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Marika Vicari – Il bosco dentro
Comunicato stampa
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“Le immagini di paesaggio possono presentare tre verità: la verità geografica, quella autobiografica e quella metaforica, dall'arte del paesaggio ci si aspetta prima di tutto una registrazione dei luoghi… Si può dunque continuare ad apprezzarle anzitutto come memoria di quel che è esterno a noi, di ciò che è distinto da noi” afferma Adams. È allora significativo ciò che rappresentano oggi molti artisti, che consiste nel tentativo di dar voce e infine di registrare dei “luoghi” a loro vicini. Ecco allora che il rapporto tra immediatezza della percezione e la chiarezza della rappresentazione, significa descrivere “anche il rimpianto per un perduto, organico ordine delle forme, evocato dalla composizione[…]. Come sostiene Adams anche lo spazio in gran parte deteriorato in cui si vive oggi con il precario relazionarsi delle diverse immagini che formano le sue serie, non è affatto vuoto o omogeneo, ma pur sempre carico di qualità e di differenze…”.
Fare un disegno è per me lasciare l'impronta di un passaggio, la traccia di un viaggio, di qualcosa che verrà dimenticato. Rappresentare quindi “è sinonimo di abitare un luogo”. La percezione ottico - spaziale in cammino è diversa, così pure l'immediatezza delloo sguardo che è coinvolta in modo differente. La lentezza del cammino permette infatti di comprendere che lo spazio attorno a noi è differenziato, eterogeneo e discontinuo.
Ecco perché questo progetto Il Bosco dentro parla di un luogo a me caro, della ricerca di un'identità della terra. E'soprattutto un rito di passaggio, come se al suono umido dei miei piedi che percorrono un luogo si unissero i miei occhi capaci di rivelare la geografia di un paesaggio e di catturarlo.
Secondo Merleau-Ponty, le mani si dirigono verso il mondo in quanto gesti e spostamenti nello spazio sconosciuto, ecco allora che è attraverso di esse, attraverso il gesto del disegno io mi apro al mondo delle cose. Forse posso teorizzare che anche i miei piedi si muovano allo stesso modo. Ogni movimento degli occhi è la possibilità degli spostamenti del mio corpo. L'io è un essere tra le cose, tra noi e loro c'è sempre una soglia, un qualcosa che non ci permette di raggiungerle.
Il paesaggio, restituito in questa installazione pittorica denominata Il Bosco dentro che si compone di tavolette di legno piccole (20x20cm) medie (80x20cm) e grandi (20x140cm) è allora un “campo” di eventi possibili in cui mi muovo lasciando lievi tracce.
In questo progetto - opera aperta, la percezione delle immagini e del tempo varia, come percezione del tempo trascorso, ad ogni ripetizione. Questa sì 'crea', si manifesta, si presenta, non solo attraverso l'appagamento retinico; ma tende ad introdurre sempre degli altri elementi appartenenti all'analisi ma anche alla sfera prettamente affettiva con il luogo.
Se da un lato il disegno nel suo comporsi in forma serve a cancellare dati dalla memoria, diluendosi nel tempo e non cambiando gli eventi per condurre alla contemporaneità, il mio occhio, che a seguire interroga lo spettatore, “dice” il momento che viene visto, seleziona e restituisce dei frames della memoria, ciò che intendo ricordare o far vedere. Pensare ad un luogo, mettere in gioco una pratica artistica strettamente connessa è forse oggi più che mai uno strumento estetico capace di descrivere e modificare anche lo spazio metropolitano. Anche l'andare, il camminare, vivere ed infine, il “rappresentare”, il disegnare un luogo per restituirgli un'identità può allora convertirsi come uno strumento che, proprio per la sua caratteristica intrinseca di lettura e scrittura simultanea dello spazio, risulta idoneo a porre l'attenzione e generare una interazione della mutabilità di detti spazi, per intervenire nel suo costante divenire in una azione di campo, che nel qui ed h della sua trasformazione apre la stessa crisi del progetto contemporaneo.
Il bosco dentro è una installazione pittorica di piccoli e grandi lavori che seguono il percorso di analisi del paesaggio e della rappresentazione dello sguardo in cammino. Le immagini che vengono restituite rappresentano un incontro del soggetto (l'uomo) e dell'oggetto (il paesaggio), come luogo di comunicazione tra lo sguardo e il cammino, nella congiunzione tra creatività artistica e ricezione.
Ci sono degli strumenti naturali che precedono il mio lavoro artistico e la scelta degli strumenti tecnici (grafite e legno soprattutto), in questo caso sono gli occhi ed i piedi che coinvolgono in una condizione di istantaneità, quella stessa che si ritrova nel disegno: modi di mediazione.
Ho scelto di rappresentare con tavolette di legno disegnate a grafite questo stato fisico, mentale ed estetico-artistico dello sguardo in cammino attraverso porzioni di paesaggio.
All'interno della galleria il progetto Il bosco dentro è dunque una doppia finestra, una soglia tra il dentro ed il fuori, spetta allo spettatore decidere di prendere l'artista per mano e
immergervisi dentro.
Marika Vicari
Fare un disegno è per me lasciare l'impronta di un passaggio, la traccia di un viaggio, di qualcosa che verrà dimenticato. Rappresentare quindi “è sinonimo di abitare un luogo”. La percezione ottico - spaziale in cammino è diversa, così pure l'immediatezza delloo sguardo che è coinvolta in modo differente. La lentezza del cammino permette infatti di comprendere che lo spazio attorno a noi è differenziato, eterogeneo e discontinuo.
Ecco perché questo progetto Il Bosco dentro parla di un luogo a me caro, della ricerca di un'identità della terra. E'soprattutto un rito di passaggio, come se al suono umido dei miei piedi che percorrono un luogo si unissero i miei occhi capaci di rivelare la geografia di un paesaggio e di catturarlo.
Secondo Merleau-Ponty, le mani si dirigono verso il mondo in quanto gesti e spostamenti nello spazio sconosciuto, ecco allora che è attraverso di esse, attraverso il gesto del disegno io mi apro al mondo delle cose. Forse posso teorizzare che anche i miei piedi si muovano allo stesso modo. Ogni movimento degli occhi è la possibilità degli spostamenti del mio corpo. L'io è un essere tra le cose, tra noi e loro c'è sempre una soglia, un qualcosa che non ci permette di raggiungerle.
Il paesaggio, restituito in questa installazione pittorica denominata Il Bosco dentro che si compone di tavolette di legno piccole (20x20cm) medie (80x20cm) e grandi (20x140cm) è allora un “campo” di eventi possibili in cui mi muovo lasciando lievi tracce.
In questo progetto - opera aperta, la percezione delle immagini e del tempo varia, come percezione del tempo trascorso, ad ogni ripetizione. Questa sì 'crea', si manifesta, si presenta, non solo attraverso l'appagamento retinico; ma tende ad introdurre sempre degli altri elementi appartenenti all'analisi ma anche alla sfera prettamente affettiva con il luogo.
Se da un lato il disegno nel suo comporsi in forma serve a cancellare dati dalla memoria, diluendosi nel tempo e non cambiando gli eventi per condurre alla contemporaneità, il mio occhio, che a seguire interroga lo spettatore, “dice” il momento che viene visto, seleziona e restituisce dei frames della memoria, ciò che intendo ricordare o far vedere. Pensare ad un luogo, mettere in gioco una pratica artistica strettamente connessa è forse oggi più che mai uno strumento estetico capace di descrivere e modificare anche lo spazio metropolitano. Anche l'andare, il camminare, vivere ed infine, il “rappresentare”, il disegnare un luogo per restituirgli un'identità può allora convertirsi come uno strumento che, proprio per la sua caratteristica intrinseca di lettura e scrittura simultanea dello spazio, risulta idoneo a porre l'attenzione e generare una interazione della mutabilità di detti spazi, per intervenire nel suo costante divenire in una azione di campo, che nel qui ed h della sua trasformazione apre la stessa crisi del progetto contemporaneo.
Il bosco dentro è una installazione pittorica di piccoli e grandi lavori che seguono il percorso di analisi del paesaggio e della rappresentazione dello sguardo in cammino. Le immagini che vengono restituite rappresentano un incontro del soggetto (l'uomo) e dell'oggetto (il paesaggio), come luogo di comunicazione tra lo sguardo e il cammino, nella congiunzione tra creatività artistica e ricezione.
Ci sono degli strumenti naturali che precedono il mio lavoro artistico e la scelta degli strumenti tecnici (grafite e legno soprattutto), in questo caso sono gli occhi ed i piedi che coinvolgono in una condizione di istantaneità, quella stessa che si ritrova nel disegno: modi di mediazione.
Ho scelto di rappresentare con tavolette di legno disegnate a grafite questo stato fisico, mentale ed estetico-artistico dello sguardo in cammino attraverso porzioni di paesaggio.
All'interno della galleria il progetto Il bosco dentro è dunque una doppia finestra, una soglia tra il dentro ed il fuori, spetta allo spettatore decidere di prendere l'artista per mano e
immergervisi dentro.
Marika Vicari
19
gennaio 2008
Marika Vicari – Il bosco dentro
Dal 19 gennaio al 19 febbraio 2008
giovane arte
Location
GALLERIA NUVOLE ARTE CONTEMPORANEA
Montesarchio, Via IV Novembre, (Benevento)
Montesarchio, Via IV Novembre, (Benevento)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00, la Domenica e festivi su appuntamento
Vernissage
19 Gennaio 2008, ore 19
Autore



