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Giovanni Blandino / Antonio Tonelli – La scelta dell’immagine
Secondo l’interessante formula inaugurata quest’anno dalla Permanente, due artisti espongono in contemporanea e in parallelo una selezione delle loro opere.
Comunicato stampa
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Secondo l'interessante formula inaugurata quest'anno dalla Permanente, due artisti espongono in contemporanea e in parallelo una selezione delle loro opere. Due artisti insomma si scelgono reciprocamente tra loro, come appunto hanno fatto qui Blandino e Tonelli, per apparire insieme, riconoscendosi evidentemente qualcosa che potremmo chiamare una non meglio definibile vicinanza, una analogia di atteggiamento e di spirito, qualcosa che non ha necessariamente bisogno di riferimenti di tendenza o di coincidenze identitarie comuni per realizzarsi pienamente.
Quindi sembrerebbe proprio inutile cercare nei loro lavori una qualche affinità linguistica o stilistica. La loro decisione di esporre insieme sembra nascere, invece, solo sulla scorta di una opportunità fatta di reciproca conoscenza e stima, conseguenza di una lunga frequentazione che, come succede nel nostro ambiente, si articola attorno agli incontri in occasione di inaugurazioni e mostre, a reciproche visite in studio, a scambi d'opinioni e giudizi. E inutile sembrerebbe, a maggior ragione, considerando il fatto che, ad accentuare il carattere peculiare di questa formula espositiva e le potenzialità di confronto tra diversità cui dà luogo, abbiamo di fronte oggi un pittore e uno scultore, dunque proprio due mondi e modi del tutto diversi, due tradizioni, due storie, due ordini di sensibilità espressiva e tecnica assolutamente differenti.
Eppure, a ben guardare, c'e' invece tra loro proprio qualcosa che a mio modo di vedere li tiene insieme anche al di là dell'amicizia e della stima, che ne unisce le immagini in un confronto coerente proprio sul terreno dell'espressione e, soprattutto, su quello della particolare disposizione poetica di fondo con la quale i nostri due artisti si sono fatti carico, ognuno a suo modo, del problema dell'immagine.
Questo dato comune e' l'indubbia scelta figurativa che li anima. Una scelta iconica che entrambi vivono, tuttavia, all'interno di una larga e disponibile libertà di composizione, combinando tra loro le ragioni di una puntuale considerazione del vero con quelle della piu' sciolta e soggettiva arbitrarietà interpretativa delle forme.
Sia Tonelli che Blandino, difatti, mostrano nei diversi snodi e periodi del loro lavoro di essere sempre stati attenti alla realtà del mondo, di non avere mai scollegato la loro tensione d'interpretazione e di narrazione dalle circostanze concrete delle cose, pur aprendosi in ogni occasione senza riserve ne' cautele di gusto - ed in modo assolutamente significativo - al sentimento e all'emozione.
Le immagini vecchie e nuove che abbiamo di fronte sono in questo senso eloquenti. In Blandino la forma del corpo funziona costantemente quasi da pretesto, da catalizzatore di un addensamento lirico fatto di acutezze vive e di appassionata solidarietà con il nucleo umano delle cose. In Tonelli il fermento delle pennellate e l'impalcatura inquieta delle composizioni intensifica e trasfigura il senso delle immagini, conferendo loro un sottile spessore metaforico, una costante atmosfera di sospesa e assorta contemplazione.
Abbiamo qui una scultura e una pittura capaci insomma di caricarsi di tensioni, di brividi, di traslati vividi e commossi. Cio' che li accomuna, in altre parole, e' quel che si potrebbe chiamare una figurazione di qualità lirica. Cioe', sul piano linguistico, la scelta costante e recisa, direi quasi filosofica, di una definizione figurativa dell'immagine unita strettamente, su quello poetico, a una tensione ineludibile verso il lirismo e lo spessore metaforico, costantemente tradotti in forme e temi di spiccata suggestione pur nelle differenze d'espressione individuale.
Proprio da questa coincidenza, che e' insieme di cuore, di mente e di occhio, da questa simultaneità tra impostazioni realistiche e dilatazioni liriche emerge l'evidenza e direi anche la specifica suggestione di un modo di praticare la pittura e la scultura che non rinuncia mai alla perspicuità di un dialogo intimo e stringente tra le forme, i segni e la vita.
Guardiamo bene, dunque, queste sculture e queste tele. In ognuna di esse c'e' la traccia di una trasformazione, di una intensificazione di cio' che ci circonda nel banale quotidiano che e' il nostro tempo. C'e' una poesia che e' un lievito interiore, qualcosa che non agisce soltanto sul terreno del gusto o della fascinazione formale. Qualcosa che ci riporta ai significati veri, al senso profondo e umano delle cose.
Quindi sembrerebbe proprio inutile cercare nei loro lavori una qualche affinità linguistica o stilistica. La loro decisione di esporre insieme sembra nascere, invece, solo sulla scorta di una opportunità fatta di reciproca conoscenza e stima, conseguenza di una lunga frequentazione che, come succede nel nostro ambiente, si articola attorno agli incontri in occasione di inaugurazioni e mostre, a reciproche visite in studio, a scambi d'opinioni e giudizi. E inutile sembrerebbe, a maggior ragione, considerando il fatto che, ad accentuare il carattere peculiare di questa formula espositiva e le potenzialità di confronto tra diversità cui dà luogo, abbiamo di fronte oggi un pittore e uno scultore, dunque proprio due mondi e modi del tutto diversi, due tradizioni, due storie, due ordini di sensibilità espressiva e tecnica assolutamente differenti.
Eppure, a ben guardare, c'e' invece tra loro proprio qualcosa che a mio modo di vedere li tiene insieme anche al di là dell'amicizia e della stima, che ne unisce le immagini in un confronto coerente proprio sul terreno dell'espressione e, soprattutto, su quello della particolare disposizione poetica di fondo con la quale i nostri due artisti si sono fatti carico, ognuno a suo modo, del problema dell'immagine.
Questo dato comune e' l'indubbia scelta figurativa che li anima. Una scelta iconica che entrambi vivono, tuttavia, all'interno di una larga e disponibile libertà di composizione, combinando tra loro le ragioni di una puntuale considerazione del vero con quelle della piu' sciolta e soggettiva arbitrarietà interpretativa delle forme.
Sia Tonelli che Blandino, difatti, mostrano nei diversi snodi e periodi del loro lavoro di essere sempre stati attenti alla realtà del mondo, di non avere mai scollegato la loro tensione d'interpretazione e di narrazione dalle circostanze concrete delle cose, pur aprendosi in ogni occasione senza riserve ne' cautele di gusto - ed in modo assolutamente significativo - al sentimento e all'emozione.
Le immagini vecchie e nuove che abbiamo di fronte sono in questo senso eloquenti. In Blandino la forma del corpo funziona costantemente quasi da pretesto, da catalizzatore di un addensamento lirico fatto di acutezze vive e di appassionata solidarietà con il nucleo umano delle cose. In Tonelli il fermento delle pennellate e l'impalcatura inquieta delle composizioni intensifica e trasfigura il senso delle immagini, conferendo loro un sottile spessore metaforico, una costante atmosfera di sospesa e assorta contemplazione.
Abbiamo qui una scultura e una pittura capaci insomma di caricarsi di tensioni, di brividi, di traslati vividi e commossi. Cio' che li accomuna, in altre parole, e' quel che si potrebbe chiamare una figurazione di qualità lirica. Cioe', sul piano linguistico, la scelta costante e recisa, direi quasi filosofica, di una definizione figurativa dell'immagine unita strettamente, su quello poetico, a una tensione ineludibile verso il lirismo e lo spessore metaforico, costantemente tradotti in forme e temi di spiccata suggestione pur nelle differenze d'espressione individuale.
Proprio da questa coincidenza, che e' insieme di cuore, di mente e di occhio, da questa simultaneità tra impostazioni realistiche e dilatazioni liriche emerge l'evidenza e direi anche la specifica suggestione di un modo di praticare la pittura e la scultura che non rinuncia mai alla perspicuità di un dialogo intimo e stringente tra le forme, i segni e la vita.
Guardiamo bene, dunque, queste sculture e queste tele. In ognuna di esse c'e' la traccia di una trasformazione, di una intensificazione di cio' che ci circonda nel banale quotidiano che e' il nostro tempo. C'e' una poesia che e' un lievito interiore, qualcosa che non agisce soltanto sul terreno del gusto o della fascinazione formale. Qualcosa che ci riporta ai significati veri, al senso profondo e umano delle cose.
07
maggio 2008
Giovanni Blandino / Antonio Tonelli – La scelta dell’immagine
Dal 07 al 25 maggio 2008
arte contemporanea
Location
MUSEO DELLA PERMANENTE
Milano, Via Filippo Turati, 34, (Milano)
Milano, Via Filippo Turati, 34, (Milano)
Orario di apertura
martedì - venerdì 10-13 e 14.30-18.30, sabato e festivi 10-18.30, lunedì chiuso
Autore
Curatore


