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Claudia Canavesi / Nadia Galbiati – Estensione dell’architettura tra spazio e materia
doppia personale
Comunicato stampa
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Per comprendere sino in fondo questa mostra è opportuno prestare molta attenzione al titolo. “Estensione dell’architettura tra spazio e materia” (il corsivo è mio) ci dice che il soggetto delle opere presenti in galleria è inequivocabilmente la dimensione architettonica, ma che il suo svolgimento è posto in un’ottica di sviluppo. In una duplice accezione del termine: nel senso di un’estensione concreta, materiale e orizzontale; ma anche nel senso, più o meno metaforico, dell’avanzamento in quel percorso umano, civile e verticale – perché crea, o dovrebbe creare, un innalzamento, un miglioramento della condizione in atto – che chiamiamo progresso. Entrambe le artiste hanno cercato il proverbiale bandolo di questa matassa, oggi più ingarbugliata che mai, nella storia del tessuto urbano, e di quello ambrosiano in particolare. Nadia Galbiati ha focalizzato la sua attenzione sulla nascita a Milano di una certa tipologia architettonica che potremmo sbrigativamente definire moderna, sulla sua evoluzione fino al suo apice stilistico, alla sua celebrazione in chiave monumentale, al suo geniale e malinconico crepuscolo. E’ il tragitto raccontato attraverso gli edifici a cui, in ordine cronologico, si richiamano le sue opere: la Montecatini di Gio Ponti in via Turati, la Casa Rustici di Giuseppe Terragni in corso Sempione, la Torre Velasca dei BPR a Missori, l’Istituto Marchiondi di Vittoriano Viganò a Baggio. Nadia Galbiati ha agito deducendo intuizioni e forme significative presenti nelle strutture delle singole realizzazioni architettoniche e sviluppandole in una prospettiva scultorea. La tensione spaziale razionalista si è materializzata concentrandosi in una serie di lastre metalliche, di blocchi di pietra, di trafilati in ferro che ci restituiscono lo slancio epico, l’eleganza minimale e composita, il senso di innovazione del linguaggio architettonico, ma che ci rammentano anche, secondo una lapidaria affermazione della stessa artista, che gli edifici da cui promanano sono “esempi preziosi, ma nel contempo solitari”, “segni utopici di un rinnovamento della città che non ha trovato evoluzione nel tessuto urbano”. Claudia Canavesi si è invece concentrata sui punti di accesso e sugli snodi di comunicazione dell’area metropolitana. Alle porte della città è dedicata un’installazione già realizzata a quattro mani con Nadia Galbiati nel 2004, “Il tempo definisce il luogo sociale”, in cui la dialettica centro e periferia è risolta in termini di estensione bi-direzionale, di flusso o, meglio, di continua oscillazione tra i due opposti. L’indagine sulla dimensione urbana condotta da Claudia Canavesi prende le mosse da Milano per poi estendersi al modello stesso di città. La stazione, il ponte, la galleria che fanno da riferimento alle sculture sono tre possibili emblemi della dinamicità della metropoli ambrosiana, ma anche tre strumenti di comunicazione, fisica e metaforica, tre capisaldi di una visione in senso lato simbolica dell’architettura urbana, che ha al suo apice la cupola e che si presta a essere tradotta in materia. Nel caso specifico: in ferro, pietra e carta, materiali che accomunano il linguaggio della scultura a quello dell’architettura. (Roberto Borghi)
21
gennaio 2007
Claudia Canavesi / Nadia Galbiati – Estensione dell’architettura tra spazio e materia
Dal 21 gennaio al 03 marzo 2007
arte contemporanea
Location
NOWHERE GALLERY
Milano, Via Del Caravaggio, 14, (Milano)
Milano, Via Del Caravaggio, 14, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato 10.30-13.30 e 15.30-19.30
Vernissage
21 Gennaio 2007, ore 18-21
Autore

