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Piero Giunni – Informale e oltre
L’esposizione, a carattere antologico, presenta oltre trenta dipinti dell’artista attraverso un percorso cronologico che inizia alla fine degli anni quaranta per arrivare ai primi anni novanta; la mostra è arricchita inoltre da una sele-zione di disegni e pastelli.
Comunicato stampa
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Scrive Elena Pontiggia nella presentazione in catalogo:
C’è una frase di Giunni, spesso riportata nelle sue biografie, che è qualcosa di più di una dichiarazione di poetica. Assomiglia quasi a una confessione.
“A Villa Cortese - osserva l’artista, ricordando il paese della pianura lombarda dove era nato nel 1912, e dove vive fino alla metà degli anni trenta, quando si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Brera - c’erano gran-di campi di frumento e mi sono innamorato di quei campi. E’ nata così questa necessità della pittura... Il primo quadro che ho dipinto è appunto un campo di frumento: lì per me è nato il mondo, è nato tutto...”.
Intendiamoci, a prima vista la frase non risulta così significativa. Anzi, abituati come siamo a manifesti complessi, se non astrusi, quelle frasi sembrano una annotazione autobiografica come tante altre.
Eppure, a riflettere meglio, le parole di Giunni sono un po’ strane. Mi sono innamorato di quei campi, dice. Ora, a un paesaggio possiamo essere affezionati, averlo caro, trovarlo bello, bellissimo, meraviglioso. Ma innamorarse-ne? Il lettore, per fortuna, sa bene che cosa significa essere innamorati, e quindi non tenteremo di spiegarglielo, tanto non ne saremmo capaci. Ma, insomma, quel complesso di febbre e di tensione, di euforia e di disperazione che a un certo punto della vita (e anche dopo) tutti abbiamo sperimentato, è qualcosa che, siamo onesti, a ben po-chi verrebbe in mente di riferire a una distesa di frumento.
D’accordo, può essere solo un modo di dire. Ma il fatto è lo sguardo con cui Giunni guarda la natura è proprio quello di un innamorato. Più che vederla, se la mangia con gli occhi, ne esplora la pelle, la consistenza, la materia, il profumo. (...)
Piero Giunni è nato a Villa Cortese (MI) nel 1912; ha studiato all’Accademia di Brera e di Venezia.
La sua presenza nel panorama dell’arte italiana contemporanea assume rilevanza con la partecipazione alle più importanti manifestazioni nazionali. Ricordiamo: 1951 e ’59 Quadriennale di Roma, 1956 e ’58 Biennale di Ve-nezia, 1955, ’59 e ’68 Quadriennale di Torino, 1958 Premio Marzotto, 1973 Pittura in Lombardia 1945/1973 alla Villa Reale di Monza. Numerosa e qualificante è la serie dei riconoscimenti conseguiti da Giunni, dal premio del 1956 alla Biennale di Venezia a “La Ginestra d’oro del Conero” del 1979.
Fra le numerose mostre personali segnaliamo: la prima alla Galleria Annunciata di Milano nel 1949, alla Galle-ria del Milione (1962), alla Bergamini (dal 1970 al 1979), alla Ponte Rosso (1979, ’81, ’85, ’87, ’95), alla Per-manente nel 1990; inoltre in Svizzera alla Matasci di Ténero (1980) e alla Colomba di Lugano (1986, ’88).
Della sua opera si sono interessati i nomi più autorevoli della critica d’arte. Fra le pubblicazioni dedicate all’artista ricordiamo: la monografia curata da Elda Fezzi (Panda Ed.,1976), il quaderno monografico presen-tato da Alberico Sala (Ponte Rosso Ed., 1987) e il catalogo della mostra personale alla Permanente di Milano del 1990, a cura di Gianfranco Bruno.
Giunni si è spento a Bondone (TN), il 30 agosto del 2000. La Galleria Ponte Rosso gli ha dedicato una mostra antologica nella primavera del 2001.
C’è una frase di Giunni, spesso riportata nelle sue biografie, che è qualcosa di più di una dichiarazione di poetica. Assomiglia quasi a una confessione.
“A Villa Cortese - osserva l’artista, ricordando il paese della pianura lombarda dove era nato nel 1912, e dove vive fino alla metà degli anni trenta, quando si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Brera - c’erano gran-di campi di frumento e mi sono innamorato di quei campi. E’ nata così questa necessità della pittura... Il primo quadro che ho dipinto è appunto un campo di frumento: lì per me è nato il mondo, è nato tutto...”.
Intendiamoci, a prima vista la frase non risulta così significativa. Anzi, abituati come siamo a manifesti complessi, se non astrusi, quelle frasi sembrano una annotazione autobiografica come tante altre.
Eppure, a riflettere meglio, le parole di Giunni sono un po’ strane. Mi sono innamorato di quei campi, dice. Ora, a un paesaggio possiamo essere affezionati, averlo caro, trovarlo bello, bellissimo, meraviglioso. Ma innamorarse-ne? Il lettore, per fortuna, sa bene che cosa significa essere innamorati, e quindi non tenteremo di spiegarglielo, tanto non ne saremmo capaci. Ma, insomma, quel complesso di febbre e di tensione, di euforia e di disperazione che a un certo punto della vita (e anche dopo) tutti abbiamo sperimentato, è qualcosa che, siamo onesti, a ben po-chi verrebbe in mente di riferire a una distesa di frumento.
D’accordo, può essere solo un modo di dire. Ma il fatto è lo sguardo con cui Giunni guarda la natura è proprio quello di un innamorato. Più che vederla, se la mangia con gli occhi, ne esplora la pelle, la consistenza, la materia, il profumo. (...)
Piero Giunni è nato a Villa Cortese (MI) nel 1912; ha studiato all’Accademia di Brera e di Venezia.
La sua presenza nel panorama dell’arte italiana contemporanea assume rilevanza con la partecipazione alle più importanti manifestazioni nazionali. Ricordiamo: 1951 e ’59 Quadriennale di Roma, 1956 e ’58 Biennale di Ve-nezia, 1955, ’59 e ’68 Quadriennale di Torino, 1958 Premio Marzotto, 1973 Pittura in Lombardia 1945/1973 alla Villa Reale di Monza. Numerosa e qualificante è la serie dei riconoscimenti conseguiti da Giunni, dal premio del 1956 alla Biennale di Venezia a “La Ginestra d’oro del Conero” del 1979.
Fra le numerose mostre personali segnaliamo: la prima alla Galleria Annunciata di Milano nel 1949, alla Galle-ria del Milione (1962), alla Bergamini (dal 1970 al 1979), alla Ponte Rosso (1979, ’81, ’85, ’87, ’95), alla Per-manente nel 1990; inoltre in Svizzera alla Matasci di Ténero (1980) e alla Colomba di Lugano (1986, ’88).
Della sua opera si sono interessati i nomi più autorevoli della critica d’arte. Fra le pubblicazioni dedicate all’artista ricordiamo: la monografia curata da Elda Fezzi (Panda Ed.,1976), il quaderno monografico presen-tato da Alberico Sala (Ponte Rosso Ed., 1987) e il catalogo della mostra personale alla Permanente di Milano del 1990, a cura di Gianfranco Bruno.
Giunni si è spento a Bondone (TN), il 30 agosto del 2000. La Galleria Ponte Rosso gli ha dedicato una mostra antologica nella primavera del 2001.
22
maggio 2008
Piero Giunni – Informale e oltre
Dal 22 maggio al 29 giugno 2008
arte contemporanea
Location
GALLERIA PONTE ROSSO
Milano, Via Brera, 2, (Milano)
Milano, Via Brera, 2, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a venerdì 10-12.30m 15.30-19
domenica 15.30-19
lunedì chiuso
Vernissage
22 Maggio 2008, ore 18
Autore
