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Giuseppe Gallo – Gioco felice di un suonatore di tamburi
Fra i lavori esposti, venti opere su tavola realizzate con la tecnica dell’encausto, una serie di disegni a china e una scultura in bronzo
Comunicato stampa
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Sabato 27 gennaio 2007 alle ore 18.30 la Galleria Emilio Mazzoli presenta la mostra di Giuseppe Gallo a cura di Sergio Risaliti dal titolo “Gioco felice di un suonatore di tamburi”.
Fra i lavori esposti, venti opere su tavola realizzate con la tecnica dell’encausto, una serie di disegni a china e una scultura in bronzo.
Pittore e scultore, queste le peculiarità di Giuseppe Gallo, artista le cui radici attingono nella tradizione pittorica italiana, della quale conosce tecnica e argomenti che rielabora con metodologie attuali. Nasce nel 1954 a Rogliano, in provincia di Cosenza. Poco più che ventenne si trasferisce a Roma, scenario della sua ricerca giovanile, oltre che della collaborazione con altri artisti e delle prime mostre. È infatti uno dei protagonisti della Nuova Scuola Romana. Nel 1986, a soli trentadue anni, la consacrazione a livello mondiale: gli viene dedicata una sala del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, evento che si ripete nel 1990, con l’esposizione della grande scultura “Flauto magico”. Da allora, una lunga serie di successi e riconoscimenti.
La sua è una pittura carica di simbolismo, da cui affiorano forme e figure leggere, addensamenti di colore, una metamorfosi evanescente di associazioni visive, apparizioni ed evocazioni oniriche. Incanto e rapimento, ma nello stesso tempo forza magnetica e rigore caratterizzano l’intera sua produzione. C’è una ricorrenza esplicita e continuata alla figurazione, sotto forma di brandello o citazione al passato.
Nella trama di rimandi e nella creazione di un cifrario allegorico imperniato su elementi iconografici ricorrenti, il linguaggio dell’artista è estremamente colto.
Gallo dunque pratica la decifrazione del visibile-invisibile all’interno di quel campo conoscitivo e riproduttivo che è il quadro e lo fa piazzandovi sempre un nucleo ritornante ma variabile di segni e materiali, iconici e informali, astratti e figurativi: figure, simboli, numeri, lettere, senza preclusione di fronte a sistemi formali diversi. L’immagine tante volte si struttura attraverso una fitta sequenza di fraseggi o composizioni di griglie, e poi costellazioni di punti, architetture gotiche e barocche, calibratissime costruzioni di pieni e vuoti, ghirigori e pettini, scacchiere, oppure paesaggi informi, al limite del frottage, e tutta una serie di interventi sulla superficie e il fondo. Molti di questi interventi ci ricordano la sua passione per l’alchimia, per la cabala e l’ermetismo neoplatonico.
Tecnica e poesia, struttura e sogno, visione diurna e immaginario notturno e onirico, questa la dualità sulla quale si snoda il lavoro dell’artista, capace di ordinare esperienze e realtà differenti. È doppio il campo di intervento di Giuseppe Gallo, è visibile nelle sue prime opere così come nelle ultime ed origina una passione dell’immagine che è a un tempo Orfica, Apollinea, Dionisiaca.
Giuseppe Gallo vive e lavora a Roma e a Massa Martana, in provincia di Perugia, innumerevoli e prestigiose le sue esposizioni pubbliche e private, si ricordano tra le tante la Fondazione Maeght in California; la XLIV Biennale di Venezia, la Quadriennale d’Arte di Roma, il PS1 di New York; il Palazzo delle Esposizioni di Roma; la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, la Galleria Ugo Ferranti, l’Annina Nosey Gallery e la Sperone Westwater di New York, la Galleria Di Meo a Parigi, la Galleria Triebold di Basilea, la Gian Ferrari Arte Contemporanea di Milano, la L.A. Louver a Venice Los Angeles; l’Akira Ikeda di Tokyo, il Museum Moderner Kunst di Vienna, il Centre Régional d'Art Contemporain Midi-Pyrénées di Tolosa, la Kunsthalle di Mannheim.
Fra i lavori esposti, venti opere su tavola realizzate con la tecnica dell’encausto, una serie di disegni a china e una scultura in bronzo.
Pittore e scultore, queste le peculiarità di Giuseppe Gallo, artista le cui radici attingono nella tradizione pittorica italiana, della quale conosce tecnica e argomenti che rielabora con metodologie attuali. Nasce nel 1954 a Rogliano, in provincia di Cosenza. Poco più che ventenne si trasferisce a Roma, scenario della sua ricerca giovanile, oltre che della collaborazione con altri artisti e delle prime mostre. È infatti uno dei protagonisti della Nuova Scuola Romana. Nel 1986, a soli trentadue anni, la consacrazione a livello mondiale: gli viene dedicata una sala del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, evento che si ripete nel 1990, con l’esposizione della grande scultura “Flauto magico”. Da allora, una lunga serie di successi e riconoscimenti.
La sua è una pittura carica di simbolismo, da cui affiorano forme e figure leggere, addensamenti di colore, una metamorfosi evanescente di associazioni visive, apparizioni ed evocazioni oniriche. Incanto e rapimento, ma nello stesso tempo forza magnetica e rigore caratterizzano l’intera sua produzione. C’è una ricorrenza esplicita e continuata alla figurazione, sotto forma di brandello o citazione al passato.
Nella trama di rimandi e nella creazione di un cifrario allegorico imperniato su elementi iconografici ricorrenti, il linguaggio dell’artista è estremamente colto.
Gallo dunque pratica la decifrazione del visibile-invisibile all’interno di quel campo conoscitivo e riproduttivo che è il quadro e lo fa piazzandovi sempre un nucleo ritornante ma variabile di segni e materiali, iconici e informali, astratti e figurativi: figure, simboli, numeri, lettere, senza preclusione di fronte a sistemi formali diversi. L’immagine tante volte si struttura attraverso una fitta sequenza di fraseggi o composizioni di griglie, e poi costellazioni di punti, architetture gotiche e barocche, calibratissime costruzioni di pieni e vuoti, ghirigori e pettini, scacchiere, oppure paesaggi informi, al limite del frottage, e tutta una serie di interventi sulla superficie e il fondo. Molti di questi interventi ci ricordano la sua passione per l’alchimia, per la cabala e l’ermetismo neoplatonico.
Tecnica e poesia, struttura e sogno, visione diurna e immaginario notturno e onirico, questa la dualità sulla quale si snoda il lavoro dell’artista, capace di ordinare esperienze e realtà differenti. È doppio il campo di intervento di Giuseppe Gallo, è visibile nelle sue prime opere così come nelle ultime ed origina una passione dell’immagine che è a un tempo Orfica, Apollinea, Dionisiaca.
Giuseppe Gallo vive e lavora a Roma e a Massa Martana, in provincia di Perugia, innumerevoli e prestigiose le sue esposizioni pubbliche e private, si ricordano tra le tante la Fondazione Maeght in California; la XLIV Biennale di Venezia, la Quadriennale d’Arte di Roma, il PS1 di New York; il Palazzo delle Esposizioni di Roma; la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, la Galleria Ugo Ferranti, l’Annina Nosey Gallery e la Sperone Westwater di New York, la Galleria Di Meo a Parigi, la Galleria Triebold di Basilea, la Gian Ferrari Arte Contemporanea di Milano, la L.A. Louver a Venice Los Angeles; l’Akira Ikeda di Tokyo, il Museum Moderner Kunst di Vienna, il Centre Régional d'Art Contemporain Midi-Pyrénées di Tolosa, la Kunsthalle di Mannheim.
27
gennaio 2007
Giuseppe Gallo – Gioco felice di un suonatore di tamburi
Dal 27 gennaio al primo marzo 2007
arte contemporanea
Location
GALLERIA MAZZOLI
Modena, Via Nazario Sauro, 62, (Modena)
Modena, Via Nazario Sauro, 62, (Modena)
Orario di apertura
10.00 -13.00 / 16.00-19.30 (giorno di chiusura: domenica)
Vernissage
27 Gennaio 2007, ore 18.30
Autore
Curatore


