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Papi e sibille. Miniature di profezie medievali in un manoscritto dell’Archiginnasio
La mostra illustrerà il prezioso manoscritto miniato A.2848 della Biblioteca dell’Archiginnasio che contiene i Vaticinia Pontificum falsamente attribuiti a Gioacchino da Fiore e di cui è ora disponibile un’edizione facsimilare (AyN Ediciones – Madrid).
Comunicato stampa
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La mostra, organizzata dalla Biblioteca dell'Archiginnasio in occasione della quinta edizione di ARTELIBRO. Festival del libro d'arte, che si svolgerà a Bologna dal 25 al 28 settembre 2008, illustrerà il prezioso manoscritto miniato A.2848 della Biblioteca dell’Archiginnasio che contiene i Vaticinia Pontificum falsamente attribuiti a Gioacchino da Fiore e di cui è ora disponibile un’edizione facsimilare (AyN Ediciones – Madrid).
Nel manoscritto, simbolici ritratti di Pontefici e raffigurazioni emblematiche (soprattutto animali, reali o mostruosi) sono accompagnati da testi profetici, allegorici ed enigmatici, come quello che identifica in Urbano VI la bestia terribilis
dell’Apocalisse. L’opera è tutta incentrata su profezie concernenti la successione dei Pontefici e sulle loro responsabilità rispetto al destino della Chiesa. Il testo, che appartiene alla tradizione della letteratura profetica medievale pseudo-gioachimita, parla di papi – da Nicolò III (1277-1280) a Eugenio IV (1431-1447) - senza rivelarne i nomi; ma chi sapeva osservare con attenzione le immagini ed interpretare le parole del testo poteva indovinare gli eventi futuri.
La storia dei Vaticinia si snoda lungo il periodo della grande crisi religiosa tra tardo Trecento e primo Quattrocento. In questo periodo – che comprende i settant’anni del papato avignonese, il grande scisma, i concili di Costanza e Basilea, la crisi hussita - il principio della continuità apostolica si trovò costantemente al centro del dibattito europeo che auspicava una riforma della curia romana.
La realizzazione del codice, miniato in Italia da due artisti diversi, è databile entro la prima metà del Quattrocento.
Le grandi miniature che illustrano le trenta profezie sono attribuite ad un artefice dalla sensibilità decorativa di tipo gotico-settentrionale, mentre al Maestro delle Vitae Imperatorum – attivo per la cerchia del duca Filippo Maria
Visconti - sono state attribuite la Sibilla Persea e la Sibilla Libica che illustrano le prime carte.
Il manoscritto appartenne alla biblioteca di Pelagio Palagi (1775 – 1860), artista poliedrico, assurto a grande celebrità, tanto da divenire pittore di corte per i Savoia. La raccolta libraria di Palagi è uno dei più preziosi fra i fondi che costituiscono il patrimonio della Biblioteca dell’Archiginnasio, che è la più importante biblioteca comunale italiana per la ricchezza delle raccolte documentarie conservate.
Nel manoscritto, simbolici ritratti di Pontefici e raffigurazioni emblematiche (soprattutto animali, reali o mostruosi) sono accompagnati da testi profetici, allegorici ed enigmatici, come quello che identifica in Urbano VI la bestia terribilis
dell’Apocalisse. L’opera è tutta incentrata su profezie concernenti la successione dei Pontefici e sulle loro responsabilità rispetto al destino della Chiesa. Il testo, che appartiene alla tradizione della letteratura profetica medievale pseudo-gioachimita, parla di papi – da Nicolò III (1277-1280) a Eugenio IV (1431-1447) - senza rivelarne i nomi; ma chi sapeva osservare con attenzione le immagini ed interpretare le parole del testo poteva indovinare gli eventi futuri.
La storia dei Vaticinia si snoda lungo il periodo della grande crisi religiosa tra tardo Trecento e primo Quattrocento. In questo periodo – che comprende i settant’anni del papato avignonese, il grande scisma, i concili di Costanza e Basilea, la crisi hussita - il principio della continuità apostolica si trovò costantemente al centro del dibattito europeo che auspicava una riforma della curia romana.
La realizzazione del codice, miniato in Italia da due artisti diversi, è databile entro la prima metà del Quattrocento.
Le grandi miniature che illustrano le trenta profezie sono attribuite ad un artefice dalla sensibilità decorativa di tipo gotico-settentrionale, mentre al Maestro delle Vitae Imperatorum – attivo per la cerchia del duca Filippo Maria
Visconti - sono state attribuite la Sibilla Persea e la Sibilla Libica che illustrano le prime carte.
Il manoscritto appartenne alla biblioteca di Pelagio Palagi (1775 – 1860), artista poliedrico, assurto a grande celebrità, tanto da divenire pittore di corte per i Savoia. La raccolta libraria di Palagi è uno dei più preziosi fra i fondi che costituiscono il patrimonio della Biblioteca dell’Archiginnasio, che è la più importante biblioteca comunale italiana per la ricchezza delle raccolte documentarie conservate.
17
settembre 2008
Papi e sibille. Miniature di profezie medievali in un manoscritto dell’Archiginnasio
Dal 17 settembre al 18 ottobre 2008
arte antica
arti decorative e industriali
arti decorative e industriali
Location
BIBLIOTECA COMUNALE DELL’ARCHIGINNASIO
Bologna, Piazza Galvani, 1, (Bologna)
Bologna, Piazza Galvani, 1, (Bologna)
Orario di apertura
Lunedì-Venerdì ore 9-18.30; Sabato ore 9-13.30
Vernissage
17 Settembre 2008, ore 12,30


