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Giannetto Bravi – Un perpetuo invito al viaggio
Il Laboratorio delle Arti ospita la mostra antologica dedicata all’artista Giannetto Bravi con opere che vanno dal 1967 al 2007. Giannetto Bravi tiene la sua prima personale nel 1967 a Roma, presso la galleria Fiamma Vigo, con la curatela dell’allora ventottenne Achille Bonito Oliva.
Comunicato stampa
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Sabato 21 marzo alle ore 18.00 il Laboratorio delle Arti di Piacenza inaugura “Un perpetuo invito al viaggio”, una mostra antologica di Giannetto Bravi a cura di Roberto Borghi.
Giannetto Bravi tiene la sua prima personale nel 1967 a Roma, presso la galleria Fiamma Vigo, con la curatela dell’allora ventottenne Achille Bonito Oliva. Le opere esposte in quella mostra, nelle quali era possibile scorgere una personale rielaborazione della pittura cinetica, aprono l’antologica presso il Laboratorio delle Arti. Il percorso di Bravi si è poi evoluto verso un’originale indagine nella memoria collettiva, in cui sono confluite suggestioni storico-artistiche e letterarie, riflessioni sulle potenzialità espressive del linguaggio fotografico e rievocazioni delle origini partenopee dell’artista stesso, talvolta inserite in una cornice mitica. In tutte le opere realizzate dagli anni Settanta a oggi, Bravi ha però mantenuto la rigorosa impostazione formale e la scansione a modulo dei suoi primi dipinti optical.
Nella mostra presso il Laboratorio delle Arti viene anche messa in luce la passione di Giannetto Bravi per le cartoline, la “materia prima” con cui sono realizzate le sue opere fin dai primi anni Settanta. Nei lavori di quel decennio e dei primi anni di quello successivo le vediamo formare ardite strutture di impostazione geometrica, poi espandersi singolarmente e risaltare su tele che fanno pensare ad eleganti dipinti d’epoca, quindi di nuovo moltiplicarsi e compattarsi nell’ultima operazione condotta dall’artista, la “Quadreria d’arte moderna”. Per Roberto Borghi, questi lavori rappresentano delle “costruzioni tutt’altro che statiche: gli assemblaggi di cartoline generano delle ‘fughe visuali’, delle situazioni percettive fluttuanti, che manifestano una dinamicità insita nelle loro premesse semantiche. I particolari ‘mattoni’ con cui sono edificate, ovvero le cartoline, sono infatti dei vettori di significato, degli strumenti per ‘far muovere’ dei messaggi nello spazio e nel tempo: il loro compito è quello di comunicare da un luogo a un altro luogo, da un momento – quello di invio – a un altro momento – quello di ricezione. (…) La loro funzione consiste invece nell’ospitare il tempo, nel dargli una dimora, un ambito in cui raccogliersi senza per questo arrestarsi. Perché il tempo, nelle opere di Bravi, agisce, è in movimento, ma si muove in uno spazio circoscritto e con un andamento circolare.”
La bibliografia sul lavoro di Giannetto Bravi, raccolta nell’antologia in appendice al volume a lui dedicato, contempla la presenza di testi dei più importanti critici degli ultimi decenni. Oltre ad Achille Bonito Oliva, Lea Vergine (che firma la prefazione del volume), Filiberto Menna, Gillo Dorfles, Angela Vettese e molti altri. Il critico che ha maggiormente seguito il lavoro di Bravi nel corso di tutto il suo sviluppo è stato Pierre Restany. “Un perpetuo invito al viaggio” è il titolo (tradotto dall’originale francese “Une perpétuelle invitation au voyage”) del suo primo scritto sull’artista, redatto in occasione della personale presso il Centro Apollinaire di Milano nel 1971. A Pierre Restany, scomparso nel 2003 , Giannetto Bravi ha voluto dedicare questa mostra.
Giannetto Bravi tiene la sua prima personale nel 1967 a Roma, presso la galleria Fiamma Vigo, con la curatela dell’allora ventottenne Achille Bonito Oliva. Le opere esposte in quella mostra, nelle quali era possibile scorgere una personale rielaborazione della pittura cinetica, aprono l’antologica presso il Laboratorio delle Arti. Il percorso di Bravi si è poi evoluto verso un’originale indagine nella memoria collettiva, in cui sono confluite suggestioni storico-artistiche e letterarie, riflessioni sulle potenzialità espressive del linguaggio fotografico e rievocazioni delle origini partenopee dell’artista stesso, talvolta inserite in una cornice mitica. In tutte le opere realizzate dagli anni Settanta a oggi, Bravi ha però mantenuto la rigorosa impostazione formale e la scansione a modulo dei suoi primi dipinti optical.
Nella mostra presso il Laboratorio delle Arti viene anche messa in luce la passione di Giannetto Bravi per le cartoline, la “materia prima” con cui sono realizzate le sue opere fin dai primi anni Settanta. Nei lavori di quel decennio e dei primi anni di quello successivo le vediamo formare ardite strutture di impostazione geometrica, poi espandersi singolarmente e risaltare su tele che fanno pensare ad eleganti dipinti d’epoca, quindi di nuovo moltiplicarsi e compattarsi nell’ultima operazione condotta dall’artista, la “Quadreria d’arte moderna”. Per Roberto Borghi, questi lavori rappresentano delle “costruzioni tutt’altro che statiche: gli assemblaggi di cartoline generano delle ‘fughe visuali’, delle situazioni percettive fluttuanti, che manifestano una dinamicità insita nelle loro premesse semantiche. I particolari ‘mattoni’ con cui sono edificate, ovvero le cartoline, sono infatti dei vettori di significato, degli strumenti per ‘far muovere’ dei messaggi nello spazio e nel tempo: il loro compito è quello di comunicare da un luogo a un altro luogo, da un momento – quello di invio – a un altro momento – quello di ricezione. (…) La loro funzione consiste invece nell’ospitare il tempo, nel dargli una dimora, un ambito in cui raccogliersi senza per questo arrestarsi. Perché il tempo, nelle opere di Bravi, agisce, è in movimento, ma si muove in uno spazio circoscritto e con un andamento circolare.”
La bibliografia sul lavoro di Giannetto Bravi, raccolta nell’antologia in appendice al volume a lui dedicato, contempla la presenza di testi dei più importanti critici degli ultimi decenni. Oltre ad Achille Bonito Oliva, Lea Vergine (che firma la prefazione del volume), Filiberto Menna, Gillo Dorfles, Angela Vettese e molti altri. Il critico che ha maggiormente seguito il lavoro di Bravi nel corso di tutto il suo sviluppo è stato Pierre Restany. “Un perpetuo invito al viaggio” è il titolo (tradotto dall’originale francese “Une perpétuelle invitation au voyage”) del suo primo scritto sull’artista, redatto in occasione della personale presso il Centro Apollinaire di Milano nel 1971. A Pierre Restany, scomparso nel 2003 , Giannetto Bravi ha voluto dedicare questa mostra.
21
marzo 2009
Giannetto Bravi – Un perpetuo invito al viaggio
Dal 21 marzo all'undici aprile 2009
arte contemporanea
Location
LABORATORIO DELLE ARTI
Piacenza, Vicolo Barozzieri, 7/a, (Piacenza)
Piacenza, Vicolo Barozzieri, 7/a, (Piacenza)
Orario di apertura
da martedì a domanica ore 16-19
Vernissage
21 Marzo 2009, ore 18
Autore
Curatore




