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Antonio Ria – La tribù dei poeti
La mostra documenta l’amplia ricerca fotografica svolta da Antonio Ria dalle prime edizioni di “Milano.Poesia” e per tutti gli anni Ottanta, al seguito dei poeti, in Italia, in Francia, nel Canton Ticino
Comunicato stampa
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Circa cinquanta immagini in bianco e nero e alcuni materiali originali delle performance realizzate alla Galleria Avida Dollars a Milano nel 1992: un insostituibile documento delle multiformi realtà in cui la poesia si è manifestata negli anni Ottanta. Questo il percorso della mostra “La tribù dei poeti” che documenta, attraverso una nuova selezione, l’amplia ricerca fotografica svolta da Antonio Ria dalle prime edizioni di “Milano.Poesia” e per tutti gli anni Ottanta, al seguito dei poeti, in Italia, in Francia, nel Canton Ticino. Presentare oggi queste immagini significa andare alle radici di un fenomeno complesso, che la realtà odierna non può dimenticare.
«Ho iniziato a entrare nel loro “quotidiano” – scrive Antonio Ria nel volume, Poesia diretta, Mazzotta, Milano 1992 – e a inserirmi nel loro gioco serissimo della vita e dell’arte. […] In principio vi sono stati gli incontri, i festival: momenti privilegiati della manifestazione del mondo dei poeti, un po’ come i pellegrinaggi e i raduni delle manifestazioni religiose popolari. Anche la festa è vissuta con ritualità: i poeti si riuniscono a leggere in pubblico le loro poesie o si esprimono con l’interazione di vari mezzi contemporaneamente messi in gioco. Penso alle performance di Steve Lacy e Adriano Spatola (musica e parola), di Juliene Blaine e Jean-Pierre Bedoyan (parola e musica), di Valeria Magli e Jean-Jacques Lebel (danza e parola), di Tom Raworth e Giovanni d’Agostino (parola e pittura), di Franco Beltrametti e Raworth (parola e parola), di Corrado Costa (parola e teatro), e alle sorprendenti azioni di “Fluxus”, come quelle di Ben Patterson, Wolf Vostell, Philip Corner».
«Specifico in essi è innanzitutto lo spirito di “tribù”: è questa la “mia” scoperta, la “tribù dei poeti”, il loro modo di stare insieme, di interagire, di comunicare».
Applicando la sua preparazione etno-fotografica, Ria anche in questa ricerca ha inteso «conservare l’immediatezza dell’evento, la sua autenticità “antropologica”, non deformata dall’intervento del fotografo che, se troppo “presente”, rischia di modificarlo e distruggerlo».
In occasione della Giornata Mondiale della Poesia la mostra chiuderà il 21 marzo con performance e letture di poeti.
Antonio Ria, fotografo e saggista, è nato ad Alezio (Lecce) nel 1945 e dal 1980 vive a Milano. Laureato in filosofia e in teologia, ha iniziato dai primi anni Settanta una ricerca etno-antropologica che si è indirizzata verso la fotografia d’indagine sociale e di reportage.
In varie città italiane e all’estero ha tenuto diverse mostre fotografiche personali, fra cui “Feste religiose degli italo-americani a New York”, “Il volo dell’Anima: ricerca iconica dell’immaginario dell’America puritana”, “Il rito del serpente”, “L’emigrazione della memoria: storie di italiani in Inghilterra”, “Gli stemmi di Hvar”. Ha partecipato a varie collettive, come “Obiettivo Puebla” (Messico 1986), “L’Italia fuori d’Italia: immagini di emigrazione” (Roma 1988), “25 anni del Diaframma” (Milano 1992).
È autore di libri fotografici, fra cui La treccia di Tatiana, con testi di Lalla Romano (Einaudi 1986), Italians in Manchester (Musumeci 1990), Poesia diretta, con testi di Franco Beltrametti (Mazzotta 1992), La doppia memoria. Feste religiose degli italo-americani a New York (Imago 1998).
Ha pubblicato su «PM/Panorama Mese», «Alfabeta», «Linea d’Ombra», «L’Illustrazione Italiana», «I Viaggi di Erodoto», «Photo Italian», «Leggere».
All’attività di fotografo alterna quella di giornalista e di critico. Ha insegnato per molti anni (anche all’Università degli Studi di Milano come professore a contratto) e collabora a diverse testate italiane e straniere, fra cui la Radio della Svizzera Italiana e “Il Corriere del Ticino”.
«Ho iniziato a entrare nel loro “quotidiano” – scrive Antonio Ria nel volume, Poesia diretta, Mazzotta, Milano 1992 – e a inserirmi nel loro gioco serissimo della vita e dell’arte. […] In principio vi sono stati gli incontri, i festival: momenti privilegiati della manifestazione del mondo dei poeti, un po’ come i pellegrinaggi e i raduni delle manifestazioni religiose popolari. Anche la festa è vissuta con ritualità: i poeti si riuniscono a leggere in pubblico le loro poesie o si esprimono con l’interazione di vari mezzi contemporaneamente messi in gioco. Penso alle performance di Steve Lacy e Adriano Spatola (musica e parola), di Juliene Blaine e Jean-Pierre Bedoyan (parola e musica), di Valeria Magli e Jean-Jacques Lebel (danza e parola), di Tom Raworth e Giovanni d’Agostino (parola e pittura), di Franco Beltrametti e Raworth (parola e parola), di Corrado Costa (parola e teatro), e alle sorprendenti azioni di “Fluxus”, come quelle di Ben Patterson, Wolf Vostell, Philip Corner».
«Specifico in essi è innanzitutto lo spirito di “tribù”: è questa la “mia” scoperta, la “tribù dei poeti”, il loro modo di stare insieme, di interagire, di comunicare».
Applicando la sua preparazione etno-fotografica, Ria anche in questa ricerca ha inteso «conservare l’immediatezza dell’evento, la sua autenticità “antropologica”, non deformata dall’intervento del fotografo che, se troppo “presente”, rischia di modificarlo e distruggerlo».
In occasione della Giornata Mondiale della Poesia la mostra chiuderà il 21 marzo con performance e letture di poeti.
Antonio Ria, fotografo e saggista, è nato ad Alezio (Lecce) nel 1945 e dal 1980 vive a Milano. Laureato in filosofia e in teologia, ha iniziato dai primi anni Settanta una ricerca etno-antropologica che si è indirizzata verso la fotografia d’indagine sociale e di reportage.
In varie città italiane e all’estero ha tenuto diverse mostre fotografiche personali, fra cui “Feste religiose degli italo-americani a New York”, “Il volo dell’Anima: ricerca iconica dell’immaginario dell’America puritana”, “Il rito del serpente”, “L’emigrazione della memoria: storie di italiani in Inghilterra”, “Gli stemmi di Hvar”. Ha partecipato a varie collettive, come “Obiettivo Puebla” (Messico 1986), “L’Italia fuori d’Italia: immagini di emigrazione” (Roma 1988), “25 anni del Diaframma” (Milano 1992).
È autore di libri fotografici, fra cui La treccia di Tatiana, con testi di Lalla Romano (Einaudi 1986), Italians in Manchester (Musumeci 1990), Poesia diretta, con testi di Franco Beltrametti (Mazzotta 1992), La doppia memoria. Feste religiose degli italo-americani a New York (Imago 1998).
Ha pubblicato su «PM/Panorama Mese», «Alfabeta», «Linea d’Ombra», «L’Illustrazione Italiana», «I Viaggi di Erodoto», «Photo Italian», «Leggere».
All’attività di fotografo alterna quella di giornalista e di critico. Ha insegnato per molti anni (anche all’Università degli Studi di Milano come professore a contratto) e collabora a diverse testate italiane e straniere, fra cui la Radio della Svizzera Italiana e “Il Corriere del Ticino”.
16
febbraio 2008
Antonio Ria – La tribù dei poeti
Dal 16 febbraio al 21 marzo 2008
fotografia
Location
FONDAZIONE TITO BALESTRA
Longiano, Piazza Malatestiana, 1, (Forlì-cesena)
Longiano, Piazza Malatestiana, 1, (Forlì-cesena)
Vernissage
16 Febbraio 2008, ore 18
Ufficio stampa
CLARART
Autore
Curatore


