere l'impegno sociale e civile che sta alla base di questo progetto offrendo, allo stesso tempo, un nuovo modo di vivere l'arte".
Il museo virtuale, infatti, esisterà anche in un sito creato ad hoc. Gli artisti metteranno in rete le proprie opere create per il museo dell'immagine Librino e, chi si collegherà al sito, potrà scegliere fotografie, parole, video, colori e segni grafici e assemblarli in modo da fare una propria pagina, su gabbie chiuse, utilizzando creativamente materiali altrui, anche se non potrà introdurne di nuovi. Quando ogni navigatore - avendo scelto e combinato poesie, foto, video, immagini - avrà creato la propria pagina potrà inviarla e scaricarla su una facciata di Librino. Così il virtuale, diventando reale, manifesterà con segni concreti un impegno civile e di bellezza. La pagina così elaborata, cioè la personale creazione di un singolo internauta, rimarrà sulla facciata per qualche tempo, verrà fotografata con la web e rimandata al mittente attraverso la sua posta elettronica, autenticata come opera del museo della fotografia di Librino. Chi l'ha creata e inviata, allora, potrà stamparla ed esporla come una propria opera d'arte.
"Ma quell'opera - dice il fondatore di Fiumara d'Arte - sei tu, tu che hai inviato e scaricato bellezza su Librino e, di ritorno, su te stesso. Sono convinto che questo pensiero e queste pratiche potranno coinvolgere un vasto pubblico internazionale di internauti che, così, potranno conoscere Librino e condividere con i suoi abitanti e con noi questo cammino d'impegno civile".
Il sole di mezzanotte
Il museo sarà aperto al pubblico martedì, giovedì, sabato e domenica e, per visitarlo, non è previsto il pagamento di alcun biglietto. Sarà fruibile dall'imbrunire fino a tarda sera quando, svanita la luce naturale, sarà possibile vedere le immagini e i video proiettati sulle grandi facciate dei palazzi.
La Fondazione Fiumara d'Arte si riserva di valutarne l'impatto ambientale, di capire quali sono i limiti e i modi che evitino un rapporto invasivo con gli abitanti dei condomini e con la gente del luogo, a partire dalla scelta di fare a meno, anche nei video, della musica e dell'audio. A questa logica di evitare al massimo forme di invadenza è ispirata la decisione di rendere fruibile il museo soltanto a giorni alterni e per una parte della giornata.
L'energia elettrica necessaria ad "accendere" il museo sarà prodotta sul posto attraverso l'utilizzo di pannelli solari. Anche l'illuminazione, dunque, sarà basata su processi alternativi, su fonti di energia pulite e rinnovabili. Una scelta che non è improntata soltanto al rispetto dell'ambiente.
"I pannelli fotovoltaici - spiega Antonio Presti - restituiranno nella notte la luce universale del sole incamerata durante il giorno. Una luce che ha un alto valore simbolico, quello di illuminare le coscienze degli abitanti e di ridare a Librino, a questo luogo lasciato al buio, la luce del sole di mezzanotte. Accogliere lo spirito della bellezza, infatti, significa dare spazio all'universale, significa aprirsi all'infinito, alla luce che si perpetua di cui il sole è massima espressione ed emblema. Ogni abitante di Librino, ogni visitatore del museo all'aperto, saprà che deve al sole, e alla sua luce universale, la possibilità di vedere le immagini sulle facciate. Un pensiero di grande impatto spirituale ed etico, tanto più che useremo attrezzature che utilizzano, e rilasciano, esattamente la stessa quantità di energia che hanno incamerato. Non prevediamo, dunque, alcun accumulo, tanto meno per usi commerciali. I pannelli solari, al calare delle tenebre, rilasceranno la luce che hanno incamerato durante il giorno e da questo, solo da questo, cioè da fattori "naturali", dipenderà il tempo d'illuminazione del museo e, di conseguenza, quello della fruizione. L'apertura al pubblico del museo, dunque, non avrà orari prefissati e sicuri, perché questi non dipendono da noi. Le immagini, i video, le foto s'accenderanno lentamente al calare della sera e lentamente svaniranno, immergendosi nel buio, quando l'energia sarà esaurita. Anche il tempo, dunque, avrà un ritmo che non è quello dell'uomo, ma quello del sole, della natura. C'è un forte senso poetico in questo appuntamento con la bellezza, con il suo respiro universale e con la luce che ne segue il ritmo: s'accende, s'affievolisce, si spegne. Sarà come essere partecipi del respiro della natura, un modo per riscoprirne la meraviglia e la grandiosità".
La gestione del Museo : la cooperativa sociale
Far funzionare quest'insolito museo richiederà una cura particolare. Si tratterà, infatti, di garantire la tutela delle web camera, di tutte le attrezzature tecniche esterne e dei proiettori attraverso i quali sarà possibile imprimere immagini e video sulle facciate, di controllarne l'efficienza, di assicurarne la manutenzione. Operazioni delicate, tanto più in un quartiere privo di tutto e dove i pochi spazi pubblici sono soggetti a continui atti vandalici. La gestione del museo Terz'occhio, dunque, implica un processo di educazione civica. Presuppone - e deve crearne le condizioni - che gli abitanti del quartiere difendano le "opere d'arte", che le considerino quali esse effettivamente sono: beni comuni, beni preziosi da tutelare. In quest'ottica Antonio Presti ha pensato che la gestione manuale delle attrezzature sia affidata ad una cooperativa sociale formata da circa venti persone, ragazzi del quartiere, giovani individuati tra quanti hanno situazioni familiari difficili, figli di detenuti, ragazzi o giovani genitori in situazioni precarie, i figli di quel disagio. Alla loro scelta, secondo i criteri fissati, concorrono i servizi sociali, le parrocchie e la dirigenza del carcere di Bicocca, struttura che sorge a ridosso del quartiere.In questa prospettiva Presti ha già avviato una collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia e altri contatti sono in corso con il Ministero delle Pari Opportunità, con quello dell'Interno e con quanti possono essere coinvolti nel progetto.
I soci che, nel tempo, entreranno a far parte della cooperativa vi rimarranno per tre anni. Il primo anno è dedicato alla formazione, volta a dare le competenze necessarie alla manutenzione tecnica degli impianti elettrici, alla cura del verde, a svolgere il ruolo di guida turistica del quartiere e a gestire i gazebo che saranno realizzati. Ogni socio sceglie un indirizzo in base alle proprie attitudini e competenze. I due anni successivi sono dedicati al lavoro vero e proprio, attività remunerata dalla cooperativa che, a sua volta, conta sul finanziamento degli enti pubblici, a partire dai Ministeri dell'Interno e di Grazia e Giustizia. Contestualmente verranno formati gli altri giovani che subentreranno nella cooperativa trascorsi i tre anni previsti.
Tutto questo significa coinvolgere in un processo formativo e lavorativo ragazzi che spesso non hanno alcun punto di riferimento, significa dare loro l'opportunità di un'esperienza di lavoro, significa educarli ad assumersi delle responsabilità e, ancora, garantire un reddito per un periodo limitato di tempo e nella prospettiva di trovare un'occupazione definitiva. E significa fare amare il luogo in cui si vive, fare capire che la ricchezza dei suoi abitanti e la capacità di sviluppo di nuove attività produttive, a partire dai bar e dai luoghi di ristorazione, dipende anche da loro, dalla loro capacità di tutelare i beni comuni, di rendere ospitale e sicuro uno spazio finora poco conosciuto, o mal conosciuto, e ancor meno frequentato.
La proprietà del museo e delle opere sarà, invece, della Fondazione Fiumara d'Arte, cui competono l'ideazione, la progettualità artistica, la responsabilità del progetto e la scelta dei criteri organizzativi.
Il museo di Catania e la rete a supporto
Poiché il museo insiste su spazi pubblici, e spesso utilizza beni collettivi, come nel caso della Porta della Bellezza realizzata lungo l'enorme muraglione dell'asse attrezzato, la collaborazione con gli enti locali, a partire dal Comune, deve essere strettissima. Inoltre, Presti, per portare avanti il progetto - anche in considerazione della sua organizzazione complessa e costosa - spera nella capacità di dono di tanti altri: fondazioni, banche, società, associazioni, artisti, cittadini. Per questo conta sull'attivazione di una rete di sponsor che, aderendo al progetto, collaborino alla sua realizzazione con aiuti tecnici ed economici. Una rete che, insieme alla Fondazione per Librino, si muova e lavori per un comune obiettivo al quale anche i singoli cittadini possono concorrere con varie forme di sostegno, inclusa la destinazione del 5 per mille.
Garante dell'impiego di ogni risorsa nella manutenzione e nell'ampliamento del museo virtuale è la stessa storia di Antonio Presti che, per realizzare arte in spazi pubblici, ha donato tutto il proprio patrimonio. Una storia lunga oltre venticinque anni le cui battaglie e i cui successi sono noti in Sicilia e in Europa.
"Vorrei che tutta la città condividesse questo impegno civile - si augura Antonio Presti - un impegno che, finora, sebbene abbia coinvolto migliaia e migliaia di bambini, si è basato solo sul volontariato. L'esperienza di questi anni mi ha convinto che perché Catania si risvegli, perché i catanesi riacquistino il valore dell'essere cittadini, alla politica della delega debba sostituirsi quella dell'impegno di ognuno di noi. Spero che il buon esito delle iniziative avviate a Librino sia non solo una vittoria del quartiere, ma la vittoria di una generazione che crede al valore dell'essere piuttosto che all'apparire. Dicono che è un'utopia, ma io sono convinto che utopia non è ciò che non si può realizzare, ma ciò che il sistema non vuole che si realizzi. Per questo dico che se le coscienze si svegliano, e si esprimono, i progetti possono diventare realtà".
OPERA MONUMENTALE IN TERRACOTTA DONATA AL QUARTIERE CATANESE DI LIBRINO
Dopo 10 anni di costante lavoro Antonio Presti, artista e mecenate siciliano, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, inaugura nel quartiere periferico catanese di Librino, con 100.000 abitanti, una gigantesca opera in terracotta “La Porta della Bellezza” che segna anche l’inizio dell’ambizioso progetto “TerzOcchio Meridiani di Luce”.
“La Porta della Bellezza” è composta da quindici opere monumentali di artisti nazionali e consiste in 9000 forme di terracotta. Le opere abbinate ad altrettanti testi poetici, saranno applicate lungo 500 metri di un muro di cemento (3 km) che attraversa il quartiere. L’insieme delle opere si ispira alla tematica della “Grande Madre”.
Il progetto si è potuto realizzare grazie alla partecipazione delle 9 scuole elementari e medie e degli oratori del quartiere, che accolgono 10.000 allievi. Gli artisti ed i poeti hanno infatti lavorato per più di due anni direttamente nelle scuole con 2000 bambini. Le forme di terracotta sono state modellate e firmate dagli alunni, divenuti così “giovani autori”, con lo scopo di renderli protagonisti di un percorso artistico-etico che cambierà la storia e l’identità del quartiere.
Attraverso questa iniziativa, la Fondazione mira a risvegliare nella popolazione di Librino il valore della condivisione, della pratica artistica collettiva, il senso della Bellezza artistica e spirituale. L’obiettivo è quello di contribuire a una coscienza comune di rispetto per il territorio e di recuperare e divulgare i valori dell’impegno civile, dell’educazione alla cittadinanza. Il ruolo attivo e centrale delle scuole di Librino e l’accoglienza degli abitanti del quartiere sono segni positivi di un valore di condivisione.
La Porta della bellezza si arricchirà, anno dopo anno, di altri interventi artistici in terracotta che verranno a completare progressivamente tutta la lunghezza del muro di 3 km. «È necessario promuovere esperienze educative di cittadinanza attiva e solidale - ha dichiarato Antonio Presti - attraverso progetti multidisciplinari e iniziative di rete con il territorio siciliano. Con il muro che si trasforma in Porta della Bellezza gli abitanti comprendono la via del fare, un fare che trasforma il manufatto in bellezza».
Perché la Porta della bellezza? Perché successivamente, il museo d’Arte Contemporanea continuerà coinvolgendo 100 condomini del quartiere. Grazie all’ausilio di artisti di fama internazionale (registi, fotografi, video makers), diverse facciate dei palazzi di Librino, accoglieranno i lavori artistici installati sulle facciate cieche, segnando così l’apertura del museo Terzocchio Meridiani di Luce. «Una volta acquisita la pratica del fare – conclude Antonio Presti - le gigantografie e le proiezioni video sulle facciate di tutti i condomini , potranno manifestare la bellezza spirituale di tutti gli abitanti del quartiere».
La Mission
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
A Librino, il quartiere demograficamente più giovane di Catania, Antonio Presti ha voluto che la speranza si facesse arte. Ha proposto un progetto a tappe che ha preso le mosse dalla poesia per farsi racconto e poi immagine, scultura. Per i circa 10.000 ragazzi che nel quartiere frequentano le scuole dell'obbligo - di istituti superiori non ce ne sono - da dieci anni promuove e organizza incontri e iniziative con poeti e con scrittori di fama internazionale, e, adesso, con scultori e videoartisti. Per i più giovani l'incontro con la forza della parola e con la fascinazione delle opere scultoree è stata una scoperta rivoluzionaria, un chiavistello magico capace di cambiare il loro modo di vedere il mondo, un impatto dirompente in un quartiere dove non c'è un cinema, un teatro, un luogo pubblico d'incontro, una palestra.
Un omaggio provocatorio, questo di Antonio Presti, la cui sfida, l'utopia, la follia è volere ribaltare l'approccio abituale allo sviluppo: non il denaro e l'economia come motore di crescita, ma l'etica, la bellezza, l'arte. L'arte come strumento per esprimere le potenzialità di ognuno. L'arte come levatrice di potenzialità di vita e di creatività. Un progetto provocatorio in un mondo contemporaneo che non riconosce più "la bellezza interiore" come valore.
"Una scelta etica - l'ha definita la poetessa Maria Luisa Spaziani, più volte a Librino per le iniziative di “Fiumara d'Arte” -. In un mondo in cui la maggioranza degli uomini muore senza sapere che cosa avrebbe potuto essere, il primo compito di ogni uno di noi è dare quello che si ha agli altri, è impegnarsi in progetti concreti, perché è proprio nel fare che le potenzialità individuali e collettive si esprimono e si accrescono. Ed è quello che sta facendo Antonio Presti, qui, a Librino". "In un'epoca dove tutto è business - sembra farle eco la scrittrice Maria Attanasio - fare arte come mero atto di moralità, come fa Presti, è una scelta rivoluzionaria".
Ed è proprio tra i ragazzi di Librino che è nata l'idea del museo virtuale, nelle grandi tavolate imbandite a scuola, la sera, le mamme chiamate a cucinare per i poeti, gli scrittori, gli scultori. E' qui, nelle scuole trasformate in insoliti cenacoli, nei saloni dove si ritrovano insieme diverse generazioni accomunate dal piacere di gustare allo stesso tempo i piatti tipici della tradizione e la parola poetica, che Antonio Presti ha cominciato a discutere con gli abitanti del quartiere della trasformazione dell'asse attrezzato (un grigio ponte che taglia il quartiere) in un'opera d'arte collettiva. Ed è con i genitori degli studenti che ha cominciato a discutere della possibilità di utilizzare le facciate cieche dei palazzi come spazi espositivi del museo dell'immagine.
All'inizio aveva pensato ad un museo tradizionale, fatto di materia, di struttura, di quella rappresentazione della bellezza che convenzionalmente chiamiamo opera d'arte. Poi ha modificato quest'ipotesi iniziale perché, con l'esperienza decennale maturata insieme ai ragazzi, ha acquisito una consapevolezza diversa: l'idea per cui l'opera d'arte è tale nella condivisione. Non manufatti e sculture da creare, dunque, ma persone da valorizzare. Sono loro - i ragazzi, le donne e gli uomini di Librino - le opere d'arte che devono essere conosciute, amate e rispettate, persone di cui non si vuole cogliere e proporre una rappresentazione estetica, esteriore, ma la bellezza interiore, che è cosa completamente diversa.
"Fare esprimere la bellezza interiore a persone che si trovano in una situazione di disagio, di malessere, di rischio - sottolinea il creatore di Fiumara d'Arte - è un modo che può vivificare le emozioni implose in luoghi dove la depressione non è soltanto deprivazione di cose, né soltanto mancanza di strade, di piazze e di luoghi d'incontro, servizi e strutture di cui la popolazione ha bisogno, certo, ma che non possiamo essere noi artisti a dare. L'artista deve ricontattare l'anima degli uomini attraverso la bellezza. Ed è dalla consapevolezza di essere belli che può nascere una nuova coscienza degli abitanti del quartiere".
Per questo i docenti delle scuole, preziosi alfieri della battaglia culturale proposta da Presti per il riscatto delle periferie, sono convinti di dovergli molto. "Le sue iniziative - dicono - aiutano ognuno di noi, e per primi i ragazzi, a scoprire quali sono i propri talenti e a essere capaci di donarli agli altri. E, nel fare questo, invertiamo i criteri della cultura di oggi e valorizziamo la bellezza interiore che, come il gioco, è improduttiva e necessaria ".
Il Museo dell'Immagine
Il museo all'aperto ha due aspetti diversi e complementari: il muro di Librino, che diventa "Porta della bellezza", saluto bene augurante fatto d'argilla, e "Terz'occhio-Meridiani di Luce", il museo dell'immagine. Presti ha voluto chiamarlo così perché il terzo occhio è quello del cuore, l'occhio visionario. "Apritelo - dice - e vedrete Librino trasfigurato. Vedrete le facciate dei palazzi farsi schermo per immagini proiettate dal mondo intero, vedrete le strade e le piazze farsi museo, vedrete la poesia farsi ricchezza". E ancora. "Terz'occhio perché nei luoghi di mancamento, dove si affermano le tenebre e il buio, bisogna partire dall'illuminazione delle coscienze. Gli abitanti del quartiere devono acquisire la consapevolezza di valere, di essere belli".
L'idea di Presti è quella di un museo mutante nel tempo, un museo che proponga nuove opere, e quindi nuovi volti, ogni due tre anni, un museo che usi i linguaggi della fotografia per fissare, in luoghi di fruizione collettiva, la spiritualità di ognuno degli abitanti di Librino. Tutto il progetto, in ogni suo stadio, è costruito sulla condivisione e il museo all'aperto sarà l'espressione, e il prodotto di una fitta rete di relazioni tra gli artisti e gli abitanti di Librino. Per raggiungere questo obiettivo la Fondazione Fiumara d'Arte si è mossa a partire dalle scuole dove, da dieci anni ormai, promuove iniziative sociali e culturali di grande respiro. E da lì, Presti ha coinvolto numerosi condomini del quartiere con ognuno dei quali, dopo un lungo confronto, ha stipulato una convenzione che autorizza l'utilizzo di una facciata cieca del palazzo come spazio espositivo.
Sono 100 i condomini che si sono detti disponibili a questa impresa. 100 palazzi tra cui, ogni anno, saranno individuate le 10 facciate su cui installare fotografie o da utilizzare come schermi dove, nella notte, proiettare le immagini colte dagli artisti, immagini che manifestano la bellezza spirituale delle persone di quel condominio, i loro volti, le loro espressioni, il loro sorriso.
"Ognuno degli abitanti del palazzo, ogni giorno, tornando a casa, la mattina, la sera, il pomeriggio, riconoscendo la propria bellezza, la bellezza dell'anima, dovrà affermare con se stesso 'Io sono bello'. Quando tutti gli abitanti di quella periferia, un giorno, nella loro coscienza, sapranno dire 'Io sono bello', allora Librino non sarà più un quartiere a rischio, un luogo dell'emarginazione, ma un territorio dove, attraverso la consapevolezza della bellezza, si riacquista il diritto alla cittadinanza".
Il museo dell'immagine, dunque, è anche un grande progetto di democrazia partecipata che nasce dal basso. Un processo di costruzione collettiva che ha dovuto fare i conti con un "ostacolo" tipico di tutti i luoghi che la politica ha lasciato ai margini: la delusione.
"Librino - racconta Antonio Presti - come tutte le periferie d'Italia, è un luogo dove gli abitanti sono stati educati a chiedere, come se questa fosse l'unica modalità di esistenza. E, nel chiedere, sono stati sempre illusi, tant'è che, pure abitate dalla terza generazione, le periferie non sono ancora riuscite a diventare parte della città contemporanea a pieno titolo. Nella logica del chiedere queste popolazione sono state illuse e disilluse. Per questo, quando siamo andati a proporre la nostra idea di museo e di cambiamento per Librino, la più grande difficoltà è stata superare l'indifferenza alla promessa. E, se alla fine, è stato possibile, è solo grazie al fatto che ci siamo presentati forti di una presenza e di un'esperienza decennale a Librino. Il museo, dunque, non è qualcosa che sorge nel vuoto, ma arriva dopo un lungo cammino al termine del quale la Fondazione Fiumara d'Arte si è data anche questa mission: realizzare il museo. Ed è una mission costruita sul valore del dono come condivisione".
E la condivisione, in questo progetto, ha un duplice aspetto: la gratuità e la consapevolezza. Gli artisti, gli intellettuali, le persone di cultura e quanti concorrono alla realizzazione del museo sono chiamati a comprenderne lo spirito che non si fonda sul denaro, ma sulla creazione di una rete di impegno sociale, civile, etico ed estetico. Gli abitanti del quartiere, da parte loro, sono chiamati ad essere protagonisti di quest'esperienza e di questa impresa volta alla crescita di un nuovo tipo di consapevolezza e di coscienza civica, un'esperienza che potrà aiutarli a fare uscire da sé i valori e le attitudini migliori.
Il museo crescerà gradualmente in base alle risorse disponibili di anno in anno. Crescerà per blocchi, blocchi di dieci facciate che ospiteranno gigantografie, poesie e brevi racconti, videoproiezioni, videoistallazioni e le sagome suggestive del museo delle ombre. Linguaggi artistici diversi, ma che concorrono tutti alla spiritualità e all'emozione. Linguaggi immediatamente comprensibili che non hanno bisogno di codici di lettura sofisticati. Linguaggi che, come quello della fotografia, ormai sono entrati nella tradizione ed altri più innovativi, come i video, che consentono di coinvolgere in pochi minuti centinaia di persone, di mostrarne i volti, la vita. Ogni facciata sarà affidata ad un artista che userà un proprio linguaggio. L'anno successivo altri artisti lavoreranno su altre dieci facciate realizzando nuove istallazioni.
"Con l'esperienza - dice Presti - potremo valutare se le opere precedenti si sono usurate, e se sono da confermare o da cambiare. Nulla può essere dato per scontato, infatti, in un progetto sperimentale quale è questo del museo dell'immagine".
La Porta della bellezza
Del museo “Terz'occhio-Meridiani di Luce” fa parte anche un'opera fatta di materia e volumi: la trasformazione artistica dell'asse attrezzato che taglia Librino attraversando aree che sono diventate non luoghi respingenti, spazi brutti e anonimi come l'enorme muraglione in cemento armato che ferisce terreni e viali. Una barriera che Presti vuole trasformare nella prima opera del museo d'arte contemporanea coprendo le colate di materia industriale con manufatti d'arte in terracotta e con versi incisi nell'argilla. Una metamorfosi cui, nel tempo, concorreranno scultori, poeti di fama e gli studenti di Librino, i ragazzi che frequentano le scuole dell'obbligo. Anche in questo caso un percorso di condivisione, un'opera collettiva che è dono due volte, perché è un'offerta d'arte e bellezza e perché di quest'attività trasformatrice sono partecipi le generazioni più giovani di Librino nelle cui mani è il futuro di quest'area e della città tutta.
I dieci artisti che partecipano a questa prima fase dell'opera, infatti - vengono da varie parti d'Italia - per precisa e inderogabile indicazione di Antonio Presti, hanno modellato sul posto, a Librino, le loro enormi opere. Si sono adattati a lavorare nelle scuole trasformando stanzoni e corridoi in enormi laboratori, in botteghe artigiane nelle quali gli studenti hanno imparato a lavorare l'argilla, a darle forma, e persino a cuocerla nel forno, donato anch'esso da Presti, e collocato nel circolo didattico Campanella Sturzo. Alcuni, sotto la guida degli scultori, hanno lasciato un proprio segno nell'opera a firma d'artista, ma ognuno di loro, e sono già oltre duemila, ha ideato un "pezzo", sia esso mattonella o altra forma, e lo ha riprodotto in due copie: una sarà parte della "Porta di bellezza" che segnerà l'ingresso al quartiere, l'altra la terrà per sé, come ricordo. Una scelta che ha un forte significato ludico ed espressivo, ma anche un'importante valenza etica e politica, quella di educare i bambini al valore "del fare", un modo per allontanarli dall'antica e frustrante abitudine "al chiedere".
Dice Presti: "Bisogna fare capire ai più giovani che le azioni personali contano, che si può ribaltare qualcosa di brutto, come il muro dell'asse attrezzato, in qualcosa di bello. Una trasformazione che può avvenire solo con un atto di condivisione. Questi bambini, lavorando insieme agli artisti per uno stesso progetto, non solo condividono il valore della bellezza, ma affermano il potere del cambiamento in un luogo dove l'aspettativa e la richiesta, finora, sono state disattese e disilluse. Per questo motivo abbiamo ritenuto doveroso portare questo pensiero all'interno del mondo della scuola, perché i ragazzi, che rappresentano il futuro del quartiere, comprendano che, per essere cittadini, devono abituarsi a fare piuttosto che a chiedere".
La prima parte dell'opera, la Porta della Bellezza, è dedicata alle Grandi Madri. "Un tema scelto come valore universale di bellezza e come omaggio ad una società matriarcale qual'è quella di Librino e di tutte le periferie del mondo dove sono le donne a portare il peso della famiglia e di una società ammalata nella coscienza. Donne cui va data sacralità. E i loro figli, che avranno contribuito ad elevare questo altare in loro onore, riconosceranno in ogni pezzo di terracotta il loro amore e ne avranno rispetto come di una cosa propria". Ancora una volta, dunque, un impegno volto alla costruzione di una comune identità, allo sviluppo di una coscienza collettiva e al rispetto dei beni di tutti.
E poiché la trasformazione del muro richiederà tempo, anni, dal momento che l'asse attrezzato è una muraglia che si snoda per chilometri, intere generazioni di Librino cresceranno insieme all'opera, insieme alle facciate d'artista, insieme alla speranza di un futuro diverso per tutto il quartiere. Un futuro per il quale la politica è chiamata a fare la propria parte. "Spero - sottolinea Antonio Presti - che, parallelamente a questo impegno che portiamo avanti con grande sacrificio e amore, l'amministrazione comunale possa costruire un futuro di cambiamento per il quartiere. Penso e spero che le amministrazioni elette proprio da questo quartiere, dal peso elettorale della sua numerosa popolazione, mantengano gli impegni presi con gli abitanti di Librino. Per questo, quando ci si riferisce alle periferie, vorrei che si parlasse di politiche del rispetto, piuttosto che di recupero, un discorso che vale anche per i ragazzi di Librino che vanno rispettati piuttosto che recuperati, educati a fare, piuttosto che a chiedere".
Internet: pro-motore di Bellezza
In prospettiva il museo prevede il coinvolgimento del mondo di Internet. "Faremo appello alla rete per scaricare arte e bellezza - anticipa Antonio Presti -. Con lo slogan “Internet pro-motore di bellezza” potremo chiedere ai fruitori della rete di condividere l'impegno sociale e civile che sta alla base di questo progetto offrendo, allo stesso tempo, un nuovo modo di vivere l'arte".
Il museo virtuale, infatti, esisterà anche in un sito creato ad hoc. Gli artisti metteranno in rete le proprie opere create per il museo dell'immagine Librino e, chi si collegherà al sito, potrà scegliere fotografie, parole, video, colori e segni grafici e assemblarli in modo da fare una propria pagina, su gabbie chiuse, utilizzando creativamente materiali altrui, anche se non potrà introdurne di nuovi. Quando ogni navigatore - avendo scelto e combinato poesie, foto, video, immagini - avrà creato la propria pagina potrà inviarla e scaricarla su una facciata di Librino. Così il virtuale, diventando reale, manifesterà con segni concreti un impegno civile e di bellezza. La pagina così elaborata, cioè la personale creazione di un singolo internauta, rimarrà sulla facciata per qualche tempo, verrà fotografata con la web e rimandata al mittente attraverso la sua posta elettronica, autenticata come opera del museo della fotografia di Librino. Chi l'ha creata e inviata, allora, potrà stamparla ed esporla come una propria opera d'arte.
"Ma quell'opera - dice il fondatore di Fiumara d'Arte - sei tu, tu che hai inviato e scaricato bellezza su Librino e, di ritorno, su te stesso. Sono convinto che questo pensiero e queste pratiche potranno coinvolgere un vasto pubblico internazionale di internauti che, così, potranno conoscere Librino e condividere con i suoi abitanti e con noi questo cammino d'impegno civile".
Il sole di mezzanotte
Il museo sarà aperto al pubblico martedì, giovedì, sabato e domenica e, per visitarlo, non è previsto il pagamento di alcun biglietto. Sarà fruibile dall'imbrunire fino a tarda sera quando, svanita la luce naturale, sarà possibile vedere le immagini e i video proiettati sulle grandi facciate dei palazzi.
La Fondazione Fiumara d'Arte si riserva di valutarne l'impatto ambientale, di capire quali sono i limiti e i modi che evitino un rapporto invasivo con gli abitanti dei condomini e con la gente del luogo, a partire dalla scelta di fare a meno, anche nei video, della musica e dell'audio. A questa logica di evitare al massimo forme di invadenza è ispirata la decisione di rendere fruibile il museo soltanto a giorni alterni e per una parte della giornata.
L'energia elettrica necessaria ad "accendere" il museo sarà prodotta sul posto attraverso l'utilizzo di pannelli solari. Anche l'illuminazione, dunque, sarà basata su processi alternativi, su fonti di energia pulite e rinnovabili. Una scelta che non è improntata soltanto al rispetto dell'ambiente.
"I pannelli fotovoltaici - spiega Antonio Presti - restituiranno nella notte la luce universale del sole incamerata durante il giorno. Una luce che ha un alto valore simbolico, quello di illuminare le coscienze degli abitanti e di ridare a Librino, a questo luogo lasciato al buio, la luce del sole di mezzanotte. Accogliere lo spirito della bellezza, infatti, significa dare spazio all'universale, significa aprirsi all'infinito, alla luce che si perpetua di cui il sole è massima espressione ed emblema. Ogni abitante di Librino, ogni visitatore del museo all'aperto, saprà che deve al sole, e alla sua luce universale, la possibilità di vedere le immagini sulle facciate. Un pensiero di grande impatto spirituale ed etico, tanto più che useremo attrezzature che utilizzano, e rilasciano, esattamente la stessa quantità di energia che hanno incamerato. Non prevediamo, dunque, alcun accumulo, tanto meno per usi commerciali. I pannelli solari, al calare delle tenebre, rilasceranno la luce che hanno incamerato durante il giorno e da questo, solo da questo, cioè da fattori "naturali", dipenderà il tempo d'illuminazione del museo e, di conseguenza, quello della fruizione. L'apertura al pubblico del museo, dunque, non avrà orari prefissati e sicuri, perché questi non dipendono da noi. Le immagini, i video, le foto s'accenderanno lentamente al calare della sera e lentamente svaniranno, immergendosi nel buio, quando l'energia sarà esaurita. Anche il tempo, dunque, avrà un ritmo che non è quello dell'uomo, ma quello del sole, della natura. C'è un forte senso poetico in questo appuntamento con la bellezza, con il suo respiro universale e con la luce che ne segue il ritmo: s'accende, s'affievolisce, si spegne. Sarà come essere partecipi del respiro della natura, un modo per riscoprirne la meraviglia e la grandiosità".
La gestione del Museo : la cooperativa sociale
Far funzionare quest'insolito museo richiederà una cura particolare. Si tratterà, infatti, di garantire la tutela delle web camera, di tutte le attrezzature tecniche esterne e dei proiettori attraverso i quali sarà possibile imprimere immagini e video sulle facciate, di controllarne l'efficienza, di assicurarne la manutenzione. Operazioni delicate, tanto più in un quartiere privo di tutto e dove i pochi spazi pubblici sono soggetti a continui atti vandalici. La gestione del museo Terz'occhio, dunque, implica un processo di educazione civica. Presuppone - e deve crearne le condizioni - che gli abitanti del quartiere difendano le "opere d'arte", che le considerino quali esse effettivamente sono: beni comuni, beni preziosi da tutelare. In quest'ottica Antonio Presti ha pensato che la gestione manuale delle attrezzature sia affidata ad una cooperativa sociale formata da circa venti persone, ragazzi del quartiere, giovani individuati tra quanti hanno situazioni familiari difficili, figli di detenuti, ragazzi o giovani genitori in situazioni precarie, i figli di quel disagio. Alla loro scelta, secondo i criteri fissati, concorrono i servizi sociali, le parrocchie e la dirigenza del carcere di Bicocca, struttura che sorge a ridosso del quartiere.In questa prospettiva Presti ha già avviato una collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia e altri contatti sono in corso con il Ministero delle Pari Opportunità, con quello dell'Interno e con quanti possono essere coinvolti nel progetto.
I soci che, nel tempo, entreranno a far parte della cooperativa vi rimarranno per tre anni. Il primo anno è dedicato alla formazione, volta a dare le competenze necessarie alla manutenzione tecnica degli impianti elettrici, alla cura del verde, a svolgere il ruolo di guida turistica del quartiere e a gestire i gazebo che saranno realizzati. Ogni socio sceglie un indirizzo in base alle proprie attitudini e competenze. I due anni successivi sono dedicati al lavoro vero e proprio, attività remunerata dalla cooperativa che, a sua volta, conta sul finanziamento degli enti pubblici, a partire dai Ministeri dell'Interno e di Grazia e Giustizia. Contestualmente verranno formati gli altri giovani che subentreranno nella cooperativa trascorsi i tre anni previsti.
Tutto questo significa coinvolgere in un processo formativo e lavorativo ragazzi che spesso non hanno alcun punto di riferimento, significa dare loro l'opportunità di un'esperienza di lavoro, significa educarli ad assumersi delle responsabilità e, ancora, garantire un reddito per un periodo limitato di tempo e nella prospettiva di trovare un'occupazione definitiva. E significa fare amare il luogo in cui si vive, fare capire che la ricchezza dei suoi abitanti e la capacità di sviluppo di nuove attività produttive, a partire dai bar e dai luoghi di ristorazione, dipende anche da loro, dalla loro capacità di tutelare i beni comuni, di rendere ospitale e sicuro uno spazio finora poco conosciuto, o mal conosciuto, e ancor meno frequentato.
La proprietà del museo e delle opere sarà, invece, della Fondazione Fiumara d'Arte, cui competono l'ideazione, la progettualità artistica, la responsabilità del progetto e la scelta dei criteri organizzativi.
Il museo di Catania e la rete a supporto
Poiché il museo insiste su spazi pubblici, e spesso utilizza beni collettivi, come nel caso della Porta della Bellezza realizzata lungo l'enorme muraglione dell'asse attrezzato, la collaborazione con gli enti locali, a partire dal Comune, deve essere strettissima. Inoltre, Presti, per portare avanti il progetto - anche in considerazione della sua organizzazione complessa e costosa - spera nella capacità di dono di tanti altri: fondazioni, banche, società, associazioni, artisti, cittadini. Per questo conta sull'attivazione di una rete di sponsor che, aderendo al progetto, collaborino alla sua realizzazione con aiuti tecnici ed economici. Una rete che, insieme alla Fondazione per Librino, si muova e lavori per un comune obiettivo al quale anche i singoli cittadini possono concorrere con varie forme di sostegno, inclusa la destinazione del 5 per mille.
Garante dell'impiego di ogni risorsa nella manutenzione e nell'ampliamento del museo virtuale è la stessa storia di Antonio Presti che, per realizzare arte in spazi pubblici, ha donato tutto il proprio patrimonio. Una storia lunga oltre venticinque anni le cui battaglie e i cui successi sono noti in Sicilia e in Europa.
"Vorrei che tutta la città condividesse questo impegno civile - si augura Antonio Presti - un impegno che, finora, sebbene abbia coinvolto migliaia e migliaia di bambini, si è basato solo sul volontariato. L'esperienza di questi anni mi ha convinto che perché Catania si risvegli, perché i catanesi riacquistino il valore dell'essere cittadini, alla politica della delega debba sostituirsi quella dell'impegno di ognuno di noi. Spero che il buon esito delle iniziative avviate a Librino sia non solo una vittoria del quartiere, ma la vittoria di una generazione che crede al valore dell'essere piuttosto che all'apparire. Dicono che è un'utopia, ma io sono convinto che utopia non è ciò che non si può realizzare, ma ciò che il sistema non vuole che si realizzi. Per questo dico che se le coscienze si svegliano, e si esprimono, i progetti possono diventare realtà".
15
maggio 2009
Porta della Bellezza
15 maggio 2009
arte contemporanea
presentazione
serata - evento
presentazione
serata - evento
Location
VIALE LIBRINO
Catania, Viale Librino, (Catania)
Catania, Viale Librino, (Catania)
Vernissage
15 Maggio 2009, ore 10
Sito web
www.librino.org


