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Elisabetta Falqui – Ob-fashion
Elisabetta Falqui, giovane artista di Cagliari, ha già esposto le sue pitture alla Corte, nella scorsa stagione, suscitando interesse e notevoli apprezzamenti di pubblico e critica. In questa nuova mostra presenta una serie di fotografie e delle installazioni
Comunicato stampa
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Elisabetta Falqui, giovane artista di Cagliari, ha già esposto le sue pitture alla Corte, nella scorsa stagione, suscitando interesse e notevoli apprezzamenti di pubblico e critica. In questa nuova mostra presenta una serie di fotografie e delle installazioni.
“Obfashion sta per Ossessionati dalla moda: si comincia dunque dal titolo a parlare di quel fenomeno detto, con tremenda espressione, delle fashion victims. Tremenda perché all’inizio ci si ritrae di fronte alla roboante terminologia: vittime lo si è della fame dei bombardamenti, di una violenza subita involontariamente.
Ma la definizione inizia a prender corpo quando ci ricordiamo che la moda è il luogo nel quale si formalizza l’appartenenza a una collettività; però luogo schizofrenico perchè la collettività alla quale appartenere attraverso l’apparire non è più quella che si consola della sua mancanza di identità attraverso il possesso di uno status symbol. É bensì quella totalizzante allargatissima e claustrofobica assieme della società dello spettacolo integrato nella quale si sgretola non solo la relazione con il corpo come veicolo di senso e di contatto con l’altro (per poter essere mi travesto) ma la possibilità di instaurare una relazione con la realtà stessa, in un processo perpetuamente alienante di continua ricerca, per sopravvivere all’angoscia, di sempre nuove sotto-collettività nelle quali mostrarsi”.
(Dalla presentazione di Maria Paola Falqui)
“Elisabetta Falqui muove dal connubio tra arte e moda per prendere in esame l’universo consumistico e i codici di omologazione della società contemporanea satura di slogan griffe e spot. In Obfashion tutto concorre ad esplorare l’ossessione feticistica della moda e la seduzione dello shopping come elemento incondizionatamente legato alla quotidianità, che non si limita al coinvolgimento dell’universo femminile ma si estende anche agli stereotipi maschili.
La purezza esasperata delle immagini fotografiche costruite con cura maniacale, la predilezione di pose palesemente tratte da stereotipi mediali e le espressioni ammiccanti sottolineano una visione artificiale di una realtà nell’era cruciale della simulazione”.
(Dalla presentazione di Roberta Vanali)
“Obfashion sta per Ossessionati dalla moda: si comincia dunque dal titolo a parlare di quel fenomeno detto, con tremenda espressione, delle fashion victims. Tremenda perché all’inizio ci si ritrae di fronte alla roboante terminologia: vittime lo si è della fame dei bombardamenti, di una violenza subita involontariamente.
Ma la definizione inizia a prender corpo quando ci ricordiamo che la moda è il luogo nel quale si formalizza l’appartenenza a una collettività; però luogo schizofrenico perchè la collettività alla quale appartenere attraverso l’apparire non è più quella che si consola della sua mancanza di identità attraverso il possesso di uno status symbol. É bensì quella totalizzante allargatissima e claustrofobica assieme della società dello spettacolo integrato nella quale si sgretola non solo la relazione con il corpo come veicolo di senso e di contatto con l’altro (per poter essere mi travesto) ma la possibilità di instaurare una relazione con la realtà stessa, in un processo perpetuamente alienante di continua ricerca, per sopravvivere all’angoscia, di sempre nuove sotto-collettività nelle quali mostrarsi”.
(Dalla presentazione di Maria Paola Falqui)
“Elisabetta Falqui muove dal connubio tra arte e moda per prendere in esame l’universo consumistico e i codici di omologazione della società contemporanea satura di slogan griffe e spot. In Obfashion tutto concorre ad esplorare l’ossessione feticistica della moda e la seduzione dello shopping come elemento incondizionatamente legato alla quotidianità, che non si limita al coinvolgimento dell’universo femminile ma si estende anche agli stereotipi maschili.
La purezza esasperata delle immagini fotografiche costruite con cura maniacale, la predilezione di pose palesemente tratte da stereotipi mediali e le espressioni ammiccanti sottolineano una visione artificiale di una realtà nell’era cruciale della simulazione”.
(Dalla presentazione di Roberta Vanali)
10
marzo 2007
Elisabetta Falqui – Ob-fashion
Dal 10 marzo al 03 aprile 2007
arte contemporanea
Location
LA CORTE ARTE CONTEMPORANEA
Firenze, Via Dei Coverelli, 27r, (Firenze)
Firenze, Via Dei Coverelli, 27r, (Firenze)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 16–19.30 e per appuntamento
Vernissage
10 Marzo 2007, ore 18
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