19 novembre 2012

Baciarsi a Bombay

 
Nel programma dedicato all’urbanistica indiana, la British School di Roma ha invitato Franco La Cecla nella veste di autore di un documentario sulla censura del bacio nei film di Bollywood. Ne è uscito fuori un vivido ritratto della metropoli indiana -

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“Bombay non è una città. È un eccesso”. Con queste parole Franco La Cecla, antropologo, urbanista, scrittore e regista, ha raccontato la città indiana, nell’ambito della conferenza Indian Kiss che si è tenuta giovedì 15 novembre all’Accademia Britannica di Roma. L’incontro, che fa parte di un ciclo di seminari e mostre dal titolo Urban Landscapes – Indian Case Studies in programma fino a marzo 2013, ha disegnato un quadro completo e personalissimo di Mumbai (Bombay fino a 1995), dipingendola con rumori assordanti, odori intensi e tinte sature. Il reportage di La Cecla, partito per l’India alla ricerca di un produttore per il suo film sulla censura del bacio nelle produzioni di Bollywood, ha messo a fuoco le caratteristiche salienti di un agglomerato urbano profondamente diverso dalla concezione occidentale di centro abitato. Un posto in cui gli slums, le enormi baraccopoli intrecciate nel tessuto architettonico coloniale della città, cambiano morfologia continuamente, lasciando posto alla costruzione disordinata di nuovi palazzi sempre più alti, per ottimizzare gli spazi (a Mumbai vivono più di 13 milioni di persone) e le spese di costruzione (il suolo di fabbricazione può arrivare a costare anche 20 mila euro al mq). «Mumbai/Bombay non è un luogo armonico a vedersi», dice La Cecla, perché è il risultato di un processo di urbanizzazione che calca le orme dei mutamenti disomogenei dell’economia. È però «la terra dei sogni e delle opportunità» (con il 70 per cento delle transazioni di capitali di tutto il Paese), dove chiunque è disposto a vivere in qualunque condizione, pur di avere ogni giorno la possibilità di entrare nel meccanismo delle grandi occasioni.

E quel sogno continuo che è la città stessa e la gente che ci vive, è impresso sulle pellicole di Bollywood. Meglio ancora: è Bollywood. Conoscere la produzione cinematografica indiana è uno tra i modi più diretti, secondo l’antropologo Franco La Cecla, per comprendere nel profondo Bombay. Ciò che la città è e ciò che vorrebbe essere. Così colorata, così esagerata, così appariscente. Un’istantanea di Bombay. Ecco dunque che l’Indian kiss non è un bacio, ma il tentativo di ottenerlo. È la ricerca di qualcosa di speciale (troppo intimo per essere condiviso con tutti) che si sogna arrivi da un momento all’altro. E mentre si continua a sognare, nel cinema come nella realtà, la città cambia forma. Un nuovo palazzo nasce, un vecchio slum si trasferisce da un posto all’altro. Per lasciare spazio a nuovi sogni.

Erica Tuccino

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