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Da Grosz a Kiefer
Percorsi nell’arte tedesca
Comunicato stampa
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C’è stato un momento tra la metà degli anni settanta e la metà degli anni ottanta, in cui la Germania iniziò a vedere- già prima della caduta del muro- uno spiraglio attraverso le coltri della guerra fredda e della divisione della nazione. Nell’economia, nella tecnologia, nello sport, nel cinema, nella letteratura e anche nell’arte si annunciava- forse troppo ottimisticamente- l’alba di una rinascita.
Il caso tedesco trova forti assonanze e reciproche occasioni di scambio con altre situazioni internazionali; il neoespressionismo rappresenta il momento della riappropriazione della manualità e della piacevolezza dell’operare. Se è vero che la caduta del muro non può ridursi alla vittoria di una parte sull’altra, è anche vero che il sogno degli anni novanta si è lentamente tramutato in disillusione e poi in un pragmatismo conformista disponibile al compromesso.
A Berlino, nel 1980, avvenne i debutto dei “Nuovi Selvaggi” ( termine che indicò, fin dal suo apparire, percorsi artistici anche distanti tra loro ). Il gruppo si era formato nel 1977, portati verso una brutalità delle forme e accordi cromatici violenti, questi artisti si concentrano sulla vita nella metropoli, spesso interpretata in accezione critica o negativa ( la ricorrente immagine del muro ).
Il bisogno primario dei “giovani arrabbiati” era quello di fare pittura sempre e comunque, respingendo da un lato le tentazioni intellettuali e concettuali ancora in voga e dall’altro ogni forma di omologazione, in particolare quelle del sistema dell’arte. Con un approccio personale e immediato, l’esito poteva risultare talora di un’ingenuità kitsch e talora di un’eccitazione smodata, ma certamente era frutto di un inedito recupero della pittura.
Il caso tedesco trova forti assonanze e reciproche occasioni di scambio con altre situazioni internazionali; il neoespressionismo rappresenta il momento della riappropriazione della manualità e della piacevolezza dell’operare. Se è vero che la caduta del muro non può ridursi alla vittoria di una parte sull’altra, è anche vero che il sogno degli anni novanta si è lentamente tramutato in disillusione e poi in un pragmatismo conformista disponibile al compromesso.
A Berlino, nel 1980, avvenne i debutto dei “Nuovi Selvaggi” ( termine che indicò, fin dal suo apparire, percorsi artistici anche distanti tra loro ). Il gruppo si era formato nel 1977, portati verso una brutalità delle forme e accordi cromatici violenti, questi artisti si concentrano sulla vita nella metropoli, spesso interpretata in accezione critica o negativa ( la ricorrente immagine del muro ).
Il bisogno primario dei “giovani arrabbiati” era quello di fare pittura sempre e comunque, respingendo da un lato le tentazioni intellettuali e concettuali ancora in voga e dall’altro ogni forma di omologazione, in particolare quelle del sistema dell’arte. Con un approccio personale e immediato, l’esito poteva risultare talora di un’ingenuità kitsch e talora di un’eccitazione smodata, ma certamente era frutto di un inedito recupero della pittura.
16
novembre 2006
Da Grosz a Kiefer
Dal 16 novembre 2006 al 15 gennaio 2007
arte contemporanea
Location
LATTUADA STUDIO – ARTE CENTRO
Milano, Via Senato, 15, (Milano)
Milano, Via Senato, 15, (Milano)
Vernissage
16 Novembre 2006, ore 19
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