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Victor Pavez – Storia
Dovettero passare più di venti anni perché il pittore si imbattesse nuovamente in questo materiale custodito in casa dei suoi genitori, tempo sufficiente per poter interpretare l’informazione di un quotidiano locale nella globalità delle sue potenzialità attraverso una serie di pitture e serigrafie, che cercano di visualizzare non un passato trionfante, ma una concatenazione degli avvenimenti più diversi, oggi coperti da un velo chiamato “storia”
Comunicato stampa
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Víctor Pavez nasce un 26 febbraio del 1969, a Santiago del Cile. Come dimostrazione della sua presenza nella nostra società, suo padre, professore di filosofia delle scuole superiori, compra la maggior parte dei giornali e delle riviste pubblicati nei giorni della sua nascita. In seguito avrebbe ripetuto questa azione ogni 26 febbraio.
“A partire dal 1969, cercai di raccogliere tutto ciò che fosse alla mia portata – economica – durante qualche “26 febbraio”. Intuivo che sapere cosa accadde quando nacque avrebbe aiutato Víctor a comprendere meglio la sua posizione in una serie di fatti che, in qualche modo, hanno un legame con il passato ed il futuro del mondo e della sua vita in particolare”.
Esiste, scrive Carlos Navarrete nella presentazione della mostra, nello spirito cileno un desiderio di rottura con la totalità del passato, cambiare la storia per raccontare la nostra versione dei fatti, o meglio, ricostruire il nostro modo di vedere l’ambiente circostante a partire da un atteggiamento incoscientemente individualista, ereditato, forse, dalla nostra posizione geografica, ancorata all’insularità, o alla nostra mancanza di diversità culturale. A partire da questa considerazione, il gesto del padre di Victor Pavez diviene eloquente, perché far tesoro di questo materiale implica non solo il mettere a disposizione del proprio figlio un materiale bibliografico in grado di fargli comprendere la storia e il contesto sociale nel quale dovrà vivere. Il figlio trasformerà questo processo di accumulazione di informazioni contenute in queste pubblicazioni in un sapere illustrato che, necessariamente, dovrà acquisire un significato e una ragione – come sinonimo di appartenenza – nella sua vita e nella sua opera pittorica.
Dovettero passare più di venti anni perché il pittore si imbattesse nuovamente in questo materiale custodito in casa dei suoi genitori, tempo sufficiente per poter interpretare l’informazione di un quotidiano locale nella globalità delle sue potenzialità attraverso una serie di pitture e serigrafie, che cercano di visualizzare non un passato trionfante, ma una concatenazione degli avvenimenti più diversi, oggi coperti da un velo chiamato “storia”.
In altre parole, questa serie di pitture e serigrafie sono la chiara dimostrazione che l’avvenimento trionfa sul tempo, carico di una aureola che non gli deriva dalla storia, ma dal travisare il suo significato. Nel tentativo di un dipinto di trasformarsi in una pagina aperta di un testo erudito, come un’equazione di significato, che inevitabilmente celebra la sua posizione nella storia a partire dalla pittura
“A partire dal 1969, cercai di raccogliere tutto ciò che fosse alla mia portata – economica – durante qualche “26 febbraio”. Intuivo che sapere cosa accadde quando nacque avrebbe aiutato Víctor a comprendere meglio la sua posizione in una serie di fatti che, in qualche modo, hanno un legame con il passato ed il futuro del mondo e della sua vita in particolare”.
Esiste, scrive Carlos Navarrete nella presentazione della mostra, nello spirito cileno un desiderio di rottura con la totalità del passato, cambiare la storia per raccontare la nostra versione dei fatti, o meglio, ricostruire il nostro modo di vedere l’ambiente circostante a partire da un atteggiamento incoscientemente individualista, ereditato, forse, dalla nostra posizione geografica, ancorata all’insularità, o alla nostra mancanza di diversità culturale. A partire da questa considerazione, il gesto del padre di Victor Pavez diviene eloquente, perché far tesoro di questo materiale implica non solo il mettere a disposizione del proprio figlio un materiale bibliografico in grado di fargli comprendere la storia e il contesto sociale nel quale dovrà vivere. Il figlio trasformerà questo processo di accumulazione di informazioni contenute in queste pubblicazioni in un sapere illustrato che, necessariamente, dovrà acquisire un significato e una ragione – come sinonimo di appartenenza – nella sua vita e nella sua opera pittorica.
Dovettero passare più di venti anni perché il pittore si imbattesse nuovamente in questo materiale custodito in casa dei suoi genitori, tempo sufficiente per poter interpretare l’informazione di un quotidiano locale nella globalità delle sue potenzialità attraverso una serie di pitture e serigrafie, che cercano di visualizzare non un passato trionfante, ma una concatenazione degli avvenimenti più diversi, oggi coperti da un velo chiamato “storia”.
In altre parole, questa serie di pitture e serigrafie sono la chiara dimostrazione che l’avvenimento trionfa sul tempo, carico di una aureola che non gli deriva dalla storia, ma dal travisare il suo significato. Nel tentativo di un dipinto di trasformarsi in una pagina aperta di un testo erudito, come un’equazione di significato, che inevitabilmente celebra la sua posizione nella storia a partire dalla pittura
12
luglio 2007
Victor Pavez – Storia
Dal 12 luglio al 04 agosto 2007
arte contemporanea
Location
IILA – ISTITUTO ITALO-LATINO AMERICANO
Roma, Via Giovanni Paisiello, 24, (Roma)
Roma, Via Giovanni Paisiello, 24, (Roma)
Vernissage
12 Luglio 2007, ore 19
Autore


