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Giuseppe Crescentini – Paesaggio, quasi paesaggio, astratto
Crescentini opera a Montescudo in provincia di Rimini e il suo appartarsi per dipingere in un luogo periferico è la condizione costante della sua vita, parendogli questo il solo modo rimasto per opporsi all’azione svelante dei tempi, che porta ogni cosa, fatto o persona, in superficie
Comunicato stampa
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Crescentini opera a Montescudo in provincia di Rimini e il suo appartarsi per dipingere in un luogo periferico è la condizione costante della sua vita, parendogli questo il solo modo rimasto per opporsi all’azione svelante dei tempi, che porta ogni cosa, fatto o persona, in superficie.
Quel nascondersi è, nello stesso momento, volontà di ispirazione che si alimenta da tutto ciò che circonda l’artista, dei suoi luoghi prediletti, dei colori e dei paesaggi circostanti che lo emozionano e senza i quali non potrebbe esistere l’essenza della sua pittura. Fondamento di essa è un senso della materia densa, che accende i colori.
Formatosi uno stile personale nei primi anni Ottanta, Crescentini lo ha modificato di volta in volta secondo il variare del tempo e dell’ ispirazione; si può dire che è forse un naturalista che propenda verso l’Informale, un informale lirico, dunque, ma soprattutto che è sempre stato sé stesso.
Nelle opere più antiche, protagonisti erano la materia e il colore; nelle recenti il colore e la geometria. Allora la materia faceva densità, spessore, essenza durevole dalla quale affioravano pennellate spesse e grumose di colore, dai tratti brevi e spezzati, che svelavano sotterranee geometrie nascoste sotto le apparenze visibili della superficie.
Nelle opere composte dal 1990 in poi, protagonisti sono il colore e le geometrie. Le prime serbano ancora echi informali (“Quasi erba”, “Quasi mare”, “Dove vive il giallo”, “Quasi paesaggio verde”), in cui però la semplicità dell’impianto corrisponde a purezza, in un equilibrio che si propaga a tutta la superficie e la tiene vibrante e mossa di colore. Ora, infatti, quest’ultimo ha acquisito una completa liberazione, vibra, si illumina, si spande con tenera violenza per tutta l’immagine dove predominano verdi bruniti, i blu violacei, i grigi d’argento, i gialli e i rosa attenuati che si lasciano invadere dai rossi purpurei.
Dall’inizio del nuovo millennio in poi, il lavoro di Crescentini è stato una lotta contro la retorica e i luoghi comuni di rappresentare “ il naturale”, uno sforzo di trattenere, controllare, stringere la dissipazione che gli faceva talvolta gonfiare, e quasi esplodere la materia coloristica. Egli è riuscito così a bruciare le eccedenze; ogni cosa vi è ridotta alla sua essenza e tutto vibra per una verità semplice e suprema.
Ogni eccedenza è bandita dall’immagine, che resta così asciutta, silenziosa e matura.
Quel nascondersi è, nello stesso momento, volontà di ispirazione che si alimenta da tutto ciò che circonda l’artista, dei suoi luoghi prediletti, dei colori e dei paesaggi circostanti che lo emozionano e senza i quali non potrebbe esistere l’essenza della sua pittura. Fondamento di essa è un senso della materia densa, che accende i colori.
Formatosi uno stile personale nei primi anni Ottanta, Crescentini lo ha modificato di volta in volta secondo il variare del tempo e dell’ ispirazione; si può dire che è forse un naturalista che propenda verso l’Informale, un informale lirico, dunque, ma soprattutto che è sempre stato sé stesso.
Nelle opere più antiche, protagonisti erano la materia e il colore; nelle recenti il colore e la geometria. Allora la materia faceva densità, spessore, essenza durevole dalla quale affioravano pennellate spesse e grumose di colore, dai tratti brevi e spezzati, che svelavano sotterranee geometrie nascoste sotto le apparenze visibili della superficie.
Nelle opere composte dal 1990 in poi, protagonisti sono il colore e le geometrie. Le prime serbano ancora echi informali (“Quasi erba”, “Quasi mare”, “Dove vive il giallo”, “Quasi paesaggio verde”), in cui però la semplicità dell’impianto corrisponde a purezza, in un equilibrio che si propaga a tutta la superficie e la tiene vibrante e mossa di colore. Ora, infatti, quest’ultimo ha acquisito una completa liberazione, vibra, si illumina, si spande con tenera violenza per tutta l’immagine dove predominano verdi bruniti, i blu violacei, i grigi d’argento, i gialli e i rosa attenuati che si lasciano invadere dai rossi purpurei.
Dall’inizio del nuovo millennio in poi, il lavoro di Crescentini è stato una lotta contro la retorica e i luoghi comuni di rappresentare “ il naturale”, uno sforzo di trattenere, controllare, stringere la dissipazione che gli faceva talvolta gonfiare, e quasi esplodere la materia coloristica. Egli è riuscito così a bruciare le eccedenze; ogni cosa vi è ridotta alla sua essenza e tutto vibra per una verità semplice e suprema.
Ogni eccedenza è bandita dall’immagine, che resta così asciutta, silenziosa e matura.
30
settembre 2006
Giuseppe Crescentini – Paesaggio, quasi paesaggio, astratto
Dal 30 settembre al 22 ottobre 2006
arte contemporanea
Location
MAGI 900
Pieve Di Cento, Via Rusticana, 1, (Bologna)
Pieve Di Cento, Via Rusticana, 1, (Bologna)
Vernissage
30 Settembre 2006, ore 18
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