11 aprile 2012

fino al 4.IV.2012 Gregorio Botta Roma, Galleria Il Segno

 
Contrasti, tra opaco e trasparente, leggero e pesante, statico e vibrante. E il silenzio discreto capace di generare un’atmosfera controtempo -

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Mentre è ancora forte l’eco del fracasso provocato dalla distruzione delle pantere in ceramica di Maloberti al Macro, e la voce grossa delle tele ciclopiche appese da Tirelli al Mattatoio, il silenzio discreto della mostra di Gregorio Botta (Napoli, 1953) genera un’atmosfera controtempo. Anzi, senza tempo. Nello spazio riveduto e corretto della galleria Il Segno, dove finalmente il magazzino non divide più in due l’ambiente, l’artista napoletano resta fedele alla sua cifra raffinata e profonda, in un dialogo serrato di materiali fluidi come la cera, l’acqua, la luce e, novità assoluta, il nerofumo. Come se cercasse di cancellare sempre di più il segno della sua mano a favore della trasparenza e dell’assenza, Botta ha allestito un percorso in cui da lavori di grandi dimensioni passa ad opere sempre più piccole, per arrivare ad una sorta di miniatura, delicata variazione sul tema «l’aria non ha dimora» (Emily Dickinson). Eppure la sua mano non perde occasione di dare corpo a questa aria, ne vuole scoprire la forma e la sostanza, il luogo dove abita, senza tradirne però la leggerezza.

«L’arte fragile e profonda di Botta – scrive Gigliotti nel catalogo della mostra – parla solo a chi è pronto a farsi compagne di strada le fragilità che vanno in profondità». Si assiste ad un continuo rimando di contrasti tra opaco e trasparente, leggero e pesante, statico e vibrante. Su alcune superfici in vetro l’artista ha fissato col nerofumo il veloce passaggio di una lampada ad olio, disegnando un’ombra che imita il movimento di un soffio e traccia un segno su una pagina bianca. Nei primi tentativi l’ombra ha preso la forma di una verticale o di una spirale per divenire poi un corpo disordinato, più estemporaneo, e creare così una sottile tensione tra controllo del segno e spontaneità del gesto. A chi rischia di perdersi nella contemplazione del respiro di una lastra di cera da cui sgorga un rivolo d’acqua o nell’ammirazione del tremolio della luce proiettata sul muro da un vaso di piombo, Botta offre sempre una linea guida che permette di restare con i piedi per terra, un guscio geometrico definito, una teca o una mensola in ferro a cui appoggiare lo sguardo. A metà tra le teche di Beuys e i cubi modulari di Sol LeWitt, l’artista dissemina i suoi lavori nello spazio all’interno di contenitori geometrici che creano un vuoto tra noi e la materia. Distanza che non allontana ma esalta piuttosto la poesia del suo lavoro, molto più razionale di quanto possa sembrare a prima vista.

costantino d’orazio
mostra visitata il 21 marzo 2012

 
dal 20 marzo al 5 maggio 2012
Gregorio Botta – L’aria non ha dimora
a cura di Guglielmo Gigliotti
Galleria Il Segno
Via Capolecase 4 (00187), Roma
Orari: da lunedì a sabato 10,30-13,00/17,00-19,30; lunedì mattina e sabato pomeriggio chiuso
Info: tel. 06 6791387-
info@galleriailsegno.comwww.galleriailsegno.com
 
 
 
[exibart]
 
 

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