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Thomas Demand
Il lavoro proposto consiste in due grandi installazioni
Comunicato stampa
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La Fondazione Prada presenta un progetto dell’artista tedesco Thomas Demand a cura di Germano Celant. La mostra è composta da due grandi installazioni: Yellowcake, un nuovo ciclo fotografico dedicato ad un luogo situato a Roma, divenuto strumentale al fine di giustificare l’intervento militare in Iraq da parte degli Stati Uniti, e Processo grottesco dove si rendono visibili, per la prima volta, le varie fasi che compongono il metodo operativo di Demand per la realizzazione di una delle sue ultime creazioni: Grotto, 2006.
Demand (Monaco, 1964), conosciuto e apprezzato per le sue complesse e inquietanti immagini, si è imposto all’attenzione della scena artistica internazionale per l’uso innovativo del mezzo fotografico. Partendo spesso da un’immagine preesistente, che si riferisce a eventi sociali controversi, l’artista procede ricostruendo la scena tramite un modello in cartone. Le fotografie del modello, che Demand realizza, sono il prodotto finale, l’unico ad essere esposto. Osservando le sue immagini fotografiche, la caratteristica che più attrae e colpisce, è il modo sorprendente e nello stesso tempo sfuggevole con cui l’artista sovverte la definizione di realtà. Realta' che più' sembra presentarsi in maniera semplice e innocua, più' crea, ad un'attenta osservazione della scena rappresentata, un corto circuito percettivo.
Il titolo della prima installazione Yellowcake si riferisce al significato tecnico del termine: ‘Yellowcake’ denota un concentrato di uranio che, se arricchito, può essere utilizzato per la fabbricazione di armi nucleari. Recentemente, questo termine si è imposto nel panorama politico internazionale, poiché menzionato, seppure indirettamente, durante la celebre accusa pronunciata dal Presidente George Walker Bush nel suo discorso sullo Stato dell’Unione tenuto nel 2003: “Il governo britannico ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di procurarsi significative quantità di uranio in Africa”. La prova di questa asserzione era un plico di documenti, presumibilmente rubati all’ambasciata della Repubblica del Niger a Roma, che i servizi segreti americani e britannici avevano ricevuto dal SISMI, loro equivalente italiano. Si voleva far credere che questo plico fosse un contratto per la vendita di tonnellate di concentrato di uranio alle autorità irachene, ma presto il documento si è rivelato una palese contraffazione.
L’opera di Demand consiste in una serie di fotografie che riproducono il luogo dove ha avuto origine il percorso a cui ricondurre questa “pistola fumante”. Normalmente, l’artista basa il suo lavoro su fonti iconografiche preesistenti, ma nel caso di Yellowcake non c’erano immagini disponibili: nessuno dei giornalisti che si erano occupati di questa vicenda aveva avuto accesso all’ambasciata del Niger a Roma. Questa storia attendeva ancora di essere testimoniata per immagini e di un riscontro fotografico del luogo in cui era avvenuto il presunto furto.
Il primo passaggio affrontato da Demand è stato l’accesso alla sede diplomatica. Entrando in questo appartamento-ambasciata, l’artista ha varcato anche il confine tra Italia e Niger (e il confine tra Europa e Africa). L’incontro sul momento non e' stato molto produttivo, ma, mentre era sul posto, Demand ha memorizzato il luogo e ha avviato una conversazione con il personale dell’ambasciata. Le informazioni raccolte durante queste visite sono state la base della sua ricostruzione in scala naturale del sito, che ha richiesto mesi di lavoro nel suo studio, e delle grandi fotografie che costituiscono l’opera finita e presentata dalla Fondazione Prada a Venezia. Così, la discussa vicenda dal nome di “Nigergate”, ha ricevuto una rappresentazione visiva.
La seconda installazione, intitolata Processo grottesco, si riferisce al tema del ‘Grotto’, una scultura alla quale Demand ha lavorato per oltre due anni. In questa occasione, l’artista permette al visitatore di venire a conoscenza del processo creativo che ha condotto alla realizzazione della fotografia, e consente di scoprire il modo in cui l’opera, attraverso continue ricerche, si è trasformata nel corso del tempo. In Processo grottesco Demand presenta per la prima volta il materiale da lui raccolto e divenuto fonte iconografica per l’elaborazione dell’opera (cartoline, libri, guide turistiche, fotografie, illustrazioni di cataloghi e altri documenti visivi), insieme all’oggetto in cartone di 36 tonnellate, sagomato e misurato con l’ausilio del computer e suddiviso in 900.000 strati, esposto accanto alla fotografia finale. In questo modo, il visitatore entra dietro le quinte della stupefacente immagine fotografica nota come Grotto.
La grotta è un soggetto ricorrente nella storia dell’arte e dell’architettura. Dal XVI secolo in poi, l’imitazione della natura è alla base dell’ordine tuscanico e dell’ordine rustico, che traggono i loro motivi da grotte artificiali e naturali, alberi e rami, con l’intento di dotare gli edifici di funzionalità e di una decorazione sobria e primitiva. Al contempo, queste concezioni architettoniche si legano all’assoluta naturalezza dei materiali, che sono umili e semplici: “…Un costruire elementare che Demand adotta facendo ricorso al cartone, leggero, ma robusto, sodo e greve. Di fatto ‘Grotto’, costruito nello studio di Berlino, riprende il procedere naturale della formazioni di incrostazioni calcaree, possiede una rusticità, ma nasce dall’intaglio elettronico, che ne permette la “colatura” un pezzo sull’altro. È il risultato di un processo metà rustico e metà logico, con una consapevolezza di un delicato equilibrio, tra entità contrastanti, come quella manuale e digitale.
È la stessa contrapposizione che informa la rappresentazione della realtà da parte di Demand, che è ispirata a un luogo vero, ma poi è rivelata come un luogo “irreale”, se non surreale, per le sue connotazioni sotterranee, misteriose e inquietanti. …” *
In occasione di questa mostra viene pubblicato un cofanetto contenente due volumi. Il primo su Processo grottesco comprende un saggio di Germano Celant e una ricca ed esauriente documentazione iconografica di cartoline, opere d’arte, disegni e fotografie. Il secondo su Yellowcake espone la vicenda politica che ruota intorno all’ambasciata del Niger a Roma, e include saggi di Robert Storr e Alex Farquharson oltre al resoconto del “Nigergate” firmato da Carlo Bonini, uno dei primi giornalisti a investigare sul caso. I testi sono accompagnati dalle riproduzioni del nuovo corpus di opere che l’artista presenta per la prima volta a Venezia.
* Germano Celant, ‘L’antro delle immagini’, in Thomas Demad, Processo grottesco, Fondazione Prada, Milano, 2007
Demand (Monaco, 1964), conosciuto e apprezzato per le sue complesse e inquietanti immagini, si è imposto all’attenzione della scena artistica internazionale per l’uso innovativo del mezzo fotografico. Partendo spesso da un’immagine preesistente, che si riferisce a eventi sociali controversi, l’artista procede ricostruendo la scena tramite un modello in cartone. Le fotografie del modello, che Demand realizza, sono il prodotto finale, l’unico ad essere esposto. Osservando le sue immagini fotografiche, la caratteristica che più attrae e colpisce, è il modo sorprendente e nello stesso tempo sfuggevole con cui l’artista sovverte la definizione di realtà. Realta' che più' sembra presentarsi in maniera semplice e innocua, più' crea, ad un'attenta osservazione della scena rappresentata, un corto circuito percettivo.
Il titolo della prima installazione Yellowcake si riferisce al significato tecnico del termine: ‘Yellowcake’ denota un concentrato di uranio che, se arricchito, può essere utilizzato per la fabbricazione di armi nucleari. Recentemente, questo termine si è imposto nel panorama politico internazionale, poiché menzionato, seppure indirettamente, durante la celebre accusa pronunciata dal Presidente George Walker Bush nel suo discorso sullo Stato dell’Unione tenuto nel 2003: “Il governo britannico ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di procurarsi significative quantità di uranio in Africa”. La prova di questa asserzione era un plico di documenti, presumibilmente rubati all’ambasciata della Repubblica del Niger a Roma, che i servizi segreti americani e britannici avevano ricevuto dal SISMI, loro equivalente italiano. Si voleva far credere che questo plico fosse un contratto per la vendita di tonnellate di concentrato di uranio alle autorità irachene, ma presto il documento si è rivelato una palese contraffazione.
L’opera di Demand consiste in una serie di fotografie che riproducono il luogo dove ha avuto origine il percorso a cui ricondurre questa “pistola fumante”. Normalmente, l’artista basa il suo lavoro su fonti iconografiche preesistenti, ma nel caso di Yellowcake non c’erano immagini disponibili: nessuno dei giornalisti che si erano occupati di questa vicenda aveva avuto accesso all’ambasciata del Niger a Roma. Questa storia attendeva ancora di essere testimoniata per immagini e di un riscontro fotografico del luogo in cui era avvenuto il presunto furto.
Il primo passaggio affrontato da Demand è stato l’accesso alla sede diplomatica. Entrando in questo appartamento-ambasciata, l’artista ha varcato anche il confine tra Italia e Niger (e il confine tra Europa e Africa). L’incontro sul momento non e' stato molto produttivo, ma, mentre era sul posto, Demand ha memorizzato il luogo e ha avviato una conversazione con il personale dell’ambasciata. Le informazioni raccolte durante queste visite sono state la base della sua ricostruzione in scala naturale del sito, che ha richiesto mesi di lavoro nel suo studio, e delle grandi fotografie che costituiscono l’opera finita e presentata dalla Fondazione Prada a Venezia. Così, la discussa vicenda dal nome di “Nigergate”, ha ricevuto una rappresentazione visiva.
La seconda installazione, intitolata Processo grottesco, si riferisce al tema del ‘Grotto’, una scultura alla quale Demand ha lavorato per oltre due anni. In questa occasione, l’artista permette al visitatore di venire a conoscenza del processo creativo che ha condotto alla realizzazione della fotografia, e consente di scoprire il modo in cui l’opera, attraverso continue ricerche, si è trasformata nel corso del tempo. In Processo grottesco Demand presenta per la prima volta il materiale da lui raccolto e divenuto fonte iconografica per l’elaborazione dell’opera (cartoline, libri, guide turistiche, fotografie, illustrazioni di cataloghi e altri documenti visivi), insieme all’oggetto in cartone di 36 tonnellate, sagomato e misurato con l’ausilio del computer e suddiviso in 900.000 strati, esposto accanto alla fotografia finale. In questo modo, il visitatore entra dietro le quinte della stupefacente immagine fotografica nota come Grotto.
La grotta è un soggetto ricorrente nella storia dell’arte e dell’architettura. Dal XVI secolo in poi, l’imitazione della natura è alla base dell’ordine tuscanico e dell’ordine rustico, che traggono i loro motivi da grotte artificiali e naturali, alberi e rami, con l’intento di dotare gli edifici di funzionalità e di una decorazione sobria e primitiva. Al contempo, queste concezioni architettoniche si legano all’assoluta naturalezza dei materiali, che sono umili e semplici: “…Un costruire elementare che Demand adotta facendo ricorso al cartone, leggero, ma robusto, sodo e greve. Di fatto ‘Grotto’, costruito nello studio di Berlino, riprende il procedere naturale della formazioni di incrostazioni calcaree, possiede una rusticità, ma nasce dall’intaglio elettronico, che ne permette la “colatura” un pezzo sull’altro. È il risultato di un processo metà rustico e metà logico, con una consapevolezza di un delicato equilibrio, tra entità contrastanti, come quella manuale e digitale.
È la stessa contrapposizione che informa la rappresentazione della realtà da parte di Demand, che è ispirata a un luogo vero, ma poi è rivelata come un luogo “irreale”, se non surreale, per le sue connotazioni sotterranee, misteriose e inquietanti. …” *
In occasione di questa mostra viene pubblicato un cofanetto contenente due volumi. Il primo su Processo grottesco comprende un saggio di Germano Celant e una ricca ed esauriente documentazione iconografica di cartoline, opere d’arte, disegni e fotografie. Il secondo su Yellowcake espone la vicenda politica che ruota intorno all’ambasciata del Niger a Roma, e include saggi di Robert Storr e Alex Farquharson oltre al resoconto del “Nigergate” firmato da Carlo Bonini, uno dei primi giornalisti a investigare sul caso. I testi sono accompagnati dalle riproduzioni del nuovo corpus di opere che l’artista presenta per la prima volta a Venezia.
* Germano Celant, ‘L’antro delle immagini’, in Thomas Demad, Processo grottesco, Fondazione Prada, Milano, 2007
07
giugno 2007
Thomas Demand
Dal 07 giugno al 07 luglio 2007
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE GIORGIO CINI
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, (Venezia)
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, (Venezia)
Orario di apertura
Martedì - Domenica, 11.00-19.00; lunedì chiuso / Tuesday - Sunday, 11 am - 7 pm; closed Monday
Vernissage
7 Giugno 2007, ore 18
Sito web
www.fondazioneprada.org
Editore
PRADA
Autore
Curatore


