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Piero Dorazio – A…Dorazio…ne
Alle tele del grande pittore verranno affiancati in esposizione alcuni tappeti prodotti dalla Artep in tiratura limitatissima, veri e propri gioielli d’antiquariato progettati dallo stesso artista e creati con tecniche artigianali che si rifanno alla tintura ed alla tessitura manuale di alcuni villaggi dell’Anatolia.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Il 18 gennaio Fabio Gherardi inaugura “A...dorazio...ne”, retrospettiva dedicata alle opere di Piero Dorazio, artista romano tra i massimi esponenti della pittura astratta mondiale , scomparso due anni fa.
Alle tele del grande pittore verranno affiancati in esposizione alcuni tappeti prodotti dalla Artep in tiratura limitatissima, veri e propri gioielli d’antiquariato progettati dallo stesso artista e creati con tecniche artigianali che si rifanno alla tintura ed alla tessitura manuale di alcuni villaggi dell’Anatolia. I tappeti riproducono i soggetti astratti di Dorazio, per un risultato davvero unico, un trionfo di luce e colore.
Insight ospiterà la mostra per un mese, nel suo splendido showroom di Vicolo Domizio 10, dove l’arte figurativa trova il suo posto d’onore tra opere d’arredamento e design, come gli splendidi lampadari Baga ed i divani Arketipo.
“A...dorazio...ne” è il secondo appuntamento che Insight, giovane galleria di Via dei Coronari, dedica al genio di artisti italiani e stranieri con una rassegna partita a dicembre, che si svilupperà nel corso dei prossimi mesi.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 18 gennaio al 17 febbraio 2008 dalle ore 10,00 alle ore 19,00. L’ingresso è gratuito.
INSIGHT:
LUSSUOSE EMOZIONI
In Via Dei Coronorari, tra i negozi di antiquariato, risalta, con la sua armoniosa eleganza contemporanea, Insight di Fabio Gherardi
La lussuosa attualità di Insight si inserisce in una Roma ancora audacemente classica proponendo uno stile di vita che attraverso gli arredi e l’arte contemporanea ne rifletta quella sua anima immortale.
Siamo in una Roma Capitolina, da sempre città dei Re e città dei Papi.
Ma Insight ritrova anche quell’altra Roma, altrettanto importante e prestigiosa, degli anni sessanta e di Via Veneto, dove germogliano nomi importantissimi dell’arte moderna, il cui eco arriverà fino in America con la giusta risonanza.
Seguendo i passi della storia, Insight rivive e ripropone la fiaba del talento di quegli anni, per regalarle la giusta luce, con una serie di rumorose “mostre/evento” dedicate all’arte moderna e contemporanea.
Così, partendo da quella Roma dei Palazzi Imperiale e Signorili, Insight inserisce nell’immortale anima classica il gusto del contemporaneo anche negli arredi e attraverso l’arte, per costruire la più presuntuosa delle “case dei sogni” e riflettere l’enorme progresso e l’insostenibile evoluzione del nostro secolo.
L’ eleganza degli arredi si percepisce allora chiudendo gli occhi e immaginando la vita di quegli oggetti in altri luoghi e in altre epoche.”
PIERO DORAZIO
"La giuria, riunitasi il 28 gennaio e il 24 febbraio 2000, ha deciso di assegnare il premio "alla carriera" a Piero Dorazio, artista romano di fama internazionale. L'opera di Dorazio è risultata particolarmente idonea all'assegnazione del premio, sia per la profondità e l'importanza della ricerca che vi è sottesa, sia per l'alta e costante qualità con la quale si è sviluppata e seguita a svilupparsi, sia infine per la capacità dell'artista di coniugare i termini della modernità con quelli della continuità e della ricchezza dei valori espressivi."
INTERVISTA A PIERO DORAZIO
“Durante la mia giovinezza non ho mai preso sul serio nè l’artigianato nè l’arte applicata. Difendevo con accanimento l’indipendenza della ricerca creativa pura, da qualsiasi interferenza di fatti o aspetti della vita pratica. Ero convinto che qualsiasi rapporto con il mondo del commercio e dell’industria costituisse una minaccia di corruzione per la Grande Arte. Ho cominciato a cambiare idea dopo una visita a Matisse nel suo appartamento parigino al Boulevard du Montpornasse nell’Aprile del 1948. Eravamo seduti insieme nel suo ampio soggiorno invaso dalla luce primaverile che filtrava dalle cime dei platani del Boulevard e che faceva brillare di gioia i colori di un grande arazzo appeso a una parete. Fu per me una sorpresa vedere come questo genere di arte applicata conservasse intatte le qualità dell’arte di Matisse e fosse in grado di trasmettere sensazioni e un’emozione intensa. Chiesi a Matisse chi produceva questi arazzi e lui mi spiegò che stava lavorando insieme ad altri progetti di arazzi per le “Tapisseries des Gobelins”. Un nome che non mi era affatto nuovo perché era scritto a grandi lettere in un grande palazzo scorto a due passi da casa mia, sull’Avenue des Gobelins. Seguendo il suggerimento del Maestro, finalmente visitai quello che mi sembrava da fuori una qualsiasi fabbrica e mi trovai di fronte a un mondo del tutto nuovo: una scoperta esilarante. La collezione straordianaria degli arazzi e soprattutto ‘insieme del repertorio dei campioni di lana colorata raccolti e inventati nel 1864 dallo scienziato M. E. Chavreul suscitarono in me un’impressione profonda che dura tuttora.
Più tardi, nel 1954 mentre seguivo un corso del prof. Salomon sull’Arte degli Sciti al New York Institute, ebbi occasione di vedere il primo tappeto della storia, appena trovato due anni prima, in una tomba a Pazyrik in Siberia. Si trattava di un grande collage di feltri colorati e ritagliati in una straordinaria varietà di forme e simboli di animali, piante e paesaggi. Da allora è nato il mio interesse per questo aspetto dell’arte orientale. Gli Sciti non conoscevano la tessitura, quindi ottenevano le loro stoffe incollando con la caseina estratta dal latte, peli animali. In Persia e poi in Anatolia, e nel Caucaso, la tessitura dei tappeti ha prodotto nei secoli, molte grandi opere d’arte e milioni di versioni decorative dello stesso modello, in una varietà di stili diversi. Per quei popoli nomadi, il tappeto costituisce il cuore della casa, qualcosa che isola l’uomo dal terreno, dalla dura realtà, qualcosa che lo fa meditare e sognare. Per i pastori del Belucistan dagli occhi gialli poichè vivono in un deserto con una luce accecante, i loro tappeti neri, sostituiscono l’effetto rinfrescante e distensivo dell’ombra. Lo studio di Freud, come quello di Marinetti, erano completamente foderati di tappeti Shirvon, Bouchara e Sumak. I mandala che risultavano dal disegno e dai colori di quei tappeti attraverso la percezione inconscia dell’occhio, avevano un effetto sedativo per i pazienti e un effetto stimolante per il poeta. Spesso quando non ne posso più, mi siedo e lascio vagabondare il mio sguardo all’interno di un tappeto Sumak. Dopo un po’ è come se sorgesse un altro giorno, il cui tempo dipende solo da me.
Adesso capisco quanto deve l'iconografia di tanti pittori moderni all’Arte Orientale e in particolare all’arte del tappeto: Kandinsky, Klee, Brauner, Masson, Mondrian”.
Piero Dorazio
Biografia
Piero Dorazio nasce a Roma nel 1927.
Dopo l'iscrizione alla facoltà di Architettura partecipa giovanissimo alla difficile evoluzione dell'arte astratta italiana del dopoguerra, già nel 1946 nel Gruppo Arte Sociale con Perilli, Guerrini, Vespignani, Buratti, Muccini fino alla redazione (1947) del manifesto e delle mostre "Forma 1" insieme a Consagra, Turcato, Accardi e Sanfilippo.
Altrettanto precoci la curiosità e la passione, artistica e politica, per le esperienze degli altri Paesi, coltivate con coerenza durante tutta l'attività con lunghe permanenze di studio e di lavoro, oltre alla presenza in mostre ed altre manifestazioni. Dalla fine degli anni quaranta è così presente ed attivo con lunghi soggiorni a Parigi e a Praga, ancora a Parigi, ad Harvard e a Berlino, fino al decennio 1960-1970 in cui organizza e dirige il dipartimento delle Belle Arti dell'Università di Pennsylvania, soggiorno inframmezzato con significative parentesi in Italia e altrove (otto mesi a Berlino nel 1968). Espone con mostre personali alla Biennale di Venezia nel 1960, nel 1966 e nel 1988. Espone più volte a Londra, a New York e in gallerie svizzere e tedesche.
Nel 1974 si stabilisce a Todi e ivi lavora e insegna nella Scuola Atelier per la Ceramica moderna e nel proprio studio.
Nei primi anni ottanta una sua grande mostra del Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris viaggia nei principali musei americani e si conclude alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Nel 1985 e nel 1986 il debutto a Tokyo e a Osaka.
In seguito le esposizioni continuano ad allargare e consolidare la sua presenza culturale nelle più importanti città europee, mentre ottiene prestigiosi riconoscimenti: membro dell'Accademia di San Luca; dell'Akademie der Kunste di Berlino; insignito dei Prix Kandinsky e del Premio internazionale della Biennale di Parigi; del Premio Michelangelo dell'Accademia dei Virtuosi.
Fra il 1993 ed il 1996 ha ideato il progetto per l'esecuzione di cinquanta grandi mosaici di artisti internazionali nella metropolitana di Roma.
Muore nel 2005
Alle tele del grande pittore verranno affiancati in esposizione alcuni tappeti prodotti dalla Artep in tiratura limitatissima, veri e propri gioielli d’antiquariato progettati dallo stesso artista e creati con tecniche artigianali che si rifanno alla tintura ed alla tessitura manuale di alcuni villaggi dell’Anatolia. I tappeti riproducono i soggetti astratti di Dorazio, per un risultato davvero unico, un trionfo di luce e colore.
Insight ospiterà la mostra per un mese, nel suo splendido showroom di Vicolo Domizio 10, dove l’arte figurativa trova il suo posto d’onore tra opere d’arredamento e design, come gli splendidi lampadari Baga ed i divani Arketipo.
“A...dorazio...ne” è il secondo appuntamento che Insight, giovane galleria di Via dei Coronari, dedica al genio di artisti italiani e stranieri con una rassegna partita a dicembre, che si svilupperà nel corso dei prossimi mesi.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 18 gennaio al 17 febbraio 2008 dalle ore 10,00 alle ore 19,00. L’ingresso è gratuito.
INSIGHT:
LUSSUOSE EMOZIONI
In Via Dei Coronorari, tra i negozi di antiquariato, risalta, con la sua armoniosa eleganza contemporanea, Insight di Fabio Gherardi
La lussuosa attualità di Insight si inserisce in una Roma ancora audacemente classica proponendo uno stile di vita che attraverso gli arredi e l’arte contemporanea ne rifletta quella sua anima immortale.
Siamo in una Roma Capitolina, da sempre città dei Re e città dei Papi.
Ma Insight ritrova anche quell’altra Roma, altrettanto importante e prestigiosa, degli anni sessanta e di Via Veneto, dove germogliano nomi importantissimi dell’arte moderna, il cui eco arriverà fino in America con la giusta risonanza.
Seguendo i passi della storia, Insight rivive e ripropone la fiaba del talento di quegli anni, per regalarle la giusta luce, con una serie di rumorose “mostre/evento” dedicate all’arte moderna e contemporanea.
Così, partendo da quella Roma dei Palazzi Imperiale e Signorili, Insight inserisce nell’immortale anima classica il gusto del contemporaneo anche negli arredi e attraverso l’arte, per costruire la più presuntuosa delle “case dei sogni” e riflettere l’enorme progresso e l’insostenibile evoluzione del nostro secolo.
L’ eleganza degli arredi si percepisce allora chiudendo gli occhi e immaginando la vita di quegli oggetti in altri luoghi e in altre epoche.”
PIERO DORAZIO
"La giuria, riunitasi il 28 gennaio e il 24 febbraio 2000, ha deciso di assegnare il premio "alla carriera" a Piero Dorazio, artista romano di fama internazionale. L'opera di Dorazio è risultata particolarmente idonea all'assegnazione del premio, sia per la profondità e l'importanza della ricerca che vi è sottesa, sia per l'alta e costante qualità con la quale si è sviluppata e seguita a svilupparsi, sia infine per la capacità dell'artista di coniugare i termini della modernità con quelli della continuità e della ricchezza dei valori espressivi."
INTERVISTA A PIERO DORAZIO
“Durante la mia giovinezza non ho mai preso sul serio nè l’artigianato nè l’arte applicata. Difendevo con accanimento l’indipendenza della ricerca creativa pura, da qualsiasi interferenza di fatti o aspetti della vita pratica. Ero convinto che qualsiasi rapporto con il mondo del commercio e dell’industria costituisse una minaccia di corruzione per la Grande Arte. Ho cominciato a cambiare idea dopo una visita a Matisse nel suo appartamento parigino al Boulevard du Montpornasse nell’Aprile del 1948. Eravamo seduti insieme nel suo ampio soggiorno invaso dalla luce primaverile che filtrava dalle cime dei platani del Boulevard e che faceva brillare di gioia i colori di un grande arazzo appeso a una parete. Fu per me una sorpresa vedere come questo genere di arte applicata conservasse intatte le qualità dell’arte di Matisse e fosse in grado di trasmettere sensazioni e un’emozione intensa. Chiesi a Matisse chi produceva questi arazzi e lui mi spiegò che stava lavorando insieme ad altri progetti di arazzi per le “Tapisseries des Gobelins”. Un nome che non mi era affatto nuovo perché era scritto a grandi lettere in un grande palazzo scorto a due passi da casa mia, sull’Avenue des Gobelins. Seguendo il suggerimento del Maestro, finalmente visitai quello che mi sembrava da fuori una qualsiasi fabbrica e mi trovai di fronte a un mondo del tutto nuovo: una scoperta esilarante. La collezione straordianaria degli arazzi e soprattutto ‘insieme del repertorio dei campioni di lana colorata raccolti e inventati nel 1864 dallo scienziato M. E. Chavreul suscitarono in me un’impressione profonda che dura tuttora.
Più tardi, nel 1954 mentre seguivo un corso del prof. Salomon sull’Arte degli Sciti al New York Institute, ebbi occasione di vedere il primo tappeto della storia, appena trovato due anni prima, in una tomba a Pazyrik in Siberia. Si trattava di un grande collage di feltri colorati e ritagliati in una straordinaria varietà di forme e simboli di animali, piante e paesaggi. Da allora è nato il mio interesse per questo aspetto dell’arte orientale. Gli Sciti non conoscevano la tessitura, quindi ottenevano le loro stoffe incollando con la caseina estratta dal latte, peli animali. In Persia e poi in Anatolia, e nel Caucaso, la tessitura dei tappeti ha prodotto nei secoli, molte grandi opere d’arte e milioni di versioni decorative dello stesso modello, in una varietà di stili diversi. Per quei popoli nomadi, il tappeto costituisce il cuore della casa, qualcosa che isola l’uomo dal terreno, dalla dura realtà, qualcosa che lo fa meditare e sognare. Per i pastori del Belucistan dagli occhi gialli poichè vivono in un deserto con una luce accecante, i loro tappeti neri, sostituiscono l’effetto rinfrescante e distensivo dell’ombra. Lo studio di Freud, come quello di Marinetti, erano completamente foderati di tappeti Shirvon, Bouchara e Sumak. I mandala che risultavano dal disegno e dai colori di quei tappeti attraverso la percezione inconscia dell’occhio, avevano un effetto sedativo per i pazienti e un effetto stimolante per il poeta. Spesso quando non ne posso più, mi siedo e lascio vagabondare il mio sguardo all’interno di un tappeto Sumak. Dopo un po’ è come se sorgesse un altro giorno, il cui tempo dipende solo da me.
Adesso capisco quanto deve l'iconografia di tanti pittori moderni all’Arte Orientale e in particolare all’arte del tappeto: Kandinsky, Klee, Brauner, Masson, Mondrian”.
Piero Dorazio
Biografia
Piero Dorazio nasce a Roma nel 1927.
Dopo l'iscrizione alla facoltà di Architettura partecipa giovanissimo alla difficile evoluzione dell'arte astratta italiana del dopoguerra, già nel 1946 nel Gruppo Arte Sociale con Perilli, Guerrini, Vespignani, Buratti, Muccini fino alla redazione (1947) del manifesto e delle mostre "Forma 1" insieme a Consagra, Turcato, Accardi e Sanfilippo.
Altrettanto precoci la curiosità e la passione, artistica e politica, per le esperienze degli altri Paesi, coltivate con coerenza durante tutta l'attività con lunghe permanenze di studio e di lavoro, oltre alla presenza in mostre ed altre manifestazioni. Dalla fine degli anni quaranta è così presente ed attivo con lunghi soggiorni a Parigi e a Praga, ancora a Parigi, ad Harvard e a Berlino, fino al decennio 1960-1970 in cui organizza e dirige il dipartimento delle Belle Arti dell'Università di Pennsylvania, soggiorno inframmezzato con significative parentesi in Italia e altrove (otto mesi a Berlino nel 1968). Espone con mostre personali alla Biennale di Venezia nel 1960, nel 1966 e nel 1988. Espone più volte a Londra, a New York e in gallerie svizzere e tedesche.
Nel 1974 si stabilisce a Todi e ivi lavora e insegna nella Scuola Atelier per la Ceramica moderna e nel proprio studio.
Nei primi anni ottanta una sua grande mostra del Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris viaggia nei principali musei americani e si conclude alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Nel 1985 e nel 1986 il debutto a Tokyo e a Osaka.
In seguito le esposizioni continuano ad allargare e consolidare la sua presenza culturale nelle più importanti città europee, mentre ottiene prestigiosi riconoscimenti: membro dell'Accademia di San Luca; dell'Akademie der Kunste di Berlino; insignito dei Prix Kandinsky e del Premio internazionale della Biennale di Parigi; del Premio Michelangelo dell'Accademia dei Virtuosi.
Fra il 1993 ed il 1996 ha ideato il progetto per l'esecuzione di cinquanta grandi mosaici di artisti internazionali nella metropolitana di Roma.
Muore nel 2005
18
gennaio 2008
Piero Dorazio – A…Dorazio…ne
Dal 18 gennaio al 17 febbraio 2008
arte contemporanea
Location
INSIGHT
Roma, Via Dei Coronari, 143/145, (Roma)
Roma, Via Dei Coronari, 143/145, (Roma)
Orario di apertura
dalle ore 10,00 alle ore 19,00
Ufficio stampa
FP MEDIA RELATION
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